Razzismo
La famiglia del razzista Malcolm X cita in giudizio CIA e FBI
Tre delle figlie dell’attivista razzista Malcolm X hanno intentato una causa contro la CIA, l’FBI e il Dipartimento di Polizia di New York, accusando le agenzie di complicità nell’assassinio del militante attivista nero.
Depositata venerdì in un tribunale di Manhattan, la causa sostiene che la CIA, l’FBI e la polizia di Nuova York erano a conoscenza di un complotto per uccidere Malcolm X, ma non hanno agito per fermarlo. Afferma che la polizia di New York ha arrestato la sua scorta di sicurezza giorni prima dell’assassinio, mentre gli agenti sotto copertura della CIA e dell’FBI, presenti la notte della sparatoria mortale, sono rimasti a guardare mentre il leader militante veniva ucciso a colpi di arma da fuoco.
La causa sostiene che esisteva una relazione «corrotta, illegale e incostituzionale» tra le agenzie e «assassini spietati che non è stata fermata per molti anni ed è stata attivamente nascosta, tollerata, protetta e facilitata da agenti governativi».
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«Crediamo che abbiano tutti cospirato per assassinare Malcolm X, uno dei più grandi leader del pensiero del XX secolo», ha affermato venerdì in una conferenza stampa l’avvocato per i diritti civili Ben Crump, che rappresenta la famiglia.
Le agenzie hanno nascosto il loro coinvolgimento nell’omicidio per decenni, «impedendo alla famiglia Shabazz di accedere alla verità e di ottenere giustizia», ha affermato Crump.
Malcolm X salì alla ribalta come portavoce nazionale della Nation of Islam (NOI), una setta musulmana nera che considera i bianchi «diavoli» e sostiene la segregazione razziale. Adottò il nome el-Hajj Malik el-Shabazz durante il suo periodo con la NOI, sebbene ruppe i legami con il gruppo nei primi anni ’60.
Malcolm X fu ucciso a colpi di arma da fuoco mentre si preparava a tenere un discorso in una sala da ballo di Nuova York nel 1965. Il suo omicidio fu inizialmente attribuito a tre membri della NOI, Muhammad Abdul Aziz, Khalil Islam e Thomas Hagan, che furono tutti accusati, processati e condannati per l’omicidio.
Dopo aver trascorso oltre 20 anni in prigione, nel novembre 2021, Aziz e Islam sono stati scagionati e hanno ricevuto 36 milioni di dollari per condanne ingiuste. Ciò è avvenuto dopo che gli uffici del procuratore distrettuale di Manhattan hanno scoperto che i pubblici ministeri e l’FBI avevano nascosto prove chiave che avrebbero assolto i due uomini.
A differenza di Martin Luther King, che fece una campagna per l’integrazione razziale negli Stati Uniti, Malcolm X sostenne la completa separazione tra bianchi e neri. Sostenne che gli afroamericani meritavano riparazioni e un loro stato indipendente nel sud degli Stati Uniti, e invitò i suoi seguaci a usare la violenza per raggiungere questo obiettivo, se necessario, anche se in seguito attenuò la sua retorica e collaborò con altre organizzazioni per i diritti civili.
Le sue convinzioni segregazioniste lo portarono a stringere una debole alleanza con il Ku Klux Klan, che chiedeva la segregazione dall’altra parte della divisione razziale degli Stati Uniti. Malcolm X incontrò anche il leader del partito nazista americano George Lincoln Rockwell, che disse di essere «pienamente d’accordo con il programma» della Nation Of Islam di separazione razziale.
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Malcolm X nacque a Omaha, nel Nebraska, figlio di Earl Little e Louise Norton Little. Suo padre, un predicatore battista e sostenitore di Marcus Garvey, perse la vita nel 1931, ufficialmente a causa di un incidente con un tram. Tuttavia, Malcolm scrisse nella sua autobiografia che il padre era stato ucciso da un gruppo suprematista bianco chiamato Black Legion, lo stesso che, diceva, aveva perseguitato la sua famiglia, costringendola a frequenti trasferimenti e incendiando la loro casa due anni prima. Louise, la madre di Malcolm, era originaria di Grenada e, dopo la morte del marito, subì gravi crolli emotivi, aggravati dalle tensioni legate alla controversa morte di Earl. Con il tempo, fu dichiarata insana di mente e ricoverata in un istituto psichiatrico. I figli furono affidati a famiglie diverse e orfanotrofi.
Nonostante un percorso scolastico brillante, Malcolm abbandonò gli studi quando il suo insegnante preferito gli disse che diventare un avvocato era un obiettivo irrealistico per una persona di colore. Dopo aver lasciato la scuola, Malcolm iniziò ad avere problemi con la legge, finendo in un centro di detenzione. Successivamente si trasferì a Boston per vivere con sua sorella maggiore, Ella Little Collins.
A Boston trovò lavoro come lustrascarpe in un night club, ricordando poi nella sua autobiografia di aver servito artisti famosi come Duke Ellington. Lavorò anche come cameriere su un treno. In seguito, si trasferì a Harlem, a Nuova York, dove intraprese attività illegali come spaccio di droga, gioco d’azzardo, sfruttamento della prostituzione, estorsioni e furti.
Durante la seconda guerra mondiale, fu dichiarato inidoneo alla leva per ragioni mentali, anche se in seguito confessò di aver simulato la malattia per evitare l’arruolamento. Il 12 gennaio 1946, a vent’anni, fu arrestato e condannato a dieci anni di prigione per violazione di domicilio, possesso di armi e furto. Durante la detenzione, si guadagnò il soprannome di «Satana» per le sue invettive contro Dio e la Bibbia in particolare.
Nel 1948, mentre era ancora in carcere, suo fratello Reginald lo incoraggiò a unirsi alla Nation of Islam (NOI), un movimento islamico militante che promuoveva l’idea che molti schiavi africani fossero musulmani prima della loro cattura e che i neri dovessero tornare alla fede islamica.
La NOI sosteneva anche la creazione di una nazione nera separata negli Stati Uniti. Malcolm fu attratto dagli insegnamenti del leader del movimento, Elijah Muhammad. Grazie all’aiuto della sorella, ottenne il trasferimento in una colonia penale a Norfolk, dove aveva accesso a più risorse e si dedicò intensamente alla lettura, cercando conferme alle teorie della NOI nella storia e nella filosofia. Per migliorare se stesso, trascrisse a mano un intero dizionario e iniziò una corrispondenza regolare con Elijah Muhammad.
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Il Malcolm fu scarcerato il 7 agosto 1952, in anticipo rispetto alla fine della sua pena, grazie alla buona condotta.
Nel 1950, l’FBI aprì un’indagine su Malcolm X dopo che questi scrisse una lettera al presidente Harry S. Truman, esprimendo il proprio dissenso contro la guerra di Corea e dichiarandosi comunista. Fu in questo periodo che cominciò a firmarsi «Malcolm X». Questo nome rappresentava il rifiuto del cognome «Little», assegnato ai suoi antenati schiavi dai padroni bianchi. Anche se non era direttamente discendente da schiavi, quel cognome era un simbolo di subordinazione. La «X», oltre a segnare il rifiuto di tale eredità, rappresentava l’incognita della sua vera identità e delle radici perdute degli afroamericani.
Dopo la sua scarcerazione, Malcolm incontrò Elijah Muhammad a Chicago e si unì alla Nation of Islam (NOI). Nel marzo del 1953, la CIA cominciò a sorvegliare Malcolm X, poiché veniva indicato come comunista da alcuni informatori. Nei loro archivi apparivano lettere firmate con lo pseudonimo «Malachi Shabazz», un cognome che, secondo Elijah Muhammad, indicava la discendenza da un’antica «nazione asiatica nera». Nello stesso anno, l’agenzia concluse che Malcolm X mostrava una «personalità asociale con tendenze paranoiche».
Nel 1953, Malcolm si trasferì temporaneamente a Chicago per lavorare accanto a Elijah Muhammad, tornando poi a Boston come Ministro del Tempio Numero 2 della NOI. Con il tempo, fondò numerosi templi in altre città, aumentando significativamente gli aderenti alla NOI, passando da 500 a 30.000 membri tra il 1952 e il 1963, in gran parte grazie al suo carisma. Una delle conversioni più celebri fu quella del pugile Cassius Clay, che cambiò il suo nome in Muhammad Ali.
Nel 1958, Malcolm sposò Betty Dean Sanders, conosciuta come Betty X o Betty Shabazz, a Lansing, Michigan. La coppia ebbe sei figlie: Atallah (1958), Qubilah (1960), Ilyasah (1962), Gamilah Lumumba (1964) e le gemelle Malaak e Malikah, nate nel 1965, dopo la morte di Malcolm.
Durante la sua attività con la NOI, Malcolm venne a conoscenza delle relazioni extraconiugali di Elijah Muhammad, il quale si giustificava sostenendo che, essendo un «inviato di Dio», aveva il diritto di avere più mogli, anche se non era ufficialmente sposato con le donne coinvolte, dalle quali ebbe figli. Malcolm criticò apertamente questa condotta, ma continuò a collaborare con la NOI.
Nel 1963, Malcolm si rese conto che Elijah Muhammad e altri membri di spicco della NOI erano invidiosi della sua popolarità. Iniziò ad avere contrasti interni, criticando la «marcia su Washington», definendola una «buffonata» orchestrata dai bianchi e priva di significato reale per i neri. Questo atteggiamento lo portò a ulteriori conflitti con altri leader del movimento per i diritti civili, tra cui Martin Luther King, sostenitore della nonviolenza e in buoni rapporti con Kennedy.
Dopo l’assassinio di John F. Kennedy nel novembre 1963, Malcolm X rilasciò dichiarazioni controverse, sostenendo che la violenza che i Kennedy non erano riusciti a fermare si era rivoltata contro di loro. Tali parole provocarono uno scandalo, e la NOI gli impose di non parlare in pubblico per 90 giorni. Questo episodio segnò un ulteriore distacco tra Malcolm X e l’organizzazione.
In seguito alla morte divenne un’icona, anche grazie al film di Spike Lee (1992) interpretato da Denzel Washington. Il suo volto, senza destare alcuno scandalo, finì persino nelle magliette di una celeberrima marca di articoli sportivi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Razzismo
Il leader negro razzista sudafricano Julius Malema in carcere per aver sparato durante un comizio
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Recorded TODAY! “KILL THE BOER” sung at a political rally. How is this acceptable? How is this legal? pic.twitter.com/C49V1wdTpm
— Volkstaat (@Volkstaat10) March 21, 2025
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Shocking video shows South Africa’s black party singing “kill the Boer (Whites), kill the White farmer”
This is all downstream from the rotten secular religion of wokeness and CRT plaguing America today. You have been warned. WATCH. pic.twitter.com/P4T8XqSjMq — Benny Johnson (@bennyjohnson) July 31, 2023
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Gender
Politica brasiliana si dipinge la faccia: «mi identifico come negra, fatemi presiedere la commissione antirazzismo»
Fabiana Bolsonaro, politica brasiliana, ha protestato contro il transessualismo truccandosi da persona di colore per dimostrare che cambiare aspetto non cambia la propria identità. «Mi identifico come negra… perché non posso presiedere la commissione antirazzismo?… Perché non sono negra».
Fabiana de Lima Barroso (nata il 10 aprile 1993), meglio conosciuta come Fabiana Bolsonaro , è una politica brasiliana che presta servizio come membro dell’Assemblea legislativa di San Paolo dal 2023. Dal 2021 al 2023 è stata vicesindaco di Barrinha, un comune nello Stato di San Paolo. È la figlia di Adilson Barroso, ora deputato nazionale brasiliano e membro dell’assemblea legislativa paulista nel ventennio precedente.
La Fabiana ha adottato il soprannome «Bolsonaro» come nome sulla scheda elettorale nelle elezioni del 2022, sebbene non fosse imparentata con l’ex presidente Jair Bolsonaro . Secondo Poder360, l’adozione è avvenuta come strategia di allineamento ideologico, in seguito a una richiesta dell’allora leader a suo padre.
Fabiana Bolsonaro, a Brazilian politician, protests transgenderism using blackface to prove that changing your appearance doesn’t change what you are.
“I identify as black…why can’t I preside over the anti-racism commission?.. Because I am not black.”
pic.twitter.com/uMRHepuHjd— Libs of TikTok (@libsoftiktok) March 20, 2026
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Nella stessa elezione, la deputata ha cambiato la sua autodichiarazione di razza da «bianca» (registrata nel 2020) a «marrone», il che, secondo le regole elettorali allora in vigore, ha comportato vantaggi nella distribuzione del tempo radiofonico e televisivo e delle risorse dei fondi elettorali per i candidati che si dichiaravano neri o marroni.
Durante il discorso, trasmesso su TV Alesp, la parlamentare si è dichiarata donna bianca e ha chiesto: «Io, essendo una persona bianca, avendo vissuto tutto ciò che ho vissuto come una persona bianca, ora a 32 anni, decido di truccarmi, di travestirmi da persona nera, truccandomi e lasciando trasparire solo l’aspetto esteriore. E qui, chiedo: e adesso? Sono diventata nera?», elaborando un’analogia per sostenere che le persone trans non potevano rappresentare le cause delle donne cisgender.
Dopo la sessione, la Fabiana ha negato di aver praticato il cosiddetto blackface, descrivendo l’atto come un’«analogia» e un «esperimento sociale», e ha affermato che il suo discorso era stato «distorto».
La messa in scena ha generato una reazione immediata in plenaria da parte delle forze gosciste. La deputata Mônica Seixas (PSOL) ha sollevato una questione di ordine, classificando l’episodio come razzismo e transfobia, chiedendo l’interruzione della sessione. Dopo la fine della sessione, Seixas e la consigliera comunale di San Paolo Luana Alves (PSOL) hanno presentato una denuncia alla stazione di polizia per la repressione dei crimini razziali e dei crimini di intolleranza (Decradi). La Seixas ha riferito che il delegato della Polizia Civile presente all’Assemblea Legislativa dello Stato di San Paolo(ALESP) si è rifiutata di registrare l’arresto in flagranza di reato, invocando l’immunità parlamentare.
Un gruppo di 18 parlamentari di PT, PSOL, PCdoB e PSB ha presentato una denuncia al Consiglio etico dell’ALESP chiedendo la rimozione di Fabiana per violazione del decoro parlamentare, sostenendo che la condotta era «premeditata e intenzionale» e superava i limiti dell’immunità parlamentare. La deputata Ediane Maria (PSOL) ha anche annunciato una denuncia alla Procura della Repubblica per razzismo e transfobia, mentre Beth Sahão (PT) ha presentato separatamente una denuncia al Consiglio etico, sottolineando che entrambe le condotte costituiscono reati.
In una dichiarazione ufficiale, l’ALESP ha informato che la Costituzione garantisce l’inviolabilità dei parlamentari per le loro opinioni, parole e voti espressi in plenaria e che il Consiglio etico è l’organo competente ad analizzare eventuali eccessi di immunità parlamentare.
«Eu sou uma mulher» ha esclamato la Bolsonaro durante la performanza assembleare mentre si spalmava la cute di una sostanza marròn. «Io sono una donna».
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato il Brasile ha visto il caso di una femminista brasiliana che ha ottenuto asilo in Europa dopo aver rischiato 25 anni di carcere solo per aver detto che un trans è un uomo e non una donna.
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Immagine screenshot da Twitter
Razzismo
Il Ghana chiede all’ONU di dichiarare la tratta degli schiavi come «crimine gravissimo». Vale anche per gli schiavisti negri?
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