Sorveglianza
Ancora immagini e video dalle proteste del 7 agosto in Italia e in Francia
Ancora qualche visione dell’ondata di proteste contro l’imposizione delle restrizioni sanitarie di domenica 7 luglio 2021.
Italia e Francia sono tornate in piazza.
Milano
La legge dei grandi numeri spiegata facile. Milano, corteo non autorizzato dallo Stato. https://t.co/kJWQdnGGHv pic.twitter.com/lDoxKVnZwz
— RadioSavana (@RadioSavana) August 8, 2021
Le fantasie dei media di regime. La Repubblica: “Alcune centinaia di persone si sono radunate a Milano!” La Stampa: “Poche centinaia di persone al corteo!” Sky Italia: “Decine di persone a Milano!” Mediaset: “Centinaia in corteo!” Rai: “Insuccesso dei NoVax!” Poi c’è la realtà. pic.twitter.com/0je1xjNGER
— RadioSavana (@RadioSavana) August 2, 2021
Milano non si piega pic.twitter.com/MFB0JrfFhB
— dedalo (@2Dedalo) August 7, 2021
Manifestazione contro #GreenpassObbligatorio a Milano ???? pic.twitter.com/q6DwuDi5AG
— sαмυєℓ sαммιт®???? (@SAMUELSAMMIT) August 7, 2021
A oltranza. NO GREEN PASS. Milano piazza della Scala pic.twitter.com/dKY4MVhCIQ
— JC Twitt (@CovelliJose) August 7, 2021
Cagliari
???? NO GREEN PASS ???? MANIFESTAZIONE DI PROTESTA A CAGLIARI, sabato 7 agosto 30 gradi: ma allora la storia che gli Italiani non scendono in piazza non era vera! LE PERSONE quando vengono messi in discussione i loro diritti fondamentali si mobilitano, eccome. QUESTO È SOLO L’INIZIO. pic.twitter.com/NgKP5l1cpV
— Guido De Martini (@GuidoDeMartini) August 7, 2021
Rimini
Torino
Bologna
Bologna pic.twitter.com/A4ObHW3Ir4
— jack (@jacketizi) August 7, 2021
Napoli
Ed anche NAPOLI c’è!!!! Contro il #GreenpassObbligatorio contro il #greenpass pic.twitter.com/MnDhuQpuKE
— Lulù #NoGreenPass (@No_Islam_) August 7, 2021
Parigi
I, rzecz jasna, finał finałów: zadyma z gazem łzawiącym i @PoliceNationale w tle.#Paris #PassSanitaire #manif7août #manifestation7aout #7aout #AntiPassSanitairec #vaccines#wieszwięcej @tvp_info @wPolityce_pl @niezaleznaplpic.twitter.com/DfQ988Dsd2 https://t.co/1HFnm3NBvF
— Dorota Malicka ???????? (@RubyTuesday828) August 7, 2021
The French police academy of walking backwards #Paris#manif7août #NonAuPassDeLaHonte pic.twitter.com/r2kWecE6sd
— Leighton Silversqueeze ???????? (@CookeLeighton) August 7, 2021
En voyant la mobilisation enfler depuis 3 semaines partout en France, force est de constater que macron a choisi d’ouvrir la boîte de pandore…
Si le Conseil Constitutionnel adoube le #PassSanitaire, le mouvement social sera puissant jusqu’à la fin de son mandat#manif7aout pic.twitter.com/cGM0mi7MYY— Charli☀️???? (@CharliB97783485) August 2, 2021
#manif7aout
Arrivée Pereire impressionnant ✊ pic.twitter.com/veag99uxad— CGT TUIFRANCE (@CgtTuifrance) August 7, 2021
Rennes
???????? France – Rennes
Huge demonstrations in more than 180 cities in France against the #PassSanitaire #manif7aout #Manifs7aout #manifestation7aout #NonAuPassDeLaHonte #NoVaccinePassports #NoGreenPass #Rennes #Apartheid pic.twitter.com/ZZKDQVjyKR
— ???? BMedia ???????? (@BananaMediaQ) August 7, 2021
De plus en plus de monde à #Rennes #7aout #liberte #Resistance #NonAuPassSanitaire #NonAuPasseDeLaHonte #OnNeLacheraRien pic.twitter.com/wIrl1s8FQx
— ????O’Reil Elguidi ???????????????? (@O_Reil_Elguidi) August 7, 2021
Tulle
Manifestation #Tulle #AntiPassSanitaire #PassSanitaireDeLaHonte #7aout pic.twitter.com/Kc6YlGz3va
— KimiParisy (@KimiParisy) August 7, 2021
Tolosa
???????? Toulouse. De politie wordt teruggedrongen door een overmacht aan demonstranten.????#manif7aout
pic.twitter.com/QRFpTBlC2U— Kees71 (@Kees71234) August 7, 2021
Environ 5 000 manifestants dans les rues de #Toulouse ce samedi contre le #passsanitaire, selon la police. Cortège calme #7aout #covid19 #vaccin pic.twitter.com/ZCpdwILyFO
— Clément Gassy (@CRgassy) August 7, 2021
Marsiglia
Infermieri , vigili del fuoco, insegnanti, persone pro vaccino e contro manifestano a #Marseille contro questa violenza sanitaria totalmente intollerabile.#Francia#PassSanitaire#manif7aout pic.twitter.com/muvQal78wj
— Alessandro 7 (@AlessandroCere7) August 7, 2021
Tolone
Peaceful but determined as thousands can’t to the tune of freedom #NoGreenPass #NoVaccinePassports #NonAuPasseportSanitaire #manif7aout #Manifs7aout #franceprotest #FREEDOM #Toulon #France pic.twitter.com/LdHfQLDH8o
— Dr. Roberto Morley (@DrRobertoMo) August 7, 2021
Narbonne
???????? France – Narbonne
Huge demonstrations in more than 180 cities in France against the #PassSanitaire #manif7aout #Manifs7aout #manifestation7aout #NonAuPassDeLaHonte #NoVaccinePassports #NoGreenPass #NonAuPassSanitaire #Narbonne pic.twitter.com/TP3ngBLkOj
— ???? BMedia ???????? (@BananaMediaQ) August 7, 2021
Thionville en Moselle
Manifestation hier soir à Thionville en Moselle contre le #PassSanitaire. (@vecumedia) #manif7aout pic.twitter.com/oYeqLB4yZX
— Anonyme Citoyen (@AnonymeCitoyen) August 5, 2021
Nizza
Nice#manif7aout #manifestation7aout
— Christina ???????? (@ChrisSLimogee) August 7, 2021
Manosque, cittadina da 20 mila abitanti
???????? France – Manosque (20.000 habitants)
Huge demonstrations in more than 180 cities in France against the #PassSanitaire #manif7aout #Manifs7aout #manifestation7aout #NonAuPassDeLaHonte #NoVaccinePassports #NoGreenPass #NonAuPassSanitaire #Manosque pic.twitter.com/XJEZoHTOEz
— ???? BMedia ???????? (@BananaMediaQ) August 7, 2021
Annecy
Malgré une pluie battante, #Annecy était dans la place! ???????????????????????? #Manifs7aout #manif7aout #PassSanitaire #NonAuPasseDeLaHonte #dictaturesanitaire pic.twitter.com/Fjy9hqrBUS
— Rosaly (@Rosaly1820) August 7, 2021
Attendiamo, dopo la feroce repressione di due domeniche fa, la reazione del popolo tedesco.
Mentre vi scriviamo, a Londra dei manifestanti sono raccolti attorno al palazzo della BBC.
Ne scriveremo appena possibile.
Sorveglianza
Perugia ti aspetta al varco ZTL
«Varchi ZTL, dalla primavera multe anche per chi esce». È questo il titolo che in questi giorni campeggia nella cronaca locale di Perugia de Il Messaggero. Una notizia che segna l’ennesima stretta sulla mobilità cittadina, voluta dalla giunta comunale guidata dal sindaco Vittoria Ferdinandi.
Dopo i timidi allentamenti introdotti dalla precedente amministrazione del primo cittadino Andrea Romizi, oggi la direzione sembra essere radicalmente cambiata. A Palazzo dei Priori si lavora infatti all’attivazione dei varchi ZTL anche in uscita, con l’obiettivo di sanzionare chi non abbandonerà la zona entro l’orario imposto. Un ulteriore giro di vite che colpisce ancora una volta gli automobilisti, trasformando il centro storico in una sorta di recinto a tempo.
Sempre Il Messaggero è puntuale nel descrivere le apparenti motivazioni di questa ipotetica nuova ordinanza: «il motivo è chiaro: la giunta Ferdinandi ha puntato forte alla lotta contro la sosta selvaggia e la difesa della Zona traffico limitato per tutelare i residenti del centro storico, è un passaggio chiave. Ecco perché quello che era stato confermato, dopo diverse anticipazioni, dall’assessore alla Mobilità Pierluigi Vossi durante la conferenza di fine anno, adesso è un piano di lavoro. Dovrebbero essere, da quello che filtra, sette i varchi in cui saranno attivate le telecamere che multeranno chi non lascia la Zona traffico limitato entro i limiti previsti dagli orari di apertura e chiusura. Gli uffici sono al lavoro per individuare le vie di uscita da far controllare alle telecamere in uscita».
Sostieni Renovatio 21
Se il provvedimento dovesse diventare operativo, il rischio è quello di dover consumare una cena al ristorante in fretta e furia, con l’ansia dell’orologio più che il piacere della serata. Al conto, spesso già salato, potrebbe infatti aggiungersi anche quello di una multa, per essere usciti dall’acropoli pochi minuti oltre l’orario imposto. Resta da capire se l’amministrazione si dimostrerà almeno più magnanima del celebre incantesimo di Cenerentola, con rientro obbligatorio allo scoccare della mezzanotte.
Questa impostazione, che per molti in città richiama scenari degni di George Orwell, non è in realtà una novità assoluta. Le sue radici risalgono a oltre dieci anni fa, quando una proposta analoga era stata già avanzata dall’amministrazione dell’ultimo sindaco di centrosinistra, Wladimiro Boccali. Un’idea successivamente accantonata con l’avvento del nuovo corso politico, che ha visto una destra moderata guidare la città per due mandati consecutivi, fino all’ultima tornata elettorale.
Scrivendo queste righe mi è tornato alla mente un episodio singolare. Era l’estate del 2002, quando per la prima volta vennero introdotte le telecamere per delimitare una zona a traffico limitato. I dispositivi furono installati lungo l’arteria principale che conduce a piazza Italia, nel cuore della città.
Il cartello di avviso di quella che, per l’epoca, rappresentava una tecnologia del tutto nuova, venne collocato diverse centinaia di metri prima rispetto alla posizione effettiva delle telecamere. Una persona a me molto cara, all’epoca ben inserita nei gangli della politica locale – allora saldamente orientata a sinistra – mi raccontò che alcuni tecnici comunali avevano proposto di far entrare in funzione le telecamere qualche minuto dopo l’orario indicato sui pannelli informativi. L’intento era quello di concedere agli automobilisti il tempo necessario per comprendere la novità e mettersi nelle condizioni di non violare il divieto, evitando così sanzioni involontarie.
Secondo quel racconto, tuttavia, un alto dirigente comunale, espressione del partito di maggioranza, non avrebbe approvato tale soluzione, preferendo un’applicazione immediata e rigida del sistema, che avrebbe inevitabilmente prodotto un numero maggiore di multe ai danni di cittadini ignari.
Oggi, negli scranni comunali, siedono in larga parte coloro che possono essere considerati i figli e i nipoti politici di quell’amministrazione di sinistra di oltre vent’anni fa. Un dettaglio che, forse, aiuta a leggere con maggiore continuità alcune scelte del presente.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Congetture a parte, non è del tutto chiaro quali siano le motivazioni precise che spingono la politica locale ad adottare questa ulteriore restrizione, anche se secondo alcuni l’obiettivo sarebbe quello di incentivare cittadini e turisti all’uso dei mezzi pubblici, come il Minimetrò e il nuovo Metrobus attualmente in costruzione.
Per quanto si voglia promuovere l’utilizzo di autobus e metropolitane, la conformazione della città di Perugia consente di spostarsi in automobile da una parte all’altra del territorio urbano in pochi minuti, mentre con i mezzi pubblici il tempo di percorrenza risulta spesso maggiore.
Valorizzare la mobilità sostenibile è un obiettivo condivisibile, ma qui si rischia di oltrepassare una linea sottile: quella che separa l’incentivo dall’imposizione. Una cosa è offrire servizi efficienti e lasciare al cittadino la libertà di scelta, un’altra è restringere progressivamente le possibilità fino a rendere l’automobile una colpa da punire.
Ed è proprio la libertà di scelta il punto cruciale. La libertà di muoversi nella propria città come si ritiene più opportuno, senza vincoli sempre più stringenti decisi dall’alto. Una libertà tutt’altro che secondaria, soprattutto se si guarda ai modelli urbanistici che vengono sempre più spesso evocati, come quello delle cosiddette «città dei 15 minuti», in cui ogni cittadino dovrebbe trovare lavoro, servizi, svago e istruzione nel raggio di un quarto d’ora a piedi o in bicicletta.
Un’idea presentata come idilliaca e sostenibile, ma che solleva interrogativi legittimi quando diventa parte integrante dei grandi progetti globali legati alla famigerata Agenda 2030. Perché dietro il linguaggio della sostenibilità e dell’innovazione si cela spesso una progressiva riduzione delle libertà individuali, mascherata da necessità collettiva.
Aiuta Renovatio 21
Detto ciò, è lecito domandarsi quali conseguenze pratiche possa avere questo ulteriore giro di vite sul centro storico. Un centro che, soprattutto nei mesi invernali, appare già esanime: deserto, svuotato, a tratti spettrale, in particolare nelle ore serali e notturne. Il corso principale ha perso gran parte della sua anima, colonizzato da catene commerciali di basso profilo, fast food e locali anonimi, tutti uguali, privi di identità e di radicamento nel tessuto cittadino. Qualche negozio oramai storico e una manciata di ristoranti gestiti da perugini resistono stoicamente a questa desertificazione sempre più marcata.
A questo quadro già desolante si aggiunge, negli ultimi mesi, una recrudescenza di episodi di violenza, come puntualmente abbiamo riportato nel nostro giornale. Coincidenze? Forse. Ma è legittimo chiedersi se il cambio di maggioranza non abbia avuto anche un impatto sul livello di sicurezza percepita e reale. In ogni caso, se questa nuova normativa dovesse entrare in vigore, rischierebbe di rappresentare l’ennesima mazzata a un’economia già fragile, mettendo ulteriormente in difficoltà le attività dell’acropoli. Il centro storico potrebbe così trasformarsi in una nuova no-go zone per imposizione burocratica.
Già oggi, nelle nostre città, le zone di non accesso si moltiplicano. Parchi che un tempo erano luoghi di gioco e di socialità per le famiglie sono diventati spazi evitati, occupati da gruppi che bivaccano, spacciano e intimidiscono chi prova semplicemente a passeggiare in quello che dovrebbe essere uno spazio pubblico, libero e sicuro.
Come riportato da Renovatio 21, ci sono le stazioni ferroviarie – e quella di Perugia non fa certo eccezione – attorno alle quali gravitano, in Italia come nel resto d’Europa, personaggi e gang di ogni sorta, pronti ad avventarsi sullo studente, sul pendolare di turno o sull’inerme cittadino.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Eppure il treno e i mezzi pubblici li usiamo tutti: per andare a lavorare, per necessità personali o anche solo per una gita. Il pendolare medio – spesso appartenente a quella classe lavoratrice già schiacciata da tasse, balzelli e multe di ogni genere – si trova così a dover temere per la propria incolumità e per quella dei suoi cari, affrontando una sorta di percorso di guerra quotidiano. Un paradosso amaro: essere minacciati da soggetti che, in molti casi, si contribuisce anche a mantenere con i propri contributi.
Le stazioni diventano così i non-luoghi simbolo di una vera e propria anarco-tirannia: spazi in cui al cittadino onesto viene ricordato, ogni giorno, che la sua sicurezza non è più garantita. Non importa se si viva in una grande metropoli o in quella che per anni abbiamo definito «provincia sonnacchiosa». La stazione, porta d’ingresso di una città, il suo biglietto da visita, nel nostro caso è diventata, per qualche mese, una «zona rossa» per decisione del Governo, a causa dell’elevato numero di reati. Un luogo dove la legge è dettata da chi non avrebbe alcun diritto di farlo, secondo la logica del più prepotente.
E allora la domanda finale è inevitabile: se in centro rischio la multa perché è sempre più zona a traffico limitato, se il parco sotto casa non è sicuro, se la stazione è un luogo pericoloso, dove posso andare?
La tanto citata Costituzione afferma che «ogni cittadino può muoversi, stabilirsi o soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale» e che «è esclusa qualsiasi restrizione per motivi politici».
Una domanda sorge spontanea: siamo davvero ancora fedeli a questo principio, o lo stiamo sacrificando un pezzo alla volta?
Francesco Rondolini
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Mariordo (Mario Roberto Durán Ortiz) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine modificata
Sorveglianza
I rivoltosi di Minneapolis utilizzano sistemi di riconoscimento automatico delle targhe?
As a former Special Forces Warrant Officer with multiple rotations running counterinsurgency ops—both hunting insurgents and trying to separate them from sympathetic populations—I’ve seen organized resistance up close. From Anbar to Helmand, the pattern is familiar: spotters,…
— Eric Schwalm (@Schwalm5132) January 25, 2026
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Internet
Google pagherà 68 milioni di dollari per lo «spionaggio» dell’assistente vocale
Il colosso tecnologico statunitense Google ha raggiunto un accordo preliminare per versare 68 milioni di dollari al fine di risolvere una causa legale in cui il suo assistente vocale è accusato di aver spiato gli utenti di smartphone. Lo riporta l’agenzia Reuters, citando documenti giudiziari.
Secondo stime preliminari riportate da The Verge, gli acquirenti di dispositivi potrebbero ricevere un risarcimento compreso tra 18 e 56 dollari. Chi ha utilizzato Google Assistant o ha vissuto in una casa con un dispositivo che avrebbe registrato conversazioni potrebbe ottenere da 2 a 10 dollari.
Gli utenti sostengono che Google, controllata da Alphabet, abbia registrato illegalmente conversazioni private attraverso Google Assistant per poi sfruttarle nella creazione di pubblicità mirate. L’intesa preliminare di class action è stata depositata venerdì presso il tribunale federale di San Jose, in California, come visionato da Reuters, e attende l’approvazione della giudice distrettuale statunitense Beth Labson Freeman.
Sostieni Renovatio 21
L’assistente vocale è programmato per attivarsi in risposta alle «parole chiave» come «Ehi Google» o «Okay Google», analogamente a Siri di Apple e Alexa di Amazon. I querelanti contestano il fatto che l’assistente abbia riconosciuto erroneamente il linguaggio normale come comandi vocali – fenomeno noto come «false accepts» – portando alla ricezione di annunci pubblicitari non richiesti.
L’accordo riguarderebbe gli utenti che hanno acquistato dispositivi Google o hanno subito «false accettazioni» a partire dal 18 maggio 2016.
Il caso mette in luce la tensione costante tra le nuove tecnologie e la tutela della privacy. Nel novembre 2025 Google è stata nuovamente citata in giudizio per aver intercettato, tramite l’assistente di Intelligenza Artificiale Gemini, comunicazioni private su Gmail, chat e piattaforme di videoconferenza. A settembre aveva accettato un accordo da 425,7 milioni di dollari in un’altra class action per presunte violazioni della privacy.
Come riportato da Renovatio 21, nel dicembre 2024 Apple ha patteggiato per 95 milioni di dollari in relazione alle accuse secondo cui il suo assistente Siri avrebbe registrato conversazioni private senza consenso.
Amazon, invece, ha affrontato una class action nazionale per presunte violazioni della privacy legate al suo assistente vocale Alexa: un giudice federale ha autorizzato gli utenti a presentare reclami sostenendo che i dispositivi abbiano registrato e conservato conversazioni private senza esplicito consenso, in violazione delle leggi sulla tutela dei consumatori.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
-



Misteri2 settimane faLe porte del pandemonio di Epstein
-



Spirito2 settimane faMons. Viganò: Roma verso uno scenario apocalittico
-



Scuola1 settimana faUn film per capire la distruzione dell’istruzione italiana
-



Militaria2 settimane faEpstein comprava migliaia di litri di acido solforico per la sua isola
-



Oligarcato1 settimana faEpstein aveva proposto a JPMorgan un piano per ottenere «più soldi per i vaccini» da Bill Gates
-



Armi biologiche1 settimana faRicercatore sulla sicurezza dell’AI per le armi biologiche si dimette e avverte: «il mondo è in pericolo»
-



Spirito1 settimana faLa profezia di padre Malachi Martin avvertì nel 1990: «potremmo trovarci finalmente di fronte a un falso papa»
-



Senza categoria2 settimane faLavrov: il caso Epstein rivela il «satanismo» delle élite occidentali









