Occulto
Sacerdote si scaglia contro la massoneria: «si oppone alla Chiesa cattolica e ha la sua caduta come uno dei suoi obiettivi»
Il vicario generale della diocesi di Evansville, Indiana, ha ricordato con forza ai cattolici che la Chiesa non consente ai suoi membri di aderire alle logge massoniche. Lo riporta il sito canadese Lifesitenews.
«Non possiamo sostenere le organizzazioni … che si oppongono alla Chiesa cattolica e hanno la sua caduta come uno dei loro obiettivi», afferma padre Alex Zenthoefer ha spiegato in The Message, il giornale della diocesi, all’inizio di questo mese.
Padre Zenthoefer ha detto al sito Lifesitenews che un numero crescente di laici si è avvicinato a lui negli ultimi mesi informandolo che sono massoni.
«Su richiesta di alcuni fedeli… ho scritto questo articolo, in primo luogo, con l’intenzione di aiutare le persone a prendere coscienza dei principi della massoneria» ha dichiarato il sacerdote, che opera nella zona dell’Indiana dove nel XX secolo furono attive numerose figure di spicco del Ku Klux Klan. Secondo quanto riportato, i massoni avrebbero messo radici nello Stato già ai primi dell’Ottocento, con persistenti oggidì oltre 400 logge e 50 mila «fratelli».
A nice reminder from my diocese's vicar general about why Catholics can't be Masons.
If a Catholic is a Mason, he ought not present himself for Holy Communion without first dissociating himself from that group and making a good confession. pic.twitter.com/9yIsvvZm8i
— Fr. Ryan Hilderbrand (@FrHilderbrand) May 17, 2023
La massoneria è stata condannata da più di sette papi nel corso della storia della Chiesa, a cominciare da Clemente XII nel 1738. Tuttavia, il Codice di diritto canonico del 1983 rivisto non ne faceva esplicita menzione. Il precedente Codice di diritto canonico del 1917, invece, puniva i cattolici con la scomunica automatica se ritenuti colpevoli di associazione con la massoneria.
Nel novembre del 1983, il Cardinale Joseph Ratzinger, che prestava servizio come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, emanò una «Dichiarazione sulle Associazioni massoniche» che cercava di chiarire l’omissione. Il «giudizio negativo» della Chiesa nei confronti della Massoneria «rimane immutato», ha detto. Ogni cattolico che diventa massone è «in uno stato di peccato grave e non può ricevere la Santa Comunione». La scomunica per i «liberi muratori», dunque, è ribadita.
Nel suo articolo sul giornale diocesano, don Zenthoefer fa riferimento alla dichiarazione di Ratzinger del 1983 per sostenere la sua conclusione secondo cui esiste una «esplicita ostilità nella tradizione massonica nei confronti della Chiesa cattolica».
Il sacerdote indica quindi anche quelli che crede siano tre problemi principali con la Massoneria, il primo è che «sminuisce il ruolo della fede e propone un fondamento alternativo per vivere la propria vita».
«Durante il rito di iniziazione – scrive padre Zenthoefer – il candidato esprime il desiderio di cercare la “luce”, ed è assicurato che riceverà la luce dell’istruzione spirituale che non potrebbe ricevere in un’altra Chiesa, e che otterrà il riposo eterno nella “loggia celeste” se vive e muore secondo i principi massonici. Tale secolarismo mette i membri a rischio di perdere di vista Gesù Cristo come Signore della vita e della salvezza».
Il secondo punto è che i rituali massonici mettono i cattolici in contrasto con la loro fede.
«Poiché la massoneria coinvolge non cristiani, l’uso del nome di Gesù è proibito all’interno della loggia. Quando si raggiunge il 30° grado nella gerarchia massonica, chiamato Kadosh, la persona schiaccia con il piede la tiara papale e la corona reale, e giura di liberare l’umanità “dalla schiavitù del dispotismo e dalla schiavitù della tirannia spirituale». Dei rituali inquietanti della framassoneria Renovatio 21 ha scritto in passato.
L’ultimo problema menzionato da Zenthoefer è l’odio che i leader massonici nutrono per la Chiesa.
«C’è un’esplicita ostilità nella tradizione massonica nei confronti della Chiesa cattolica. Negli Stati Uniti, uno dei leader della massoneria, il generale Albert Pike (morto nel 1891) definì il papato “un nemico mortale e infido” e scrisse: “Il papato è stato per mille anni il torturatore e la maledizione di l’umanità, l’impostura più spudorata, nella sua pretesa di potere spirituale di tutte le età”. Tali parole, insieme ai riti massonici, illustrano una divisione reale e inconciliabile tra cattolicesimo e massoneria».
Come riportato da Renovatio 21 quando un paio di anni fa Black Lives Matter ne tirò giù inconsapevolmente la statua, il Pike (sospetto fondatore del Ku Klux Klan e unico militare confederato ad essere commemorato con una statua, tirata giù un paio di anni fa da Black Lives Matter) sarebbe stato – secondo documenti messi in dubbio da alcuni storici – corrispondente di Giuseppe Mazzini, ipermassone terrorista al soldo di Londra e di altri poteri oscuri che è riuscito nella grande combo di essere considerato «padre della patria» dell’Italia unita (che ancora gli dedica piazze e vie centrali) e a morire latitante – evidentemente era più coperto di Bin Laden o Messina Denaro.
Nella sorprendente corrispondenza tra Pike e Mazzini, è ben delineata l’idea di provocare guerre mondiali per spazzar via la religione cristiana e sostituirla con un culto illuminista dai tratti satanici.
«La prima Guerra Mondiale doveva essere combattuta per consentire agli “Illuminati” di abbattere il potere degli zar in Russia e trasformare questo paese nella fortezza del comunismo ateo» riassume il commodoro della marina canadese William Guy Carr nel libro Pawns in the Game. «Le divergenze suscitate dagli agenti degli “Illuminati” fra Impero britannico e tedesco furono usate per fomentare questa guerra. Dopo che la guerra ebbe fine si doveva edificare il comunismo e utilizzarlo per distruggere altri governi e indebolire le religioni» scrive Carr.
L’afflato religioso di questo processo di trasformazione storica è leggibile direttamente nelle lettere tra i due massoni.
«Dobbiamo creare un Rito superiore che rimarrà ignoto – scrive Mazzini a Pike il 22 gennaio 1870 – al quale apparterranno quei massoni di alto Grado che sceglieremo. Nei confronti dei nostri Fratelli in Massoneria, questi uomini dovranno impegnarsi alla segretezza più severa (…) attraverso questo Rito supremo governeremo ogni Massoneria, ed esso diverrà l’unico centro internazionale, il più potente perché la sua direzione sarà sconosciuta (…) allora ovunque i cittadini (…) e la moltitudine disingannata dal cristianesimo, i cui adoratori saranno da quel momento privi di orientamento alla ricerca di un ideale, senza più sapere ove dirigere l’adorazione, riceveranno la vera luce attraverso la manifestazione universale della pura dottrina di Lucifero rivelata finalmente alla vista del pubblico, manifestazione alla quale seguirà la distruzione della Cristianità e dell’ateismo conquistati e schiacciati allo stesso tempo!»
Le denunce papali della massoneria erano un evento comune nella Chiesa prima del Concilio Vaticano II. L’enciclica Humanum Genus di Papa Leone XIII del 1884 è forse la più nota. In esso, definisce la massoneria una «piaga fatale» il cui «scopo ultimo» è «il totale rovesciamento di quell’intero ordine religioso e politico del mondo che l’insegnamento cristiano ha prodotto».
Interrogato sull’argomento, tuttavia, padre Zenthoefer non ha dato una risposta netta all’infiltrazione della massoneria nella chiesa cattolica.
Come riportato da Renovatio 21, una conferma abbastanza netta potrebbe arrivare dalle ultime dichiarazioni della sorella dello spericolato giornalista Mino Pecorelli, trucidato nel marzo 1979 quando – sostiene la signora – stava per andare in Vaticano a consegnare al papa l’elenco dei membri di una vera e propria loggia massonica vaticana, con nomi di cardinale e vescovi, pubblicata dalla sua rivista OP qualche tempo prima.
A sostenere l’influenza massonica sulla chiesa del Novecento fu l’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, che ha sostenuto come nei decenni successivi al Concilio Vaticano II l’abbraccio da parte del Concilio della libertà religiosa, dell’ecumenismo e della collegialità fosse un’implicita approvazione da parte della Chiesa dei principi massonici di libertà, uguaglianza, e fraternità.
Il sacerdote cattolico americano Charles Murr, l’autore del libro Murder in the 33rd Degree («Assassinio al 33° grado»), crede che nel 1978 Papa Giovanni Paolo I sia stato assassinato da forze massoniche, scrivendo che il monsignor Annibale Bugnini, il principale architetto del «nuova messa» negli anni ’60 con cui si sostituiva il rito tridentino, apparteneva a una loggia massonica.
Tuttavia, dall’elezione al Soglio di Bergoglio una fase di affetto caloroso verso la chiesa pare essere scoppiata nei cuori dei massoni, ammesso che li abbiano, anche fuori da quelli già abbondantemente infiltrati in Vaticano e nelle diocesi di tutto il mondo.
Dopo il conclave, partì la dichiarazione festante dell’allora Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi: «con papa Francesco nulla sarà più come prima. Chiara la scelta di fraternità per una Chiesa del dialogo, non contaminata dalle logiche e dalle tentazioni del potere temporale.
Il vertice della massoneria italiana pareva essere andato in sollucchero alla visione del gesuita uscito dal conclave.
«La semplice croce che ha indossato sulla veste bianca lascia sperare che una Chiesa del popolo ritrovi la capacità di dialogare con tutti gli uomini di buona volontà e con la massoneria che, come insegna l’esperienza dell’America Latina, lavora per il bene e il progresso dell’umanità, avendo come riferimenti Bolivar, Allende e José Martí, solo per citarne alcuni. È questa la ‘fumata bianca’ che aspettiamo dalla Chiesa del nostro tempo».
Nel 2021, la Gran Loggia massonica di Spagna ha lodato Papa Francesco per le sue osservazioni sulla «Giornata internazionale della fraternità umana». Il gruppo grembiulista lo ha ringraziato pure per la sua enciclica del 2020 Fratelli Tutti. «L’ultima enciclica di papa Francesco mostra quanto sia lontana l’attuale Chiesa cattolica dalle sue precedenti posizioni», hanno scritto. Di fatto, già la parola «fratelli» nel titolo aveva fatto storcere il naso a quanti hanno fiuto per gli odori massonici.
Nel 2022 il Bergoglio ha nominato il cardinale Matteo Zuppi presidente della Conferenza episcopale italiana. Zuppi aveva ricevuto grandi elogi da Gioele Magaldi, ex Gran Maestro del Grande Oriente Democratico e dominus di tale movimento Roosevelt durante un’intervista ad Adnkronos. «Conosco però il mondo Vaticano e tra i cardinali quello che stimo di più è Matteo Zuppi, che tra l’altro mi ha sposato. Sarebbe un ottimo Papa». (Il papabile secondo loggia ci mancava, o forse no. Va così)
Lo Zuppi, che ora dovrebbe gestire il supposto piano vaticano per la pace in Ucraina (già rifiutato da Zelens’kyj, pure in faccia allo stesso papa), non è l’unico nome di cardinale da fare: nel 2016 ci fu il caso conclamato del cardinale Gianfranco Ravasi, già monsignore televisivo poi presidente del Pontificio Consiglio della Cultura vaticano, che scrisse sul Sole 24 ore una lettera indirizzata ai «Fratelli massoni», informandoli che nonostante le passate ostilità tra Chiesa e Massoneria, le «varie dichiarazioni sull’incompatibilità delle due appartenenze non impediscono, però, il dialogo». Davvero il caso di dire Fratelli Tutti.
«Da 340 anni a questa parte, vale a dire da quando nel 1738 papa Clemente XII scomunicò i massoni, non c’era mai stato un intervento di questo tipo da parte di un alto esponente delle gerarchie ecclesiastiche come Ravasi» replicò stimolato il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi.
Questi sviluppi, così come altri, hanno indotto l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, a concludere che attualmente il Vaticano è un collaboratore consapevole nella struttura di potere massonica globale che ha come scopo l’introduzione del regno dell’anticristo.
Monsignor Carlo Maria Viganò nel 2020 aveva definito Fratelli Tutti come «il manifesto ideologico di Bergoglio – la sua Professio fidei massonicae – e la sua candidatura alla presidenza della Religione Universale, ancella del Nuovo Ordine Mondiale».
Immagine di Arielinson via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)
Occulto
Il Giappone moderno e la sua laicità apparente: dentro le nuove religioni nipponiche
Durante gli anni della scuola dell’obbligo, ogni cittadino giapponese sente ribadire più volte dagli insegnanti il concetto che il Giappone è uno Stato laico dove vige una completa separazione tra religione e politica.
È facile intuire come questo sia il risultato del pesante lavoro operato sulle istituzioni statali nipponiche dall’occupante statunitense negli anni del dopoguerra.
Gli americani avevano la necessità di annichilire l’identità nazionale delle nazioni sconfitte, andava quindi reciso il legame tra la religione indigena (il cosidetto shinto) e lo Stato giapponese.
Lo shinto era infatti divenuto unica religione di stato con la restaurazione Meiji del 1868, in seguito alla quale i sacerdoti erano passati a essere direttamente funzionari dello Stato che, va ricordato, aveva alla sua testa l’imperatore, discendente diretto della dea del sole Amaterasu No Omikami. Ma sto semplificando per brevità.
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Con la tragedia della Seconda Guerra Mondiale e la conseguente occupazione gringa, tutto questo finisce teoricamente in soffitta e il Giappone diventa uno stato moderno ancora più laico dell’Occidente, allora non ancora del tutto scristianizzato.
Prima dell’era Meiji (1868-1912), la religiosità giapponese ruotava attorno al sincretismo tra l’animismo indigeno dello shinto e le varie correnti del buddismo che hanno raggiunto il paese del sol levante nel corso dei secoli. A questi due assi principali del sincretismo giapponese si sono agglutinate innumerevoli altre influenze culturali e religiose di cui oggi le persone hanno più o meno poca contezza: confucianesimo, scampoli di influenze indiane (veicolate dal buddismo ma presenti in forma autonoma: ad esempio negli shichifukujin, i sette dei della fortuna), sciamanesimo e altro ancora.

Gli shichifukujin (七福神), le sette divinità della fortuna del folclore e della spiritualità giapponesi, venerate per aver aiuto nella vita di tutti i giorni e per ottenere benefizi pratici.
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La pratica religiosa ha assunto però nel corso dei secoli una forma sempre meno vincolante e vissuta il più delle volte in forma personale e non collettiva, fatta eccezione per le feste di templi e santuari. Questa transizione viene spesso attribuita all’interpretazione del buddismo sviluppata dalla corrente Tendai, sorta in Giappone su emulazione degli insegnamentio cinesi del Tiāntái attorno all”800 d.C. Sulla questione tornerò su in futuro.
Detto in soldoni, la concezione religiosa dei giapponesi contemporanei può ricordare quella degli italiani post-cattolici di oggi: vai a pregare in Chiesa quando hai bisogno di qualcosa, fai battezzare i bambini perché si fa così (qui in Giappone c’è la cerimonia dello shichigosan che può essere paragonabile), il funerale si fa perché «vai a sapere se dopo c’è qualcosa», «se vado nel tempio di un’altra religione, prego anche lì. Non si sa mai», «non può avere ragione solo una religione, no? Allora gli altri sono tutti scemi?». Il repertorio lo conoscete, immagino.
Il Giappone ha rifiutato Cristo proibendo il Cattolicesimo e sterminandone i credenti, l’Italia ha seguito un altro percorso, ma il risultato cambia poco.

Manifesto mette in guardia contro le nuove propaggini di Aum Shinrikyo, la setta del guru giustiziato Shoko Asahara cheche negli anni Novanta mise il gas nervino nella metropolitana di Tokyo.
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Quindi il Giappone è laico, laico, laicissimo e molti giapponesi si ritengono non religiosi, se non addiritura atei.
Il problema è che un numero di giapponesi che oscilla tra il 10% e il 20% della popolazione (si può azzardare la cifra di venti milioni di persone, un giapponese su sei, ma non esistono dati statistici ufficiali) è fedele, spesso in maniera assai entusiastica e devota, di una delle cosidette nuove religioni giapponesi (新興宗教, shinkoshukyo).
I grandi cambiamenti dovuti alla restaurazione Meiji e alla fulminea modernizzazione del paese, sono stati infatti accompagnati dalla nascita di una miriade di nuove religioni (per lo più di derivazione buddista e shinto, anche se non mancano religioni fondate da sciamane e guru vari), inizialmente poco gradite al potere centrale. Lo stesso fenomeno si è ripetuto nel dopoguerra: questo processo è stato definito ironicamente «l’ora di punta degli dei», a causa del gran numero di nuovi culti apparsi all’improvviso.
Per il turista che viene in Giappone questo è probabilmente un fenomeno invisibile (fatta eccezione per la Soka Gakkai, che da abbastanza nell’occhio anche in Italia), benchè se lo trovi proprio davanti agli occhi.
Siete stati al tempio Sensoji di Asakusa? Probabilmente vi sono sfuggiti i grandi palazzi di proprietà della religione GLA (ci sono grosse scritte GLA dappertutto, GLA sta per «God Light Association»), dove ogni membro mira all’«autorealizzazione» e all’«armonia mondiale», incarnando la luce di Dio in questo mondo.

Quartier Generale della God’s Light Association, Asakusa, via Wikimedia CC0
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Avete visitato il TeamLab Borderless a Azabudai Hills, in mezzo a Tokyo? Quell’edificio enorme a forma di piramide obliqua che si trova nei pressi è lo Shakaden, il tempio della Reiyukai, che possiede tutto l’isolato. La Reiyukai, fondata nel 2019, è un nuovo movimento buddista senza sacerdoti, fatto di soli laici, ispirato al buddismo Nichiren ma non affiliato ad alcuna altra setta maggiore.

Siete passati con la linea Sobu per il quartiere di Shinanomachi, a Tokyo? È il quartiere della Soka Gakkai. Non credo vi sia bisogno di presentazioni, visto del successo di cui gode pure in Italia, ancora dai tempi di Roberto Baggio. In Italia l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai riceve i fondi dell’8 per mille dal 2020. A seguito dell’Intesa con lo Stato italiano siglata nel 2016, i primi fondi sono stati erogati ufficialmente a giugno di sei anni fa. Questo qui sotto è uno dei suoi palazzi in madrepatria.

Sede della Soka Gakkai a Shinanomachi, via Wikimedia CC0
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Magari avete fatto una tappa a Takayama, sulle alpi Giapponesi? Quell’enorme tempio bianco e dorato con un fiore di loto sul tetto è la sede della Sukyo Mahikari («Principi universali Vera Luce»), presente in ben 100 Paesi. Afferma che lo scopo dell’organizzazione è aiutare le persone a migliorare la qualità della loro vita e a raggiungere la felicità praticando principi universali, nonché un metodo di purificazione spirituale chiamato «l’arte della Vera Luce», che avrebbe poteri taumaturgici. Ex membri hanno incredibilmente lanciato accuse a base dei famosi Protocolli…

Tempio Sukyo Mahikari a Takayama
In stazione a Nara, dopo essere fuggiti dai cervi famelici, avete visto i cartelli che indicavano un treno per Tenri? Bene, Tenri è la città della Tenrikyo. L’obiettivo spirituale ultimo del Tenrikyo è la costruzione del Kanrodai, una colonna divinamente designata come axis mundi , e la corretta esecuzione di un rituale detto Kagura attorno al Kanrodai, che porterà alla salvezza di tutti gli esseri umani.

Tempio Tenrikyo a Nara, immagine di Singularity via Wikimedia CC BY-SA 4.0
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E se in giro per il Giappone avete visto delle tamarrissime facciate neoclassiche con la scritta Happy Science, allora avete visto alcune sedi della Kofuku No Kagaku, la «Scienza della felicità» (che ha pure un suo partito politico). Happy Science venera una divinità chiamata «El Cantare», che credono essere il «dio Supremo della Terra, il signore di tutti gli dei». Credono che questo essere sia nato sulla Terra 330 milioni di anni fa e che sia la stessa entità venerata in diversi momenti come Elohim, Odino, Thoth, Ophealis (Osiride), Ermes e Buddha Shakyamuni, con il fondatore Ryuho Okawa, un ex trader di Wall street, considerato come incarnazione attuale ed essere supremo venuto da Venere.

Palazzo del Kofuku no Kagaku, Immagine di Nesnad via Wikimedia CC BY-SA 3.0
Non mancano ovviamente le nuove religioni provenienti dalla potenza occupante: mormoni, Testimoni di Geova, Scientology…

Palazzo di Scientology a Tokyo, via Wikimedia CC0
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Questi sono solo alcuni esempi, per darvi un’idea delle dimensioni del fenomeno.
La presunta laicità della politica giapponese è stata costretta a gettare la maschera in occasione dell’omicidio dell’ex primo ministro Shinzo Abe, nel 2022. L’assassino ha infatti dichiarato di avere compiuto il crimine per attirare l’attenzione sui legami tra il partito di Abe (Jiminto, i liberal-democratici, al potere praticamente per tutto il dopoguerra) e la Chiesa dell’Unificazione del reverendo Moon, nota in Italia per le vicende legate a monsignor Milingo.
Se si considera che la coalizione di governo all’epoca era formata dai liberal-democratici amici dei Moonies e dal Komeito, il partito della Soka Gakkai, è facile capire come la laicità di stato giapponese sia tale solo sula carta.
Con buona pace degli occupanti yankee, e del loro semplicismo tipico, eliminare la religione dalla vita quotidiana dei giapponesi pare non essere un compito tanto facile da assolvere.
L’intolleranza dei giapponesi non affiliati ad alcuna religione nei confronti delle organizzazioni religiose (ivi comprese quelle tradizionali) è una tendenza che va tenuta d’occhio perché potrebbe avere ricadute sulla politica futura del Paese. Potenzialmente anche su noi Cattolici.
Taro Negishi
Corrispondente di Renovatio 21 dal Giappone
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Immagini originali © Renovatio 21
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Danza di guerra pagana azteca invade il santuario della cattedrale cattolica
🗿🦅 𝗙𝗟𝗔𝗦𝗛 𝗜𝗡𝗙𝗢 — La cathédrale Notre-Dame des Anges de Los Angeles a accueilli la « Misa Azteca », une célébration organisée par l’archidiocèse mêlant la messe catholique à des danses, poèmes et symboles aztèques, présentée comme « une expérience de culte ». pic.twitter.com/LWsJLokw2Q
— L’Écho Chrétien (@lechochretien) July 23, 2026
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Vescovo accetta l’onorificenza dai buddisti dopo aver finanziato una statua e una scuola buddiste
Un vescovo cattolico che ha contribuito a finanziare la costruzione di una statua di Budda, una pagoda e una scuola buddista in Cambogia ha ricevuto un’importante onorificenza da un ordine buddista. Lo riporta LifeSite.
Il 13 giugno il vescovo Olivier Schmitthaeusler, vicario apostolico di Phnom Penh, ha ricevuto il titolo onorifico di «Anziano Grande Sostenitore Laico e Difensore della Dispensazione del Budda» durante una cerimonia pagana. L’onorificenza è stata conferita dal Patriarca Supremo Nun Nget dell’ordine buddista Mohanikaya della Cambogia. I leader buddisti hanno affermato che il riconoscimento premia la «lunga» collaborazione del vescovo con le istituzioni buddiste attraverso iniziative educative, umanitarie e comunitarie.
Schmitthaeusler, missionario francese appartenente alla Società delle Missioni Estere di Parigi, da anni destina fondi a sostegno di progetti buddisti, tra cui una scuola elementare dove gli alunni ricevono un’istruzione basata su materie buddiste, non cristiane. Il suo aiuto ha incluso anche il finanziamento di insegnanti buddisti, il sostentamento di giovani monaci buddisti, la costruzione di una pagoda, la residenza dell’abate buddista e persino una statua di Budda. È possibile che i fondi utilizzati dal vescovo provenissero dalle donazioni della chiesa dei fedeli cattolici locali, ma ciò non è stato confermato.
«Questo è un segnale potente: quando le religioni camminano insieme, il mondo assisterà alla vera pace», ha affermato Schmitthaeusler durante la cerimonia.
Il vescovo ha inoltre descritto il premio come un’importante pietra miliare nel rapporto tra la Chiesa cattolica e la comunità buddista cambogiana, inquadrando il riconoscimento come il risultato di anni di collaborazione intrapresa a beneficio del popolo cambogiano.
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Monsignor Schmitthaeusler aveva già ricevuto un altro riconoscimento dalle autorità buddiste cambogiane nel 2022, quando era stato nominato «Grande Benefattore Laico» in riconoscimento del suo sostegno economico alle comunità buddiste.
Il vescovo era presente anche all’udienza vaticana del 19 gennaio 2023, durante la quale papa Francesco ha incontrato una delegazione buddista cambogiana. Nel corso dell’incontro, Francesco ha ribadito la sua posizione secondo cui la «crisi ambientale» ha «radici umane», sollecitando quella che definisce una conversione ecologica.
Bergoglio aveva inoltre evidenziato i punti di convergenza con l’insegnamento buddista e ha incoraggiato un’ulteriore collaborazione con il Dicastero per il Dialogo Interreligioso al fine di promuovere iniziative ecologiche comuni in Cambogia e nella regione.
Per una disanima del rapporto tra cristianesimo e la religione del Budda, comprese le persecuzioni dei buddisti contro i cattolici nel passato e nel presente, rinviamo al libro del direttore di Renovatio 21 Roberto Dal Bosco, Contro il Buddismo.
Il volume, uscito con successo oramai 14 anni fa, è in attesa di essere ristampato in versione aggiornata non appena la casa editrici di Renovatio 21 sarà pronta a partire. In questo, chiediamo, come sempre, una mano ai nostri lettori.
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Immagine di shankar s. via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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