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Aborto a New York, la parola al medico

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​Dopo aver spiegato, in termini giuridici, attraverso un avvocato, ciò che veramente è successo nello Stato di New York con la legalizzazione dell’aborto al nono mese, Renovatio 21 intervista la Dr.ssa Martina Collotta, medico, esperta in materia bioetica, per offrire ai lettori la possibilità di comprendere cosa voglia dire, da un punto di vista non solo medico, ma anche e soprattutto etico e morale, un aborto al nono mese e, più in generale, cosa sia veramente un aborto.

Con la Dr.ssa Collotta ripercorriamo il tema dell’aborto passando dall’America fino all’Italia.

 

Dr.ssa Collotta, nello Stato di New York il Governatore Andrew MCuomo ha firmato un documento che permetterà l’aborto fino al nono mese. Partiamo da un dato importante: si tratta di una novità?

La legge precedente già permetteva l’aborto anche oltre la 24esima settimana (la settimana a cui corrisponde la viabilità del feto, ovvero la possibilità di vita autonoma fuori dal grembo materno), ma solo in caso di pericolo di vita della madre.

 

Questa nuova legge, invece, permette l’aborto anche in caso di minaccia alla salute della madre, non solo alla sua vita. Il concetto di salute, come anche la 194/78 italiana tristemente insegna, finisce con l’includere non solo problematiche fisiche, ma anche psicologiche, il più delle volte addotte come scuse per giustificare il ricorso all’aborto.

Il concetto di salute, come anche la 194/78 italiana tristemente insegna, finisce con l’includere non solo problematiche fisiche, ma anche psicologiche, il più delle volte addotte come scuse per giustificare il ricorso all’aborto.

 

Ad esempio, se la madre sostenesse che alla nascita del figlio le conseguirebbe un grave trauma psicologico per via delle difficoltà familiari o economiche in cui si verrebbe a trovare, questo sarebbe sufficiente per giustificare l’uccisione del bambino.

 

La novità sta in questo: l’introduzione di quel «salute della madre» che è, di fatto, una categoria non  oggettiva ed oggettivabile.

 

Il documento firmato da Cuomo fa, forse per la prima volta nella storia, un esplicito riferimento alla «salute riproduttiva». Si chiama, infatti, Reproductive Health Act.  Consiste in questo la gravità del riferimento alla salute della madre?

Il riferimento alla salute materna è duplice: uno riguarda il testo di legge e l’altro la scelta di includere nel titolo l’espressione «salute riproduttiva».

 

Come dicevo, nel caso del termine salute contenuto nel testo di legge, ci troviamo di fronte alla gravissima apertura alle più svariate scuse «mediche» per giustificare l’aborto, incluse ipotetiche e non attuali (da notare bene!) problematiche psicologiche. Quest’idea allargata di salute, nasce dalla definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che vuole che il termine non includa solo il benessere fisico, ma quello «totale» dell’uomo, dal benessere psicologico a quello sociale… Una definizione che, come molto di quanto l’ONU ci elargisce, dice tutto e non dice niente, ma che lascia spazio ad ogni possibile strumentalizzazione abortista.

Quest’idea allargata di salute, nasce dalla definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che vuole che il termine non includa solo il benessere fisico, ma quello «totale» dell’uomo, dal benessere psicologico a quello sociale… Una definizione che, come molto di quanto l’ONU ci elargisce, dice tutto e non dice niente, ma che lascia spazio ad ogni possibile strumentalizzazione

 

Il secondo riferimento, quello alla salute riproduttiva, a mio parere, smaschera ancora di più il misericordismo dei pro-choiche USA (e di tutto il mondo): l’aborto è salute per la donna, non permetterglielo è negarle il diritto alla salute, dunque, i pro-life sarebbero crudeli attivisti che metterebbero in pericolo la salute delle donne.

 

Ovviamente, delle conseguenze traumatiche, tanto a livello fisico quanto psicologico, di un aborto, non si fa cenno. È ironico anche il fatto che si parli di salute riproduttiva, in un documento che parla di aborto, di uccisione del frutto del concepimento e che, dunque, la riproduzione la ostacola, distruggendo la nuova vita che chiede di venire alla luce.

 

Da un punto di vista pratico e medico, con quale tecnica saranno uccisi questi bambini?

Questo non sembra essere chiarito nel dettaglio dal testo di legge, ma sappiamo che negli Stati Uniti (e non solo) le metodiche utilizzate nel caso di aborti oltre il termine di inizio di viabilità fetale, variano dall’iniezione letale in utero, all’aborto a nascita parziale.

 

Nel caso poi il feto sopravviva a quanto operato per tentare di ucciderlo nel grembo materno e, al parto indotto consegua la nascita di un feto vivo, non vengono a lui prestate né cure assistenziali (nemmeno il calore di una coperta) nè cure mediche, privandolo, di fatto, della possibilità di vivere, trattandosi di un prematuro. Il bambino viene dunque lasciato morire (di fame, di sete e di freddo!), configurando un vero e proprio infanticidio.

 

Nel caso poi il feto sopravviva a quanto operato per tentare di ucciderlo nel grembo materno e, al parto indotto consegua la nascita di un feto vivo, non vengono a lui prestate né cure assistenziali (nemmeno il calore di una coperta) nè cure mediche, privandolo, di fatto, della possibilità di vivere, trattandosi di un prematuro.

Un dato che rende bene l’idea di quanto in America si sia appena celebrata un’altra vittoria della necrocultura, è quello legato al fatto che non ci sarà più bisogno di un medico per praticare l’aborto, ma basterà un suo assistente, un infermiere e un’ostetrica. Questo la dice lunga sul disprezzo tracotante verso la vita umana, non crede?

Assolutamente sì. E non solo!  Questo rivela ancora di più l’ipocrisia nascosta dietro il solito pretesto che legalizzare l’aborto significhi salvare la vita di molte donne, tutelando la loro salute minacciata dagli aborti clandestini. Permettendo che a praticare l’aborto non sia un medico, ma un qualsiasi altro operatore sanitario, di fatto la qualità dell’assistenza professionale, cala. È inevitabile.

 

Ai non medici manca, professionalmente, la capacità di far fronte ad eventuali complicanze che potrebbero insorgere in seguito a quello che è un vero e proprio intervento chirurgico, tanto più invasivo, tanto più la gravidanza avanza.

 

La preoccupazione, dunque, si mostra essere non tanto quella di garantire alle donne un aborto in sicurezza (la ben nota scusa degli abortisti), quanto quella di aumentare il più possibile il numero di aborti, con buona pace della salute (!) delle donne.

 

Veniamo all’Italia: qualche bufalaro di turno ha detto che in America si è semplicemente legalizzato ciò che in Italia già era possibile con la L. 194/78. Le cose stanno veramente così?

No, in Italia la 194, nel caso di aborti oltre il limite in cui è possibile la vita autonoma del nascituro, tutela la vita dello stesso, ovvero il medico è tenuto a prestare tutte le cure che un nato prematuro necessita per garantirgli possibilità di vita. L’iniezione letale, ad esempio, non è certamente ammessa, così come il partial birth abortion.

 

Inoltre, come prima del Reproductive Health Act a New York, i casi in cui l’aborto può essere praticato ad un’età gestazionale così avanzata, sono limitati al grave pericolo per la vita della donna.

 

Il bambino viene dunque lasciato morire (di fame, di sete e di freddo!), configurando un vero e proprio infanticidio

Ci spieghi cosa è previsto, in Italia, dopo i 90 giorni di gravidanza. 

Possiamo individuare due periodi che vanno dal 90° giorno in poi, ricordando che, in pratica, prima del 90° giorno, la donna può abortire sempre e con qualsiasi pretesto.

 

Dal 90° giorno alla possibilità di vita autonoma del nascituro, si può abortire in caso di grave pericolo per la vita della donna, o di grave pericolo per la sua salute fisica o psichica determinata da accertati processi patologici. Se il caso del pericolo di vita è chiaro, per comprendere il caso del grave pericolo di salute, dobbiamo dire che questo, a differenza di quanto stabilisce la legge per i primi 90 giorni, deve essere di un’entità maggiore (il testo usa qui il termine grave) e accertato da medici competenti (non basta la parola della donna).

 

Tra gli «accertati processi patologici» rientrano anche le malformazioni del nascituro che, tuttavia, non rilevano in se stesse, ma solo in quanto in grado di causare una malattia psichica della madre.

 

Dal momento in cui sussiste possibilità di vita autonoma del nascituro (la 24esima settimana, anche se non mancano in letteratura casi di grandi prematuri, fino a 21 settimane, sopravvissuti nonostante gravi disabilità), l’aborto è limitato ai casi di grave pericolo per la vita della donna e, come detto, la vita del feto deve essere salvaguardata (parto indotto).

 

Questo, però, potrebbe portare qualche sprovveduto a pensare che in Italia si stia meglio che a New York per il principio del «male minore». Vuole ricordarci la criminalità di questa legge?

Non possiamo certamente parlare di male minore dato che l’oggetto dell’aberrante azione dell’aborto è sempre quello dell’uccisione di un essere umano innocente e indifeso, e sappiamo che non vi è differenza tra la persona dell’embrione, la persona del feto al 90°giorno, la persona del feto al nono mese di gravidanza e la persona del bambino prima e dell’adulto poi.

 

Si tratta sempre e comunque di omicidio. Non possiamo invocare il male minore, quando di male morale si parla.

 

 «Il bambino viene afferrato con il forcipe per una gamba ed estratto parzialmente attraverso il canale vaginale. La parte superiore del torace e la testa rimangono ancora all’interno del corpo della madre, quando viene praticato un foro nel cranio del bambino e, attraverso una pompa aspirante, ne viene risucchiato il contenuto».

So che è qualcosa di straziante, ma le chiedo di descriverci in cosa consiste l’aborto a nascita parziale.

Mi limito a descrivere la tecnica in linea generale, perché ogni commento è superfluo. Il bambino viene afferrato con il forcipe per una gamba ed estratto parzialmente attraverso il canale vaginale. La parte superiore del torace e la testa rimangono ancora all’interno del corpo della madre, quando viene praticato un foro nel cranio del bambino e, attraverso una pompa aspirante, ne viene risucchiato il contenuto.

 

Al termine viene estratta anche questa parte del corpo del bambino a cui di fatto è stato risucchiato il cervello, se mi permettete la franchezza.

 

Non viene effettuata anestesia alcuna al bimbo, che, anzi, spesso si dimena durante la procedura.

 

Una questione un po’ fumosa è quella che riguarda il cosiddetto «aborto a nascita parziale». Qualcuno si chiede se con questo atto appena emanato a New York sia ora possibile compierlo. Pensa sia possibile?

Di fatto, la legge USA ha vietato l’aborto a nascita parziale con il partial-birth abortion ban act, ma, come ci è facile capire in analogia all’operato della magistratura italiana, facendo ricorsi e appelli alle corti locali, l’aborto a nascita parziale viene praticato e resta impunito in alcuni casi (e Stati). Le giustificazioni addotte includono quanta parte del corpo del feto è stata estratta dal corpo della madre (se sopra o sotto l’ombelico), tanto per renderci conto dell’ipocrisia dei giudici…

Embrione, feto e feto a termine sono sempre e comunque persona, in perfetta continuità temporale, senza alcun cambio sostanziale

 

Cosa accadrà, nello specifico, a New York, è al momento difficile a dirsi. Certamente, la legge passata con Cuomo, non farà che fornire qualche scusa in più per giustificare un’eventuale pratica del partial-birth abortion.

 

L’aborto è stato reso in un certo senso invisibile. Forse che questo lo abbia fatto completamente digerire e, quindi, abbia depotenziato la percezione della gravità della barbarie? 

Purtroppo l’introduzione dell’aborto chimico con la pillola del giorno dopo e dei 5 giorni dopo ha contribuito a rendere l’aborto, soprattutto quello che precoce, in un certo senso sì: invisibile.

 

Tristemente la mentalità liberale contribuisce a indebolire sempre di più la capacità di riconoscere l’embrione come persona e dunque la percezione della gravità di un atto uccisivo nei suoi confronti.

 

Quanto accaduto a NY può risvegliare qualche coscienza secondo lei?

Me lo auguro, ma temo che il valore che viene attribuito alla vita intrauterina da coloro che sostengono l’aborto, non sia molto diverso nel caso di un embrione o di un feto a termine. Chi non riconosce nel concepito una nuova ed unica vita, una persona umana, faticherà a riconoscerlo in un bambino non ancora venuto alla luce.

 

Il rischio, allo stesso tempo, è quello che qualcuno si scandalizzi troppo per quanto decretato in America: non crede però che per chi vuole difendere la Vita, la questione cambi in realtà di poco? Non è che si rischia di pensare che a nove mesi sia più grave che a 5 giorni dal concepimento?Per chi riconosce e difende la vita umana dal momento del concepimento, non cambia nulla infatti. Embrione, feto e feto a termine sono sempre e comunque persona, in perfetta continuità temporale, senza alcun cambio sostanziale. Così come, all’opposto, embrione, feto e feto a termine, non meritano tutela alcuna, ma possono essere uccisi, nell’opinione di chi l’aborto lo difende e promuove.

 

Non è un limite spostato a cambiare le coscienze, anzi, credo che atti come questo dovrebbero solo aiutarci a riconoscere l’ipocrisia nascosta in ogni altra legge che permette l’aborto, non importa quando e con quali «motivazioni» (ma chiamiamole scuse, perché, alla fine, non sono altro che pretesti).

I radicali-dem palesi e radicali-dem occulti nostalgici della DC confondono la libertà con la licenza e credono di poter legittimare l’illecito morale con la liceità legale

 

Detta fra noi: i democratici americani di oggi, sono i democristiani italiani di ieri (e, purtroppo, ancora presenti)?

Certamente democratici e democristiani sembrano condividere ambiguità di linguaggio (pensiamo al termine salute) e ipocrisia (con la solita sfruttata equivalenza «aborto legalizzato=salute della donna»). Tra i democratici americani, tuttavia, troviamo anche le frange più liberali tra quelle liberali e che si dichiarano manifestatamente tali (la nostra sinistra radicale).

 

Resta il fatto che tutte le categorie (radicali-dem palesi e radicali-dem occulti nostalgici della DC) confondono la libertà con la licenza e credono di poter legittimare l’illecito morale con la liceità legale.

 

Cristiano Lugli

 

 

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Bioetica

Il Regno Unito apre le porte all’aborto fino al termine della gravidanza

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Con una votazione che segna una svolta disastrosa nella tutela del nascituro, la Camera dei Lord britannica ha approvato un emendamento che, sotto la maschera di una falsa compassione, potrebbe spianare la strada all’aborto legale fino al termine della gravidanza.

 

Oltre la Manica, i difensori del diritto alla vita sono sconvolti: mentre la Chiesa universale celebrava San Giuseppe il 19 marzo 2026, la cui missione era proteggere il Bambino Gesù da tutti coloro che ne cercavano la distruzione, primo fra tutti Erode, la Camera dei Lord britannica ha votato 173 a 109 a favore di un emendamento cruciale al Criminal Justice Bill.

 

Una votazione epocale

Questo emendamento mira a depenalizzare completamente l’aborto per le donne che interrompono la gravidanza oltre l’attuale limite legale di 24 settimane. In pratica, ciò significa che una donna che pratica un aborto da sola all’ottavo o nono mese di gravidanza non rischierebbe più alcun procedimento penale.

 

Per i gruppi pro-vita, questa decisione è vista come l’introduzione, attraverso una porta secondaria, dell’«aborto fino al nono mese di gravidanza». Eliminando tutte le sanzioni, il legislatore sta inviando un segnale deplorevole: la vita di un bambino vitale non beneficerebbe più di alcuna tutela legale vincolante contro la scelta individuale.

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L’erosione del diritto alla vita

Il dibattito è stato alimentato da casi recenti, come quello di Carla Foster, condannata e poi rilasciata dopo aver utilizzato la pillola abortiva per interrompere la gravidanza tra la 32a e la 34a settimana. Sebbene la sofferenza di alcune donne sia reale, la Chiesa ci insegna che la misericordia non può essere esercitata ignorando la legge naturale e divina, né ignorando la giustizia dovuta ai più vulnerabili.

 

Sostenendo anche una clausola di «grazia» per le donne già condannate, i Lord non si limitano a riformare la legge; Stanno minando retroattivamente la tutela del nascituro. La baronessa Carr, il più alto magistrato di Inghilterra e Galles, ha espresso serie preoccupazioni, sottolineando che tali modifiche potrebbero interferire con l’indipendenza della magistratura.

 

Una sfida per le coscienze cattoliche: come può una società affermare di progredire mentre agevola la distruzione di vite umane capaci di sopravvivere al di fuori dell’utero materno? Il governo britannico inizialmente si era opposto a questo emendamento, ma le pressioni delle lobby pro-aborto hanno convinto la Camera alta. Il disegno di legge deve ora tornare alla Camera dei Comuni.

 

Ancora una volta, il diritto alla vita vacilla sotto il peso di un’ideologia che si rifiuta di vedere l’embrione e il feto come un essere umano creato a immagine di Dio, dimenticando che la vera carità e la genuina compassione iniziano con la difesa di chi non ha voce.

 

Le conseguenze non sono difficili da prevedere: la vita dei bambini già nati con qualsiasi tipo di anomalia è più che minacciata. La strage inizierà con le anomalie più gravi, per poi estendersi a malformazioni meno serie, persino a quelle benigne ma angoscianti, o a quelle che preannunciano una morte prematura. Quando vedremo una legge sull’eutanasia perinatale? Scommettiamo che da qualche parte è già stata redatta.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Spagna, Medici obiettori di coscienza nel mirino di una «lista nera»

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Il 9 marzo 2026, l’Alta Corte di Madrid ha ordinato al Governo della Comunità di Madrid di avviare «immediatamente» la procedura amministrativa per la creazione e l’approvazione di un registro dei professionisti sanitari che si dichiarano obiettori di coscienza alla pratica dell’aborto.   La decisione della Corte completa una vera e propria persecuzione nei confronti dei medici che si rifiutano di praticare aborti per motivi di coscienza.  

Contesto della decisione

Nel 2010, una legge ha autorizzato l’aborto fino alla 14a settimana di gravidanza e fino alla 22a settimana in caso di malformazioni o rischi per la salute della donna. L’aborto rimane possibile anche dopo la 22a settimana in caso di gravi e incurabili patologie fetali.   Dal 2022, la legge punisce l’ostruzione, l’intimidazione o le molestie nei confronti di donne o operatori sanitari nei pressi delle cliniche con una pena detentiva da 3 a 12 mesi o con il divieto di accesso alle strutture sanitarie per un periodo da 6 mesi a 3 anni.   Nel 2023, una nuova riforma ha imposto, tra le altre cose, la creazione in ogni comunità autonoma spagnola di un registro dei medici obiettori di coscienza, apparentemente per migliorare l’organizzazione e la continuità dei servizi. Questa riforma ha anche consentito alle minorenni di abortire senza il consenso dei genitori a partire dai 16 anni e ha eliminato il periodo di attesa obbligatorio.   Alcune comunità autonome spagnole si sono rifiutate di conformarsi alla creazione di questo registro, in particolare l’Aragona, le Isole Baleari e Madrid. La presidente della Comunità di Madrid, Isabel Diaz Ayuso (PP), ha ripetutamente definito il registro una «lista nera» che stigmatizzerebbe gli obiettori di coscienza, aprendo la porta alla discriminazione nelle future assunzioni.

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Nell’ottobre del 2025, il ministero della Salute chiese ai dissidenti di conformarsi; le prime due risposero favorevolmente. L’Ordine dei Medici di Madrid replicò, invece: «Ciò che il governo sta cercando di fare è limitare il diritto all’obiezione di coscienza, e questo viene fatto con queste liste nere di obiettori di coscienza», secondo il suo presidente, il dottor Manuel Martinez-Selles.   Nel novembre del 2025, Isabel Diaz Ayuso persistette nel suo rifiuto: «che senso ha volere una lista nera di medici? Se non si intende usarla, perché è così importante?». Chiese «di difendere la libertà ideologica, religiosa e di culto, garantita dalla nostra Costituzione». «La cosa più importante è che lo Stato non interferisca con il nostro modo di pensare», aggiunse.  

Il ministero della Salute portò il caso in tribunale.

Il 15 gennaio, il Ministero della Salute ha presentato ricorso all’Alta Corte di Giustizia di Madrid, la quale, lunedì 9 marzo, ha accolto le misure provvisorie richieste dal Ministero della Salute e ha ordinato alla Comunità di avviare «immediatamente» l’iter amministrativo per la creazione e l’approvazione del registro, come previsto dalla legislazione nazionale in materia di aborto.   La Corte ha tuttavia precisato che la misura provvisoria non implica l’immediata creazione del registro, bensì l’obbligo di avviare le procedure necessarie per la sua attuazione, in conformità con la normativa vigente.   Va notato che in alcune regioni, come La Rioja e Castiglia e León, quasi tutti i medici si rifiutano di praticare aborti per motivi di coscienza. Nel 2023, cinque delle nove province di Castiglia e León non avevano registrato alcun aborto da oltre un decennio.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine di Luis García via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Spain
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Una madre e i medici sudcoreani condannati dopo che un neonato nato vivo è stato messo nel congelatore per morire

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Una donna sudcoreana sulla ventina, identificata con il cognome Kwon, è stata condannata insieme a due medici per l’omicidio del suo neonato. Lo riporta LifeSite.

 

Come prevedibile, la stampa mainstream sta presentando la vicenda, che era emersa lo scorso anno, come prova della necessità dell’aborto tardivo legale.

 

«La donna voleva interrompere la gravidanza a 36 settimane, ma i pubblici ministeri hanno affermato che il bambino è nato vivo e poi è stato ucciso», ha riferito la BBC. Naturalmente, «interrompere la gravidanza» avrebbe comportato anche l’uccisione dello stesso bambino, dopo che avrebbe potuto sopravvivere fuori dall’utero.

 

Il bambino era nato vivo tramite parto cesareo e i medici lo hanno messo in un congelatore. Il bambino è così morto assiderato. La Kwon, che insistette di non sapere «che la procedura sarebbe stata eseguita in quel modo» (come disse la BBC), è stata condannata a tre anni di carcere con sospensione condizionale; il chirurgo che aveva operato e il direttore dell’ospedale sono stati condannati a quattro e sei anni di carcere.

 

Il caso ha attirato enorme attenzione pubblica in Corea del Sud. Kwon aveva caricato un vlog su YouTube nel 2024 in cui descriveva la sua esperienza di quello che lei chiamava aborto a 36 settimane; il video aveva suscitato indignazione pubblica, accuse di infanticidio e richieste di un’indagine ufficiale. Il ministero della Salute e del Welfare richiese un’indagine di polizia, che ha scoperto che il bambino era nato vivo e successivamente ucciso.

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Quando si è scoperto che il bambino era nato vivo, la polizia ha cambiato l’indagine da «aborto non regolamentato» a omicidio – il che, come il caso evidenzia in modo agghiacciante, è una distinzione senza alcuna differenza. Tuttavia, la stampa mainstream sottolinea che queste condanne segnano «la prima volta che vengono mosse accuse di omicidio contro donne che chiedevano un’interruzione di gravidanza in fase avanzata e contro i medici coinvolti nella procedura».

 

L’indagine della polizia ha rivelato che l’ospedale aveva falsificato i propri registri, registrando la morte del bambino, morto nel congelatore, come un feto morto. L’ospedale gestiva un’attività di aborto e, secondo i pubblici ministeri, «avrebbe ricevuto un totale di 1,4 miliardi di won (816.260 dollari) per praticare aborti su oltre 500 pazienti», la maggior parte delle quali, come Kwon, era stata presentata all’ospedale da intermediari.

 

Al processo, sia il direttore dell’ospedale che il chirurgo curante hanno confessato di aver ucciso il bambino della Kwon, ed entrambi sono stati immediatamente arrestati. La Kwon ha affermato di non aver saputo di essere incinta fino al settimo mese e di aver cercato di abortire perché aveva bevuto alcolici, fumato e non aveva un reddito stabile.

 

Ma il giudice ha stabilito che la Kwon era stata informata dal personale medico che il suo bambino era sano e aveva sentito il battito cardiaco tramite un’ecografia; è stato anche confermato che la Kwon era consapevole che il suo bambino sarebbe nato vivo tramite taglio cesareo. Il giudice, tuttavia, le ha inflitto una pena più mite a causa della mancanza di supporto per Kwon nella «fase avanzata della gravidanza» e della confusione che circonda il regime abortivo della Corea del Sud.

 

La Corte Costituzionale della Corea del Sud ha annullato il divieto di aborto nel Paese nel 2019 e ha raccomandato ai legislatori di approvare emendamenti che consentano l’aborto fino a 22 settimane (la prima settimana di vita di un bambino fuori dall’utero è di 21 settimane). Il Parlamento ha avuto tempo fino alla fine del 2020 per modificare le leggi sull’aborto. Il governo dio Seul ha proposto un disegno di legge che legalizza l’aborto su richiesta fino a 14 settimane, con il feticidio consentito fino a 24 settimane in caso di stupro o specifiche condizioni di salute.

 

«Tuttavia, quel disegno di legge è rimasto bloccato in Parlamento, a causa dell’opposizione dei legislatori conservatori per motivi religiosi», ha riferito la BBC. «Quando la rimozione del divieto è entrata in vigore nel 2021, il Paese non aveva alcuna legislazione in vigore per regolamentare l’aborto». Pertanto, l’aborto è ora praticato in un vuoto giuridico.

 

L’aborto è depenalizzato e non regolamentato: il Paese estremo orientale, dove spopolano sette protestanti di ogni genere, è ora un Far West del feticidio.

 

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