Bioetica
A proposito dei volantini di SìAmo distribuiti al WFC di Verona
A seguito di alcune segnalazioni pervenuteci a proposito del volantino che gli amici di SìAmo hanno distribuito nei pressi dal World Congress of Families (WCF), tenutosi a Verona dal 28 al 30 marzo scorso, e visto che da più parti ci è stato chiesto un parere rispetto alle polemiche proposito, abbiamo deciso di riassumere in poche righe il nostro punto di vista.
Ci sembra doveroso offrire qualche spunto di chiarimento su questa vicenda, poiché potremmo dire, il tema dei vaccini prodotti con linee cellulari di feti abortiti è uno dei principali motivi per cui Renovatio 21 è stata fondata.
Premettiamo che il nostro rapporto con SìAmo è fatto più che altro di conoscenze personali e di amicizie che vanno aldilà del giudizio sul Movimento. È certo che abbiamo incontrato e conosciuto, in particolare fra i vertici e i fondatori, ottime persone, interessate ad agire verso il bene. Abbiamo sempre apprezzato la presenza di sostenitori e dirigenti di SìAmo agli eventi di Renovatio 21.
Ciò detto, ci preme specificare che non possiamo sposare tutta la linea del Movimento, in particolare su alcuni dibattuti e controversi temi etici.
Riteniamo che l’idea dei volantini distribuiti nei pressi della Gran Guardia (che, facciamo una rivelazione, è stata restaurata dal comune di Verona assieme alla Glaxo) non sia da condannare: è chiaro che SìAmo ha voluto semplicemente far notare l’incoerenza del “popolo pro-famiglia” riunito in quel di Verona, dove si è parlato di aborto senza però spendere una parola sul tema dei vaccini moralmente illeciti: quelli prodotti con linee cellulari di feti abortiti come, in Italia, l’MPR o MPR+V – inoculati obbligatoriamente dentro ai corpi dei nostri figli.
Lo hanno fatto bene? Forse poteva esser fatto meglio: anzitutto precisando, proprio sul volantino – per evitare così le petulanti correzioni di quanti si improvvisano professori di teologia morale – che solo alcuni vaccini sono prodotti con linee cellulari di feti abortiti. Precisiamo che anche quelli fatti con cellule animali, come l’esavalente (fatto con linee cellulari Vero, cioè pezzi di rene di scimmia) dovrebbero poter incontrare, come abbiamo ripetuto infinite volte, la legittima obiezione etica da parte di persone con sensibilità animalista.
Nessun compromesso sulla Vita umano. Nessuno. Il Rinnovamento di questo XXI secolo passa per questa semplice regola.
In un post Facebook in cui SìAmo ha dato visibilità a questa azione di volantinaggio informativo, fra i commenti alcune persone hanno fatto anche riferimento allo scandalo della Planned Parenthood, dando per assodato che gli aborti volontari e pianificati avvenuti all’interno della clinica di morte americana siano tutti serviti per produrre vaccini. Questo è effettivamente un errore molto diffuso nell’ambiente cattolico (o anche non necessariamente cattolico) legato alla libertà di scelta vaccinale.
Lo scandalo ha dato la sola certezza che quei feti sacrificati sull’altare della «autodeterminazione della donna» e poi finiti nei laboratori della scienza medica servano per ogni genere di ricerche. Con estrema probabilità,ricerche che possono includere quelle volte a testare nuove linee cellulari (sappiamo, grazie a Debi Vinnedge intervenuta a Roma al nostro Convegno, che i feti finiti a produrre linee cellulari non sono due, ma centinaia e centinaia solo negli USA), ma ciò non ci permette in ogni caso di essere approssimativi a proposito di un tema così delicato.
Non ci è permesso di essere approssimativi a proposito di un tema così delicato
Passando poi al tema della «libertà di scelta» in ambito vaccinale e che qualcuno vorrebbe paragonare ad altri temi morali, come appunto l’aborto, bisogna dire che le questioni non possono essere affrontate e messe sullo stesso piano. Precisiamo che non è di nostro interesse prendere posizioni a favore del WCF di Verona – sul quale gli animatori di Renovatio 21 hanno scritto, altrove, anche in modo parecchio critico – dove si è parlato pavidamente e in modo compromissorio (cioè, democristianamente) di «buona e totale applicazione della L. 194/78». Proprio per tale motivo vorremmo mettere comunque in guardia dai presunti ambienti “pro-Life” e “pro-Family”, ma anche dalla distorta idea che libertà di scelta vaccinale e libertà di abortire siano sullo stesso piano.
La prima, inevitabilmente, interessa anzitutto un obbligo di legge che vuole decidere sulla vita dei nostri figli, pur essendo i nostri figli sani e non contagiosi o pericolosi per gli altri come si vorrebbe assurdamente far credere. L’uncino dello Stato, dunque, che vuol decidere per un altro individuo scavalcando la sovranità familiare esercitata dai genitori; nel secondo caso, invece, lo Stato vuole che sia la donna a decidere: ma sulla vita di qualcun altro. La L.194/78 che i “pro-Life” di Stato, alla stregua dei “pro-Choice”, si guardano bene di attaccare interamente, vuole consegnare diritti ad un solo soggetto (la donna) quando i soggetti coinvolti in una decisione così grave sono tre: la donna, il bambino, e (noi non lo dimentichiamo!) l’uomo, compagno o marito che di quel bimbo è il padre.
È distorta l’idea per cui la libertà di scelta vaccinale e la libertà di abortire siano sullo stesso piano
Capite bene come in questo caso sia semplicemente assurdo parlare di libertà di scelta soltanto per la donna non tenendo conto, proprio come accade nel testo della legge, degli altri due soggetti interessati, in particolare del soggetto più debole – il feto – che avrebbe eticamente il diritto di essere tutelato, in quanto debole, più di qualsiasi altro soggetto.
Il paragone con la libertà di scelta vaccinale risulta perciò totalmente inopportuno o quantomeno privo delle ragionevoli e dovute riflessioni.
Speriamo che anche gli amici di SìAmo possano comprendere come le due cose non possano andare insieme, pur rimanendo giustissima e validissima la critica per incoerenza mossa agli organizzatori e ai relatori del Congresso di Verona.
Speriamo che chi giustamente pretende «che i bambini vengano considerati sacri» capisca che è la Vita stessa ad essere un bene indisponibile e, quindi, sacra dal suo concepimento fino alla morte naturale.
Questo è ciò in cui crede Renovatio 21: se rimuovi la sacralità della vita dal concepimento, l’uso della vita stessa a favore del più forte (l’adulto, il più ricco) viene automatica.
Se autorizzi l’aborto negando al bambino di nascere (e quindi, ne getti il corpo nella spazzatura ospedaliera) come puoi lamentarti di ritrovarti il suo cadavere nei vaccini obbligatori?
Se autorizzi l’aborto negando al bambino di nascere (e quindi, ne getti il corpo nella spazzatura ospedaliera) come puoi lamentarti di ritrovarti il suo cadavere nei vaccini obbligatori?
Se uccidi un bambino per legge, come può negare la possibilità di espiantargli gli organi «per il bene della collettività»?
Se permetti un genocidio legale (6 milioni di morti dal 1978: in più, non ancora calcolati con precisione, gli embrioni distrutti dalla fecondazione in provetta) come fai a tenere alla larga la stregoneria farmaceutica e il suo probabile appetito per le cellule staminali con le quali magari produrre pozioni miracolose?
Sono domande a cui Renovatio 21 vuol dare risposta.
Anzi, l’ha già data. Non puoi. Non è possibile.
Dobbiamo comprendere questo assioma: con l’aborto qualsiasi forma di sacrificio umano è possibile. Persino quello della guerra.
Perché, già in sé, l’aborto è una forma di guerra, una guerra di proporzioni atomiche: la legge 194/78 ha inflitto al popolo italiano un danno umano pari a quello di 50 bombe sganciate su Nagasaki.
Non dovete credere a noi. Potete però ascoltare Madre Teresa di Calcutta nel discorso che fece quando, oramai 40 anni fa, ritirò il Premio Nobel per la pace:
«Io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta – un’uccisione diretta – un omicidio commesso dalla madre stessa» – Madre Teresa di Calcutta
«Io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta – un’uccisione diretta – un omicidio commesso dalla madre stessa»
La Difesa dei nostri bambini significa difesa di tutti i bambini – tutti, anche quelli non desiderati dalla loro madre.
Nessun compromesso sulla Vita umano. Nessuno.
Il Rinnovamento di questo XXI secolo passa per questa semplice regola.
Bioetica
Una madre e i medici sudcoreani condannati dopo che un neonato nato vivo è stato messo nel congelatore per morire
Una donna sudcoreana sulla ventina, identificata con il cognome Kwon, è stata condannata insieme a due medici per l’omicidio del suo neonato. Lo riporta LifeSite.
Come prevedibile, la stampa mainstream sta presentando la vicenda, che era emersa lo scorso anno, come prova della necessità dell’aborto tardivo legale.
«La donna voleva interrompere la gravidanza a 36 settimane, ma i pubblici ministeri hanno affermato che il bambino è nato vivo e poi è stato ucciso», ha riferito la BBC. Naturalmente, «interrompere la gravidanza» avrebbe comportato anche l’uccisione dello stesso bambino, dopo che avrebbe potuto sopravvivere fuori dall’utero.
Il bambino era nato vivo tramite parto cesareo e i medici lo hanno messo in un congelatore. Il bambino è così morto assiderato. La Kwon, che insistette di non sapere «che la procedura sarebbe stata eseguita in quel modo» (come disse la BBC), è stata condannata a tre anni di carcere con sospensione condizionale; il chirurgo che aveva operato e il direttore dell’ospedale sono stati condannati a quattro e sei anni di carcere.
Il caso ha attirato enorme attenzione pubblica in Corea del Sud. Kwon aveva caricato un vlog su YouTube nel 2024 in cui descriveva la sua esperienza di quello che lei chiamava aborto a 36 settimane; il video aveva suscitato indignazione pubblica, accuse di infanticidio e richieste di un’indagine ufficiale. Il ministero della Salute e del Welfare richiese un’indagine di polizia, che ha scoperto che il bambino era nato vivo e successivamente ucciso.
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Quando si è scoperto che il bambino era nato vivo, la polizia ha cambiato l’indagine da «aborto non regolamentato» a omicidio – il che, come il caso evidenzia in modo agghiacciante, è una distinzione senza alcuna differenza. Tuttavia, la stampa mainstream sottolinea che queste condanne segnano «la prima volta che vengono mosse accuse di omicidio contro donne che chiedevano un’interruzione di gravidanza in fase avanzata e contro i medici coinvolti nella procedura».
L’indagine della polizia ha rivelato che l’ospedale aveva falsificato i propri registri, registrando la morte del bambino, morto nel congelatore, come un feto morto. L’ospedale gestiva un’attività di aborto e, secondo i pubblici ministeri, «avrebbe ricevuto un totale di 1,4 miliardi di won (816.260 dollari) per praticare aborti su oltre 500 pazienti», la maggior parte delle quali, come Kwon, era stata presentata all’ospedale da intermediari.
Al processo, sia il direttore dell’ospedale che il chirurgo curante hanno confessato di aver ucciso il bambino della Kwon, ed entrambi sono stati immediatamente arrestati. La Kwon ha affermato di non aver saputo di essere incinta fino al settimo mese e di aver cercato di abortire perché aveva bevuto alcolici, fumato e non aveva un reddito stabile.
Ma il giudice ha stabilito che la Kwon era stata informata dal personale medico che il suo bambino era sano e aveva sentito il battito cardiaco tramite un’ecografia; è stato anche confermato che la Kwon era consapevole che il suo bambino sarebbe nato vivo tramite taglio cesareo. Il giudice, tuttavia, le ha inflitto una pena più mite a causa della mancanza di supporto per Kwon nella «fase avanzata della gravidanza» e della confusione che circonda il regime abortivo della Corea del Sud.
La Corte Costituzionale della Corea del Sud ha annullato il divieto di aborto nel Paese nel 2019 e ha raccomandato ai legislatori di approvare emendamenti che consentano l’aborto fino a 22 settimane (la prima settimana di vita di un bambino fuori dall’utero è di 21 settimane). Il Parlamento ha avuto tempo fino alla fine del 2020 per modificare le leggi sull’aborto. Il governo dio Seul ha proposto un disegno di legge che legalizza l’aborto su richiesta fino a 14 settimane, con il feticidio consentito fino a 24 settimane in caso di stupro o specifiche condizioni di salute.
«Tuttavia, quel disegno di legge è rimasto bloccato in Parlamento, a causa dell’opposizione dei legislatori conservatori per motivi religiosi», ha riferito la BBC. «Quando la rimozione del divieto è entrata in vigore nel 2021, il Paese non aveva alcuna legislazione in vigore per regolamentare l’aborto». Pertanto, l’aborto è ora praticato in un vuoto giuridico.
L’aborto è depenalizzato e non regolamentato: il Paese estremo orientale, dove spopolano sette protestanti di ogni genere, è ora un Far West del feticidio.
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Bioetica
Il Lussemburgo vuole sancire l’aborto nella sua Costituzione
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Un tradimento delle radici cattoliche
Per chi sostiene una cultura della vita, lo shock rimane profondo. Il CSV, storico partito cristiano-sociale, ha votato a stragrande maggioranza (circa 16 membri su 21), nonostante la sua eredità cattolica. Accettando questa iscrizione per consolidare la sua coalizione con il Partito Democratico (DP) e altri, sembra allontanarsi dai suoi valori fondanti. Come può un partito che si dichiara cristiano contribuire a stabilire come principio costituzionale ciò che per molti resta un crimine, una tragedia umana e un attentato alla vita innocente? Consacrando questa libertà nella legge fondamentale, lo Stato non si limita più a depenalizzare l’aborto a determinate condizioni (come dal 1978, con recenti allentamenti): lo protegge in modo permanente da qualsiasi arretramento politico, presentandolo come una conquista irreversibile.Aiuta Renovatio 21
Una grande rottura antropologica
Guidata in particolare dalla ministra per le Pari Opportunità, Yuriko Backes (DP), questa riforma mira a posizionare il Lussemburgo come un «pioniere» dei diritti sociali. Tuttavia, inverte la gerarchia: l’autonomia individuale prevale sul diritto naturale alla vita, spezzando il legame intergenerazionale che obbliga i più forti a proteggere i più deboli. Segno di un generale calo di interesse, il dibattito è stato relativamente calmo, nonostante alcuni accesi scambi di opinioni. Le obiezioni morali rimangono discrete o timide. Eppure, la costituzionalizzazione dell’aborto cambia radicalmente la situazione. Per non parlare della negazione della legge naturale che questa pratica implica, essa minimizza anche il trauma psicologico per molte donne e la mancanza critica di alternative reali – massicce politiche pro-maternità – che potrebbero offrire una vera alternativa all’aborto. Una cosa è certa: mentre l’Europa si trova ad affrontare un inverno demografico senza precedenti , la scelta del Lussemburgo suona come un’ammissione di resa. Di fronte a questo diktat ideologico, cattolici e attivisti pro-life hanno il dovere di testimoniare che ogni vita umana è un dono del Creatore, dal concepimento alla morte naturale, un dono che nessuna maggioranza parlamentare può legittimamente abolire.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Bioetica
Circoncisione, scoppia l’incidente diplomatico: il Belgio convoca l’ambasciatore americano
Giorni fa Belgio ha convocato l’ambasciatore statunitense Bill White dopo che questi ha accusato le autorità del Paese di molestare la comunità ebraica. Si tratta di un importante sviluppo che porta alla luce il cortocircuito della circoncisione, che è di fatto una mutilazione genitale infantile al pari dell’infibulazione ma che, specie in ambito delle comunità ebraiche gode di un qualche status privilegiato, mentre va ricordato come essa abbia una sua storia precipua anche negli Stati Uniti d’America.
In un post su X White aveva chiesto al Belgio di ritirare l’azione penale nei confronti di tre mohel (figure religiose ebraiche che praticano circoncisioni) sospettati di aver eseguito tali procedure ad Anversa – antica capitale del taglio dei diamanti, attività principale di una nutrita comunità di famiglie ebraico-ortodosse – senza una licenza medica.
«Fermate questa inaccettabile molestia nei confronti della comunità ebraica qui ad Anversa e in Belgio», ha scritto White, aggiungendo che i mohel stavano «facendo ciò per cui sono stati addestrati per migliaia di anni».
Anti Semitism is UNACCEPTABLE in any form & it must be rooted out of our society.
President TRUMP @POTUS @realDonaldTrump @JDVance @VP @SecRubio @StateSEAS @DeputySecState and I call upon all of Belgium to do a much better job on this subject !
TO BELGIUM,
SPECIFICALLY YOU…
— Ambassador Bill White (@BillWhiteUSA) February 16, 2026
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White ha inoltre accusato il ministro della Salute belga Frank Vandenbroucke di essere stato «molto maleducato» e di essersi rifiutato di stringergli la mano o di posare per una fotografia durante il loro primo incontro. «Era chiaro che non ti piaceva l’America», ha scritto White.
Il ministro degli Esteri belga Maxime Prevot ha condannato le dichiarazioni di White. «Qualsiasi insinuazione che il Belgio sia antisemita è falsa, offensiva e inaccettabile. Il Belgio condanna l’antisemitismo con la massima fermezza», ha scritto Prevot su X.
«Gli attacchi personali contro un ministro belga e l’ingerenza in questioni giudiziarie violano le norme diplomatiche fondamentali», ha aggiunto. Il Prevot ha precisato che, secondo la legge belga, solo i medici qualificati sono autorizzati a eseguire circoncisioni e ha affermato che si asterrà dal commentare il caso specifico.
(EN) Any suggestion that Belgium is antisemitic is false, offensive, and unacceptable. Belgium condemns antisemitism with the greatest firmness. The fight against antisemitism, and all forms of hatred and discrimination, is an absolute priority for our country.
Everyone must be…
— Maxime PREVOT (@prevotmaxime) February 16, 2026
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In seguito lo White ha dichiarato ai giornalisti che «non c’era bisogno di scuse» da parte sua e ha espresso la speranza che il Belgio «legalizzerebbe questo processo in modo che queste persone possano riprendere la loro vita».
Il ministro degli Esteri israeliano Gedeone Saar ha appoggiato White, citando quello che ha descritto come «un forte e continuo aumento degli attacchi antisemiti in Belgio», esortando il Prevot a «guardarsi attentamente allo specchio e riconoscere la realtà».
In risposta, il Prevot ha messo in guardia contro «l’uso inflazionistico del termine antisemitismo» e ha respinto le affermazioni di un diffuso sentimento antiebraico in Belgio – sì, persino nel «laico» (cioè, massonico) Regno del Belgio l’accusa di antisemitismo sembra essersi stinta sino a non significare più nulla, se non la protervia dell’accusatore, che è spesso giudeo o schierato per qualche ragione con gli interessi dello Stato di Israele.
Come riportato da Renovatio 21, accuse di antisemitismo al Paese ospitante erano state mosse anche dall’ambasciatore USA a Parigi, Kushner, palazzinaro giudeo padre del genero di Trump Jared, ex galeotto e grande finanziatore di Netanyahu in Israele (in America, invece, sosteneva il Partito Democratico).
La circoncisione è un tema che nessuno vuole dibattere, tuttavia la sua rivoltante contraddizione talvolta emerge dalla cronaca.
È bizzarro come il mondo «laico», che ritiene il battesimo dei bambini come una forzatura religiosa su di una persona che non può decidere in autonomia, non abbia niente da dire contro questa oscena mutilazione genitale infantile – e dobbiamo ancora trovare qualcuno che ci convinca del fatto che la circoncisione sia diversa dall’infibulazione, quella sì, per qualche motivo, invisa alla società.
«Il taglio genitale non terapeutico priva il bambino, quando diventerà l’adulto, dell’opportunità di rimanere geneticamente immodificato (o intatto)» hanno scritto due bioeticisti oxoniani i due bioeticisti Lauren Notini e Brian D. Earp «Plausibilmente, la persona le cui “parti private” saranno permanentemente influenzate dal taglio dovrebbe avere la possibilità di valutare se è ciò che desidera, alla luce delle loro preferenze e valori a lungo termine»
Di fatto, l’individuo circonciso perde per sempre la sua integrità, vedendosi amputata una parte del corpo straordinariamente ricca di terminazione nervose, che sono quelle che danno il piacere durante l’atto sessuale. Notoriamente, l’infibulazione – condannata da tutte le società occidentali – agisce nello stesso identico modo.
C’è poi la questione della sicurezza dell’operazione mutilativa: i casi di bambini morti per circoncisione abbondano, anche in Italia, Nel 2023 bambino nigeriano è morto pochi giorni fa in zona Castelli Romani dopo una circoncisione fatta in casa. A Tivoli, nel 2018, morì un altro bambino nigeriano di appena due anni: aveva subito la circoncisione da parte di un sedicente medico; in quel caso, almeno, si salvò il gemello, portato d’urgenza in ospedale. Reggio Emilia, marzo 2019: neonato di famiglia ghanese, cinque mesi, morto dopo «diverse ore di agonia». Monterotondo, provincia di Roma, tre mesi prima: bimbo nigeriano di due anni morto per lo stesso motivo. Genova, aprile 2019, neonato morto nel quartiere Quezzi, e condannato a otto anni di carcere il nigeriano 34enne che aveva eseguito il taglio del prepuzio. Torino, giugno 2016: bebè di genitori ghanesi, circonciso in casa, morto in ospedale. Treviso, ottobre 2008: bimbo di due mesi morto per emorragia. Bari, luglio 2008: bambino deceduto per grave emorragia, «causata probabilmente da circoncisione fatta a domicilio».
Secondo dati ripetuti in questi giorni da tutti i giornali, le circoncisioni clandestine in Italia costituirebbero il 40% del totale. Su più di 15.000 circoncisioni richieste all’anno solo 8.500 vengono eseguite su territorio nazionale, mentre 6.500 operazioni di taglio del prepuzio sono effettuate nei Paesi d’origine dove gli immigrati tornano per «turismo etnico» (talvolta, come si è appreso, anche quando si dichiarano «rifugiati» e stanno facendo il percorso burocratico per essere riconosciuti tali totalmente a spese del contribuente italiano).
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Secondo una sigla di medici stranieri operanti in Italia, il 99% delle famiglie musulmane circoncide il bambino quando ha ancora pochi mesi. La realtà è che tuttavia la circoncisione è di fatto istituzionalizzata grazie agli accordi tra lo Stato italiano e la minoranza ebraica.
Come riportato in passato da Renovatio 21, grazie alla legge 101 del 1989 che ratifica l’intesa tra l’Italia e le comunità ebraiche italiane, i maschi di religione ebraica e musulmana possono usufruire di alcuni progetti «clinico-culturali» ed essere circoncisi per 400 euro da un medico in regime di attività libero professionale. La prestazione è da considerarsi al di fuori dei LEA (Livelli essenziali assistenziali). Tra i sottoscrittori il Policlinico Umberto I di Roma, l’Associazione internazionale Karol Wojtyla, la Comunità ebraica di Roma e il Centro islamico culturale d’Italia.
La pressione ebraica si dice abbia fatto cambiare rotta anche all’Islanda, che aveva tentato di liberarsi della pratica barbara. Si tratta della stessa procedura per cui ora, per aver parlato della circoncisione, Kennedy è definito «antisemita».
«Ogni individuo, non importa di che sesso o di quanti anni dovrebbe essere in grado di dare il consenso informato per una procedura che è inutile, irreversibile e può essere dannosa», aveva dichiarato nel 2018 la deputata Silja Dögg Gunnarsdóttir, 44 anni, del Partito progressista dell’Althing, il Parlamento islandese. «Il suo corpo, la sua scelta». «Autonomia» corporale: è lo slogan delle femministe e dell’aborto. È un dogma inscalfibile del mondo moderno.
Il disegno di legge non passò, perché le microcomunità ebraiche e musulmane alzarono un polverone: «l’impatto di questa legge sarebbe sentito molto al di là dei confini dell’Islanda», scriveva una lettera dello spaventatissimo Comitato degli affari esteri della Camera dei Rappresentanti, spiegando che la «mossa renderebbe l’Islanda la prima e unica nazione europea a mettere fuori legge la circoncisione. Mentre le popolazioni ebraiche e musulmane in Islanda possono essere poco numerose, il divieto di questo paese sarebbe sfruttato da coloro che alimentano la xenofobia e l’antisemitismo in Paesi con popolazioni più diversificate».
La circoncisione nel mondo è tollerata, forse, anche per la sua straordinaria diffusione presso la popolazione americana. Contrariamente a ciò che possono pensare beceramente alcuni, la questione in nessun modo è legata ai rapporti tra l’ebraismo e gli USA. La fonte della pratica è la stessa dei cereali che con probabilità il lettore consuma il mattino: John Harvey Kellogg (1852-1943).
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Il Kellogg era un dottore nutrizionista, oltre che un imprenditore di successo e un gran cultore dell’eugenetica. Tuttavia, un pensiero lo ossessionava: quello della riduzione della masturbazione presso la popolazione maschile.
Ecco quindi che raccomandò la circoncisione come rimedio: si taglia subito il prepuzio al bambino e lui non si toccherà crescendo. La cosa ancora più allucinante è che anche i cereali da lui commerciati (da qualche mese di proprietà della Ferrero) avevano in teoria lo stesso scopo: erano sostanze che riteneva «anafrodisiache» e che quindi andavano impiegate in massa per scoraggiare l’onanismo.
Kellogg, che come si è visto godeva di una certa influenza, era convinto sostenitore anche del vestirsi di bianco e dei clisteri, da praticare soprattutto se si erano assorbiti veleni come tè, caffè, cioccolato. Il Kelloggo, inoltre, scoraggiava il mescolarsi tra le razze: a fine carriera si dedicò alla creazione di una «Race Betterment Foundation, («Fondazione per il miglioramento della razza»), che propalava pure eugenetica razzista americana (registri genetici, sterilizzazioni delle «persone mentalmente difettose»), di quella che poi piacque assai allo Hitler, che – cosa poco nota – prese alcune leggi degli Stati americani come suo modello per la Germania nazionalsocialista.
L’America odierna, e il mondo tutto, si trova quindi ancora alle prese con l’eredità di questo tizio: circoncisione e colazione con cereali tostati. L’eugenetica, nel frattempo, la si fa con le provette.
Come riportato da Renovatio 21, l’attuale segretario alla Saluta USA Roberto Kennedy jr. fu sommerso di critiche ed improperi quando osò ricordare studi esistenti che ipotizzano una correlazione tra la circoncisione e l’autismo.
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