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Gesuita omosessualista parlerà alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona
Padre James Martin, gesuita noto per il suo inesausto operato pro-LGBT, è pronto a parlare ai partecipanti della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Lisbona. Lo riporta Lifesitenews.
Padre Martin parteciperà all’evento con un team di gesuiti che ospita una serie di eventi nel programma ufficiale della GMG.
La rivelazione arriva dai sui social del gesuita omosessualista dove scrive che dovrebbe parlare all’evento Magis pre-GMG dei gesuiti, prima di parlare alla stessa GMG.
La Giornata Mondiale della Gioventù si svolge dall’1 al 6 agosto a Lisbona, in Portogallo. Papa Francesco si unirà ai giovani per oltre la metà dell’evento di più giorni. Comprende numerose attività, sessioni di preghiera, conferenze, laboratori musicali e conferenze e incontri informali.
Dear friends: God willing, I'll be travelling to Lisbon tonight to speak at @magis2023, the gathering of students from Jesuit schools from around the world, and then at World Youth Day @wyd_en. So I won't be posting as much here. Also, I would very much appreciate your prayers!
— James Martin, SJ (@JamesMartinSJ) July 27, 2023
Alla base degli eventi chiave di ogni giornata c’è un «Festival della Gioventù», che si svolge durante l’intera giornata e offre ai partecipanti varie opzioni di attività a cui partecipare. È in alcuni di questi che Martin incontrerà i pellegrini della GMG, poiché i gesuiti stanno organizzando numerosi eventi a Largo da Misericórdia.
Secondo America Magazine, rivista dei gesuiti americani diretta dallo stesso padre Martin, il Largo da Misericórdia vuole essere «uno spazio che sarà aperto a tutto il mondo nel cuore della città ed è il risultato di una collaborazione tra la Compagnia di Gesù e la Santa Casa da Misericórdia de Lisboa», un istituto di beneficenza a Lisbona, in Portogallo, che fornisce servizi sociali e sostegno a chi ne ha bisogno.
Dettagli più approfonditi vengono forniti solo tramite l’app ufficiale della GMG, anche se non è ancora chiaro in quali eventi particolari sarà coinvolto padre Martin e di cosa parlerà.
Ma alcuni degli eventi organizzati dai gesuiti includono: «Verità e tolleranza: sull’essere cristiani in un’epoca pluralistica»; «Ascolta il tuo corpo/te stesso»; «Vivere la svolta ecologica nella fede».
Don Martin sta anche parlando all’evento MAGIS 2023 gestito dai gesuiti. Secondo America, l’evento di 10 giorni che precede la Giornata Mondiale della Gioventù porta a Lisbona «2.000 giovani provenienti da 82 paesi legati alla Compagnia di Gesù».
La manifestazione MAGIS è prestigiosa, come testimoniano i nomi ad essa annessi. Il superiore provinciale portoghese del gesuita offrirà la messa di apertura, mentre il superiore generale dei gesuiti – il «papa nero» come viene colloquialmente chiamato a Roma – celebrerà la messa di chiusura. Francesco ha anche inviato un messaggio personale salutando i partecipanti.
La partecipazione di Martin all’evento della Giornata Mondiale della Gioventù – che si autodefinisce «pellegrinaggio, festa della gioventù, espressione della Chiesa universale e momento intenso di evangelizzazione per il mondo giovanile» con un’identità cattolica «chiaramente evidente» – è motivo di preoccupazione per i fedeli cattolici.
Il gesuita indefessamente pro-LGBT, anche membro del Dicastero per le comunicazioni, ha goduto di un crescente favore papale nonostante la sua lunga storia di promotore dell’ideologia LGBT in dissenso dall’insegnamento cattolico.
In questi anni, il gesuita filomofilia anche promosso un’immagine tratta da una serie di opere blasfeme e omoerotiche che mostrano Gesù Cristo come omosessuale, ha promosso unioni civili tra persone dello stesso sesso e ha descritto vedere Dio come maschio come «dannoso».
Tuttavia, la partecipazione del Martin alla GMG 2023 non è senza precedenti. Nel 2018, il Vaticano lo ha invitato a parlare all’Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, in Irlanda, con argomento «Esplorare come le parrocchie possono sostenere quelle famiglie con membri che si identificano come LGBTI+».
Negli ultimi mesi, Martin ha goduto anche di un notevole e consistente sostegno da parte di Francesco, nonostante i precedenti di eterodossia del sacerdote su numerose questioni dell’insegnamento cattolico.
Nel novembre 2022, Francesco aveva descritto pubblicamente il suo confratello gesuita come «un uomo che ha dei valori, un comunicatore che sa anche insegnarti la via della comunicazione con Dio».
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso novembre Bergoglio aveva dapprima concesso un’udienza privata al Martin, per poi elogiarlo pubblicamente durante l’assemblea plenaria del Dicastero per le comunicazioni vaticane.
Un anno fa, il Martin aveva dichiarato in pratica che la dottrina del catechismo sull’omosessualità uccide, in quanto porterebbe taluni alla morte per suicidio. Il papa la scorsa estate gli scrisse una lettera di incoraggiamento: «Vi incoraggio a continuare a lavorare sulla cultura dell’incontro, che accorcia le distanze e ci arricchisce delle nostre differenze, come ha fatto Gesù, che si è fatto vicino a tutti».
Come nota Lifesite, la partecipazione di Martin alla GMG diviene meno sorprendente se si esamina più da vicino la descrizione dell’evento: «sebbene la sua identità cattolica sia chiaramente evidente, la GMG apre le sue porte a tutti, non importa quanto vicini o lontani dalla Chiesa siano».
Immagine screenshot da YouTube
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Bar per lesbiche allenta le misure sulle mascherine: minacce dagli LGBT. È la storia dell’anno
Mentre il settore dell’informazione si interroga sul proprio futuro e sull’impatto dell’Intelligenza Artificiale, il quotidiano locale Boston Globe ha un motivo per festeggiare. L’inchiesta pubblicata il 22 settembre nella sezione magazine, dedicata a un locale in crisi del Massachusetts, ha portato circa mille nuovi abbonamenti in un solo giorno. Lo riporta la testata Semafor, citando una comunicazione interna alla redazione: il caporedattore l’avrebbe definita di gran lunga il pezzo più performante dell’anno, destinato a battere diversi record del giornale.
Al centro del pezzo c’è il Last Ditch Bar and Arts Venue di Greenfield, locale lesbico di impostazione dichiaratamente anticapitalista e di sinistra, che garantisce l’ingresso anche a chi non può pagare e accoglie persone povere e senza fissa dimora. Da notare il giuoco di parole: «last ditch» in inglese significa «ultima risorsa», tuttavia «ditch» è anche un termine altamente spregiativo, epperò amato dagli omosessuali (come in Italia frocio, non utilizzabile al di fuori dei consorzi omofili, che sembrano amare il termine), per definire la vagina.
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A fine agosto il bar lesbico, in gravi difficoltà economiche, ha annunciato che il sabato sera avrebbe tolto l’obbligo di mascherina per cercare di aumentare gli incassi.
«È con amore che informiamo le nostre dive disabili immunocompromesse che il sabato sera saremo aperti con la mascherina facoltativa», ha scritto il Last Ditch Bar sul suo profilo Instagram alla fine di agosto.
Sui social è esplosa la protesta di chi ha accusato il locale di trascurare le persone immunodepresse e disabili, mettendoli in pericolo, con messaggi durissimi e persino auspici di attentati incendiari.
«Spero che il vostro locale venga incendiato per aver rovinato i programmi di sabato alle persone immunocompromesse come me, solo per estorcere qualche soldo in più agli abilisti», ha scritto un utente nei commenti al post originale, secondo il Boston Globe.
«Persone come voi uccidono persone disabili in nome del proprio svago e della propria comodità», ha scritto un altro utente nei commenti.
«Dite semplicemente che siete complice di un evento che causa disabilità di massa e chiudiamo la questione» ha tuonato un altro ancora.
«Il COVID forse non disabilita («disable», sic)l e persone il sabato sera?» ha accusato un utente nei commenti, dimostrando un uso del termine disabile come verbo che non ci era prima noto.
Le scuse pubblicate dal bar non hanno placato gli animi, e stando al racconto il sabato sera il locale è rimasto vuoto. «Ci scusiamo per il tono passivo e sprezzante con cui abbiamo affrontato la modifica delle norme e degli orari, che ha un impatto sulle persone più vulnerabili tra noi» aveva scritto su Instagram.
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La vicenda è peggiorata durante la riunione comunitaria mensile dell’11 settembre. Alcuni partecipanti collegati online hanno contestato il locale, mentre la proprietaria, in lacrime, ha raccontato di lavorare in più posti e di vivere in auto per mantenere il bar. La donna ha spiegato di essere rimasta sola con un’attività da 50.000 dollari dopo l’uscita degli altri soci (una drag queen e una persona ora in una scuola di clown) e ha ammesso che non è il suo «progetto del cuore».
Anche il suo sfogo è stato criticato, definito da qualcuno un comportamento razzista, e il mediatore scelto, una terapeuta bianca, è stato contestato. Secondo l’articolo, la titolare è in arretrato con l’affitto e il proprietario dei locali chiede 3.900 dollari entro fine mese.
La storia è rivelatrice di tantissime cose: per esempio, come sacche della comunità LGBT indossino ancora la mascherina, il cui obbligo per accedere agli eventi era all’epoca richiesto pure dai satanisti, ma che oggi pare un anacronismo sorprendente.
Come questo sia l’articolo dell’anno, che ha aumentato di 1.000 unità gli abbonamenti al quotidiano bostoniano, pure è sorprendente. Non abbiamo bene capito perché, ma Renovatio 21 prende nota.
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Immagine generata artificialmente
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I transessuali avrebbero rubato oltre 2.200 medaglie d’oro ad atlete femmine
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- Atleti maschi transgender hanno sottratto oltre 501.498 dollari in premi in denaro a donne nello sport professionistico.
- Nella sola California, oltre 611 donne e ragazze hanno ottenuto una medaglia d’argento, classificandosi dietro a un uomo ammesso a gareggiare nella categoria femminile.
- Gli uomini che si identificano come transgender hanno partecipato a oltre 14.301 eventi sportivi femminili, sia amatoriali sia professionistici.
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La diocesi di San Gallo promuove spettacolo di drag queen
L’ufficio pastorale cattolico di San Gallo, in Svizzera, sta avrebbe co-organizzato un evento drag gratuito in una sala pubblica, e un liturgista dipendente della Chiesa era in programma di moderarlo ieri sera. Lo riporta LifeSite.
Intitolato «Deep Drag – Memoria e Speranza», il programma vedrà la partecipazione di una «drag performer» di San Gallo conosciuta come «Lupa Nova» e della «drag queen Amélie Putain» che, secondo i media locali, «collaborano con la cappellania cittadina di Katholisch St.Gallen».
Il sito web della Chiesa cattolica di San Gallo mette in evidenza un annuncio relativo all’evento.
Su Instagram è apparso quello che sembra essere un promemoria dell’evento.
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Secondo quanto riportato, format mescola «performance drag» con interviste e discussioni moderate da Ann-Katrin Gässlein, teologa impiegata negli uffici pastorali della Chiesa cattolica di San Gallo e assistente di ricerca presso la Cattedra di Studi Liturgistici dell’Università di Lucerna.
Secondo un articolo dello scrittore e commentatore cattolico tradizionalista Chris Jackson, Gässlein «trova persino un’analogia teologica tra il drag e il cristianesimo: la “trasformazione”, sostiene, è al centro della fede cattolica. Afferma che la collaborazione intende lanciare un segnale di diversità all’interno della società e della Chiesa cattolica».
Come riportato da Renovatio 21, Leone XIV l’anno scorso ha confermato l’elezione di Beat Grögli, un sacerdote eterodosso, sostenitore dell’«ordinazione delle donne», come nuovo vescovo di San Gallo
In base al Concordato del 1845 tra la Santa Sede e l’autorità ecclesiastica cattolica svizzera, il vescovo di San Gallo viene scelto dal capitolo della cattedrale con il contributo del Collegio Cattolico locale, una sorta di parlamento ecclesiastico eletto dai cattolici della diocesi e composto anche da laici. La Santa Sede può quindi confermare o negare la nomina a vescovo dell’eletto.
Nei video che reperibili in rete è difficile distinguerlo come «prete», visto che sfoggia quando si presenta in pubblico alcune mises (completi, cravatte, etc.) che lo fanno assomigliare più ad un manager o ad un impiegato, talvolta ad un tramviere.
Durante diverse Sante Messe registrate in video nella Cattedrale di San Gallo, celebrate da Grögli, alcune donne leggevano il Vangelo e pronunciavano l’omelia, in contraddizione con il diritto canonico e le disposizioni liturgiche per la Messa. Durante l’omelia durante una Santa Messa nel periodo di Carnevale, Grögli indossò un colorato cappello da giullare di corte.
La diocesi di San Gallo è nota alla maggior parte dei cattolici come luogo di ritrovo della famigerata Mafia di San Gallo, un gruppo di ecclesiastici eterodossi di alto rango che si opposero all’elezione del cardinale Joseph Ratzinger al papato nel 2005 e, a quanto si dice, cospirarono per eleggere Jorge Mario Bergoglio papa. Il gruppo tenne diverse riunioni a San Gallo, in Svizzera, tra il 1995 e il 2006.
Tra i partecipanti degli incontri della Mafia di San Gallo (che taluni pudicamente chiamano «gruppo di San Gallo), sotto l’egida del cardinale gesuita arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, vi erano Paul Verschuren, vescovo di Helsinki; Jean-Félix-Albert-Marie Vilnet, vescovo di Lilla; Johann Weber, vescovo di Graz-Seckau; Walter Kasper, vescovo di Rottenburg-Stoccarda (in seguito cardinale), e Karl Lehmann, vescovo di Magonza (in seguito cardinale); il cardinale Godfried Danneels, arcivescovo di Malines-Bruxelles; Adrianus Herman van Luyn, vescovo di Rotterdam; Cormac Murphy-O’Connor, arcivescovo di Westminster (in seguito cardinale); Joseph Doré, arcivescovo di Strasburgo; Alois Kothgasser, vescovo di Innsbruck, in seguito arcivescovo di Salisburgo; Achille Silvestrini, cardinale della Curia romana; Ljubomyr Huzar, arcivescovo maggiore di Leopoli degli Ucraini; José Policarpo, patriarca di Lisbona.
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Gli incontri sono stati ospitati dal vescovo Ivo Fürer, colui che ha ordinato sacerdote Grögli. Il Fürer era un ecclesiastico eterodosso, accusato di aver ignorato casi di abusi sessuali nella sua diocesi. Il suo successore e ora ancora amministratore della diocesi, il vescovo Markus Büchel, è noto per le sue posizioni eterodosse sul comportamento omosessuale.
In uno scritto pubblicato sul sito della diocesi, nel 2015 il vescovo aveva scritto che per il benessere di una persona non è tanto l’inclinazione eterosessuale o omosessuale, quanto piuttosto la gestione responsabile della sessualità: «Rallegriamoci in ogni relazione!». Già nel 2013, il Büchel aveva invitato i sacerdoti omosessuali a «fare coming out» e a non nascondere la propria omosessualità. All’epoca era presidente della Conferenza episcopale svizzera.
Fu anche sotto la guida di Büchel che la Conferenza Episcopale Svizzera chiese al dottor Arnd Bünker, attivista LGBT e promotore di «liturgie omosessuali», di redigere un rapporto per il Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia a Roma. Tale rapporto chiedeva l’ammissione dei divorziati «risposati» alla Santa Comunione.
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Immagine di Jakub Hałun via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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