Epidemie
Mascherine (e falsità) per tutti
Le varie indicazioni legate alla prevenzione che si sono susseguite durante tutta l’emergenza COVID hanno subito continue variazioni, facendo certamente emergere la totale incapacità, da parte dei vari organismi di natura teoricamente scientifica — in primis l’OMS —, di comprendere il problema nei suoi punti chiave.
È indubbio che per i virus sconosciuti occorra tempo, ma è altrettanto indubbio che quando ancora non si conosceva il virus — e bene bene, a dire il vero, non lo si conosce nemmeno ora — la superficialità, nei vari apparati scientifici, ha fatto da padrona.
La superficialità, nei vari apparati scientifici, ha fatto da padrona
Tutti ricorderete il mitico spot del Ministero della Salute datato 7 febbraio e avente come testimonial il grandissimo Michele Mirabella, il quale ci suggeriva semplicemente, seduto ad un tavolo di un ristorante cinese, di lavarci bene le mani perché «non è affatto facile il contagio».
Ipse dixit: dopo un paio di settimane saremmo diventati il Paese con più contagi al mondo, guinness mantenuto fino a non molto tempo fa.
Senza contare le altre misure di prevenzione che ci sono state poi indicate, prima fra tutte per ordine di imposizione la clausura domestica senza poter uscire nemmeno di casa (mentre i casi di contagio continuavano ad aumentare all’interno di ospedali e di RSA senza che nessuno abbia mosso un dito in anticipo per evitarlo), arriviamo ad oggi, dove l’uso della mascherina è diventato irrinunciabile, una di quelle cose per cui rischi di essere guardato male, malissimo, se non ti sottometti al diktat afatto passare come irrinunziabile per il solito culto al Moloch sanitario del «bene della collettività».
Il mitico spot del Ministero della Salute datato 7 febbraio e avente come testimonial il grandissimo Michele Mirabella, «non è affatto facile il contagio»: dopo un paio di settimane saremmo diventati il Paese con più contagi al mondo
Seppur il governo non abbia ancora esteso l’obbligo a tutto il Paese, le Regioni più colpite e che hanno deciso di riaprire prima le hanno rese obbligatorie a tutta la popolazione, finanche all’aperto con benevola e caritatevole eccezione per chi sta praticando jogging — ci sarebbe mancato anche quello, cioè l’asfissiamento obbligatorio per mandato regionale.
Uno dei problemi però, aldilà degli obblighi, è la cultura della mascherina che si è associata all’obbligo di portarla: possiamo tranquillamente vedere persone, giovani, camminare da soli, andare in bicicletta da soli portando la mascherina.
Per non parlare di tutti coloro i quali, guidando senza alcun passeggero a bordo la propria automobile, indossano accuratamente la propria asfissiante maschera, chissà per quante ore al giorno e senza mai eventualmente cambiarla. Posta l’assurdità del portare la mascherina quando si è in macchina da soli, o a passeggio da soli e, ancor peggio, in bicicletta, dove il fisico e il respiro stesso è già di per sé sottoposto ad uno sforzo, in linea generale, a nostro avviso, il problema è ampliato a tutto ciò che obbliga l’utilizzo della mascherina all’aperto.
Che beneficio potrebbe avere una mascherina per chi cammina all’aria aperta senza entrare a contatto con posti particolarmente affollati o all’interno di spazi chiusi?
Aldilà del fatto che le linee guida e gli RCT (studio controllato randomizzato) ad oggi disponibili non convincano del tutto sulla bontà di tale pratica, è la stessa logica a doverci fare riflettere: che beneficio potrebbe avere una mascherina per chi cammina all’aria aperta senza entrare a contatto con posti particolarmente affollati o all’interno di spazi chiusi?
La logica, ma anche un banale ragionamento, suggerirebbero una sola risposta: a nulla. Il virus non si contrae camminando, non si contrae respirando aria allaperto, senza entrare a contatto con folle di persone.
A questo proposito vale la pena prendere in considerazione un interessante studio redatto dal Dott. Alberto Donzelli, Medico, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva del Comitato Scientifico Fondazione Allineare Sanità e Salute, dal titolo «Mascherine “chirurgiche” in comunità/all’aperto: prove di efficacia e sicurezza inadeguate».
«Considerare le prove più valide oggi disponibili, rivalutando l’obbligo di mascherine all’aperto (…) ma evitando anche per quanto possibile usi prolungati/continuativi di mascherine all’aperto»
Nell’abstract il contributo del Dott. Donzelli mette subito in chiaro come l’obiettivo sia quello «di considerare le prove più valide oggi disponibili, rivalutando l’obbligo di mascherine all’aperto e le sue estensioni (senza discutere l’importanza di mantenere le distanze fisiche) e di attenersi alle raccomandazioni di usarle in spazi chiusi o se la distanza fisica non si può mantenere in modo continuativo, ma evitando anche per quanto possibile usi prolungati/continuativi di mascherine all’aperto».
Più avanti l’articolo si domanda: «a chi per primo spetta l’onere della prova (di efficacia e soprattutto di sicurezza)?», perché «qualcuno potrebbe obiettare che le prove per non obbligare all’uso di mascherine non sono ancora definitive».
«È vero — prosegue — ma quelle per obbligare lo sono ancor meno. E comunque un principio cui non si dovrebbe derogare è che a chi emette una raccomandazione, o addirittura l’obbligo di una misura universale e intrusiva, spetta l’onere di esibire le prove di sicurezza (primum non nocere!), oltre che di efficacia, e di stabilire il beneficio netto complessivo per la comunità, prima di obbligare ad adottarla».
Esistono prove di efficacia per quanto concerne un uso prolungato delle mascherine all’aperto e per quei soggetti non addetti a mansioni sanitarie esposte a rischio infezione?
Proprio in queste ultime considerazioni crediamo si racchiuda il nocciolo essenziale della questione, o per meglio dire di ogni questione, in particolare sanitaria o legata alla sfera della salute personale, che implichi un obbligo: esistono prove di efficacia, di beneficio netto complessivo per la comunità e sopratutto di sicurezza per la popolazione, per quanto concerne un uso prolungato delle mascherine all’aperto e per quei soggetti non addetti a mansioni sanitarie esposte a rischio infezione?
La risposta rimane la stessa.
Ci sono invece evidenze riconosciute rispetto ai danni che le mascherine possono generare, come riporta anche attraverso una serie di punti l’articolo del Dott. Donzelli:
«I due potenziali effetti collaterali già riconosciuti sono:
- dare un falso senso di sicurezza e indurre a ridurre l’aderenza ad altre misure di controllo delle infezioni, tra cui il distanziamento sociale e il lavaggio delle mani. Ci sono prove da eleganti RCT15,16 dell’importanza di questo effetto, noto come “effetto licenza” o “risk compensation”.
- Uso inappropriato. Le persone devono: non toccare le maschere indossate, cambiare di frequente quelle monouso o lavarle con regolarità, smaltirle in modo corretto e adottare altre misure di gestione, altrimenti i rischi propri e altrui possono aumentare».
«Dare un falso senso di sicurezza e indurre a ridurre l’aderenza ad altre misure di controllo delle infezioni»
«Altri potenziali effetti collaterali da considerare sono:
- Qualità e volume della conversazione tra chi indossa maschere sono molto compromessi e le persone possono inconsciamente avvicinarsi. Si può essere addestrati a contrastare l’effetto n. 1, ma può essere più difficile affrontare questo effetto.
- Indossare una maschera facciale fa entrare l’aria espirata negli occhi. Ciò genera una sensazione spiacevole e un impulso a toccare gli occhi. Se le mani sono contaminate, ci si infetta.
- Le maschere facciali rendono la respirazione più difficile. Per persone con BPCO risultano spesso insopportabili perché peggiorano la dispnea.
«Le persone devono: non toccare le maschere indossate, cambiare di frequente quelle monouso (…) altrimenti i rischi propri e altrui possono aumentare»
Inoltre una frazione di CO2 espirata è inalata a ogni ciclo respiratorio. I due fenomeni aumentano frequenza e profondità della respirazione, quindi la quantità d’aria inalata ed espirata. Ciò può peggiorare la diffusione di Covid-19 se le persone infette che indossano maschere diffondono più aria contaminata. Ciò può anche peggiorare le condizioni cliniche degli infetti se la respirazione potenziata spinge la carica virale in profondità nei polmoni.
NB: per riflettere su questo importante rischio si rimanda al primo modello teorico immunologico del Covid-19, che ne riporta una descrizione chiara e convincente.
«Ciò può anche peggiorare le condizioni cliniche degli infetti se la respirazione potenziata spinge la carica virale in profondità nei polmoni»
Gli effetti descritti al punto precedente sono amplificati se le maschere facciali sono molto contaminate (v. punto 2)
- Impedire la trasmissione interpersonale è la chiave per limitare l’epidemia, ma finora si è dato poco peso a quanto accade dopo che una trasmissione è avvenuta, quando l’immunità innata svolge un ruolo cruciale. Lo scopo principale della risposta immunitaria innata è prevenire subito la diffusione e il movimento di agenti patogeni estranei in tutto il corpo».
Questi punti sarebbero già sufficienti per convincerci che non abbiamo certezze sull’efficacia dell’obbligo della mascherina, ma di contro abbiamo invece ottime ragioni per credere che esso costituisca un danno per la salute, esponendoci inoltre irragionevolmente al rischio contagio.
«La mascherina obbliga a un continuo ricircolo respiratorio dei propri virus, aggiungendo la resistenza all’esalazione, con concreto rischio di spingere in profondità negli alveoli una carica virale elevata, che poteva essere sconfitta dalle difese innate se avesse impattato solo con le vie respiratorie superiori»
Ma l’articolo aggiunge un’osservazione importantissima:
«I soggetti infetti inconsapevoli, in cui l’emissione di virus è massima nei due giorni precedenti i sintomi (che potrebbero anche non comparire affatto!), la mascherina obbliga a un continuo ricircolo respiratorio dei propri virus, aggiungendo la resistenza all’esalazione, con concreto rischio di spingere in profondità negli alveoli una carica virale elevata, che poteva essere sconfitta dalle difese innate se avesse impattato solo con le vie respiratorie superiori, ben fornite di IgA e IgG già pronte. Per chi indossasse le mascherine molto a lungo, questo sembra un rischio assolutamente sproporzionato rispetto a quello di un contatto occasionale in strada/fuori casa con altri, che all’aperto in base alle attuali conoscenze non ha possibilità logiche né riconosciute di causare infezione».
Grazie al Cielo c’è ancora qualche medico molto preparato e qualche organismo ancora in grado di opporsi a chi presume di poter impartire lezioni e obblighi alla cieca, senza fornire evidenze e certezza di sicurezza rispetto a ciò che si impone in oltraggio alle abitudini e alle attitudini della popolazione.
Forse però non tutto è perduto, e anche la gente inizia a svegliarsi: lo abbiamo visto a Salerno, dove la polizia municipale ha rischiato il pubblico linciaggio per aver fermato una signora senza mascherina, con la rivolta della popolazione, come si può vedere nel video rilanciato anche dall’Agenzia DIRE.
Il COVID-19 è stato un virus certamente letale e contagioso, il virus dell’Ignoranza sopra al quale verranno cavalcate tutte le future campagne di «informazione» e «prevenzione» farà un danno tre volte maggiore
Ancora però non è sufficiente.
Pochi giorni fa, affacciandomi alla finestra di casa, ho visto un ragazzino che avrà avuto quindici anni in sella alla sua bicicletta, sotto il sole e in salita, con una bella mascherina “chirurgica” verde posizionata impeccabilmente su naso e bocca.
Mi ha fatto tanta pena.
Così come mi fa pena vedere quei tanti, troppi poveri bambini girare a piedi con i genitori rigorosamente mascherati.
Il virus dell’Ignoranza sopra al quale verranno cavalcate tutte le future campagne di «informazione» e «prevenzione» farà un danno tre volte maggiore e, soprattutto, incentrato su effetti collaterali a lungo termine, ovvero su tutte le generazioni che cresceranno sotto ad una maschera di falsità e di paure che difficilmente riusciranno a togliersi di dosso
Se il COVID-19 è stato un virus certamente letale e contagioso, il virus dell’Ignoranza sopra al quale verranno cavalcate tutte le future campagne di «informazione» e «prevenzione» farà un danno tre volte maggiore e, soprattutto, incentrato su effetti collaterali a lungo termine, ovvero su tutte le generazioni che cresceranno sotto ad una maschera di falsità e di paure che difficilmente riusciranno a togliersi di dosso.
O, quando lo faranno, se non interveniamo ora, sarà probabilmente troppo tardi.
Cristiano Lugli
Epidemie
Nuova York dichiara lo stato di emergenza per il morbillo
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Lunedì la governatrice Kathy Hochul ha dichiarato lo stato di emergenza a livello statale, citando 108 casi registrati finora quest’anno in uno stato con una popolazione di circa 20 milioni di abitanti. L’ordinanza conferisce maggiori poteri ai funzionari sanitari statali e allenta le norme relative a chi può somministrare i vaccini contro il morbillo. Mary Holland e Brian Hooker del CHD hanno criticato l’ordinanza definendola dettata da ragioni politiche e affermando che lo stato non fornisce alcuna informazione sui trattamenti o sui rischi dei vaccini.
Hochul ha emesso la dichiarazione tramite un decreto esecutivo, che le consente di sospendere o modificare temporaneamente leggi e ordinanze che potrebbero ostacolare le azioni che i funzionari sanitari ritengono necessarie per far fronte a un’emergenza.
Il provvedimento allenta le norme relative a chi può prescrivere test per il morbillo e somministrare vaccini, facilitando la somministrazione delle vaccinazioni contro il morbillo a un gruppo più ampio di professionisti sanitari, tra cui paramedici, operatori dei servizi medici di emergenza avanzati, farmacisti e ostetriche.
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Sospende inoltre l’obbligo per gli adulti di dare il proprio consenso all’inserimento del proprio stato vaccinale in un registro statale al momento della vaccinazione.
«Dopo aver esaminato gli ultimi dati sui casi di morbillo nello Stato di Nuova York, dichiaro lo stato di emergenza per rafforzare i nostri sforzi in corso per contrastare questa malattia», ha affermato Hochul. «Nessuno dovrebbe ammalarsi gravemente o morire a causa di una malattia prevenibile con un vaccino».
Secondo l’ufficio del governatore, al 3 ottobre erano stati segnalati 108 casi di morbillo nello stato, di cui 92 da metà luglio in «comunità rurali con bassi tassi di vaccinazione». Lo stato di Nuova York ha una popolazione di circa 20 milioni di abitanti.
L’ordinanza incoraggiava inoltre i cittadini a partecipare al tracciamento dei contatti e a vaccinarsi contro il morbillo e l’influenza, e annunciava che la governatrice si era sottoposta al vaccino antinfluenzale.
L’ordinanza è stata pubblicata insieme a una dashboard online sui casi di morbillo, che indicava 102 casi fino a martedì pomeriggio, un numero leggermente inferiore ai 108 citati nell’ordinanza.
Il comunicato stampa che annunciava l’ordinanza affermava che il numero di casi nel 2026 è il più alto dal 2019. A livello statale, l’anno scorso si sono registrati 48 casi confermati.
Sempre lunedì, Nuova York si è unita ad altri 15 stati che hanno intentato causa contro il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti per le modifiche apportate al calendario vaccinale infantile, chiedendo al tribunale di invalidarle.
Nuova York è stato uno dei tanti stati che si sono rifiutati di adottare le modifiche. Lo stato di emergenza per calamità naturale rimarrà in vigore fino al 4 novembre, il giorno successivo alle elezioni di metà mandato.
«Con il suo ordine esecutivo del 5 ottobre, la governatrice Hochul segue l’esempio del governatore Shapiro della Pennsylvania, unendosi al coro delle misure di emergenza contro il morbillo», ha dichiarato Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense.
«Il suo decreto esecutivo conferisce allo stato ampi poteri per vaccinare quasi chiunque con il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia, comprese le ostetriche, nonostante il fatto che il vaccino non sia raccomandato per i neonati e possa essere estremamente pericoloso per i bambini di età inferiore a un anno» ha aggiunto Holland.
«L’ordinanza è stata emanata in concomitanza con il calendario elettorale statale, rendendo palese il collegamento con la politica. Come nel caso del COVID, la politicizzazione della salute pubblica danneggia tutti, e in particolare i bambini».
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Il dibattito sul morbillo si intensifica a livello nazionale.
A livello nazionale, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno confermato finora quest’anno 3.887 casi di morbillo in 47 giurisdizioni, rispetto a un totale di 2.289 casi nel 2025.
Il CDC raccomanda due dosi del vaccino MMR, la prima tra i 12 e i 15 mesi di età e la seconda tra i 4 e i 6 anni.
L’ordinanza esecutiva di Hochul citava l’epidemia di morbillo in Pennsylvania come giustificazione, rilevando che lo stato stava «affrontando una rapida diffusione del morbillo con 977 casi e cinque decessi» al 2 ottobre nelle contee rurali al confine con Nuova York.
Nel comunicato stampa, il senatore dello Stato di Nuova York Gustavo Rivera ha attribuito l’aumento alla «disinformazione», che a suo dire ha portato a una diminuzione dei tassi di vaccinazione infantile.
Le dichiarazioni di Rivera fanno eco a quelle rilasciate all’inizio di quest’anno dal governatore Josh Shapiro, il quale aveva attribuito l’epidemia di morbillo e i decessi per morbillo registrati in Pennsylvania al calo dei tassi di vaccinazione, che aveva collegato al Segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr. e alla comunicazione delle agenzie di sanità pubblica.
Kennedy ha replicato che il calo dei tassi si è verificato durante l’amministrazione Biden. Shapiro e Kennedy hanno inoltre contestato se i decessi in Pennsylvania potessero essere attribuiti al virus del morbillo, a infezioni secondarie o ad altre cause.
Le epidemie di morbillo sono state utilizzate da molti politici per attaccare Kennedy e l’amministrazione Trump, sebbene la serie di focolai degli ultimi due anni sia iniziata prima dell’insediamento dell’amministrazione Trump.
Nel settembre 2025, durante un’audizione al Senato degli Stati Uniti, il senatore della Georgia Raphael Warnock aveva citato i primi decessi infantili per morbillo in vent’anni, definendo Kennedy «un pericolo per la salute del popolo americano» e affermando che Trump avrebbe dovuto licenziarlo se non si fosse dimesso.
Kennedy è stato inoltre aspramente criticato per aver affermato che i decessi causati dal morbillo possono essere evitati con un trattamento adeguato e per aver sollevato preoccupazioni circa gli effetti collaterali associati al vaccino contro il morbillo.
Tuttavia, persino gli esperti critici nei confronti di Kennedy ammettono che le epidemie non possono essere ricondotte al calo dei tassi di vaccinazione avvenuto da quando Kennedy si è insediato.
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Le autorità sanitarie non forniscono informazioni sul trattamento e sulla prevenzione del morbillo.
Il responsabile scientifico del CHD, Brian Hooker, ha affermato che le agenzie di sanità pubblica dovrebbero informare le persone anche sui rischi della vaccinazione e su altri metodi di prevenzione, ma lo Stato di Nuova York si è rifiutato di farlo.
Hooker ha anche affermato che lo stato non fornisce informazioni adeguate alle persone che contraggono la malattia.
«Il sito web dello Stato di Nuova York è assolutamente inadeguato per chiunque contragga il morbillo, in quanto non fornisce alcuna informazione su trattamento e prevenzione, a parte la vaccinazione di qualsiasi cosa si muova», ha affermato.
«Esistono diversi protocolli consolidati e validi che possono limitare la gravità dell’infezione e prevenire la progressione verso la polmonite, che può verificarsi in circa il 5% dei casi».
Hooker ha affermato che i funzionari sanitari di Nuova York non forniscono alcuna informazione sui rischi e i benefici della vaccinazione per aiutare le persone a prendere decisioni consapevoli.
«Viene presentata un’immagine rosea e ottimistica del livello di protezione offerto, ma al di là delle apparenze, il vaccino MMR è stato collegato ad anafilassi e decessi. Inoltre, il vaccino MMRII attualmente disponibile non è mai stato testato per la sicurezza».
Una causa intentata nel 2023 ha rivelato che la Merck aveva fornito informazioni false e fuorvianti alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense in merito al componente contro la parotite del suo vaccino MMRII. L’azienda aveva compensato la scarsa efficacia del vaccino sovradosando la dose del componente contro la parotite. Secondo i documenti del tribunale, tale dose eccessiva di vaccino non era stata sottoposta a test di sicurezza.
Brenda Baletti
Ph.D.
© 6 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Immagine di Metropolitan Transportation Authority of the State of New York via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Epidemie
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Epidemie
Ebola, il numero di morti si avvicina a quota 3.000
Secondo i dati governativi pubblicati lunedì, più di 6.000 persone sono state contagiate dal virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) dall’inizio dell’ultima epidemia, e quasi la metà dei pazienti confermati è deceduta a causa della malattia.
L’epidemia si è diffusa in 60 zone sanitarie distribuite in sei province: Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu, Haut-Uele, Bas-Uele e Tshopo. L’Ituri rimane la regione più colpita, con 28 delle sue 36 zone sanitarie che segnalano casi, seguita dal Nord Kivu con 15. Il Paese ha registrato 6.041 casi confermati e 2.911 decessi, con un tasso di mortalità del 48,2%.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito venerdì che l’epidemia continua a peggiorare. «Sebbene la sorveglianza sia stata ampliata, il numero di casi e di decessi continua ad aumentare a causa della trasmissione sostenuta e dell’espansione geografica», ha affermato l’agenzia in un post su X.
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Secondo l’Istituto Nazionale di Sanità Pubblica, un totale di 1.366 pazienti sono guariti, mentre 619 rimangono in isolamento o ricoverati in ospedale. Il ministero ha affermato che le squadre di intervento restano attive in tutte le province colpite, con particolare attenzione alle regioni di Ituri, Nord Kivu e Haut-Uele.
L’epidemia, dichiarata a maggio, è causata dal ceppo Bundibugyo del virus Ebola ed è diventata la più grande mai registrata nella storia della Repubblica Democratica del Congo, superando l’epidemia del 2018-2020. Attualmente non esistono vaccini approvati o trattamenti specifici per il ceppo Bundibugyo.
Anche le organizzazioni internazionali hanno intensificato il loro supporto nella risposta all’epidemia. Lunedì, a Kisangani, capoluogo della provincia di Tshopo, sono stati consegnati veicoli alle autorità sanitarie e alle squadre della Croce Rossa per contribuire al contenimento dell’epidemia. «L’attenzione e le risorse costanti per la risposta all’Ebola nella RDC rimangono essenziali», ha dichiarato Ariel Kestens, capo della delegazione della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC), il giorno X.
La scorsa settimana, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha definito l’epidemia di Ebola una «tragedia umana che colpisce famiglie e comunità su una scala straordinaria».
Anche l’OMS e i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) avevano precedentemente richiesto un maggiore sostegno internazionale per contenere l’epidemia.
Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.
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Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.
Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.
Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.
Gli USA due mesi fa hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese
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Immagine di UNMEER via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0
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