Essere genitori
Bambini esclusi dalle materne a Faenza, parla il Comitato Art.32
Nell’ultima settimana Faenza è balzata agli onori delle cronache locali e perfino nazionali per via di alcune esclusioni dalle scuole materne a danno di bambini che, a quanto avrebbero detto alcune dirigenti scolastiche, non sarebbero in regola con la documentazione vaccinale richiesta.
Decisioni apparentemente arbitrarie e nemmeno in linea con ciò che la legge dice.
È evidente che siamo davanti ad un far-west applicativo in cui, a causa del grande caos creato dalle legge Lorenzin e non chiarito o forse addirittura peggiorato dall’attuale Ministro alla Salute Giulia Grillo, ognuno fa ciò che vuole.
«Questa situazione è stata creata ad arte per poter portare avanti una decisione arbitraria che ci è stata venduta come il bene della gente, imposta alla gente raccontando a loro sempre verità molto parziali e rifiutando sistematicamente ogni dialogo e confronto reale»
Renovatio 21 ha raggiunto l’Ing. Paolo Svegli, Presidente del Comitato Art. 32 Libertà e Salute, per farci raccontare come sono andate veramente le cose e come si sta evolvendo la situazione a Faenza.
Ing. Svegli, vuole prima di tutto spiegarci brevemente di cosa si occupa il vostro comitato e quando è nato?
Il nostro comitato è nato quando abbiamo sentito minacciata la nostra libertà di cura, cioè quando la legge regionale e poi la legge nazionale (legge Lorenzin) diventava stringente sulla frequentazione di asili e materne per i bambini non vaccinati. Casualmente proprio il 31 luglio 2017 siamo andati a fare la registrazione del comitato all’Agenzia delle Entrate, mentre contemporaneamente il decreto legge Lorenzin diventava legge.
Entriamo subito nel merito dei fatti di cronaca che in questi giorni hanno scosso Faenza: cosa è successo dopo il famigerato 10 marzo?
È successo che alcuni dirigenti scolastici hanno fatto confusione tra le tante norme e hanno ritenuto di dover interpretare la legge richiedendo quanto non previsto dalla legge stessa e, in modo anche piuttosto disordinato (alcune telefonate, messaggi a voce, fogli consegnati a mano…) hanno comunicato ad alcuni genitori che i loro figli dovevano produrre altra documentazione, pena l’esclusione dalla scuola stessa.
«Questa situazione ha fatto sì che in alcune scuole si sia continuato a frequentare senza problemi e in altre ci siano stati momenti di tensione tra le maestre (messe a fare i guardiani) e i genitori consapevoli»
In un caso poi la dirigente ha dato disposizione alle maestre di allontanare i bimbi che non portassero la documentazione che lei richiedeva. Questa situazione ha fatto sì che in alcune scuole si sia continuato a frequentare senza problemi e in altre ci siano stati momenti di tensione tra le maestre (messe a fare i guardiani) e i genitori consapevoli che invece, verificato tramite il nostro pool di legali come stavano le cose, pretendono di lasciare i bimbi a scuola.
Quanti sono i bambini attualmente esclusi da asili e materne?
A venerdì scorso per l’area che gestisce il nostro comitato solo i due della scuola di Brisighella.
Difficile pensare che solo questi siano i bambini non vaccinati su tutto il territorio di Faenza…
Infatti, ed in effetti questo mette in evidenza come l’applicazione della legge sia assolutamente arbitraria da parte di qualcuno.
Ci spieghi cosa è successo all’interno di due scuole dove, racconta la cronaca locale e finanche nazionale, sono intervenuti i carabinieri.
Cominciamo con dire che i carabinieri quando sono arrivati, sono stati molto gentili e disponibili all’ascolto: ci hanno chiesto cosa facevamo, glielo abbiamo spiegato e direi che hanno avuto modo di capire che siamo persone informate e attente.
«I carabinieri quando sono arrivati sono stati molto gentili e disponibili all’ascolto»
Alcuni membri del comitato hanno accompagnato alcuni genitori, facendogli da sostegno emotivo per fare entrare i propri figli nelle varie scuole dove era stato detto loro (a voce) che non potevano entrare. In alcuni casi si è parlato, anche discusso, ma nessuno ha mai offeso nessuno (e abbiamo registrato tutto per sicurezza di non essere strumentalizzati, cosa che poi puntualmente è accaduta).
Chi si è preso la responsabilità di voler escludere questi bambini?
Le maestre presenti, in alcuni casi, ci hanno mostrato un foglio dicendo: «devo eseguire gli ordini, sono una dipendente». In altri casi non c’era nemmeno il foglio e la segreteria, con cui abbiamo provato a metterci in contatto, non ha voluto parlare con noi. Mi pare che alla fine siano state le maestre (loro malgrado) a prendersi tale responsabilità.
«La cosa veramente grave al di là di tutti i punti di vista è che dei bambini siano stati tenuti fuori da scuola senza alcuna comunicazione ufficiale»
La cosa veramente grave al di là di tutti i punti di vista è che dei bambini siano stati tenuti fuori da scuola senza alcuna comunicazione ufficiale (e anche di questo abbiamo la registrazione della vicepreside che, in presenza di un carabiniere e di due genitori cerca la ricevuta di ritorno della raccomandata senza ovviamente trovarla). Questo è un fatto gravissimo che mette insieme, a nostro parere, un’interpretazione arbitraria della legge, con un abuso d’ufficio.
Ma erano in regola con la documentazione richiesta dalla legge?
«I bambini erano in regola perché i genitori non avevano fatto l’autocertificazione ad inizio anno, ma avevano portato la richiesta d’appuntamento e quindi risultavano dentro l’iter previsto dall’AUSL territoriale»
I bambini erano in regola perché, come ha spiegato il legale del nostro comitato che lavora in un pool di livello nazionale, in una nota inviata anche al provveditore agli studi, i genitori non avevano fatto l’autocertificazione ad inizio anno, ma avevano portato la richiesta d’appuntamento e quindi risultavano dentro l’iter previsto dall’AUSL territoriale.
E allora perché le maestre e la preside volevano proibirvi di far entrare i bambini?
Evidentemente perché la preside ha voluto persistere nell’interpretare la legge in un modo tutto suo (e di pochi altri in tutt’Italia), e ha fatto pressione (così ci è stato detto dalle insegnanti stesse) sul corpo docenti. Alcune maestre si sono prese la responsabilità di obbedire ciecamente, altre ci risulta si siano informate (anche dal loro sindacato) e hanno perciò avuto un atteggiamento totalmente diverso.
Qualche quotidiano ha parlato di genitori che hanno minacciato le maestre: corrisponde al vero? Che toni sono stati utilizzati nei vostri dialoghi?
L’unica minaccia che potrebbe esserci stata è stata quella di tornare il giorno dopo per accompagnare i bambini. Nella discussione ogni tanto si è alzata la voce, ma nessuno ha offeso nessuno, tantomeno minacciato nessuno.
«Nella discussione ogni tanto si è alzata la voce, ma nessuno ha offeso nessuno, tantomeno minacciato nessuno»
I carabinieri, ci diceva, sono stati quindi disponibili?
Sono stati gentilissimi, hanno cercato di capire, e hanno cercato di promuovere un punto d’accordo per il bene dei bambini, purtroppo senza mai mettere in discussione quando veniva detto dal rappresentante della scuola di turno, ma rimanendo senza parole ogni volta che gli veniva chiesto da un genitore: «ma a voi sembra normale che per una settimana a mia figlia sia stato impedito l’accesso in assenza di una comunicazione ufficiale?».
Pensa che la cosa finisca qui?
Noi pensiamo di essere onesti e dalla parte della legge, ci confrontiamo volentieri con tutti, e non credo proprio che staremo in silenzio ad obbedire, perché niente è più importante di difendere i diritti dei nostri figli.
«Non credo proprio che staremo in silenzio ad obbedire, perché niente è più importante di difendere i diritti dei nostri figli»
Come pensate di muovervi allora?
Seguendo ogni possibilità concessa dalla legge per fare capire che stiamo assistendo ad un vero e proprio reato. Faremo un esposto alla magistratura se serve, ci muoveremo su tutti i piani che ci vengono concessi per tutelare i nostri diritti e quelli dei bambini.
Come si è potuti arrivare ad una situazione così allucinante ed evocatrice di storici tempi bui che tutti pensavano di poter aver lasciato alle spalle?
Semplicemente creandola. Questa situazione è stata creata ad arte per poter portare avanti una decisione arbitraria che ci è stata venduta come il bene della gente, imposta alla gente raccontando a loro sempre verità molto parziali e rifiutando sistematicamente ogni dialogo e confronto reale. Siamo esattamente dove è stato pianificato che dovevamo giungere, esattamente come nel 1938: l’unica differenza è che forse abbiamo più speranza nel risveglio delle coscienze e più strumenti che allora.
Cristiano Lugli
Essere genitori
Radiazioni wireless, «i bambini sono particolarmente vulnerabili»
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) sta raccogliendo pareri pubblici sui potenziali effetti dannosi delle radiazioni a radiofrequenza (RF), più comunemente note come radiazioni wireless, sulla salute umana e sull’ambiente. Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense, ha dichiarato all’HHS che le agenzie di regolamentazione federali e le autorità governative hanno sistematicamente ignorato le domande relative all’esposizione pericolosa, a lungo termine e cumulativa alle radiazioni wireless. «I bambini sono particolarmente vulnerabili e meritano una considerazione speciale», ha affermato Holland.
Di seguito il commento di Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense, inviato al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS).
Invio questo commento in qualità di CEO di Children’s Health Defense per esprimere serie preoccupazioni in merito alle potenziali conseguenze per la salute pubblica derivanti dalla rapida espansione delle infrastrutture wireless, in particolare per quanto riguarda i bambini.
Per anni, Children’s Health Defense ha ascoltato direttamente e collaborato con famiglie che affrontano gravi problemi di salute associati alla crescente esposizione alle radiazioni elettromagnetiche artificiali (REM) provenienti dalla tecnologia wireless. Storie come quella di Amelia Gilardi di Pittsfield, Massachusetts, che si è ammalata gravemente in seguito all’attivazione di un’antenna per telefonia mobile nel suo quartiere, ci ricordano che la tecnologia e le infrastrutture wireless hanno un costo. Dietro la promessa di una maggiore connettività ci sono bambini e famiglie che soffrono di problemi di salute debilitanti e, troppo spesso, sono i nostri figli a pagarne il prezzo.
I bambini sono particolarmente vulnerabili e meritano un’attenzione speciale. Sono esposti alle radiazioni wireless in età sempre più precoce, spesso a partire dalla gravidanza e per tutta l’infanzia e l’età adulta, nelle loro case, scuole, comunità e luoghi di lavoro. L’uso diffuso di schermi e dispositivi wireless è diventato la norma e viene persino incoraggiato, mentre le domande sui pericolosi effetti dell’esposizione a lungo termine e cumulativa continuano a essere sistematicamente ignorate dalle agenzie di regolamentazione federali e dalle autorità governative.
Le attuali linee guida della FCC sull’esposizione alle radiofrequenze risalgono al 1996 e sono fondamentalmente errate e obsolete. La tecnologia e le infrastrutture wireless si sono sviluppate enormemente da quando le linee guida sono state introdotte, eppure l’industria ha attivamente soppresso la vasta letteratura scientifica che dimostra chiaramente i danni per le persone e l’ambiente. Inoltre, le agenzie di regolamentazione federali non hanno ancora dimostrato al pubblico che le linee guida della FCC sull’esposizione alle radiofrequenze, risalenti a decenni fa, proteggano adeguatamente i bambini, le altre popolazioni vulnerabili e l’ambiente dai rischi di esposizione.
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Anziché continuare ad aumentare drasticamente l’esposizione della popolazione alle radiazioni wireless, dovremmo adottare un approccio precauzionale e cogliere questa opportunità per esaminare a fondo lo stato attuale della letteratura scientifica e condurre nuovi studi che tengano adeguatamente conto delle conseguenze a lungo termine dell’esposizione ubiqua e cumulativa agli ambienti wireless attuali e futuri. Ciò significa sostenere la ricerca indipendente sugli effetti delle radiazioni a radiofrequenza sulla salute e sullo sviluppo, in particolare sugli effetti su bambini, donne in gravidanza e altre popolazioni vulnerabili.
Inoltre, è altrettanto fondamentale che le agenzie di regolamentazione federali siano trasparenti riguardo alla letteratura scientifica utilizzata per stabilire gli standard di esposizione e che garantiscano che questi siano basati su modelli biologicamente rilevanti. Tale letteratura scientifica deve essere indipendente dall’influenza dell’industria e da qualsiasi entità che abbia un interesse finanziario nella continua diffusione delle tecnologie wireless. È di fondamentale importanza che l’HHS e le altre agenzie di sanità pubblica svolgano un ruolo centrale nella valutazione delle prove e nell’individuazione delle lacune di ricerca ancora esistenti.
Children’s Health Defense continuerà a promuovere un’implementazione responsabile delle infrastrutture wireless, dando priorità alla salute pubblica rispetto all’espansione delle reti wireless e ai profitti del settore. Crediamo che le famiglie e le comunità meritino opportunità concrete per comprendere e affrontare questi rischi e continueremo a difendere i migliori interessi delle persone, della salute pubblica e dell’ambiente.
Non dobbiamo permettere che un’altra generazione di bambini venga danneggiata dagli effetti delle radiazioni wireless. Per il bene dei nostri figli e del loro futuro, dobbiamo affidarci alla scienza indipendente, agire con trasparenza e attuare le protezioni necessarie per prendere decisioni più sicure e responsabili riguardo all’ambiente wireless in cui stanno crescendo.
Esorto l’HHS a dare priorità a ricerche rigorose, indipendenti e trasparenti sugli effetti delle radiazioni wireless sulla salute e sullo sviluppo, in particolare per i bambini e le altre popolazioni vulnerabili. Poiché le tecnologie wireless sono sempre più integrate nella nostra vita quotidiana, abbiamo la responsabilità di garantire che il loro ampio utilizzo sia guidato da solide basi scientifiche e accompagnato da salvaguardie che proteggano pienamente la salute e lo sviluppo dei bambini.
Cordiali saluti,
Mary S. Holland, Esq.
Presidente / Amministratore Delegato Children’s Health Defense
© 8 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Ossitocina contro il divorzio, una proposta
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Palmer Luckey reveals the startup he’d build today: oxytocin doping to end divorce
“I would try to end the tragedy of divorce with oxytocin doping for marriage counseling.” “We understand mammal pair bonding pretty well. There’s a lot of people who want to stay together. Most… pic.twitter.com/IqEVT3Gqex — dnap (@dnapway) October 7, 2026
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Essere genitori
Nuovi studi mettono in dubbio i videogiochi terapeutici per bambini
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Una serie di nuovi studi suggerisce che i videogiochi e le app ludicizzate potrebbero aiutare i bambini con ansia, depressione e problemi di attenzione. Tuttavia, i ricercatori stanno anche riscontrando importanti limitazioni, tra cui l’incertezza sul fatto che i miglioramenti misurati su uno schermo si traducano in cambiamenti significativi nella vita dei bambini.
Un videogioco progettato per aiutare i bambini a gestire l’ansia ha ridotto i sintomi in uno studio clinico pubblicato questo mese, a conferma delle crescenti prove che i giochi potrebbero diventare strumenti per il trattamento della salute mentale e comportamentale infantile.
Ma un altro studio, pubblicato appena tre giorni dopo, illustra uno dei problemi centrali che affliggono questo campo emergente: i bambini possono migliorare nelle misurazioni computerizzate dell’attenzione senza necessariamente mostrare miglioramenti comparabili in classe.
I risultati si inseriscono in una nuova ondata di ricerche che esplorano un ambito insolito della sanità pediatrica : l’utilizzo delle qualità immersive e gratificanti dei videogiochi per affrontare patologie che vanno dall’ansia e dalla depressione al disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD).
Cosa succede quando lo schermo stesso diventa parte integrante del trattamento?
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«Dipende da come vuoi usarlo»
Una serie di studi recenti delinea un quadro complesso di come si presenta la gamification in pediatria.
«Qualsiasi intervento può essere utile o dannoso; dipende da come lo si vuole impiegare e utilizzare», ha affermato Megan Connell, Psy.D., in una recente analisi dei videogiochi terapeutici pubblicata sul Journal of Medical Internet Research.
L’avvertimento giunge in un momento in cui si moltiplicano le nuove ricerche sul gioco come strumento terapeutico.
In uno studio clinico randomizzato e controllato, pubblicato il 12 settembre sulla rivista Child Psychiatry & Human Development, i ricercatori hanno testato un intervento digitale ludico per la salute mentale su 118 bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni con ansia da lieve a moderata.
I bambini e i loro genitori sono stati assegnati in modo casuale a utilizzare «Anchors Away», un intervento ludico, oppure a far parte di un gruppo di controllo in lista d’attesa, le cui famiglie inizialmente non hanno ricevuto alcun trattamento.
L’app Anchors Away, a tema nautico, utilizza i principi della terapia cognitivo-comportamentale. I bambini completano attività, praticano abilità terapeutiche, guadagnano punti e li scambiano con premi.
Dopo sei settimane, i gruppi che hanno partecipato al gioco hanno mostrato una significativa riduzione dell’ansia infantile, secondo quanto riportato dai genitori, rispetto al gruppo di controllo in lista d’attesa. Lo studio ha inoltre evidenziato una riduzione dei livelli di ansia nell’arco delle 12 settimane di durata della sperimentazione, rispetto al gruppo di controllo in lista d’attesa.
I ricercatori hanno concluso che lo studio «dimostra l’efficacia di questo intervento digitale per la salute mentale (DMHI) gamificato per i bambini con sintomi di ansia da lievi a moderati e offre spunti sui potenziali meccanismi di cambiamento alla base del miglioramento terapeutico derivante dagli interventi digitali».
Gli autori hanno inoltre affermato che le future sperimentazioni dovrebbero avvalersi di clinici indipendenti per valutare l’ansia dei bambini, anziché basarsi eccessivamente sui resoconti di genitori e figli.
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I bambini hanno migliorato la capacità di attenzione, ma non necessariamente i risultati scolastici.
Uno studio pubblicato tre giorni dopo ha dimostrato che un programma di allenamento basato sui videogiochi migliorava l’attenzione nei bambini di 8 e 9 anni, ma non potenziava le loro capacità di lettura o di matematica, secondo uno studio randomizzato pubblicato su NPJ Digital Medicine.
I ricercatori hanno assegnato a 158 bambini un gruppo di 30 bambini da sottoporre a un programma di allenamento della durata di 10 settimane.
I bambini che hanno partecipato al gioco hanno ottenuto risultati migliori nei test oggettivi di attenzione rispetto ai bambini di un gruppo di controllo attivo. I miglioramenti si sono manifestati nei compiti di attenzione basati sulle prestazioni e nelle misurazioni del tracciamento oculare.
Tuttavia, il gioco non ha migliorato la fluidità nella lettura o nel calcolo matematico rispetto al gruppo di controllo.
I ricercatori hanno affermato che i risultati supportano l’allenamento cognitivo digitale per migliorare le misure oggettive dell’attenzione, pur sottolineando la necessità di una «cauta interpretazione» dei risultati accademici.
È troppo presto per trarre conclusioni sull’efficacia dei videogiochi.
Gli esperti medici hanno valutato i pro e i contro dei videogiochi in ambito pediatrico.
Il dottor Mayank Gupta, direttore medico presso Family Psychological Associates, ha affermato che è «troppo presto per concludere» che i videogiochi in ambito pediatrico siano «trasformativi».
Gupta ha evidenziato gli effetti a lungo termine, i rischi, i probabili aumenti dei costi e altre problematiche, tra cui l’«ipergamificazione», ovvero ciò che accade quando le persone applicano meccaniche di gioco intense e basate sui dati, come il tracciamento in tempo reale, le micro-ricompense e l’iper-personalizzazione, ad ambienti non ludici.
Gupta ha fatto riferimento a EndeavorRx , un videogioco terapeutico autorizzato dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per migliorare la funzione attentiva nei bambini con ADHD. Lo sviluppo del gioco è iniziato nel 2013 e la FDA ha approvato il prodotto nel 2020.
«Sebbene il videogioco EndeavorRx, autorizzato dalla FDA, migliori i punteggi nei test computerizzati di attenzione negli studi clinici, i critici osservano che ha un impatto limitato sull’iperattività o sui cambiamenti comportamentali nel mondo reale», ha affermato Gupta.
Altri ricercatori in campo medico ritengono che i videogiochi possano essere utilizzati in diversi modi nell’assistenza pediatrica.
Zach Wigal, fondatore di Gamers Outreach, un’organizzazione no-profit che fornisce videogiochi, tecnologia e attività ricreative ai bambini ricoverati in ospedale per aiutarli ad affrontare le cure mediche a lungo termine, ha affermato che i bambini nelle strutture sanitarie potrebbero trarne beneficio.
Wigal ha dichiarato a The Defender che gli ospedali spesso «faticano a fornire ai pazienti attività significative oltre alle cure mediche» e che i videogiochi possono essere d’aiuto.
«Questo può contribuire alla solitudine, alla noia e a un generale peggioramento della qualità della vita del bambino durante il ricovero», ha affermato. «I videogiochi possono offrire un’attività familiare, un senso di controllo e l’opportunità di rimanere in contatto con amici e familiari al di fuori dell’ospedale».
Tom Baranowski, Ph.D., illustre professore emerito di pediatria presso il Baylor College of Medicine di Houston, in Texas, ha contribuito allo sviluppo di diversi videogiochi per bambini e crede che abbiano un grande potenziale.
Uno di questi era Squire’s Quest!, un videogioco educativo progettato per aiutare gli alunni di quarta e quinta elementare a mangiare più frutta e verdura. In una sperimentazione clinica, il gioco ha dimostrato «il potenziale per modificare sostanzialmente le abitudini alimentari».
Baranowski ha affermato che i videogiochi possono essere istruttivi se combinati con altre terapie.
«Credo che gli effetti dei giochi siano promettenti, ma principalmente come supporto ad altri tipi di programmi di modifica del comportamento», ha dichiarato a The Defender. «Spero che in futuro i risultati dimostrino che i giochi offrono un’esperienza “divertente” che spinge i ragazzi a tornare e a partecipare all’attività educativa».
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Il paradosso: i videogiochi possono migliorare la salute dei bambini se il «disturbo da gioco» è reale?
La crescita dei giochi terapeutici si verifica mentre i ricercatori continuano a esaminare gli effetti dei media digitali stessi sullo sviluppo dei bambini.
Una revisione sistematica e metanalisi del 2026, pubblicata su JAMA Pediatrics, ha analizzato 153 studi longitudinali che esaminavano l’uso dei media digitali e la salute e lo sviluppo dei bambini.
L’utilizzo dei videogiochi è risultato associato a una maggiore aggressività e a comportamenti esternalizzanti. Tuttavia, è stato anche associato a un livello leggermente superiore di attenzione e funzioni esecutive.
Le stesse qualità che i ricercatori mirano a sfruttare a scopo terapeutico potrebbero quindi coesistere con potenziali rischi nelle esperienze di gioco più ampie dei bambini.
Il 4 settembre, JAMA Network Open ha pubblicato uno studio clinico randomizzato che ha coinvolto 1.793 adolescenti. Lo studio ha esaminato i metodi per prevenire la dipendenza dai videogiochi e altri comportamenti problematici legati all’uso di Internet.
Tra i 205 adolescenti considerati ad alto rischio, quelli che hanno ricevuto un intervento basato sulla terapia cognitivo-comportamentale hanno mostrato, dopo 12 mesi, una riduzione significativa dei sintomi legati al gioco online e all’uso problematico di Internet rispetto agli adolescenti che hanno ricevuto un’educazione all’alfabetizzazione mediatica, che insegnava le capacità di pensiero critico necessarie per accedere e utilizzare responsabilmente tutte le forme di comunicazione.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce il disturbo da gioco d’azzardo nell’undicesima revisione della Classificazione Internazionale delle Malattie.
Ciò non significa che un bambino a cui viene prescritto un gioco terapeutico attentamente progettato corra il rischio di sviluppare un disturbo da gioco d’azzardo. I prodotti terapeutici possono limitare il tempo di gioco, eliminare molte meccaniche dei giochi commerciali ed essere utilizzati sotto supervisione medica.
Questo esempio illustra il singolare paradosso dei videogiochi in medicina: i ricercatori stanno cercando di utilizzare i videogiochi per migliorare la salute dei bambini , mentre altri stanno sviluppando interventi per proteggere alcuni bambini dai problemi legati ai videogiochi stessi.
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Cosa succede quando la partita finisce?
Nel loro insieme, gli studi più recenti presentano un quadro più sfumato di quanto vorrebbero sia i sostenitori che i critici dell’uso degli schermi da parte dei bambini.
Gli interventi basati sul gioco hanno prodotto miglioramenti misurabili nell’ansia infantile, nella depressione adolescenziale e nei sintomi dell’ADHD.
Tuttavia, restano da considerare diversi aspetti. I ricercatori che studiano il nuovo intervento per l’infanzia lo hanno riconosciuto.
«Le prove sull’efficacia dei giochi sono frammentarie», ha dichiarato Baranowski a The Defender. «Non credo che sappiamo quali tecniche di gioco siano più efficaci, con chi e in quali circostanze. “Servono ulteriori ricerche”».
Henrick Karoliszyn, DSW
© 23 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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