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Immunità di gregge: una motivazione errata per l’obbligo vaccinale

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Renovatio 21 pubblica la traduzione di questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

 

L’immunità di gregge è un concetto in gran parte teorico, ma per decenni ha fornito una delle basi fondamentali per l’obbligo vaccinale negli Stati Uniti. Le istituzioni sanitarie pubbliche hanno preso in prestito il concetto di immunità di gregge dalle osservazioni fatte in epoca prevaccinale dei focolai di malattie naturali. Poi, senza alcuna apparente scienza di supporto, i funzionari hanno applicato il concetto alla vaccinazione, usandolo non solo per giustificare la vaccinazione di massa, ma anche per colpire chiunque si opponga agli obblighi vaccinali sempre più onerosi della nazione.

60 anni di politiche di vaccinazione obbligatoria non hanno conseguito l’immunità di gregge per nessuna malattia infantile.

 

A quanto pare, la prepotente insistenza sull’immunità di gregge a volte funziona: una revisione di 29 studi ha dimostrato che «la disponibilità ad immunizzare i bambini a beneficio della comunità» è stata una «ragione motivante» per circa un terzo dei genitori.

 

C’è un problema con l’utilizzo dell’immunità di gregge come fattore motivante, ma la teoria dell’immunità di gregge si basa su numerose ipotesi errate che, nel mondo reale, non giustificano e non possono giustificare politiche di vaccinazione obbligatoria.

 

In un’analisi del 2014 pubblicata nella Oregon Law Review,  i giuristi della New York University (NYU) Mary Holland e Chase E. Zachary (che ha anche un dottorato in chimica conferito a Princeton), gli autori mostrano che 60 anni di politiche di vaccinazione obbligatoria «non hanno permesso di raggiungere l’immunità di gregge per nessuna malattia infantile». È tempo, suggeriscono, di mettere da parte la coercizione a favore di una scelta volontaria.

 

 

Falsa logica e conseguenze preoccupanti

Uno dei principali argomenti addotti da Holland e Zachary è che l’immunità di gregge non è ottenibile con i vaccini moderni. In parte perché i presupposti su cui si basa l’immunità di gregge sono in gran parte «irrilevanti nel mondo reale».

 

Queste supposizioni includono l’errata idea che tutti i membri della popolazione sono ugualmente suscettibili alle malattie infettive e che tutte le persone si comportano in modo identico nella diffusione delle malattie. In realtà, molti fattori diversi modellano i fattori di rischio e suscettibilità alle malattie, tra cui età e sesso, razza/etnia e circostanze di vita, tra cui lo stress.

 

Anche se gli studiosi della NYU non ne fanno menzione, anche uno stile di vita sano e un sistema immunitario naturalmente resiliente contano, dando agli individui un «vantaggio» nell’incontro con gli agenti patogeni. Al contrario, l’immunità artificiale ottenuta dai vaccini – somministrata ai bambini prima ancora che il loro sistema immunitario abbia avuto la possibilità di svilupparsi – non di rado porta a successive disfunzioni immunitarie e malattie croniche.

Mentre l’epatite B è una malattia per la quale solo  una piccola parte della popolazione statunitense (per lo più adulti)  è a rischio, la vaccinazione obbligatoria contro l’epatite B è rivolta  a neonati e scolari a basso rischio, ‘selezionati per comodità

 

La logica errata che ignora le differenze individuali e di popolazione e pretende che non ci sia distinzione tra immunità naturale e immunità indotta da vaccino ha dato luogo a molte politiche vaccinali preoccupanti, secondo Holland e Zachary.

 

Questo è particolarmente vero per i bambini, che sono «prevalentemente» gli obiettivi delle politiche di vaccinazione obbligatoria. La vaccinazione contro l’epatite B offre un esempio di scollamento tra rischio e politica. Mentre l’epatite B è una malattia per la quale solo una piccola parte della popolazione statunitense (per lo più adulti) è a rischio, la vaccinazione obbligatoria contro l’epatite B è rivolta a neonati e scolari a basso rischio, «selezionati per comodità».

 

Gli autori richiamano inoltre l’attenzione sull’ipotesi problematica della «perfetta efficacia del vaccino» che è alla base dell’immunità di gregge, osservando ancora una volta che questa ipotesi ha «un’incidenza limitata nelle condizioni del mondo reale».

 

Questo perché i vaccini spesso non funzionano nel modo previsto. Ad esempio, il fenomeno del «fallimento primario del vaccino» si verifica in almeno dal 2% al 10% degli individui sani vaccinati; questi individui sono «non reattivi» ad un dato vaccino, il che significa che non riescono a sviluppare «sufficienti risposte anticorpali protettive» dopo il vaccino iniziale o un richiamo.

 

La rassegna dei giuristi discute una serie di altri problemi che rendono i concetti teorici dell’efficacia del vaccino e dell’immunità di gregge altamente imperfetti nella pratica e, di fatto, irraggiungibili. Questi includono:

 

  • Fallimento secondario del vaccino, definito come immunità indotta dal vaccino in declino che non offre più protezione.
  • Mutazione del virus contro il quale si sta vaccinando, con la mutazione plausibilmente innescata dal vaccino stesso (i ricercatori alludono anche al problema della «mancata corrispondenza del genotipo»tra il ceppo vaccinale e il virus wild-type).
  • Diffusione virale che permette ai soggetti vaccinati asintomatici di trasmettere il ceppo vaccinale della malattia.
  • Importazione di malattie dovuta ai viaggi

– Recenti epidemie in popolazioni vaccinate che, dicono Holland e Zachary, «gli scienziati semplicemente non possono spiegare».

Le varie forme di fallimento del vaccino non solo rendono  impossibile ottenere l’immunità di gregge, ma alimentano  anche l’insorgenza di «malattie a prevenzione vaccinale»  in popolazioni altamente o addirittura completamente vaccinate

 

Focolai in popolazioni altamente vaccinate

Gli autori della NYU notano che il modello di immunità di gregge «sottovaluta del tutto i possibili benefici di contrarre e superare naturalmente la malattia, ottenendo così un’immunità di lunga durata».

 

Nel periodo prevaccinale, i bambini prendevano di routine il morbillo, che anche i più entusiasti sostenitori del vaccino hanno riconosciuto come «infezione autolimitante di breve durata, moderata gravità e bassa mortalità». Questi individui, una volta guariti, hanno conservato con sicurezza la loro immunità naturale fino all’età adulta senza preoccuparsi mai più del morbillo.

 

La vaccinazione, tuttavia, ha «cambiato il quadro della trasmissione della malattia», rendendo «la malattia prevenibile più rara…..[ma] aumentando anche la gravità prevista di ogni caso».

 

Poiché la vaccinazione infantile ha spinto l’età media dell’infezione nei gruppi di età avanzata, gli adolescenti e gli adulti sono stati esposti a rischi nuovi e storicamente senza precedenti. Uno studio suggerisce che l’immunità vaccinale decaduta ha portato a esiti negativi che sono 4,5 volte peggiori per il morbillo, 2,2 volte peggiori per la varicella e 5,8 volte peggiori per la rosolia, rispetto al periodo prevaccinale.

 

Le varie forme di fallimento vaccinale non solo rendono impossibile ottenere l’immunità di gregge, ma alimentano anche l’insorgenza di «malattie prevenibili con i vaccini» in popolazioni altamente o addirittura completamente vaccinate. Ci sono numerosi esempi di ciò nella letteratura pubblicata.

 

Un esempio citato da Holland e Zachary è stato un focolaio di morbillo del 1985 in una scuola superiore del Texas dove il 99% degli studenti era stato vaccinato e il 96% aveva anticorpi rilevabili contro il morbillo; gli autori del rapporto riconoscono che «un focolaio del genere avrebbe dovuto essere praticamente impossibile».

 

Studi più recenti in tutto il mondo descrivono i focolai di parotite e pertosse nelle popolazioni delle scuole medie e superiori altamente o completamente vaccinate, tra cui Belgio (2004), Corea (2006), Stati Uniti (2007) e Ontario (2015).

 

I ricercatori dell’Ontario hanno affermato perplessi: «alla luce dell’elevata efficacia del vaccino MMR [morbillo-parotite-rosolia, ndr] contro la parotite, la ragione di questi focolai non è chiara».

Gli attuali programmi di vaccinazione stanno danneggiando  i cittadini su molti altri fronti, incluso il fatto di dare poca importanza alla scelta individuale e all’integrità corporea  e privando i genitori della ‘facoltà di agire nel migliore interesse dei propri figli’.

 

Soluzioni reali

Sorprendentemente (o forse no), la soluzione proposta dalla maggior parte dei ricercatori che riconoscono varie forme di fallimento del vaccino è… più vaccinazione. Tuttavia, le raccomandazioni per più dosi e più richiami ignorano la natura «illusoria» dell’immunità di gregge.

 

Come dimostrano scrupolosamente Holland e Zachary, obblighi irragionevoli e «tecnologia vaccinale imperfetta» implicano che «l’immunità di gregge non esiste e non è raggiungibile». Anche una vaccinazione al cento per cento «non può indurre in modo affidabile l’immunità di gregge». Pertanto, essa è una «giustificazione debole» per l’imposizione di tutti i vaccini per tutti i bambini.

 

Gli autori sottolineano anche che gli attuali programmi di vaccinazione stanno danneggiando i cittadini su molti altri fronti, incluso il fatto di dare poca importanza alla scelta individuale e all’integrità corporea e privando i genitori della «facoltà di agire nel migliore interesse dei propri figli».

 

Holland e Zachary sostengono che la salute pubblica sarebbe meglio garantita da politiche che «tengano conto di tutti i costi economici e dei rischi sanitari della vaccinazione», rispettino l’autonomia individuale e forniscano a chi utilizza i vaccini informazioni complete, riconoscendo che «il consenso preventivo, libero e informato è il segno distintivo della moderna medicina etica».

 

 

© 23 gennaio 2019, Children’s Health Defense, Inc. Questo lavoro è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

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Vaccini

A gennaio lockdown e obbligo vaccinale totale bambini inclusi: voci. Pogrom biotici in arrivo?

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«Il governo, a questo punto, non esclude più nulla»

 

Sul tavolo dei ministri vi sarebbero «non solo le restrizioni per i non vaccinati, non solo il Green Pass rilasciato solo dopo aver fatto la terza dose, non solo le zone gialle, arancioni e rosse nelle aree più colpite del Paese».

 

No, si potrebbe andare molto oltre: «i piani del governo non escludono -(…) l’introduzione dell’obbligo di vaccinarsi per legge da estendere a tutta la popolazione dai 5 anni in su (…), probabilmente come in Austria da febbraio, e anche la misura estrema di un lockdown generalizzato come all’inizio del 2020 per tutti a gennaio, subito dopo le festività di Natale».

 

Lo ha rivelato Affaitaliani.it, testata dotata spesso di ottime fonti.

 

«Se al 7 gennaio la situazione sarà fuori controllo, con i contagi oltre quota 30mila al giorno e le terapie intensive in grave sofferenza, potrebbe scattare una chiusura generalizzata di tutta Italia per almeno 2-3 settimane»

Quindi, l’obbligo vaccinale come l’Austria, e il lockdown totale come è stato proposto in Germania (ma la coalizione neocancelliere Scholz pare si sia opposta).

 

Come ripetuto varie volte da Renovatio 21, difficile che l’Italia, cavia primigenia del nuovo ordine pandemico, si faccia superare dai Paesi limitrofi.

 

«A quel punto, il governo lascerebbe aperti solo i supermercati, le farmacie e le attività essenziali. Tornerebbero lo smartworking generalizzato, il coprifuoco per tutti e il modulo per autorizzare l’uscita da casa»

Quindi, «se al 7 gennaio la situazione sarà fuori controllo, con i contagi oltre quota 30mila al giorno e le terapie intensive in grave sofferenza, potrebbe scattare una chiusura generalizzata di tutta Italia per almeno 2-3 settimane» scrive sempre Affaritaliani.

 

«A quel punto, il governo lascerebbe aperti solo i supermercati, le farmacie e le attività essenziali. Tornerebbero lo smartworking generalizzato, il coprifuoco per tutti e il modulo per autorizzare l’uscita da casa».

 

Dunque: nonostante la vaccinazione massiva della popolazione, eccoci ripiombati nel magico Natale 2020. Ricordate? Feste contingentate, tot parenti a tavola, impossibilità di uscire dal proprio comune o regione

Dunque: nonostante la vaccinazione massiva della popolazione, eccoci ripiombati nel magico Natale 2020. Ricordate? Feste contingentate, tot parenti a tavola, impossibilità di uscire dal proprio comune o regione… Stavamo aspettando il divin vaccino, che discese su di noi proprio il giorno di Natale, scortato da carabinieri e servizi segreti. Era la nostra speranza, la nuova Fede nella resurrezione dai lockdown.

 

Invece, eccoci qui: tornati al punto di partenza.

 

Un nuovo lockdown costituisce «una situazione che metterebbe a serio rischio la ripresa economica, ma a questo punto – come spiegano fonti dell’esecutivo – non si può scherzare e il governo è pronto a tutto. Tutto».

 

La nuova carota si chiama PNRR. Ne parlano tutti ossessivamente – specie i ricchi, cioè politici e dirigenti aziendali di vario livello

Ma a chi importa, oramai? La nuova carota si chiama PNRR. Ne parlano tutti ossessivamente – specie i ricchi, cioè politici e dirigenti aziendali di vario livello. Ricordate: il profumo del Recovery Fund era intenso in quella lettera in cui i sindacati chiedevano a Draghi di mettere il green pass per i lavoratori, tesserati o meno che fossero.

 

La triplice scriveva riguardo «l’impegno della Presidenza del Consiglio a convocare per i primi giorni di settembre un apposito incontro per affrontare i temi relativi alla realizzazione del Protocollo con le parti sociali sul PNRR» per poi calare il mazzo:

 

«In particolare Le ribadiamo il nostro assenso ad un provvedimento che, in applicazione della nostra Carta, il Governo decida di assumere finalizzato a rendere la vaccinazione obbligatoria quale trattamento sanitario per tutti i cittadini del nostro Paese» scriveva in chiarezza la lettera della Trimurti sindacale.

 

A livello di politica profonda, le due cose paiono oscuramente collegate: Recovery Fund e vaccinazione universale…

Il lettore capisce da solo come, a livello di politica profonda, le due cose paiono oscuramente collegate: Recovery Fund e vaccinazione universale…

 

È questa la nuova carota con cui potranno farci qualsiasi cosa: la fantasia di questa pioggia di fondi per la rinascita nazionale. Soldi che, come davvero sa chiunque, sono già nostri, ma che poi dovremmo ridare indietro a qualcuno – aggiungendoci, ovviamente, la cessioni di ulteriori quote di sovranità. Un’autorapina suicida a beneficio di chi ci odia, di chi ci strozza.

 

E va bene. Fin qui si tratta di politica. La realtà è che c’è qualcosa che, se le indiscrezioni sul nuovo lockdown fossero veritieri, ci preoccupa maggiormente. Qualcosa di non-politico, pre-politico: qualcosa che riguarda la vita ordinaria stessa.

Un blocco generalizzato dopo il 7 dicembre significa incontrovertibilmente la possibilità per politici e giornalisti di incolpare per lo stato delle cose i cittadini italiani che egoisticamente si sono dati alle gozzoviglie natalizie

 

Un blocco generalizzato dopo il 7 dicembre significa incontrovertibilmente la possibilità per politici e giornalisti di incolpare per lo stato delle cose i cittadini italiani che egoisticamente si sono dati alle gozzoviglie natalizie e ai fuochi d’artificio di San Silvestro – per non parlare dei cenoni della vigilia delle famiglie numerose e delle seratone nelle discoteche di montagna.

 

Questo primo effetto è da considerarsi scontato: faranno sfogare gli italiani che si illudono di poter vivere come vogliono, poi li colpiranno e li colpevolizzeranno.

 

Tuttavia, un secondo possibile effetto ci spaventa ancora di più.

 

In una situazione di ulteriore lockdown è inevitabile che si potrebbe creare una tensione insostenibile nella società

In una situazione di ulteriore lockdown è inevitabile che si potrebbe creare una tensione insostenibile nella società.

 

Le settimane passate a ripetere il mantra della «pandemia dei non vaccinati» (concetto smentito, e considerato «pericoloso», perfino sulla rivista scientifica The Lancet) potrebbero ottenere come risultato l’inizio di atti di intolleranza, più o meno spontanea, verso la popolazione non vaccinata – cioè quelli che con disprezzo ora si chiamano «no vax».

 

Il cittadino vaccinato, che ritiene di aver fatto il suo dovere, si vede ancora una volta la vita rovinata (danari, affetti, libertà fondamentali) dalle bestie antivacciniste, a causa delle quali, nonostante i sacrifici personali, siamo costretti a questa situazione orrenda di privazione dei diritti conclamata e reiterata.

 

Con il nuovo lockdown il meccanismo del capro espiatorio sarà inevitabile

Tutti noi conosciamo persone che possono ragionare così. Tutti noi sappiamo che, portate all’esasperazione, le persone possono diventare cattive e nichiliste: pensate ai casi in cui, sui ponti americani bloccati a causa di un suicida che si vuole buttare giù, gli automobilisti incolonnati ad un certo punto cominciano a suonare il clacson e a dire «buttati!», perché loro vogliono solo tornare a casa o andare a lavoro normalmente.

 

Così, potrebbero cominciare con tensioni in luoghi di contatto – al supermercato, in farmacia. Le famiglie no vax del quartiere, del resto, si conoscono… Qualche frecciatina, qualche insulto. Poi potrebbero arrivare uno spintone. Uno sputo. Interverrebbero più persone: facile capire che una maggioranza pronta al linciaggio non sarebbe impossibile da trovare, i buoni samaritani vaccinati non sono tantissimi (perché, se comprendessero perché i no vax non si vaccinano, non si sarebbero sottoposti alla siringa mRNA).

 

Di lì si va avanti: telefonate anonime, lettere minatorie nella cassetta delle lettore. Qualche altro notabile in TV o sui giornali a parlare di «traditori», colpevoli di tutto il male della società (il COVID).

 

E se si va oltre? Beh, qui non lo scriviamo. Ma sappiamo tutti cosa succede in una società in cui l’odio è polarizzato, concentrato su un unico oggetto – su una sfortunata minoranza.

 

Assisteremo quindi ai primi pogrom biotici della Storia? Vedremo, come in un film di fantascienza distopico, le prime persecuzioni biomolecolari a memoria d’uomo? E di lì, dove si arriverà? Ad una guerra civile? Ad un confinamento? Ad una diaspora? Alla vaccinazione armata casa per casa, come a Rio nel 1904?

Insomma, con il nuovo lockdown il meccanismo del capro espiatorio sarà inevitabile.

 

Assisteremo quindi ai primi pogrom biotici della Storia? Vedremo, come in un film di fantascienza distopico, le prime persecuzioni biomolecolari a memoria d’uomo?

 

E di lì, dove si arriverà? Ad una guerra civile? Ad un confinamento? Ad una diaspora? Alla vaccinazione armata casa per casa, come a Rio nel 1904?

 

Non lo sappiamo.

 

Non sappiamo nemmeno come facciamo a chiedercelo ora: ben prima di questo ipotetico lockdown finale – il lockdown-showdown  – dobbiamo preoccuparci con quanto è già annunciato per i prossimi giorni: obbligo vaccinale assoluto per gli insegnanti, con famiglie (ne conosciamo più di qualcuna) che già prima del Natale non sapranno più cosa fare se non darsi alla disperazione. E poi i bambini, dove la discriminazione, se non delle scuole dei compagni bulli vaccinati, sarà certa, e dolorosissima.

 

Noi non crediamo che passerà, non senza un sacrificio. Quale? Nessuna idea. Di certo però sappiamo una cosa: le vittime sacrificali non vogliamo essere noi

Non sappiamo da dove cominciare. Tanti sperano solo che questa cosa passi.

 

Noi non crediamo che passerà, non senza un sacrificio.

 

Quale? Nessuna idea. Di certo però sappiamo una cosa: le vittime sacrificali non vogliamo essere noi.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Immagine di Mister Christmas via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

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Reazioni avverse

Un altro calciatore crolla in campo. Aumento di 5 volte delle morti cardiache improvvise dei giocatori FIFA nel 2021

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Il centrocampista dello Sheffield United John Fleck è crollato sul campo nel mezzo di una partita e ha dovuto essere portato via in barella con la maschera per l’ossigeno.

 

Fleck, 30 anni, è stato portato in ospedale dove si dice che ora sia in buone condizioni.

 

Il giocatore scozzese va ad aumentare la enorme, preoccupante lista di calciatori e altri atleti  che sono improvvisamente crollati sul campo di gioco negli ultimi mesi

Il giocatore scozzese va ad aumentare la enorme, preoccupante lista di calciatori e altri atleti  che sono improvvisamente crollati sul campo di gioco negli ultimi mesi.

 

Non è noto se John Fleck si fosse sottoposto alla vaccinazione COVID-19, sulla quale, riporta l’AIFA, vi potrebbe essere rischio di complicazione cardiaca: «dopo la vaccinazione con i Vaccini mRNA anti COVID-19 Comirnaty e Spikevax sono stati osservati casi molto rari di miocardite e pericardite» scrive il sito dell’Agenzia italiana del Farmaco.

 

Come riportato da Renovatio 21, non si tratta solo di calcio: dalla pallavolo al cricket un’incredibile ondata di problemi cardiaci sembra aver aggredito i corpi degli sportivi di tutto il mondo, dall’Islanda all’Egitto.

 

«Quanti altri sportivi hanno bisogno di crollare in campo prima che avvenga un’indagine?»

Alla lista ora aggiungiamo anche l’hockey: il 24enne attaccante dei Bratislava Capitals Boris Sádecký è morto tragicamente dopo essere crollato sul ghiaccio durante una partita il mese scorso.

 

Si tratta di un fenomeno oramai impossibile da ignorare. Come riportato da Renovatio 21, da fine Ottocento l’anno con più calciatori professionisti morti improvvisamente risulta essere il 2021, che peraltro non è ancora finito.

 

L’ex giocatore dell’Inghilterra e del Southampton Matt Le Tissier ha risposto alla notizia del crollo di Fleck chiedendo un’indagine adeguata.

 

«Quanti altri sportivi hanno bisogno di crollare in campo prima che avvenga un’indagine?» chiede Le Tissier.

 

Vi sarebbe stato un «aumento di 5 volte delle morti cardiache improvvise dei giocatori FIFA nel 2021»

Nel frattempo, secondo un articolo della dottoressa israeliano Yaffa Shir-Raz, vi sarebbe stato un «aumento di 5 volte delle morti cardiache improvvise dei giocatori FIFA nel 2021».

 

«Allora, cosa sta causando questa improvvisa epidemia?» chiede la dottoressa Shir-Raz.

 

Qualche idea?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine di Anna Jalalyan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

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Epidemie

The Lancet: «stigmatizzare i non vaccinati non è giustificato»

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Sorprendente presa di posizione in un articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica The Lancet:  stigmatizzare i non vaccinati «non è giustificato».

 

L’autore del breve articolo è il dottor Günter Kampf dell’Università di Medicina di Greifswald, in Germania.

 

Il dottor Kampf si scaglia contro un’espressione utilizzata ad nauseam dai nostri medi, la cosiddetta «pandemia dei non vaccinati» con cui politici e giornalisti hanno martellato la popolazione per settimane, nel tentativo di giustificare, in tutta Europa, una nuova incredibile stretta delle restrizioni pandemiche (il 2G in Germania e Austria, il super green pass in Italia).

«È sbagliato e pericoloso parlare di pandemia dei non vaccinati»

 

«Negli Stati Uniti e in Germania, funzionari di alto livello hanno usato il termine pandemia dei non vaccinati, suggerendo che le persone che sono state vaccinate non sono rilevanti nell’epidemiologia di COVID-19. L’uso di questa frase da parte dei funzionari potrebbe aver incoraggiato uno scienziato a sostenere che “i non vaccinati minacciano i vaccinati per il COVID-19″» scrive Kampf.

 

Si tratta, dice il medico, di una visione troppo semplicistica.

 

«Vi sono prove crescenti che gli individui vaccinati continuano ad avere un ruolo rilevante nella trasmissione» scrive il medico tedesco.

 

Vi sono i numeri americani a testimoniare quanto sostiene:

 

«Vi sono prove crescenti che gli individui vaccinati continuano ad avere un ruolo rilevante nella trasmissione»

«In Massachusetts, USA, sono stati rilevati un totale di 469 nuovi casi di COVID-19 durante vari eventi nel luglio 2021 e 346 (74%) di questi casi riguardavano persone completamente o parzialmente vaccinate, di cui 274 (79%) erano sintomatici. I valori di soglia del ciclo erano similmente bassi tra le persone completamente vaccinate (mediana 22,8) e le persone non vaccinate, non completamente vaccinate o il cui stato di vaccinazione era sconosciuto (mediana 21,5), indicando un’elevata carica virale anche tra le persone che erano completamente vaccinati. Negli USA, al 30 aprile 2021 sono stati segnalati un totale di 10 262 casi di COVID-19 in persone vaccinate, di cui 2725 (26,6%) erano asintomatici, 995 (9,7%) erano ricoverati e 160 ( 1,6%) è morto».

 

Poi ci sono anche statistiche tedesche:

 

«In Germania, il 55,4% dei casi sintomatici di COVID-19 in pazienti di età pari o superiore a 60 anni riguardava individui completamente vaccinati, e questa percentuale aumenta ogni settimana. A Münster (…) si sono verificati nuovi casi di COVID-19 in almeno 85 (22%) delle 380 persone che erano completamente vaccinate o che si erano riprese dal COVID-19 e che frequentavano una discoteca».

 

Quindi, «le persone vaccinate hanno un rischio inferiore di contrarre malattie gravi, ma sono ancora una parte rilevante della pandemia». Incontrovertibilmente, non può che essere così. Punto.

 

Per cui, dice il dottor Kampf, è «sbagliato e pericoloso parlare di pandemia dei non vaccinati».

 

«Invito i funzionari e gli scienziati di alto livello a fermare la stigmatizzazione inappropriata delle persone non vaccinate, che includono i nostri pazienti, colleghi e altri concittadini, e a fare uno sforzo maggiore per riunire la società».

Anche perché, come si usa dire, chi non conosce la storia è destinato a ripeterla: «storicamente, sia gli Stati Uniti che la Germania hanno generato esperienze negative stigmatizzando parti della popolazione per il colore della pelle o la religione».

 

«Invito i funzionari e gli scienziati di alto livello a fermare la stigmatizzazione inappropriata delle persone non vaccinate, che includono i nostri pazienti, colleghi e altri concittadini, e a fare uno sforzo maggiore per riunire la società».

 

Kampf conclude il breve ma incisivo articolo con la dichiarazione di conflitto di interesse. Non ne ha nessuna.

 

Quanti dottori che vanno nelle TV nostrane possono dirlo?

 

 

 

 

 

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