Politica
Assassinata donna sindaco in Messico, mentre viene eletta la presidente pro-aborto e pro-LGBT
Un altro atroce omicidio politico si è consumato in Messico a poche ore dalla trionfale elezione della prima presidente donna, Claudia Sheinbaum.
Yolanda Sanchez Figueroa, alcaldesa («sindaca») della città di Cotija, è stata assassinata, una città nello stato messicano occidentale di Michoacan. La politica messicana l’anno scorso era già stata rapita da un gruppo armato. Ora è stata assassinata a colpi di arma da fuoco.
Lo ha comunicato il governo regionale, che ha condannato su X «l’omicidio della Presidente municipale di Cotija, Yolanda Sánchez Figuero», aggiungendo che è in corso un’operazione di sicurezza per catturare i colpevoli.
El @GobMichoacan condena el homicidio de la presidenta municipal de Cotija, Yolanda Sánchez Figueroa. Se ha desplegado un operativo de seguridad coordinado con instancias federales para dar con los responsables del hecho.
— Segob Michoacán (@SdeGobMich) June 4, 2024
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Nel 2023, la Sánchez Figueroa era stata presa dai rapitori nel comune di Zapopan. La donna era stata poi rilasciata dopo alcuni giorni.
«Per individuare i responsabili dell’incidente è stata avviata un’operazione di sicurezza coordinata con le agenzie federali», si legge sul profilo X del governo dello stato di Michoacán.
Avvocato e consulente legale in diritto civile, con esperienza nel settore agricolo, la Sánchez è stata la prima donna a diventare presidente municipale di Cotija, grazie alla vittoria nelle elezioni di giugno 2021, dove ottenne 3.486 voti.
Entrata in carica il 1 settembre 2021, espresse subito la sua gioia di essere la prima donna sindaco del comune, da lei descritto come «terra di santi, culla di giramondo, di gente di lavoro, di lotta e di buona volontà».
Nel frattempo si sprecano le lodi internazionali per la neopresidente del Paese, la scienziata climatica di origini ebraiche Claudia Sheinbaum, che, nonostante qualche ritrosia a parlarne apertamente dovuta al fatto che la maggioranza del Paese è cattolica e pro-life, aveva inserito nei suoi 100 impegni programmati per dopo l’elezione anche la garanzia all’«accesso alla salute per le donne per tutto il loro ciclo vitale, con special riguardo per la salute sessuale e riproduttive», come noto un convoluto eufemismo orwelliano per indicare l’aborto.
Come riportato da Renovatio 21, il Messico ha depenalizzato l’aborto lo scorso anno, di fatto separandosi da molti altri Paesi latinoamericani dove rimane proibito, al punto che la Corte Suprema di Città del Messico è arrivata ad inventare un «diritto all’aborto».
La Sheinbaum ha definito l’aborto un «diritto» e aveva reagito al ribaltamento del caso Roe v. Wade da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti nel 2022 affermando che si tratta di sarebbe «una battuta d’arresto» se gli Stati Uniti dovessero proteggere i bambini nel grembo materno.
L’allora segretario alla sanità dell’allora sindaco di Città del Messico, Oliva López Arellano, dichiarò che Città del Messico era un luogo in cui le donne americane potevano ottenere aborti non disponibili nel loro paese dopo la sentenza della Corte Suprema USA. In questo contesto, sembra probabile che, nonostante i sospetti in certi angoli delle femministe che volevano che Sheinbaum facesse una campagna più aperta, il presidente eletto sarà fermamente favorevole all’aborto
Le stesse previsioni si possono fare anche riguardo la tematica omotransessualista.
«Alcuni gruppi LGBT hanno rimproverato Sheinbaum per aver ampiamente evitato la questione transgender – altri partiti di sinistra l’hanno abbracciata, con alcuni che presentano candidati uomini in corsa per una carica come donne – ma questo, ancora una volta, è probabilmente dovuto alla sua attenzione a non spaventare ampie fasce di elettori social-conservatori» scrive LifeSite. «L’opposizione all’ideologia di genere è stata forte tra i leader latinoamericani e sudamericani, anche tra i leader fermamente di sinistra».
Le sue azioni negli anni scorsi, tuttavia, non lasciano spazio a molti dubbi. Nel 2022, ha celebrato la legalizzazione del «matrimonio» omosessuale negli Stati di Guerrero e Tamaulipas dichiarando: «oggi l’intero paese fa progressi in termini di parità di diritti con il passaggio dell’uguaglianza dei matrimoni [sic] a Guerrero e Tamaulipas. Celebro questa dimostrazione della volontà popolare e della ricerca della giustizia per tutti gli uomini e le donne da parte di entrambi i congressi statali. L’amore è amore».
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Nello stesso anno, è diventata il primo sindaco di Città del Messico a prendere parte alla parata del gay pride della città.
Nel 2023, in occasione della festa di Nostra Signora di Guadalupe, ha pubblicato una sua foto su Twitter affermando: «il mio sogno è continuare a lottare per le persone sessualmente diverse [sic] come ho fatto a Città del Messico».
Come riportato da Renovatio 21, matrimonio omofilo è stato legalizzato in tutto il Paese due anni fa. Il Paese sarebbe divenuto un contendente dell’Ucraina come principale sede dell’industria della maternità surrogata.
La Sheinbaum è stata coinvolta anni fa in un caso di demolizione di una chiesa.
Come riportato da Renovatio 21, il caos è tale che il sindaco della città di Tijuana, proprio sotto il confine americano, l’anno passato ha dovuto rifugiarsi in una base militare. Pochi giorni fa un allarme sulla sicurezza del Paese era stato lanciato anche dal vescovo di San Cristobal de Las Casas, monsignor Rodrigo Aguilar.
«In alcune zone del Chiapas colpite dalla violenza, i trafficanti di droga controllano il movimento e non ci sono le condizioni per organizzare un voto elettorale», aveva spiegato in un video pubblicato sul sito informativo della diocesi.
Il tasso di omicidi in Messico è tra i più alti al mondo e oltre 100.000 persone risultano disperse in tutto il Paese. Secondo alcuni dati spesso utilizzati da chi parla di «femminicidio», circa 10 donne vengono uccise ogni giorno. Sui rapporti tra questo fiume di sangue e l’antica usanza al sacrificio umano di quelle terre in era precolombiana – cioè, precristiana – sono state fatte speculazioni socio-religiose e metafisiche.
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Immagine screenshot da YouTube
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Politica
La Von der Leyen è «super autoritaria»: parla l’ex capo del Consiglio Europeo Michel
Secondo l’ex presidente del Consiglio europeo Charles Michel, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha trasformato la governance dell’UE in un sistema «super autoritario», accusandola di aver oltrepassato i limiti del suo mandato.
Michel, che ha lavorato al fianco di von der Leyen per cinque anni, dal 2019 al 2024, è l’ultima figura ad aver criticato il suo stile di leadership.
«C’è un governo estremamente autoritario», ha dichiarato lunedì in un’intervista al Brussels Times. «I commissari non hanno più alcun ruolo».
In base ai trattati UE, i 27 commissari propongono collettivamente le leggi, applicano i trattati e gestiscono il bilancio dell’UE, mentre la presidente definisce le linee guida politiche e assegna i portafogli. Von der Leyen è stata accusata di concentrare il potere nelle mani del suo ufficio, riducendo i commissari a semplici amministratori.
Michel, ex primo ministro belga, ha affermato che la sua incapacità di collaborare con von der Leyen era senza precedenti. «Mai in passato mi ero trovato di fronte a un livello di difficoltà simile in termini di collaborazione con un collega. Mai», ha dichiarato.
Le tensioni tra i vertici del blocco sono esplose pubblicamente durante il cosiddetto incidente «Sofagate» ad Ankara nell’aprile 2021, quando Michel ha occupato l’unica sedia disponibile accanto al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, lasciando von der Leyen senza posto e costringendola a sedersi su un divano. All’epoca, von der Leyen insinuò che si trattasse di sessismo.
«Il protocollo è stato rispettato alla perfezione», ha insistito Michel. «La Commissione ha deciso di strumentalizzare questo incidente per cercare di acquisire più potere… e per intromettersi in questioni che non la riguardano».
Secondo alcune fonti, von der Leyen avrebbe anche proposto la creazione di una nuova cellula di intelligence che aggirerebbe l’attuale centro di intelligence dell’UE, cercando al contempo di concentrare l’autorità a scapito del servizio diplomatico del blocco.
Ex e attuali funzionari dell’UE hanno mosso accuse simili contro von der Leyen. L’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, l’avrebbe definita una «dittatrice». Il suo predecessore, Josep Borrell, ha affermato che ha «sistematicamente oltrepassato» i suoi poteri nel definire la politica estera. L’ex commissario per il mercato interno, Thierry Breton, l’ha accusata di «governo discutibile» e di aver agito alle sue spalle per costringerlo a dimettersi.
La presidenza di von der Leyen è stata segnata da numerose controversie. Il cosiddetto «Pfizergate», relativo a messaggi di testo non divulgati tra lei e l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, ha sollevato interrogativi sulla trasparenza. A gennaio, è sopravvissuta a un quarto voto di sfiducia al Parlamento Europeo.
Come riportato da Renovatio 21, Ursula accusò del voto di sfiducia una cospirazione di Putin insieme ai no-vax.
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Immagine di European Parliament via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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