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Bioetica

Africano in carcere per presunta mutilazione genitale delle figlie. E invece per la circoncisione?

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A Piacenza è finito in carcere un africano accusato di aver sottoposto ad infibulazione le due figlie mentre le aveva portate nel suo Paese di origine durante le vacanze.

 

L’uomo, un religioso – che presumiamo musulmano senza averne certezza, visto i giornali sono tenuti per dovere deontologico imposto a essere criptici sugli immigrati, lo sappiamo – è stato arrestato al rientro dall’Africa. A denunciarlo, scrive il Corriere della Sera, sarebbe stata la moglie: «Mio marito ha fatto una cosa orribile».

 

Segue la giusta condanna del segretario nazionale dell’Unione delle Comunità islamiche d’Italia: «Pratica barbara e tribale»

 

L’infibulazione è un atto mostruoso. Il clitoride viene asportato assieme alle piccole labbra e a porzioni delle grandi labbra della vagina tramite cauterizzazione, per poi cucire la vulva lasciando però un piccolo buco per l’orina e il flusso mestruale.

 

Come è possibile stracciarsi le vesti per l’orrore dell’infibulazione senza mai poter discutere, neanche per un secondo, sul tema della circoncisione?

Si ritiene che lo scopo di questa pratica aberrante sia l’impedimento dei rapporti sessuali, che potranno avvenire solo dopo una «defibulazione» che può essere praticata dallo sposo dopo il matrimonio.

 

Gli effetti dell’infibulazione vanno al di là della pura violenza sul corpo della donna. Nei decenni scorsi qualcuno è arrivato a ipotizzare una correlazione tra la pratica dell’infibulazione e l’altissimo tasso dell’AIDS in Africa: rendendo in rapporti sessuali più difficili – con minor lubrificazione degli organi genitali delle donne cui di fatto è stato tolto il piacere sessuale – si creano più facilmente ferite e quindi scambio di sangue nella coppia.  Altri più concretamente dicono che la trasmissione dell’HIV avviene anche perché si usano spesso gli stessi strumenti chirurgici per molte operazioni di infibulazione.

 

Purtroppo essa non è rara. Secondo l’UNICEF in Egitto, dove pure sarebbe proibita, tra l’85% e il 95% delle donne sono state infibulate, mentre la Somalia raggiunge percentuali del 98%, guadagnandosi l’appellativo di pays des femmes cousues, «Paese delle donne cucite».

 

Si tratta di una piaga che va combattuta con tutta la forza di cui disponiamo, almeno nel nostro Paese, dove essa è vietata dalla legge 7/2006 (dai 4 ai 12 anni di carcere). Le bambine vanno protette da questa maledizione sanguinaria ed assurda.

 

E i bambini? I maschietti. Ad un certo punto bisognerà pur chiederselo

 

Che differenza c’è tra infibulazione e circoncisione?

 

Ambedue sono mutilazioni genitali. Ambedue hanno origini tribali, religiose. Ambedue non prevedono il consenso. Ambedue amputano irreversibilmente dei bambini, che cresceranno segnati nelle parti anatomiche deputate alla sessualità.

Che differenza c’è tra infibulazione e circoncisione?

 

A differenza dell’infibulazione, la circoncisione, fondamentale rito per i bambini ebrei (Brit Milah: «patto del taglio»), gode di uno fortunato status in molti Paesi del mondo. In Italia nessuna legge la proibisce, anzi, vi sono progetti affinché se ne possa usufruire presso la sanità pubblica. Come riportato in passato da Renovatio 21, grazie alla legge 101 del 1989 che ratifica l’intesa tra l’Italia e le comunità ebraiche italiane, i maschi di religione ebraica e musulmana possono usufruire di alcuni progetti «clinico-culturali» ed essere circoncisi per 400 euro da un medico in regime di attività libero professionale. La prestazione è da considerarsi al di fuori dei LEA (Livelli essenziali assistenziali). Tra i sottoscrittori il Policlinico Umberto I di Roma, l’Associazione internazionale Karol Wojtyla, la Comunità ebraica di Roma e il Centro islamico culturale d’Italia.

 

Della circoncisione come mutilazione genitale, quindi, nessuno vuole discutere. Anzi, nessuno ne sa nulla, nemmeno i soloni di Bioetica e Religione.

 

Tempo addietro ci siamo resi conto che l’ignoranza sull’argomento è totale perfino presso gli addetti ai lavori. Abbiamo visto organizzare conferenze sull’infibulazione da persone che si dicono «esperte» ma che ignoravano che con la circoncisione un numero enorme di terminazioni nervose vengono recise, rendendo le future esperienze sessuali del nascituro diverse da coloro che invece il prepuzio lo hanno conservato: in una trasmissione volgare presso la radio di Confindustria è capito di sentire un cittadino israeliano ammettere che il piacere forse può essere minore, ma ciò, diceva tutto soddisfatto, permette di guadagnare in longevità del rapporto sessuale. (Si tratta di temi e valori altissimi che gli organi di informazione dei padroni del vapore italiano si sentono di diffondere, anche prima di proporre la siringa obbligatoria per tutti i loro dipendenti)

 

Davanti ad una comparazione tra le due pratiche, gli «esperti» di bioetica dell’infibulazione spesso si inalberano perché davvero – incredibile – mai è venuto loro in mente di mettere sullo stesso piano infibulazione e circoncisione. Che motivi può avere una tale cecità?

 

Innanzitutto, l’ignavia. Mica possiamo pretendere che gli operai del discorso si rendano conto di cosa succede nel mondo, anche perché se lo facessero alcuni di loro potrebbero rischiare lo stipendio. Mica possiamo pretendere che siano coraggiosi, o anche solo intelligenti.

Ambedue sono mutilazioni genitali. Ambedue hanno origini tribali, religiose. Ambedue non prevedono il consenso. Ambedue amputano irreversibilmente dei bambini, che cresceranno segnati nelle parti anatomiche deputate alla sessualità

 

Poi deve esserci la paura di essere etichettati come antisemiti. Esporre dubbi etici sulla circoncisione, pensano alcuni, rischia di attirarci addosso le ire delle comunità ebraiche, che piuttosto lestamente ti possono appioppare addosso la «stella gialla» dell’antisemitismo, un marchio infamantissimo di cui è praticamente impossibile liberarsi. Non rileva che il problema della circoncisione non riguarda solo gli ebrei, ma anche i musulmani e, più vicini ancora, gli americani, che circoncidono infanti come non ci fosse un domani; il 90% dei maschi statunitensi ha subito la mutilazione del prepuzio, una cifra «somala».

 

In terzo luogo, alla base della spirale del silenzio sulla circoncisione c’è la vera e propria ignoranza. Abbiamo visto con mano che, per esempio, quando a questi esperti di infibulazione si chiede se sanno perché in USA la circoncisione sia così popolare, non rispondono.

 

Non sanno che alla base vi è l’inerzia di un allucinante pensiero medico ottocentesco, quello per cui tramite il taglio del prepuzio il ragazzo sarebbe divenuto più casto, non più incline alla masturbazione. Di fatto, tagliando una delle parti del corpo umano più innervate, e quindi più sensibili, un effetto di alterazione della sessualità forse pure lo ottenevano, anche giammai quello che desideravano.

 

A portare avanti ossessivamente questo pensiero, e con grandi mezzi, vi era il dottore nutrizionista, nonché businessman e cultore dell’eugenetica, John Harvey Kellogg (1852-1943).

 

Alla base della circoncisione in USA vi è l’inerzia di un allucinante pensiero medico ottocentesco, quello per cui tramite il taglio del prepuzio il ragazzo sarebbe divenuto più casto, non più incline alla masturbazione

Kellogg è l’inventore dei deliziosi cereali che una grande parte della popolazione mondiale consuma ogni giorno. Egli ingegnò questo alimento per gli stessi motivi per cui raccomandò e diffuse la circoncisione: per combattere la masturbazione. Per Kellogg il consumo matutino dei corn flakes aveva un effetto «anafrodisiaco» che scoraggiava la sessualità impura.

 

Era inoltre un grande fan del vestirsi solo di bianco (da capo a piedi, non aveva coloro indosso) e dei clisteri, con i quali diceva bisognava pulire la flora intestinale, un nemico di veleni come il tè, il caffè e il cioccolato e un «razzista scientifico» che scoraggiava il mescolamento tra le razze.

 

Kellogg dedicò gli ultimi tre decenni della sua esistenza alla promozione dell’eugenetica, fondando la Race Betterment Foundation, («Fondazione per il miglioramento della razza»), e organizzando diverse conferenze nazionali sul miglioramento della razza.

 

Tentò quindi di creare un vero e proprio «registro eugenetico», dicendosi favorevole alla sterilizzazione delle «persone mentalmente difettose», promuovendo un’agenda eugenetica mentre lavorava al Consiglio della sanità del Michigan e aiutando a emanare l’autorizzazione a sterilizzare quelle persone ritenute «mentalmente difettose» nelle leggi statali durante il suo mandato.

 

Ora, per quanto vogliamo andare avanti con questo stupido strabismo?

Fuori dalle religioni monoteiste non-cristiane, queste sono le basi sanitarie e culturali della circoncisione, questi sono i personaggi che l’hanno spacciata per «scienza», e imposta, grazie all’inerzia della massa, a centinaia di milioni di poveri bambini. Vi ricorda qualcosa, questa situazione?

 

Ora, per quanto vogliamo andare avanti con questo stupido strabismo?

 

Come è possibile stracciarsi le vesti per l’orrore dell’infibulazione senza mai poter discutere, neanche per un secondo, sul tema della circoncisione?

 

 

 

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Una madre e i medici sudcoreani condannati dopo che un neonato nato vivo è stato messo nel congelatore per morire

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Una donna sudcoreana sulla ventina, identificata con il cognome Kwon, è stata condannata insieme a due medici per l’omicidio del suo neonato. Lo riporta LifeSite.

 

Come prevedibile, la stampa mainstream sta presentando la vicenda, che era emersa lo scorso anno, come prova della necessità dell’aborto tardivo legale.

 

«La donna voleva interrompere la gravidanza a 36 settimane, ma i pubblici ministeri hanno affermato che il bambino è nato vivo e poi è stato ucciso», ha riferito la BBC. Naturalmente, «interrompere la gravidanza» avrebbe comportato anche l’uccisione dello stesso bambino, dopo che avrebbe potuto sopravvivere fuori dall’utero.

 

Il bambino era nato vivo tramite parto cesareo e i medici lo hanno messo in un congelatore. Il bambino è così morto assiderato. La Kwon, che insistette di non sapere «che la procedura sarebbe stata eseguita in quel modo» (come disse la BBC), è stata condannata a tre anni di carcere con sospensione condizionale; il chirurgo che aveva operato e il direttore dell’ospedale sono stati condannati a quattro e sei anni di carcere.

 

Il caso ha attirato enorme attenzione pubblica in Corea del Sud. Kwon aveva caricato un vlog su YouTube nel 2024 in cui descriveva la sua esperienza di quello che lei chiamava aborto a 36 settimane; il video aveva suscitato indignazione pubblica, accuse di infanticidio e richieste di un’indagine ufficiale. Il ministero della Salute e del Welfare richiese un’indagine di polizia, che ha scoperto che il bambino era nato vivo e successivamente ucciso.

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Quando si è scoperto che il bambino era nato vivo, la polizia ha cambiato l’indagine da «aborto non regolamentato» a omicidio – il che, come il caso evidenzia in modo agghiacciante, è una distinzione senza alcuna differenza. Tuttavia, la stampa mainstream sottolinea che queste condanne segnano «la prima volta che vengono mosse accuse di omicidio contro donne che chiedevano un’interruzione di gravidanza in fase avanzata e contro i medici coinvolti nella procedura».

 

L’indagine della polizia ha rivelato che l’ospedale aveva falsificato i propri registri, registrando la morte del bambino, morto nel congelatore, come un feto morto. L’ospedale gestiva un’attività di aborto e, secondo i pubblici ministeri, «avrebbe ricevuto un totale di 1,4 miliardi di won (816.260 dollari) per praticare aborti su oltre 500 pazienti», la maggior parte delle quali, come Kwon, era stata presentata all’ospedale da intermediari.

 

Al processo, sia il direttore dell’ospedale che il chirurgo curante hanno confessato di aver ucciso il bambino della Kwon, ed entrambi sono stati immediatamente arrestati. La Kwon ha affermato di non aver saputo di essere incinta fino al settimo mese e di aver cercato di abortire perché aveva bevuto alcolici, fumato e non aveva un reddito stabile.

 

Ma il giudice ha stabilito che la Kwon era stata informata dal personale medico che il suo bambino era sano e aveva sentito il battito cardiaco tramite un’ecografia; è stato anche confermato che la Kwon era consapevole che il suo bambino sarebbe nato vivo tramite taglio cesareo. Il giudice, tuttavia, le ha inflitto una pena più mite a causa della mancanza di supporto per Kwon nella «fase avanzata della gravidanza» e della confusione che circonda il regime abortivo della Corea del Sud.

 

La Corte Costituzionale della Corea del Sud ha annullato il divieto di aborto nel Paese nel 2019 e ha raccomandato ai legislatori di approvare emendamenti che consentano l’aborto fino a 22 settimane (la prima settimana di vita di un bambino fuori dall’utero è di 21 settimane). Il Parlamento ha avuto tempo fino alla fine del 2020 per modificare le leggi sull’aborto. Il governo dio Seul ha proposto un disegno di legge che legalizza l’aborto su richiesta fino a 14 settimane, con il feticidio consentito fino a 24 settimane in caso di stupro o specifiche condizioni di salute.

 

«Tuttavia, quel disegno di legge è rimasto bloccato in Parlamento, a causa dell’opposizione dei legislatori conservatori per motivi religiosi», ha riferito la BBC. «Quando la rimozione del divieto è entrata in vigore nel 2021, il Paese non aveva alcuna legislazione in vigore per regolamentare l’aborto». Pertanto, l’aborto è ora praticato in un vuoto giuridico.

 

L’aborto è depenalizzato e non regolamentato: il Paese estremo orientale, dove spopolano sette protestanti di ogni genere, è ora un Far West del feticidio.

 

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Bioetica

Il Lussemburgo vuole sancire l’aborto nella sua Costituzione

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Seguendo l’esempio della Francia, il Granducato del Lussemburgo si prepara a sancire il «diritto» all’aborto nella sua legge fondamentale. Spinto da una coalizione guidata dal Partito Cristiano Sociale, il Paese sta sprofondando in una deriva ideologica che volta le spalle alla tutela della vita e all’eredità cristiana del Vecchio Continente.   «C’è qualcosa di marcio nello stato di Danimarca», fece dire Shakespeare a Marcello. Ma sembra che l’elenco sia ben lungi dall’essere limitato al paese di Amleto: sotto l’impulso del déi Lénk (partito di sinistra) e sostenuto da un’ampia maggioranza parlamentare, il Granducato di Lussemburgo ha compiuto, il 3 marzo 2026, un primo passo decisivo verso l’inserimento della libertà di aborto nella sua Costituzione.   Questa votazione, che ha avuto luogo alla Camera dei Deputati, segna un nuovo passo avanti nella secolarizzazione radicale che sta dilagando in Europa, dopo la Francia del 2024.

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Un tradimento delle radici cattoliche

Per chi sostiene una cultura della vita, lo shock rimane profondo. Il CSV, storico partito cristiano-sociale, ha votato a stragrande maggioranza (circa 16 membri su 21), nonostante la sua eredità cattolica. Accettando questa iscrizione per consolidare la sua coalizione con il Partito Democratico (DP) e altri, sembra allontanarsi dai suoi valori fondanti.   Come può un partito che si dichiara cristiano contribuire a stabilire come principio costituzionale ciò che per molti resta un crimine, una tragedia umana e un attentato alla vita innocente?   Consacrando questa libertà nella legge fondamentale, lo Stato non si limita più a depenalizzare l’aborto a determinate condizioni (come dal 1978, con recenti allentamenti): lo protegge in modo permanente da qualsiasi arretramento politico, presentandolo come una conquista irreversibile.

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Una grande rottura antropologica

Guidata in particolare dalla ministra per le Pari Opportunità, Yuriko Backes (DP), questa riforma mira a posizionare il Lussemburgo come un «pioniere» dei diritti sociali. Tuttavia, inverte la gerarchia: l’autonomia individuale prevale sul diritto naturale alla vita, spezzando il legame intergenerazionale che obbliga i più forti a proteggere i più deboli.   Segno di un generale calo di interesse, il dibattito è stato relativamente calmo, nonostante alcuni accesi scambi di opinioni. Le obiezioni morali rimangono discrete o timide. Eppure, la costituzionalizzazione dell’aborto cambia radicalmente la situazione.   Per non parlare della negazione della legge naturale che questa pratica implica, essa minimizza anche il trauma psicologico per molte donne e la mancanza critica di alternative reali – massicce politiche pro-maternità – che potrebbero offrire una vera alternativa all’aborto.   Una cosa è certa: mentre l’Europa si trova ad affrontare un inverno demografico senza precedenti , la scelta del Lussemburgo suona come un’ammissione di resa. Di fronte a questo diktat ideologico, cattolici e attivisti pro-life hanno il dovere di testimoniare che ogni vita umana è un dono del Creatore, dal concepimento alla morte naturale, un dono che nessuna maggioranza parlamentare può legittimamente abolire.

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Bioetica

Circoncisione, scoppia l’incidente diplomatico: il Belgio convoca l’ambasciatore americano

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Giorni fa Belgio ha convocato l’ambasciatore statunitense Bill White dopo che questi ha accusato le autorità del Paese di molestare la comunità ebraica. Si tratta di un importante sviluppo che porta alla luce il cortocircuito della circoncisione, che è di fatto una mutilazione genitale infantile al pari dell’infibulazione ma che, specie in ambito delle comunità ebraiche gode di un qualche status privilegiato, mentre va ricordato come essa abbia una sua storia precipua anche negli Stati Uniti d’America.

 

In un post su X White aveva chiesto al Belgio di ritirare l’azione penale nei confronti di tre mohel (figure religiose ebraiche che praticano circoncisioni) sospettati di aver eseguito tali procedure ad Anversa – antica capitale del taglio dei diamanti, attività principale di una nutrita comunità di famiglie ebraico-ortodosse – senza una licenza medica.

 

«Fermate questa inaccettabile molestia nei confronti della comunità ebraica qui ad Anversa e in Belgio», ha scritto White, aggiungendo che i mohel stavano «facendo ciò per cui sono stati addestrati per migliaia di anni».

 

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White ha inoltre accusato il ministro della Salute belga Frank Vandenbroucke di essere stato «molto maleducato» e di essersi rifiutato di stringergli la mano o di posare per una fotografia durante il loro primo incontro. «Era chiaro che non ti piaceva l’America», ha scritto White.

 

Il ministro degli Esteri belga Maxime Prevot ha condannato le dichiarazioni di White. «Qualsiasi insinuazione che il Belgio sia antisemita è falsa, offensiva e inaccettabile. Il Belgio condanna l’antisemitismo con la massima fermezza», ha scritto Prevot su X.

 

«Gli attacchi personali contro un ministro belga e l’ingerenza in questioni giudiziarie violano le norme diplomatiche fondamentali», ha aggiunto. Il Prevot ha precisato che, secondo la legge belga, solo i medici qualificati sono autorizzati a eseguire circoncisioni e ha affermato che si asterrà dal commentare il caso specifico.

 

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In seguito lo White ha dichiarato ai giornalisti che «non c’era bisogno di scuse» da parte sua e ha espresso la speranza che il Belgio «legalizzerebbe questo processo in modo che queste persone possano riprendere la loro vita».

 

Il ministro degli Esteri israeliano Gedeone Saar ha appoggiato White, citando quello che ha descritto come «un forte e continuo aumento degli attacchi antisemiti in Belgio», esortando il Prevot a «guardarsi attentamente allo specchio e riconoscere la realtà».

 

In risposta, il Prevot ha messo in guardia contro «l’uso inflazionistico del termine antisemitismo» e ha respinto le affermazioni di un diffuso sentimento antiebraico in Belgio – sì, persino nel «laico» (cioè, massonico) Regno del Belgio l’accusa di antisemitismo sembra essersi stinta sino a non significare più nulla, se non la protervia dell’accusatore, che è spesso giudeo o schierato per qualche ragione con gli interessi dello Stato di Israele.

 

Come riportato da Renovatio 21, accuse di antisemitismo al Paese ospitante erano state mosse anche dall’ambasciatore USA a Parigi, Kushner, palazzinaro giudeo padre del genero di Trump Jared, ex galeotto e grande finanziatore di Netanyahu in Israele (in America, invece, sosteneva il Partito Democratico).

 

La circoncisione è un tema che nessuno vuole dibattere, tuttavia la sua rivoltante contraddizione talvolta emerge dalla cronaca.

 

È bizzarro come il mondo «laico», che ritiene il battesimo dei bambini come una forzatura religiosa su di una persona che non può decidere in autonomia, non abbia niente da dire contro questa oscena mutilazione genitale infantile – e dobbiamo ancora trovare qualcuno che ci convinca del fatto che la circoncisione sia diversa dall’infibulazione, quella sì, per qualche motivo, invisa alla società.

 

«Il taglio genitale non terapeutico priva il bambino, quando diventerà l’adulto, dell’opportunità di rimanere geneticamente immodificato (o intatto)» hanno scritto due bioeticisti oxoniani i due bioeticisti Lauren Notini e Brian D. Earp «Plausibilmente, la persona le cui “parti private” saranno permanentemente influenzate dal taglio dovrebbe avere la possibilità di valutare se è ciò che desidera, alla luce delle loro preferenze e valori a lungo termine»

 

Di fatto, l’individuo circonciso perde per sempre la sua integrità, vedendosi amputata una parte del corpo straordinariamente ricca di terminazione nervose, che sono quelle che danno il piacere durante l’atto sessuale. Notoriamente, l’infibulazione – condannata da tutte le società occidentali – agisce nello stesso identico modo.

 

C’è poi la questione della sicurezza dell’operazione mutilativa: i casi di bambini morti per circoncisione abbondano, anche in Italia, Nel 2023 bambino nigeriano è morto pochi giorni fa in zona Castelli Romani dopo una circoncisione fatta in casa. A Tivoli, nel 2018, morì un altro bambino nigeriano di appena due anni: aveva subito la circoncisione da parte di un sedicente medico; in quel caso, almeno, si salvò il gemello, portato d’urgenza in ospedale. Reggio Emilia, marzo 2019: neonato di famiglia ghanese, cinque mesi, morto dopo «diverse ore di agonia». Monterotondo, provincia di Roma, tre mesi prima: bimbo nigeriano di due anni morto per lo stesso motivo. Genova, aprile 2019, neonato morto nel quartiere Quezzi, e condannato a otto anni di carcere il nigeriano 34enne che aveva eseguito il taglio del prepuzio. Torino, giugno 2016: bebè di genitori ghanesi, circonciso in casa, morto in ospedale. Treviso, ottobre 2008: bimbo di due mesi morto per emorragia. Bari, luglio 2008: bambino deceduto per grave emorragia, «causata probabilmente da circoncisione fatta a domicilio».

 

Secondo dati ripetuti in questi giorni da tutti i giornali, le circoncisioni clandestine in Italia costituirebbero il 40% del totale. Su più di 15.000 circoncisioni richieste all’anno solo 8.500 vengono eseguite su territorio nazionale, mentre 6.500 operazioni di taglio del prepuzio sono effettuate nei Paesi d’origine dove gli immigrati tornano per «turismo etnico» (talvolta, come si è appreso, anche quando si dichiarano «rifugiati» e stanno facendo il percorso burocratico per essere riconosciuti tali totalmente a spese del contribuente italiano).

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Secondo una sigla di medici stranieri operanti in Italia, il 99% delle famiglie musulmane circoncide il bambino quando ha ancora pochi mesi. La realtà è che tuttavia la circoncisione è di fatto istituzionalizzata grazie agli accordi tra lo Stato italiano e la minoranza ebraica.

 

Come riportato in passato da Renovatio 21, grazie alla legge 101 del 1989 che ratifica l’intesa tra l’Italia e le comunità ebraiche italiane, i maschi di religione ebraica e musulmana possono usufruire di alcuni progetti «clinico-culturali» ed essere circoncisi per 400 euro da un medico in regime di attività libero professionale. La prestazione è da considerarsi al di fuori dei LEA (Livelli essenziali assistenziali). Tra i sottoscrittori il Policlinico Umberto I di Roma, l’Associazione internazionale Karol Wojtyla, la Comunità ebraica di Roma e il Centro islamico culturale d’Italia.

 

La pressione ebraica si dice abbia fatto cambiare rotta anche all’Islanda, che aveva tentato di liberarsi della pratica barbara. Si tratta della stessa procedura per cui ora, per aver parlato della circoncisione, Kennedy è definito «antisemita».

 

«Ogni individuo, non importa di che sesso o di quanti anni dovrebbe essere in grado di dare il consenso informato per una procedura che è inutile, irreversibile e può essere dannosa», aveva dichiarato nel 2018 la deputata Silja Dögg Gunnarsdóttir, 44 anni, del Partito progressista dell’Althing, il Parlamento islandese. «Il suo corpo, la sua scelta». «Autonomia» corporale: è lo slogan delle femministe e dell’aborto. È un dogma inscalfibile del mondo moderno.

 

Il disegno di legge non passò, perché le microcomunità ebraiche e musulmane alzarono un polverone: «l’impatto di questa legge sarebbe sentito molto al di là dei confini dell’Islanda», scriveva una lettera dello spaventatissimo Comitato degli affari esteri della Camera dei Rappresentanti, spiegando che la «mossa renderebbe l’Islanda la prima e unica nazione europea a mettere fuori legge la circoncisione. Mentre le popolazioni ebraiche e musulmane in Islanda possono essere poco numerose, il divieto di questo paese sarebbe sfruttato da coloro che alimentano la xenofobia e l’antisemitismo in Paesi con popolazioni più diversificate».

 

La circoncisione nel mondo è tollerata, forse, anche per la sua straordinaria diffusione presso la popolazione americana. Contrariamente a ciò che possono pensare beceramente alcuni, la questione in nessun modo è legata ai rapporti tra l’ebraismo e gli USA. La fonte della pratica è la stessa dei cereali che con probabilità il lettore consuma il mattino: John Harvey Kellogg (1852-1943).

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Il Kellogg era un dottore nutrizionista, oltre che un imprenditore di successo e un gran cultore dell’eugenetica. Tuttavia, un pensiero lo ossessionava: quello della riduzione della masturbazione presso la popolazione maschile.

 

Ecco quindi che raccomandò la circoncisione come rimedio: si taglia subito il prepuzio al bambino e lui non si toccherà crescendo. La cosa ancora più allucinante è che anche i cereali da lui commerciati (da qualche mese di proprietà della Ferrero) avevano in teoria lo stesso scopo: erano sostanze che riteneva «anafrodisiache» e che quindi andavano impiegate in massa per scoraggiare l’onanismo.

 

Kellogg, che come si è visto godeva di una certa influenza, era convinto sostenitore anche del vestirsi di bianco e dei clisteri, da praticare soprattutto se si erano assorbiti veleni come tè, caffè, cioccolato. Il Kelloggo, inoltre, scoraggiava il mescolarsi tra le razze: a fine carriera si dedicò alla creazione di una «Race Betterment Foundation, («Fondazione per il miglioramento della razza»), che propalava pure eugenetica razzista americana (registri genetici, sterilizzazioni delle «persone mentalmente difettose»), di quella che poi piacque assai allo Hitler, che – cosa poco nota – prese alcune leggi degli Stati americani come suo modello per la Germania nazionalsocialista.

 

L’America odierna, e il mondo tutto, si trova quindi ancora alle prese con l’eredità di questo tizio: circoncisione e colazione con cereali tostati. L’eugenetica, nel frattempo, la si fa con le provette.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’attuale segretario alla Saluta USA Roberto Kennedy jr. fu sommerso di critiche ed improperi quando osò ricordare studi esistenti che ipotizzano una correlazione tra la circoncisione e l’autismo.

 

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