Terrorismo
Il Benin nega il coinvolgimento in un «complotto terroristico sostenuto dall’Occidente»
Il Benin ha respinto le accuse secondo cui starebbe collaborando con le potenze occidentali per dare rifugio a terroristi nell’ambito degli sforzi per destabilizzare il vicino Niger e la più ampia regione del Sahel, alle prese con un’insurrezione jihadista da oltre un decennio.
Lunedì l’emittente francese RFI ha citato il ministro degli Esteri beninese Olushegun Adjadi Bakari, il quale ha respinto le accuse mosse dal presidente ad interim del Niger, il generale Abdourahamane Tchiani, definendole «infondate».
«Il Benin combatte il terrorismo sul suo territorio e nei paesi limitrofi, con determinazione e a costo di pesanti sacrifici. Tentare di associare il nostro Paese a tali pratiche non è solo inaccettabile, ma anche profondamente ingiusto nei confronti delle nostre forze di difesa e sicurezza e di tutto il nostro popolo», ha dichiarato il Bakari.
Sostieni Renovatio 21
Sabato, Tchiani ha accusato il Benin e la Nigeria di fungere da hub logistici per agenti sostenuti dalla Francia che presumibilmente complottavano per destabilizzare il Niger. Ha affermato che in Nigeria e nel bacino del Lago Ciad si erano svolti incontri tra potenze occidentali e alcuni partner africani, da dove le armi venivano convogliate verso gruppi terroristici operanti nel Sahel.
Il Tchiani ha anche affermato che la Francia aveva creato delle «cellule» segrete nella regione per condurre operazioni sovversive, lavorando in coordinamento con gli alleati africani, tra cui il Benin, per indebolire l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), composta da Niger, Mali e Burkina Faso.
Come riportato da Renovatio 21, ancora a gennaio il ministro degli Interni, della Pubblica Sicurezza e dell’amministrazione territoriale del Niger, il generale Mohamed Toumba, aveva dichiarato che la Francia sta utilizzando metodi subdoli per tentare di destabilizzare il Paese.
Il generale Tchiani ha citato queste presunte minacce come giustificazione per mantenere chiuso il confine tra Niger e Benin, una misura imposta dopo il colpo di stato militare a Niamey nel luglio 2023.
Le relazioni tra i due Paesi si sono deteriorate in seguito al colpo di Stato, dopo che il Benin ha applicato le sanzioni imposte dal blocco regionale dell’Africa occidentale (ECOWAS) al Niger, tra cui la chiusura delle frontiere. Sebbene l’ECOWAS abbia revocato le misure a febbraio, Niamey e i suoi alleati – Bamako e Ouagadougou – si sono da allora ritirati dal blocco, accusandolo di imporre dure sanzioni in risposta ai cambi di regime nei rispettivi Paesi.
Intervenuto domenica in un’intervista all’emittente locale Bip Radio, il ministro degli Esteri del Benin ha definito il Niger un «Paese fratello», sottolineando che «è triste» che il rapporto tra i due vicini abbia assunto un «carattere informale».
Bakari ha affermato che, nonostante il Benin si sia rammaricato di dover chiudere il confine con il Niger, ora riaperto sul lato beniniano, ha preso questa decisione per difendere i propri principi e adempiere agli obblighi regionali in risposta ai cambiamenti incostituzionali del governo.
Aiuta Renovatio 21
«Rispettiamo pienamente la sovranità del Niger e il suo diritto di scegliere liberamente i propri partner. Ma allo stesso modo, il Benin non permetterà mai che le sue scelte di cooperazione e partenariato, che rientrano esclusivamente nella sua sovranità nazionale, vengano dettate», ha affermato.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno l’esercito beninese aveva subito pesanti perdite a seguito di un attacco terroristico a una posizione nei pressi del confine con il Burkina Faso e il Niger.
La violenza jihadista aveva colpito il Benin già nel 2022, con un aumento di dieci volte in un brevissimo lasso di tempo.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Immigrazione
Gran Bretagna, carcerati bianchi costretti a convertirsi da bande musulmane
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Terrorismo
Washington rimuove la Siria, incluso il Fronte al-Nusra, dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo
La Siria governata da jihadisti è stata rimossa definitivamente dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo da parte degli Stati Uniti.
Tale designazione risaliva a diversi decenni prima e rappresentava un ostacolo significativo agli investimenti internazionali, ma con la decisione del Dipartimento di Stato di lunedì molte delle sanzioni correlate sono state allentate.
«L’azione odierna contribuirà a promuovere ulteriori investimenti in Siria per favorire la stabilità politica ed economica», ha dichiarato il segretario del Tesoro Scott Bessent, segnalando i nuovi sforzi degli Stati Uniti per aiutare il Paese devastato dalla guerra a riprendersi.
Sostieni Renovatio 21
La rimozione segna il traguardo finalmente raggiunto della disintegrazione governo laico del partito Ba’ath di Bashar al-Assad, al quale va preferito, sembrerebbe, un governo fatto da terroristi che gli USA dicevano di voler combattere in Iraq (dove pure è stato liquidato il partito Ba’ath…) e soprattutto in Afghanistan, dove soldati americani sono stati sacrificati per combattere al-Qaeda, organizzazione dove militavano le figure apicali dell’attuale potere damasceno.
Assad, ultimo rappresentante della possibilità di un Medio Oriente storicamente laico è fuggito dal Paese nel dicembre 2024, quando il gruppo militante Hayat Tahrir al-Sham, legato ad al-Qaeda e guidato da Jolani, è entrato a Damasco, e da allora si sono susseguite numerose segnalazioni di un’«islamizzazione» della capitale e di diverse altre città e paesi.
Il primo anno di governo di Jolani ha visto migliaia di minoranze religiose rapite o massacrate, con alawiti e drusi particolarmente presi di mira, ma anche – come riportato da Renovatio 21 – molti cristiani.
L’intera popolazione è stata messa in ginocchio dalle sanzioni prolungate, con conseguente inflazione galoppante e prezzi dei generi alimentari alle stelle, mentre i salari rimanevano stagnanti, e anche a causa della crescente scarsità di benzina (e dell’occupazione da parte dei soldati statunitensi dei giacimenti petroliferi e di gas della Siria orientale, che in precedenza soddisfacevano il fabbisogno interno di carburante).
La rimozione dalla lista delle organizzazioni terroristiche rivela una realtà estremamente ironica e profondamente imbarazzante: il Fronte Al Nusra, che altro non è che la versione siriana di Al Qaeda (fondata proprio dall’attual presidente Ahmed al-Sharaa, alias Jolani), non è più considerato un’organizzazione terroristica.
Ciò evidenzia ancora una volta che, quando Trump ha incontrato più volte il presidente Sharaa, si trovava letteralmente in compagnia di una persona ufficialmente designata come terrorista (e sulla cui testa, fino a poco tempo fa, pendeva una taglia di 10 milioni di dollari offerta dall’FBI).
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Non sono stati solo gli Stati Uniti a sostenere i gruppi jihadisti che miravano al rovesciamento di Assad, ma anche la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno svolto un ruolo importante – e anche Israele, a volte, ha ammesso il proprio sostegno).
L’Arabia Saudita è tra i Paesi che hanno accolto con favore la notizia dell’allentamento delle sanzioni, annunciata martedì. Il suo ministero degli Esteri si è congratulato con il governo e il popolo siriano, esprimendo la speranza di sicurezza, stabilità e prosperità.
La Siria era stata inserita nella lista degli Stati sponsor del terrorismo per 47 anni. In sostanza, gli Stati Uniti hanno condotto una «guerra lunga» durata quasi mezzo secolo per il cambio di regime contro Bashar e, prima di lui, contro suo padre Hafez al-Assad.
La manovra, tuttavia, potrebbe aver un fine nemmeno troppo recondito: quello di spingere la Siria a guida jihadista sunnita ad attaccare il Libano degli Hezbollah sciiti, operazione per la quale, aveva fatto sapere Damasco a giugno, non erano «disposti né preparati». Forse qualcosa è cambiato.
In pratica, un quid pro quo: eccoti il danaro, ora fai il proxy.
Al di là delle fruste logiche geopolitiche, della questione siriana colpisce soprattutto la spudoratezza da parte di tutti – tutti! – gli attori in gioco. Ahmed al-Sharaa, meglio conosciuto con il nom de plume terrorista al-Jolani («l’uomo del Golan») è ricevuto da tutto il mondo con gli onori di un capo di Stato, quasi che la narrativa antiterrorista del primo ventennio del ventesimo secolo non fosse esistite, cancellata con un colpo di bianchetto orwelliano.
Il presidente jihadista damasceno era al G7 in Francia del mese scorso, con tanto di delegazione. Nei primi mesi della presa di potere aveva ricevuto le visite di tanti leader dell’Europa «laica», che per qualche ragione non accettavano il «laico» Assad: è celebre la scena in cui Jolani incontrato il ministro degli Esteri Tedesco Annalena Baerbock le nega una stretta di mano, non una, ma due volte.
Aiuta Renovatio 21
A dicembre, Al-Sharaa si è recato a Washington per colloqui con il presidente Donald Trump, il quale si è dichiarato «molto soddisfatto» della nuova leadership siriana. L’ex islamista radicale al-Qaeda-ISIS ha inoltre visitato Putin a Mosca ben due volte in quattro mesi.
Il già jihadista terrorista, su cui pendeva una taglia da 10 milioni di dollari emessa dal dipartimento di Stato USA (l’immagine che vedete sopra è quella fatta circolare dal dipartimento di Stato USA), è stato anche a Nuova York a settembre per la plenaria ONU, ricevuto con tutti gli onori dal segretario di Stato Marco Rubio e pure dall’ex direttore della CIA David Petraeus.
Notiamo l’afflato simbolico: all’arrivo dell’ex membro di al-Qaeda in Siria coincideva con l’anniversario della strage delle Torri Gemelle.
Nelle ultime ore si è diffusa l’immagine, altrettanto simbolica, di Assad che avrebbe festeggiato la fine delle sanzioni pagando un caffè preso in un bar della capitale siriana con una carta di credito Visa. Anche qui, un’immagine su cui è lecito meditare, molto.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine da Twitter
Terrorismo
Ben Gvir chiede 30-40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Occulto2 settimane faMedjugorje, per sei membri della Commissione vaticana «non è spiegabile senza l’intervento del Maligno»
-



Occulto2 settimane faFunzionario vaticano esegue il rituale della Pachamama in vista della visita di Leone in Perù
-



Occulto1 settimana faMons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa
-



Pensiero2 settimane faStoria di rune e cani che abbaiano
-



Economia2 settimane faHormuz e la situazione energetica in Italia. Intervista al prof. Pagliaro.
-



Intelligenza Artificiale1 settimana faI Data Center faranno costare tutto di più. Le macchine hanno già vinto?
-



Bioetica4 giorni faKennedy lo ribadisce: sì, i vaccini sono fatti con gli aborti
-



Catastrofi1 settimana faTerremoto di «intensità insolita» colpisce la città dove si è praticata l’idolatria di Pachamama













