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Rumble rifiuta l’ordine del governo brasiliano di censurare i video
Il servizio di condivisione video Rumble ha annunciato venerdì che disabiliterà l’accesso a tutti gli utenti brasiliani in attesa della contestazione legale dell’ordine del tribunale brasiliano di censurare alcuni creatori.
Il CEO di Rumble, Chris Pavlovski, lo ha rivelato in un post su Twitter, sottolineando che le ordinanze del tribunale si scontravano con la missione dell’azienda di «ripristinare un Internet libera e aperta».
«Gli utenti con opinioni impopolari sono liberi di accedere alla nostra piattaforma alle stesse condizioni dei nostri milioni di altri utenti», ha scritto Pavlovski. «Di conseguenza, abbiamo deciso di disabilitare l’accesso a Rumble per gli utenti in Brasile mentre contestiamo la legalità delle richieste dei tribunali brasiliani».
I brasiliani che hanno perso l’accesso ai contenuti di Rumble possono incolpare solo i loro tribunali, ha aggiunto, sottolineando che spera che i giudici riconsiderino la loro decisione in modo che il servizio possa essere ripristinato presto. «Non sarò vittima di bullismo da parte dei governi stranieri che chiedono di censurare i creatori di Rumble».
In un post successivo, il Pavlovski ha affermato che Rumble è «l’unica azienda sulla nostra scala che mantiene la linea per la libertà di parola e i valori americani» e che spera che un giorno altre grandi aziende tecnologiche facciano lo stesso. «Continuerò a dare l’esempio fino all’arrivo di quel giorno», ha dichiarato.
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Glenn Greenwald, il giornalista noto per il caso Snowden che vive in Brasile e conduce il programma su Rumble System Update su Rumble, ha affermato che la Corte Suprema brasiliana è «consumata dalla censura dei discorsi politici», al punto che ha bandito piattaforme come Telegram e WhatsApp per non aver immediatamente obbedito ai loro ordini di censura.
Una legge anti-fake news è stata implementata la scorsa primavera in Brasile, mentre diventa chiaro che l’intervento del governo su internet è parte di un processo politico di parte. I sostenitori di Bolsonaro arrestati durante la manifestazione a Brasilia dello scorso gennaio – secondo la commissione parlamentare brasiliana, un tentato colpo di Stato – hanno subito, oltre a corsi di «rieducazione alla democrazia» inflitti dai tribunali, anche l’esclusione dai social network.
Un tribunale ha pure vietato a Bolsonaro di candidarsi sino al 2030.
Come riportato da Renovatio 21, questa è la seconda volta che Rumble sospende il servizio in un Paese a causa di una questione di censura. Nel novembre 2022, Pavlovski ha sfidato l’ordine della Francia di censurare alcuni mezzi di comunicazione in lingua russa, citando la missione della società sulla libertà di parola.
Pavlovski, un imprenditore tecnologico canadese, ha fondato Rumble nel 2013 dopo aver visto YouTube dare priorità agli influencer dopo che la piattaforma era stata acquisita da Google.
La piattaforma è cresciuta in popolarità a partire dal 2020, dopo un’epurazione di massa delle voci dissidenti da parte della Silicon Valley, ed è continuata nel 2021 con l’afflusso di conservatori statunitensi censurati altrove.
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Immagine screenshot da YouTube
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Macron vuole la censura europea: no alla «libertà di parola americana»
Il presidente francese Emmanuel Macron ha respinto quella che ha definito «libertà di parola americana», difendendo il controverso Digital Services Act (DSA) dell’UE, che i funzionari statunitensi hanno etichettato come uno strumento di censura.
Mercoledì, parlando con i giornalisti durante un viaggio in Spagna, Macron ha detto di aver chiesto all’UE di applicare il DSA «in modo molto più esteso, molto più rapido e molto più energico» per contrastare la disinformazione.
«La cosiddetta “libertà di parola” americana – almeno per come esiste oggi ed è stata promossa da alcuni – è l’opposto della libertà di parola», ha affermato, sostenendo che le libertà individuali comportano responsabilità e rispetto per le libertà altrui. «Lo so bene quando cammino per strada: la mia libertà non può significare che sono libero di picchiarti, insultarti o vandalizzare lo spazio pubblico che appartiene a tutti. Eppure, questa è l’idea che alcune persone hanno di “libertà di parola”», ha aggiunto.
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«Finché non riterremo responsabili coloro che diffondono contenuti sui social media, non saremo in grado di regolarli», ha detto il leader francese. «Quando qualcuno scrive qualcosa – quando un giornalista scrive qualcosa di completamente falso o un redattore lo pubblica – può essere chiamato a risponderne».
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio anno Macron aveva dichiarato che «la libertà di parola è una pura stronzata», magari aspettandosi i 92 minuti di applausi della Corazzata Kotmkin di Fantozzi, ma questi non sono arrivati.
Adottato nel 2022, il DSA obbliga piattaforme come Facebook, X, TikTok, Google e YouTube a contrastare i contenuti illegali, ad aumentare la trasparenza su pubblicità e algoritmi, a proteggere i minori e a valutare e mitigare rischi sistemici come la disinformazione. Le piattaforme più grandi hanno obblighi ulteriori e possono essere multate fino al 6% del fatturato annuo globale in caso di violazioni.
Nel dicembre 2025 l’UE ha inflitto la prima sanzione ai sensi del DSA, ordinando a X di Elon Musk di pagare 120 milioni di euro. Il mese scorso il governo statunitense ha appoggiato il ricorso di X, sostenendo che il blocco aveva ecceduto i propri poteri prendendo di mira un’azienda americana.
«Non tollereremo che la Commissione Europea si impegni in un’eccessiva ingerenza normativa nel tentativo di controllare i motori americani dell’innovazione e della crescita economica», ha dichiarato Brett Shumate, assistente del procuratore generale della Divisione civile del Dipartimento di Giustizia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno la UE aveva accusato il social muskiano di antisemitismo e pedopornografia. Musk aveva risposto chiedelo l’abolizione dell’UE, definita come «Quarto Reich».
Funzionari statunitensi hanno accusato l’UE di erodere la libertà di parola e di tentare di mettere a tacere le voci dissenzienti per ragioni politiche. «L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per la spazzatura», ha scritto a dicembre su X il vicepresidente JD Vance.
L’anno scorso gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sui visti a funzionari europei e a responsabili di gruppi di monitoraggio online, tra cui Thierry Breton, ex commissario per il mercato interno e uno dei principali artefici del DSA. Breton ha paragonato la misura al maccartismo, la campagna dell’era della Guerra Fredda contro sospetti comunisti e presunti sovversivi.
La censura in Europa aveva subito un’accelerazione decisiva la scorsa estate, quando sulla scia delle elezioni europee, i vertici dell’Unione stanno lavorando per rendere ancora più controverso il DSA, che molti osservatori hanno definito come una legge di censura radicale.
L’Unione Europea ha iniziato a far leva sul DSA per intensificare la repressione di quella che definisce «disinformazione» sullecampagne di vaccinazione.
L’espansione delle maglie della censura da parte dell’Europa è risalente, e ha trovato fiato soprattutto durante gli anni pandemici, nei quali sono stati mandati avanti appalti per la realizzazione elettronica del sistema.
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Come riportato da Renovatio 21, Elon Musk due anni fa aveva raccontato che X (già Twitter) ha respinto la richiesta di Bruxelles di censurare segretamente le opinioni sulla piattaforma, ricevendone in risposta una persecuzione ai sensi del DSA.
Come riportato da Renovatio 21, l’Europa si sta scagliando contro i colossi della pornografia web con il pretesto della protezione dei minori ma con il fine, nemmeno tanto dissimulato, di introdurre sistemi di identificazione digitale di precisione per tutti i cittadini, il famoso portafoglio UE.
Sullo sfondo, l’avvio dell’euro digitale, la piattaforma di controllo che ingollerà mezzo milione di europei comandandone per sempre le esistenze. Il credito sociale della Repubblica Popolare Cinese al confronto sembrerà una mite misura liberale.
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Immagine di European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni
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