Cina
La popolazione cinese continua a diminuire
Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.
La popolazione cinese è diminuita per il secondo anno consecutivo, nonostante i disperati incentivi statali alle donne per avere figli. Nel 2023 il numero di persone è sceso di 2,08 milioni a 1,410 miliardi. Il numero delle nascite è diminuito di 500.000.
Quest’anno, il 2024, potrebbe vedere una ripresa temporanea, anche se i demografi concordano sul fatto che il declino della popolazione è inevitabile. Un demografo ha osservato sul quotidiano ufficiale Global Times che questo è l’Anno del Drago, l’anno in cui tradizionalmente le coppie cercano di concepire un bambino.
Un rapporto del Centro di ricerca e sviluppo del governo attribuisce il declino a quattro problemi irrisolvibili: «età ritardata del matrimonio, diminuzione della volontà tra i giovani di avere figli, riduzione del numero di donne in età fertile e maggiore prevalenza di infertilità e subfertilità».
In un commento video, l’editorialista del Global Times Hu Xijin ha coraggiosamente dichiarato che non c’è motivo di pessimismo. «La nazione cinese oggi non subirà un declino nel processo di modernizzazione a causa della pigrizia nel tramandare la linea familiare. Ci saranno sicuramente molti fattori che aumenteranno e fermeranno la tendenza al ribasso del declino della popolazione».
Tuttavia, i media occidentali hanno paragonato gli sforzi del governo cinese per arrestare il declino con quelli di altri Paesi come Ungheria, Svezia e Giappone. Da nessuna parte gli incentivi finanziari hanno avuto un effetto sostanziale.
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Il New York Times ha sottolineato che «la storia suggerisce che una volta che un paese supera la soglia di crescita demografica negativa, c’è poco che il suo governo possa fare per invertire tale tendenza. E man mano che la popolazione di un paese aumenta, una generazione più piccola e più giovane sostiene i costi crescenti della cura di una generazione più grande e più anziana».
Il problema della Cina è particolarmente acuto. Altri paesi avanzati come l’Australia, la Germania o gli Stati Uniti hanno compensato i bassi tassi di natalità con l’immigrazione. Ma l’immigrazione in Cina è trascurabile.
Lo scorso novembre il presidente Xi Jinping aveva dichiarato al Congresso nazionale delle donne che il Partito Comunista doveva promuovere una cultura pro-famiglia. «Dovremmo promuovere attivamente un nuovo tipo di matrimonio e di cultura della maternità», ha affermato. I funzionari del partito dovrebbero educare le persone su «amore e matrimonio, fertilità e famiglia».
Tuttavia, dopo decenni di promozione aggressiva della cultura del figlio unico, sembra che le donne cinesi non aspirino più a essere madri di famiglie numerose. Dall’abolizione della politica del figlio unico, il tasso di natalità è sceso a 1,2 figli per donna, uno dei più bassi al mondo.
Il successo economico della Cina, paradossalmente, potrebbe non aver aiutato. L’economista dell’Università di Sydney Lauren A. Johnston ha dichiarato al NYT che l’alto costo degli alloggi e dell’istruzione è un grosso ostacolo per avere più di un figlio. «Le persone non possono permettersi di comprare spazio per se stesse, figuriamoci per due bambini», ha detto.
Michael Cook
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Cina
Papa Leone approva il suo settimo vescovo per la Chiesa «cattolica» comunista cinese
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Cina
Almeno 10 vescovi clandestini consacrati in segreto dopo l’accordo tra Vaticano e Cina
Un vescovo cattolico cinese della Chiesa clandestina ha dichiarato che «almeno 10» vescovi clandestini sono stati consacrati in segreto dopo la firma dell’accordo tra Vaticano e Cina, per salvaguardare la fede nella Cina comunista. Lo riporta LifeSiteNews.
In un’intervista al Catholic World Report (CWR) sulla situazione della Chiesa in Cina, pubblicata il 23 agosto, il vescovo clandestino — non affiliato all’Associazione Patriottica Cattolica Cinese ufficiale e rimasto anonimo — ha detto che «almeno 10 nuovi» vescovi clandestini sono stati consacrati di nascosto nella regione del Fujian da quando l’intesa sino-vaticana è stata formalizzata nel 2018, per assicurare la sopravvivenza della fede in uno «stato di emergenza».
Il presule ha aggiunto che, nell’ambito dell’accordo, il Vaticano ha approvato i vescovi scelti dal Partito Comunista Cinese (PCC), e che questo ha portato i cattolici cinesi a dubitare della reale attenzione della Santa Sede nei loro confronti.
Il prelato ha precisato che il numero esatto di questi vescovi consacrati in segreto per i fedeli clandestini non è noto, ma ha stimato che si tratti di «almeno 10 nuovi vescovi», spiegando inoltre che le consacrazioni occulte sono partite per il timore che «l’integrità della fede cattolica possa risentirne» a causa del crescente controllo statale legato all’accordo sino-vaticano.
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Si ritiene che l’accordo ufficialmente segreto tra Cina e Vaticano, firmato nel 2018, riconosca la «Chiesa» approvata dallo Stato cinese e consenta al Partito Comunista Cinese (PCC) di nominare i vescovi. Il Papa, almeno sulla carta, manterrebbe un potere di veto, anche se nella pratica il controllo resterebbe al PCC. L’intesa presumibilmente permette anche di rimuovere vescovi legittimi e sostituirli con prelati graditi al PCC.
In questo modo l’accordo facilita al PCC il tentativo di piegare i cattolici cinesi alla propria ideologia. L’accordo è stato rinnovato da ultimo nel 2024 per quattro anni.
Il vescovo clandestino ha detto a CWR che i fedeli cinesi dubitano della sollecitudine del Vaticano per il loro bene spirituale, proprio perché la Santa Sede riconosce i vescovi scelti dal PCC. Ha citato in particolare il caso di due sacerdoti, padre Wu Jianlin e padre Li Jianlin, «eletti» vescovi ausiliari di Shanghai e Xinxiang durante l’interregno papale dello scorso anno.
Dopo l’elezione al soglio, papa Leone XIV ha riconosciuto questi uomini come vescovi: un fatto che, ha sottolineato il vescovo clandestino, i cattolici cinesi non hanno dimenticato.
Papa Leone ha continuato a riconoscere i vescovi designati dal PCC.
Come riportato da Renovatio 21, a luglio il pontefice ha approvato le consacrazioni di Joseph Chang Yanfeng a vescovo della Mongolia Interna e di Francis Xavier Duan Yongkun a ordinario di Bameng, secondo le regole dell’accordo segreto con il PCC.
L’accordo è stato rinnovato da ultimo nel 2024 per un periodo di quattro anni. Prima dell’elezione di Leone XIV, durante la sede vacante successiva alla morte di papa Francesco, due vescovi scelti dal PCC avevano già suscitato timori che la Cina stesse sfruttando il periodo di vacanza.
Come parte dell’accordo, il Vaticano ha riconosciuto sette «vescovi» illegittimi insediati dalla chiesa «patriottica» e ha cacciato due vescovi della fedele Chiesa cinese sotterranea dalle loro diocesi, sostituendoli con «vescovi» scelti dal PCC. Alcuni vescovi erano stati dapprima nominati senza l’assenso di Roma, una violazione che, a differenza dei casi Lefebvre e ora Viganò, non ha bizzarramente prodotto scomuniche.
Una serie di nomine episcopali – fatte mentre sacerdoti vengono torturati – dall’ultimo rinnovo dell’accordo nell’ottobre 2022 hanno evidenziato il primato del potere esercitato da Pechino nell’accordo. In tre occasioni note, tra cui la nomina del nuovo vescovo di Shanghai, il PCC ha nominato nuovi vescovi o li ha assegnati a nuove diocesi, lasciando che il Vaticano si mettesse al passo con gli eventi ed esprimesse la sua frustrazione espressa in termini diplomatici.
Negli anni trascorsi dall’attuazione dell’accordo, la persecuzione dei cattolici – in particolare dei cattolici «clandestini» che non accettano la Chiesa controllata dallo Stato – è aumentata in modo evidente.
L’accordo ha portato ad un aumento della persecuzione religiosa, che la Commissione esecutiva del Congresso degli Stati Uniti sulla Cina ha descritto come una conseguenza diretta dell’accordo. Nel suo rapporto del 2020, la Commissione ha scritto che la persecuzione testimoniata è «di un’intensità che non si vedeva dai tempi della Rivoluzione Culturale».
Mentre continuano i cattolici desaparecidos, le delazioni sono incoraggiate e pagate apertamente, il lavaggio del cervello investe quantità di sacerdoti, le suore sono perseguitate e le demolizioni di chiese ed istituti religiosi continua senza requie, il Vaticano invita due vescovi patriottici al Sinodo, e Pechino, come ringraziamento, «ordina» nuovi vescovi senza l’approvazione di Roma – mentre i veri sacerdoti vengono torturati dal governo del Dragone.
I segni dell’infeudamento della gerarchia cattolica al potere cinese sono visibili da tempo, e appaiono in forme sempre più rivoltanti: un articolo in lingua inglese nel portale internet della Santa Sede sembrava lasciar intendere che le persecuzioni dei cristiani in Cina ad opera del Partito Comunista Cinese sono «presunte».
Da quando l’accordo segreto è stato firmato, diversi prelati cattolici di spicco, tra cui il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, lo hanno criticato aspramente. Il cardinale novantaquattrenne ha definito l’accordo un «incredibile tradimento» dei cattolici cinesi e ha persino accusato il Vaticano di «svendere» i fedeli cinesi.
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Come riportato da Renovatio 21, la Cina a giugno ha consacrato un vescovo della Mongolia Interna con l’approvazione di Papa Leone XIV. Si tratta di Giuseppe Chang Yanfeng, messo a capo della diocesi di Chifeng, il sesto vescovo approvato finora da Papa Leone XIV nell’ambito dell’intesa tra Vaticano e Cina. L’accordo è stato violato più volte. Tre anni la Cina aveva «ordinato» il nuovo vescovo di Shanghai, senza che Roma avesse nulla da eccepire.
Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha più volte criticato aspramente l’accordo, definendolo un «incredibile tradimento» dei cattolici cinesi e accusando il Vaticano di «svendere» i fedeli cinesi. Come noto, Lo Zen – che è stato portato a processo nella Hong Kong pechinizzata, tra il silenzio imbarazzante del Sacro Palazzo (l’assenza di mosse del Vaticano per difenderlo ha spinto persino il Parlamento Europeo (!) a chiedere alla Santa Sede di fare qualcosa) – avversa il processo di sinodalizzazione (accusando Francesco di usare i sinodi per «cambiare la dottrina della Chiesa») ed è stato tra i più agguerriti nemici del documento sulle omo-benedizioni lanciato dal tandem Bergoglio-Fernandez.
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Immagine di Fayhoo via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Cina
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