Spirito
Polemiche sull’8 per mille
Il collaudato sistema italiano di sostegno finanziario alla Chiesa è davvero a rischio? Il 3 giugno, il Cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha criticato un emendamento all’articolo 47 della Legge 22/85, che disciplina il sostegno finanziario alle religioni in Italia.
Il Cardinale Zuppi ha espresso la sua «delusione» per la decisione unilaterale del governo di modificare gli obiettivi e le modalità di allocazione del gettito fiscale dell’«8 per mille».
Questa modifica mina l’accordo iniziale tra la Chiesa e il Governo, creando disuguaglianze che danneggiano sia la Chiesa cattolica che gli altri beneficiari.
Il Governo ha risposto che l’articolo 47 era stato modificato dal precedente governo di sinistra di Giuseppe Conte e che la recente modifica era di scarsa rilevanza.
Qual è esattamente la situazione? Per comprendere questo sistema dell’«otto per mille», dobbiamo tornare al 1870.
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Genesi dell’«otto per mille»
Dopo l’Unità d’Italia nel 1861, lo Stato Pontificio resistette grazie al sostegno della Francia. Nel 1870, la Prussia attaccò la Francia e costrinse i soldati francesi al ritorno, permettendo all’Italia di conquistare lo Stato Pontificio. Il papa scomunicò il re d’Italia e gli italiani che partecipavano alle elezioni: meno del 20% dei cittadini partecipò alle successive votazioni.
Per risolvere la situazione, Mussolini offrì un risarcimento economico: con il Concordato del 1929, il Vaticano riconobbe la sovranità dell’Italia sull’ex Stato Pontificio e revocò le scomuniche. L’Italia, d’altra parte, pagava uno stipendio ai parroci ed esentava i sacerdoti dal servizio militare.
Dopo la caduta del fascismo, l’Italia incorporò il Concordato nella sua Costituzione. Nel 1984, il Vaticano e il governo di Bettino Craxi firmarono un nuovo concordato. Il Vaticano ha garantito che il Concordato rimanesse un trattato regolato dal diritto internazionale.
Inoltre, l’Italia e il Vaticano hanno abolito il sistema di remunerazione dei parroci e lo hanno sostituito con un’imposta religiosa.
In Italia, l’imposta religiosa non è facoltativa, a differenza della Germania. Lo 0,8% di tutte le imposte italiane è destinato al sostegno della religione. Non si tratta di un’imposta aggiuntiva e i contribuenti non possono rinunciarvi, ma possono sceglierne la destinazione: la Chiesa cattolica, una delle religioni riconosciute o lo Stato per sostenere iniziative culturali e umanitarie.
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Una clausola a favore della Chiesa
Una clausola consente alla Chiesa di ricevere un contributo aggiuntivo dallo 0,8%. Ogni anno, una parte significativa dei contribuenti non esprime una preferenza per la sua destinazione.
Il loro 0,8% viene quindi ripartito in proporzione alle preferenze espresse. Pertanto, nel 2020, il 41% dei contribuenti ha espresso una preferenza per la destinazione del proprio 0,8%, mentre il 59% no.
Tra coloro che hanno espresso una preferenza, il 70,4% ha scelto la Chiesa, che ha quindi ricevuto il 70,4% dell’importo dello 0,8% delle imposte versate dal 59% dei cittadini italiani che hanno dimenticato o scelto di non esprimere una preferenza.
In base a questa clausola, la Chiesa riceve ora più di quanto ricevesse con il sistema in vigore prima del 1984.
Se la Chiesa cattolica ricevesse il 70,4% dello 0,8% delle imposte riscosse solo da coloro che hanno esplicitamente aderito, riceverebbe il suo 0,8% sul 28,7% di tutte le imposte riscosse in Italia.
Tuttavia, con il sistema attuale, riceve il 70,4% dello 0,8% di tutte le imposte pagate in Italia. La differenza tra il 28,7% e il 70,4% rappresenta diverse centinaia di milioni di euro.
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L’attuale controversia
Il precedente governo consentiva ai contribuenti che designavano lo Stato di scegliere una o più delle cinque aree specificate nella dichiarazione dei redditi per destinare lo 0,8% del loro reddito a: lotta alla fame nel mondo, soccorso in caso di calamità naturali, aiuto ai rifugiati, conservazione del patrimonio culturale e riabilitazione delle infrastrutture scolastiche.
Questa iniziativa si è rivelata efficace: la percentuale assegnata allo Stato è aumentata, mentre quella assegnata alla Chiesa è diminuita. Tra i fattori che hanno contribuito a questo cambiamento figurano il calo del numero di cattolici attivi e le campagne dei gruppi conservatori che chiedono il ritiro del sostegno alla Chiesa per protestare contro la sua posizione pro-immigrazione.
Tuttavia, la percentuale assegnata allo Stato rimane significativamente inferiore a quella assegnata alla Chiesa. Il nuovo governo ha aumentato il numero di opzioni a sette, aggiungendo l’assistenza ai minori stranieri non accompagnati e misure straordinarie per il recupero dalla tossicodipendenza e da altre dipendenze, volte al trattamento, alla riabilitazione e al reinserimento delle persone che soffrono di tali dipendenze.
I vescovi cattolici temono l’inclusione, ampiamente sostenuta, della lotta alla tossicodipendenza aumenterebbe il numero di persone disposte a donare allo Stato, il che sarebbe dannoso per la Chiesa.
Il governo ha chiarito che la Chiesa cattolica attualmente gestisce una parte significativa di questi programmi, il che le consentirebbe indirettamente di ricevere finanziamenti aggiuntivi.
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La controversia nasce anche dalla preoccupazione per una proposta che suggerisce che le religioni dovrebbero ricevere lo 0,8% solo se espressamente designate. Ciò avrebbe conseguenze disastrose sia per la Chiesa cattolica che per le minoranze religiose.
Per evitare ciò, la Chiesa ha ricordato al governo che il Concordato del 1984 non può essere modificato unilateralmente ed è un trattato internazionale. È improbabile che il governo di Giorgia Meloni riduca lo 0,8% destinato alle religioni, limitandolo alla quota di coloro che esprimono una preferenza.
Tuttavia, la Chiesa ha già deciso di avvertire lo Stato che ciò violerebbe il diritto internazionale.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Pietro Luca Cassarino via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Spirito
Suore fingono di concelebrare la Messa mentre il sacerdote cambia la consacrazione
“Este es mi cuerpo , que será entregado por vosotras…” Así es la Plegaria inventada de la Misa femista con las monjas trinitarias en el altar simulando concelebrar. Suesa, Cantabria. pic.twitter.com/PF3XezbTgS
— InfoVaticana (@Infovaticana) August 20, 2026
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Occulto
A Cusco, la Pachamama precede Leone XIV
Pochi mesi prima della visita annunciata di Papa Leone XIV in Perù, un incontro organizzato a Cusco con la partecipazione di diversi prelati si aprì con un «pagamento alla terra», un rito pagano di offerta a Pachamama. Le immagini mostrano un vescovo e un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede che depongono personalmente foglie di coca.
Il 13 e 14 agosto 2026 si è tenuto a Cusco, in Perù, un incontro macroregionale dal titolo «Intrecciare voci per la dignità: per i diritti umani e il bene comune». L’incontro ha riunito rappresentanti della Conferenza episcopale peruviana, organizzazioni sociali, comunità indigene e diversi gruppi provenienti da varie regioni del Paese.
Tra i partecipanti figuravano il vescovo Lizardo Estrada Herrera, vescovo ausiliare di Cusco e segretario generale del Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico (CELAM), il vescovo Miguel Ángel Cadenas, vescovo di Iquitos, e il vescovo Jordi Bertomeu, funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e Pontificio Commissario nel caso Sodalicio, una società di vita apostolica di cui è incaricato dello scioglimento a seguito di scandali.
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Un’offerta a «Madre Terra»
Secondo i video resi pubblici e riportati da InfoVaticana, l’incontro non inizia con una preghiera cristiana o un’invocazione della Santissima Trinità, bensì con un rito mutuato dalla visione pagana andina.
Una donna spiega ai presenti che il mese di agosto è dedicato a «Madre Terra», presentata come amorevole, benevola e dispensatrice di sostentamento. Vengono quindi distribuite foglie di coca. I partecipanti sono invitati a meditare, a eseguire esercizi di respirazione e poi a soffiare sulle foglie prima di offrirle. Questo gesto è chiamato «pago a la tierra», «pagamento alla terra», legato al culto di Pachamama.
Le immagini visionate da diverse testate giornalistiche mostrano il vescovo Estrada e il vescovo Bertomeu mentre eseguono personalmente il rituale: ciascuno si avvicina con delle foglie di coca e le depone nel recipiente ardente preparato per l’offerta. Il commento orale che accompagna il rito parla di riportare le offerte al fuoco e di chiedere alla «Madre Fuoco» di ricevere i messaggi portati dai partecipanti e, a sua volta, di concedere loro la «saggezza».
È difficile ridurre la scena a una semplice rappresentazione folcloristica di un’usanza locale. Il gesto viene compiuto in un contesto esplicitamente religioso: la terra e il fuoco vengono invocati e ricevono offerte.
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Il precedente del 2019
La scena richiama inevitabilmente alla mente gli scandalosi eventi del Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019. Statuette raffiguranti una donna incinta furono utilizzate durante una cerimonia svoltasi nei giardini vaticani, alla presenza di Papa Francesco, e successivamente esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina e portate in diverse occasioni legate al Sinodo.
Il 21 ottobre, diverse di queste statue furono rimosse dalla chiesa e gettate nel Tevere da un uomo. Francesco si scusò quindi per la loro scomparsa e si riferì a esse come alle «statue di Pachamama», affermando che erano state presenti «senza intenti idolatrici».
La vicenda aveva suscitato forti reazioni; in particolare, il cardinale Robert Sarah denunciò l’infiltrazione del paganesimo nella Chiesa e si chiese: perché presentare Pachamama anziché la Madonna di Guadalupe, veramente venerata dai popoli cattolici dell’America Latina?
Sette anni dopo, le immagini provenienti da Cusco dimostrano che il problema sollevato nel 2019 è tutt’altro che scomparso.
Inculturazione o sincretismo?
La Chiesa non ha mai preteso che i popoli che evangelizza abbandonassero tutto ciò che appartiene alla loro cultura; è sempre stata capace di adottare e purificare costumi, lingue, forme artistiche e persino certi simboli naturali, purché potessero acquisire un significato conforme alla fede cattolica.
Una foglia di coca, ad esempio, non è ovviamente di per sé idolatrica; fa parte della vita quotidiana e della cultura di molte popolazioni andine da secoli. Ben diversa è la situazione quando un oggetto diventa lo strumento di un’offerta religiosa rivolta a una forza della natura considerata «Madre Terra», o quando il fuoco viene invocato come una «Nonna» capace di ricevere richieste e impartire saggezza.
Su questo punto la Rivelazione è inequivocabile: «Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto» (Mt 4,10). L’inculturazione cattolica consiste nel purificare le culture alla luce dell’Apocalisse, e non nel reintrodurre nella pratica della Chiesa i culti pagani e idolatri dai quali l’evangelizzazione aveva liberato i popoli.
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Un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede
La presenza attiva dell’arcivescovo Jordi Bertomeu conferisce particolare rilevanza alla questione, in quanto funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede e incaricata di svolgere missioni di fiducia come commissario pontificio della Santa Sede. Secondo InfoVaticana , dopo aver parlato della Sodalicio durante l’incontro, l’arcivescovo Bertomeu avrebbe girato il cartello con il suo nome prima di lasciare il suo posto. Il media spagnolo riferisce di aver tentato invano di contattarlo per ottenere chiarimenti.
Sarebbe ovviamente auspicabile che la persona in questione spiegasse pubblicamente il significato che attribuiva alle sue azioni. Ma a prescindere dalla sua intenzione soggettiva, resta la natura oggettiva della cerimonia a cui ha partecipato. Mentre un ufficiale del dicastero ha il compito di salvaguardare l’integrità della fede cattolica, viene visto prendere parte a un rito in cui si invocano elementi naturali e si ricevono offerte.
Un incontro con obiettivi più ampi
L’ Istituto Lepanto osserva che le organizzazioni e le rivendicazioni rappresentate a Cusco andavano ben oltre le questioni puramente sociali relative alle popolazioni indigene.
L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH), che ha esplicitamente incluso le “persone LGBTIQ+” tra le categorie rappresentate. L’ Istituto Lepanto sottolinea che la sua identità visiva raffigura una donna con un foulard verde, simbolo dei movimenti pro-aborto in America Latina, accanto a una persona vestita con i colori dell’arcobaleno LGBT.
Le fotografie pubblicate da Ruth Luque, parlamentare peruviana presente all’evento, mostrano anche i partecipanti che espongono una bandiera transgender, mentre i documenti di lavoro menzionano specificamente “l’accesso a un’assistenza sanitaria completa per le persone LGBTIQ+ (trans/nb)”. Bruno Montenegro ha partecipato a questi incontri in qualità di rappresentante della Fraternità Transmaschile del Perù.
L’ inchiesta dell’Istituto Lepanto mette in luce anche la partecipazione della Confederación Campesina del Perú (CCP), storicamente strettamente legata alla sinistra rivoluzionaria peruviana. Per decenni, è stata guidata da attivisti appartenenti al Partito Comunista Peruviano. Questa organizzazione internazionale, che si definisce in un’ottica anticapitalista, sostiene anche le rivendicazioni per il diritto all’aborto e i diritti LGBT.
La dichiarazione finale redatta a Cusco chiede, in particolare, politiche pubbliche che promuovano «la parità di genere» e «un’educazione sessuale completa nelle scuole». Secondo i suoi autori, questo testo è stato ufficialmente presentato a Leone XIV e si prevede che gli venga consegnato durante la sua visita in Perù. Cosa ne farà?
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Il silenzio imbarazzante di Vatican News
Vatican News, il sito di notizie ufficiale della Santa Sede , ha pubblicato un resoconto favorevole dell’incontro, sottolineando come esso abbia «offerto uno spazio per condividere esperienze provenienti da diverse regioni, individuare sfide comuni e sviluppare proposte in risposta alle principali problematiche relative ai diritti umani che affliggono il Paese». Tuttavia, come hanno fatto notare InfoVaticana e altri osservatori, il resoconto ufficiale non menziona né il rito di apertura della Pachamama, né la partecipazione del vescovo Bertomeu ad esso.
L’omissione è difficile da comprendere. Se il «pagamento alla terra» era considerato una pratica culturale perfettamente compatibile con la fede cattolica, perché non menzionarlo nel resoconto di un evento ecclesiastico? Se, al contrario, poneva una difficoltà dottrinale, perché dei prelati cattolici, e ancor più un funzionario del Dicastero per la Dottrina della Fede, vi presero parte attivamente?
Leone XIV conosceva a fondo il Perù, avendo a lungo ricoperto la carica di ministro e possedendo la cittadinanza peruviana. La sua prossima visita nel Paese, dall’11 al 17 novembre, darà inevitabilmente particolare risalto a tutto ciò che riguarda il rapporto tra il cattolicesimo e le culture indigene.
Cusco, dove si è appena svolto questo «pagamento alla terra», è tra le quattro città che il papa visiterà. Sette anni dopo lo scandalo Pachmama in Vaticano, quale posizione adotterà Leone XIV in quel luogo?
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Estonian Foreign Ministry via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Spirito
«Assunzione, rigenerazione, garanzia della nostra stessa risurrezione»: Omelia di mons. Viganò nella festa dell’Assunta
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella festa dell’Assunzione della Vergine Maria
TU HONORIFICENTIA POPULI NOSTRI
Omelia nell’Assunzione della Beatissima Vergine Maria
Signum magnum apparuit in cælo:
mulier amicta sole, et luna sub pedibus ejus.
Un segno grande apparve nel cielo:
una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.
Ap 12, 1
In questo giorno santo in cui la Chiesa — quella di sempre, non quella schiava del mondo, che ha creduto di poter riscrivere anche la lode dovuta alla Madre di Dio — innalza il suo canto dinanzi al mistero dell’Assunzione, permettetemi di condurvi non a una pia commozione passeggera, ma a quella roccia di dottrina sicura su cui i Padri, i Dottori e i Sommi Pontefici hanno edificato, per secoli, la nostra certezza.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Viterbo, 15 Agosto MMXXVI
In Assumptione Beatæ Mariæ Virginis
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