Sport e Marzialistica
La palestra del campione MMA Khabib Nurmagomedov perquisita dalla polizia russa
Le forze di sicurezza nella repubblica russa meridionale del Daghestan hanno fatto irruzione in una struttura di allenamento di proprietà della stella dell’UFC Khabib Nurmagomedov, ha riferito venerdì l’agenzia di stampa TASS, citando la polizia locale.
Sui social media sono state condivise riprese video che mostrano le forze di sicurezza che circondano la palestra nella capitale del Daghestan, Makhachkala.
La ricerca farebbe parte di un’indagine su una serie di attacchi terroristici in Daghestan all’inizio di questo mese. Secondo i media locali, durante i raid non sono stati effettuati arresti.
Russian security forces are raiding Khabib Nurmagomedov’s martial arts school in Makhachkala in connection with the recent terrorist attacks.
Conor Mcgregor accused Khabibs trainer in 2018 pic.twitter.com/L3JGxouKLM
— Sean (@Xcellent78) June 28, 2024
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I media russi hanno precedentemente affermato che l’ex combattente di arti marziali miste (MMA) Gadzhimurad Kagirov, cugino del pugile russo dei pesi supermassimi Magomed Omarov, ex capo del distretto Sergokalinsky del Daghestan, era tra un gruppo di uomini armati che hanno attaccato siti nella città di Derbent, ed è stato ucciso durante la successiva operazione antiterrorismo.
Il Kagirov si sarebbe allenato nella palestra perquisita. Anche il figlio e un nipote di Omarov erano tra gli aggressori.
Nurmagomedov ha negato che Kagirov fosse un membro del suo team, ma ha osservato che l’ex lottatore potrebbe essersi allenato in precedenza nella sua palestra per un paio di mesi. Il club oggetto del raid è stato chiamato così in onore del padre dell’ex campione dei pesi leggeri UFC Abdulmanap Nurmagomedov, in seguito alla sua morte per complicazioni da coronavirus nel 2020.
Il campione MMA, considerato come uno dei più grandi lottatori di tutti i tempi, è daghestano e musulmano, ed ha talvolta invocato Allah al termine dei suoi incontri.
Come riportato da Renovatio 21, durante un recente evento UFC – la principale lega MMA il candidato alla presidenza del 2024 Donald J. Trump aveva promesso a Nurmagomedov che fermerà la devastante guerra di Israele a Gaza.
Khabib: I know you will stop the war in Palestine.
Donald Trump: We will stop it. I will stop the war. pic.twitter.com/Ve7eshXF1B
— Globe Eye News (@GlobeEyeNews) June 2, 2024
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Nurmagomedov stato il campione dei pesi leggeri UFC più longevo di sempre, avendo detenuto il titolo da aprile 2018 a marzo 2021. Con 29 vittorie e nessuna sconfitta, si ritirò con un record imbattuto.
Due volte campione del mondo di Sambo da combattimento, Nurmagomedov ha esperienza nella lotta greco-romana, nel Judo e nel Sambo, che è una derivazione russa full contact del Judo.
Nel 2019, Forbes ha classificato Nurmagomedov come l’atleta russo di maggior successo. Nurmagomedov è anche in cima alla lista delle 40 personalità dello spettacolo e dello sport russo di maggior successo sotto i 40 anni.
Le sue vittorie, come quella contro il campione irlandese Conor MacGregor, sono state salutate anche dal presidente Putin che si congratulava di persona con Khabin e suo padre, il veterano dell’Armata Rossa Abdulamap Nurmagomedov, un judoka che lo ha cresciuto dentro il mondo delle arti marziali.
È circolato a lungo il video in cui un Khabib bambino combatte contro un orso.
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Atleta decorato e veterano dell’esercito sovietico, Abdulmanap aveva praticato la lotta fin dalla tenera età, prima di allenarsi nel judo e nel Sambo nell’esercito. Il Nurmagomedov senior aveva dedicato la sua vita ad allenare i giovani del Daghestan, nella speranza di offrire un’alternativa all’estremismo islamico comune alla regione
Nel 2001, la famiglia Nurmagomedov si è trasferita a Makhachkala, la capitale del Daghestan, dove il Khabib si è allenato nel wrestling dall’età di 12 anni e nel judo da 15. Ha ripreso ad allenarsi nel combattimento di Sambo, sotto suo padre, all’età di 17 anni.
Nel corso della sua carriera, Nurmagomedov è diventato oggetto di numerose controversie per la stampa occidentale, tra cui un’affiliazione di lunga data con il leader ceceno, Ramzan Kadyrov.
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Sport e Marzialistica
Il funerale di Franco Baresi. E del Milan dei primati e dei casciavit
Il funerale di Franco Baresi evidenzia e porta alla luce quella frattura finora sottaciuta, ma fin troppo presente, tra il calcio autentico, fatto di appartenenza, condivisione di valori, sportività, emozioni e passione, e il calcio di oggi, che sembra misurarsi soltanto con le cifre. Non quei numeri destinati agli almanacchi sportivi, come il record d’imbattibilità del Milan di Fabio Capello con 58 partite senza sconfitte o i 29 trofei conquistati nei 31 anni della presidenza Berlusconi, bensì quelli dei bilanci.
Aver esasperato questa deriva, anteponendo il denaro alla passione, rappresenta, a mio avviso, un errore macroscopico che, prima o poi, finirà per ritorcersi contro il mondo del calcio: uno sport ormai sempre più privo di anima, senza bandiere né punti di riferimento, figure capaci di incarnare e trasmettere il significato più profondo dell’amore per una maglia.
Vedere sfilare sul sagrato della Basilica di Sant’Ambrogio i campioni rossoneri di sempre per rendere l’ultimo saluto al Capitano non è stato soltanto un tuffo nel passato, ma anche un’occasione per una profonda riflessione sul presente dell’A.C. Milan.
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Oggi il fondo RedBird Capital Partners è proprietario del club e si definisce «un fondo di investimento privato, focalizzato sulla costruzione di società a rapido tasso di crescita». Se sono loro stessi a definirsi così, appare quanto mai chiara la loro finalità: non il raggiungimento dei risultati sportivi, bensì l’equilibrio dei bilanci e il profitto.
Non che i presidenti che hanno reso grandi le società di Serie A nei gloriosi anni Novanta – su tutti Silvio Berlusconi – non prestassero attenzione ai conti. Esisteva però una visione diversa, che nel Milan mirava innanzitutto al bel gioco e alla conquista di successi prestigiosi in Italia, in Europa e nel mondo.
Con Arrigo Sacchi e Fabio Capello in panchina, Franco Baresi fu il pilastro di una difesa che rivoluzionò il calcio europeo, imponendo un modo nuovo di interpretare il gioco. Quel Milan non era soltanto una squadra vincente: era il simbolo di una visione sportiva nella quale il risultato era la conseguenza di un progetto tecnico e umano, non di una mera speculazione finanziaria.
L’arrivo al rito funebre di Gerry Cardinale, insieme al suo collaboratore Paolo Scaroni, è stato accolto dai fischi di una tifoseria stanca e delusa. La folla assiepata fuori dalla chiesa e lungo le strade limitrofe testimonia l’amore profondo della gente per Franco Baresi, per i colori di questa squadra e per un’idea di calcio che oggi sembra ormai smarrita.
Efsaneye veda!
Baresi, binlerce kişinin katıldığı cenaze töreniyle son yolculuğuna uğurlanıyor.pic.twitter.com/vKB8oWa6so https://t.co/UuiIC8n6T5
— Aykırı (@aykiri) August 4, 2026
🇮🇹 | Curva Sud Milano attend the funeral of legendary Italian and AC Milan player Franco Baresi…🕊️❤️ pic.twitter.com/5lDlxn3s8d
— ULTRA ATTACKIVE (@UltraAttackive) August 4, 2026
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La frattura creata dalla gestione Cardinale è ormai insanabile: il denaro ha avuto la meglio sulla passione. Eppure quella passione non è morta.
Al contrario, la scomparsa di Baresi ha riacceso nel cuore di noi tifosi un sentimento di appartenenza e di rivalsa nei confronti di lorsignori, convinti di poter amministrare l’A.C. Milan come un qualsiasi asset societario. Avete visto e udito tutto il disappunto del popolo rossonero. Il vostro modo di concepire il Milan è distante anni luce da quello dei tifosi e degli appassionati.
Il Milan è la squadra dei casciavit, la squadra del popolo, della gente comune. È il club che ha saputo affermarsi e primeggiare in Europa e nel mondo senza rinnegare la propria identità, costruendo la propria grandezza su uomini prima ancora che su campioni buoni solo per le figurine. Franco Baresi ne è stato l’incarnazione più autentica: un leader autorevole, mai sopra le righe, capace di accompagnare quel piccolo Diavolo nel baratro della Serie B e, da capitano vero, di condurlo poi fino al tetto del mondo. Rimase fedele al Milan anche nei momenti più bui, quando sarebbe stato facile cercare lauti ingaggi altrove.
È questa fedeltà, prima ancora dei trofei conquistati, ad averlo trasformato in un simbolo senza tempo. Baresi non ha trasmesso soltanto vittorie, ma un’idea di «milanismo» fatta di sobrietà, appartenenza, senso del dovere e rispetto della maglia. In un calcio sempre più dominato dall’individualismo e dalla logica del mercato, la sua figura rappresenta l’esatto opposto.
Tradizione deriva dal latino traditio, cioè «trasmissione», «consegna». Significa ricevere un’eredità e custodirla per chi verrà dopo. È proprio questa eredità che oggi molti tifosi hanno l’impressione sia stata dimenticata e sacrificata sull’altare dei bilanci e dei libri contabili.
Agli occupanti degli scranni presidenziali e dirigenziali chiediamo un deciso cambio di rotta, prima che sia troppo tardi, anche se nutro ben poche speranze che ciò possa accadere. In caso contrario, abbiate la dignità e il rispetto di passare la mano, lasciando il Milan a chi abbia davvero la volontà di riportarlo dove gli compete: nel calcio che conta, dove ha saputo dominare e vincere per decenni.
Con Baresi se ne va un simbolo, ma non i valori che ha rappresentato e che migliaia di tifosi continuano a custodire.
Grazie, eterno Capitano.
Francesco Rondolini
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Maldini, povera Italia
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