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Epidemie

Il COVID-19 e l’apocalisse assistenziale

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Sono ancora tanti, troppi i cazzari in circolazione che continuano a dire che non vi è nessuna emergenza sanitaria, che va tutto bene e che siamo dinanzi ad una semplice e banale influenza. Costoro potrebbero venire a toccare con mano nei reparti, per capire l’aria che si respira o che, meglio, che sarebbe meglio non respirare. Quei luoghi dove c’è tanto bisogno di manodopera, non di chiacchiere da bar o di quei beceri collegamenti via Skype, fatti per chi ha tempo da perdere e  aria da dare ai denti. 

 

La realtà, quella vera, toccata con mano da chi, come me e come tanti altri operatori sanitari può dire di essere in prima linea sul fronte di questa emergenza, è ben altra e oggi riguarda principalmente le case protette per anziani, dimenticate da tutto e da tutti — ogni riferimento alle istituzioni, sanitarie e financo politiche è puramente casuale —  e ora salite agli onori della cronaca nera quasi fossero luoghi frequentati da delinquenti e assassini. Nell’ultimo periodo abbiamo visto la stampa nazionale e locale spostare l’attenzione proprio sulle residenze per anziani, fino ad allora praticamente mai considerate da nessuno.

 

Sono ancora tanti, troppi i cazzari in circolazione che continuano a dire che non vi è nessuna emergenza sanitaria

Eppure tutti sapevano che qualora i focolai di COVID-19 fossero scoppiati all’interno delle case di riposo, il danno sarebbe stato enorme. E, da quanto si apprende, è proprio.

 

Ci sono strutture per anziani che contano in meno di un mese 60 morti su 130 residenti. Altre in cui gli anziani continuano a morire, giorno dopo giorno, senza che nessuno fra le autorità sanitarie competenti si prenda la briga di verificare la situazione facendo i tamponi, e così mostrando numeri ufficiali completamente falsati. 

 

Il contagio dilaga e non guarda in faccia a nessuno, nemmeno al personale sanitario che deve occuparsi degli anziani e che da più di un mese lotta, tra gli scarsi approvvigionamenti di dispositivi di protezione, per contenere il fenomeno e le sue devastanti conseguenze.

 

Ci sono strutture per anziani che contano in meno di un mese 60 morti su 130 residenti. Altre in cui gli anziani continuano a morire, giorno dopo giorno, senza che nessuno fra le autorità sanitarie competenti si prenda la briga di verificare la situazione facendo i tamponi, e così mostrando numeri ufficiali completamente falsati

Le aziende sanitarie locali, nel mentre, se ne sono altamente sbattute, chiedendo a tante di queste case protette di tenersi i propri casi positivi in struttura, trattandoli con i mezzi disponibili che evidentemente non possono essere paragonati alle disponibilità assistenziali e sanitarie ospedaliere.

 

Di contro, gli stessi ospedali non hanno mancato, con un faccia discretamente tosta, di chiedere alle case protette di accogliere pazienti dimessi in fase post acuta o, peggio, garantendo la negatività al COVID con un solo tampone risultato negativo — rivelatosi poi un cosiddetto «falso negativo» capace di infettare un’intera struttura, dimezzando il personale e allettando la maggior parte degli ospiti residenti.

 

A questo proposito è intervenuto con grande puntualità ed estrema lucidità il Dott. Marco Trabucchi, Presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, invocando l’opposizione, da parte dei responsabili della casa protette, di accogliere pazienti dimessi dagli ospedali in condizioni sospette:

«È necessario opporsi alle richieste di trasferimento di pazienti dagli ospedali nella fase post acuta. Si creerebbe una situazione pericolosissima, anche se formalmente si garantisce che i nuovi arrivi sarebbero indenni dal coronavirus. Infatti, le residenze per anziani, eccetto pochissime, non sono strutturare per creare zone protette né, ad esempio, per un’adeguata erogazione di ossigeno. Inoltre, il ritardo nell’esecuzione dei tamponi crea una finestra temporale che potrebbe permettere il contagio e quindi l’arrivo di pazienti non indenni».

 

Il fatto che le aziende sanitarie locali abbiano chiesto alle case protette di inviare il meno possibile ospiti sospetti Covid, ma parimenti abbiano la pretesa che le case protette ne accolgano dei dimessi dagli ospedali, la dice lunga sul trattamento che viene riservato alle prime.

 

Il principio di allocazione tanto sbandierato per cercare di giustificare la Necrocultura galoppante attraverso la quale si decide chi è degno di essere salvato e chi no in base ai posti letto, all’età e alle condizioni cliniche, non ha bisogno di passare per le linee guida della SIAARTI (Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione) in materia etica, davanti alle quali molti — comprensibilmente e giustamente — si sono stracciati le vesti: la linea utilitarista è già mirabilmente esplicata nelle richieste degli ospedali che invitano le strutture a non inviare, possibilmente, i pazienti sospetti COVID.

 

Il principio di allocazione tanto sbandierato per cercare di giustificare la Necrocultura galoppante attraverso la quale si decide chi è degno di essere salvato e chi no in base ai posti letto, all’età e alle condizioni cliniche, non ha bisogno di passare per le linee guida della SIAARTI: la linea utilitarista è già mirabilmente esplicata nelle richieste degli ospedali che invitano le strutture a non inviare, possibilmente, i pazienti sospetti COVID

Anche per tale circostanza è intervenuto perfettamente il Dott. Trabucchi, asserendo ciò di cui abbiamo appena accennato: 

«Siamo costretti ad assistere al blocco degli ingressi di malati dalle residenze agli ospedali; si è tanto discusso negativamente sul famoso documento Siaarti sulla scelta di chi trattare con precedenza. La scelta di bloccare i trasferimenti verso la possibilità di cure più intensive porta allo stesso risultato. Anzi, peggiore, perché il numero dei morti in conseguenza di queste decisioni sarà molto, troppo alto».

 

Se il SARS-CoV-2 si è rivelato essere un mietitore perfetto, un invisibile mostro capace di rendere realtà la cultura utilitarista che vede negli anziani e nei malati vite indegne di essere vissute e, quindi, sacrificabili sull’altare delle risorse economico-sanitarie e del risparmio assistenziale verso il quale il Sistema Sanitario Nazionale punta.

 

Un pizzico di responsabilità riguarda anche chi, un po’ per incompetenza e un po’ per inspiegabile pavidità, ha lasciato che tutto ciò accadesse senza una ben che minima opposizione.

 

Lo scudo da mettere sulle case protette sarebbe dovuto essere paragonabile, in senso figurato ma forse nemmeno troppo, a quello che gli ebrei apposero sulle proprie porte nel momento in cui una delle piaghe d’Egitto passava a sterminare i primogeniti del regno. 

 

Un segno, una resistenza che forse non sarebbe stata sufficiente, ma che ad esempio si è rivelata efficace nella casa di riposo di Capralba, nel cremonese, dove dal 10 febbraio scorso hanno chiuso tutto: ingressi, dimissioni, visite dei familiari.

 

Prima di tutti: prima della superficialità governativa, prima delle aziende sanitarie che se ne sono alacremente infischiate, prima dell’opinione pubblica che si è svegliata solo ora, prima degli utilitaristi del «tanto muoiono solo i vecchi». Hanno salvato tutti, e ad oggi contano zero contagi. Vuol dire essere competenti ed intelligenti, ma vuole anche dire tirar fuori gli attributi necessari per far fronte ad un’apocalisse assistenziale che non conosce precedenti, o almeno non in questi termini. 

 

La casa di riposo di Capralba, nel cremonese, dove dal 10 febbraio scorso hanno chiuso tutto: ingressi, dimissioni, visite dei familiari. Prima delle aziende sanitarie che se ne sono infischiate, prima dell’opinione pubblica, prima degli utilitaristi del «tanto muoiono solo i vecchi»: hanno salvato tutti, e ad oggi contano zero contagi

Le case protette, infine, sono state lasciate senza i dispositivi di protezione individuale adeguati. Sono state considerate per ultime, e qualcosa di serio inizia ad arrivare solo ora, quando ormai è troppo tardi.

 

La corsa all’approvvigionamento dei dispostivi di protezione individuale (DPI) ha riguardato anzitutto gli ospedali, anch’essi già messi a dura prova dalla mancanza di produzione dei giusti DPI, con le aziende italiane messe nelle condizioni, negli ultimi anni, di non produrre più nulla non solo a livello di biomedicale, ma anche per ciò che concerne i presidi di prevenzione attraverso i quali tutelare adeguatamente i sanitari. La corsa globale a caccia di ventilatori, mascherine FFP2 e FFP3, ne è la prova provante. 

 

Un pizzico di malafede da parte delle aziende sanitarie locali, però, parrebbe intravedersi laddove le medesime stilavano linee guida per le case protette affermando che le mascherine chirurgiche erano più che sufficienti (falsità colossale, giacché è ormai noto a tutti come esse preservino tuttalpiù il prossimo dall’eventuale contagio proveniente da noi, ma non preservino noi dal contagio altrui), salvo poi presentarsi in alcune strutture per effettuare tamponi con tanto di ogni possibile dispositivo idoneo alla circostanza e atto ad evitare il contagio.

 

Qualcuno, alla fine di tutto, dovrà dar conto di quanto è successo e sta ancora oggi succedendo nelle residenze per anziani

Qualcuno, alla fine di tutto, dovrà dar conto di quanto è successo e sta ancora oggi succedendo nelle residenze per anziani. Leggere sui giornali, in questi giorni, di NAS inviati nelle strutture fa ben comprendere il livello di infamia.

 

Prima siamo stati lasciati soli, e ora qualcuno vorrebbe pure farci passare come criminali, delinquenti, incapaci, facendo passare l’idea che il lazzaretto lo abbiamo voluto noi, che da un mese e più siamo lì ad attendere linee guida serie, precise, che laddove sono sopraggiunte — e comunque in colossale ritardo — spesso non sono state ascoltate, accomodando gli interessi delle aziende sanitarie (aziende! abbiamo detto tutto…).

 

Il contagio, la malattia, la morte: per molti sanitari queste tre parole sono all’ordine del giorno

Il contagio, la malattia, la morte: per molti sanitari queste tre parole sono all’ordine del giorno. È successo negli ospedali e tutta l’attenzione è virata lì. Ora che il costante rischio del collasso ospedaliero sembra essere rientrato, è giunto il momento che qualcuno si inizi ad occupare seriamente degli anziani che risiedono nelle case di riposo, ovverosia i contribuenti — tanto per parlare con il linguaggio tanto caro agli utilitaristi — che foraggiano lo Stato da decenni.

 

Se non si interverrà al più presto sarà pianto e stridor di denti.  E, forse, per chi ha responsabilità e continua ad interessarsene solo superficialmente, lo sarà non solo in questa vita terrena.

 

 

Cristiano Lugli

 

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Epidemie

Avanzamenti della Commissione COVID. Intervista al dottor Giacomini

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La Commissione parlamentare COVID sta andando avanti. Mercoledì alla Camera dei Deputati vi è stata un’udienza riguardante i danni da vaccino. Vi ha partecipato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, che si è spesa sin dall’inizio per riportare il dibattito pubblico nell’alveo di una corretta comunicazione scientifica, tutelando al contempo i diritti costituzionali calpestati durante il biennio pandemico.

 

Dottor Giacomini, di cosa si è parlato ieri in Commissione?

Abbiamo portato della documentazione che dimostrava che le istituzioni, nello specifico il ministero della Salute, già dal 2021 conoscevano il problema degli eventi avversi. Le circolari ministeriali già riconoscevano l’esistenza della questione.

 

Quali effetti avversi erano già noti al ministero della Salute?

Oltre alle possibili reazioni allergiche legati alla composizione del siero, erano note alcune patologie quali la sindrome da perdita capillare, la sindrome di Guillain-Barré, le miocarditi, le pericarditi, la sindrome trombotica trombocitopenica.

 

Può farci un esempio di un documento che già conteneva questa informazione?

La circolare del ministero della Salute del 4 agosto 2021. Siamo ad otto mesi dal lancio della vaccinazione nazionale.

 

E cosa ha fatto il ministero?

Il ministero conosceva queste cose. Ma diceva che la vaccinazione doveva andare avanti: semplicemente, suggeriva di cambiare marca di vaccino. In pratica, le reazioni ai sieri non implicavano la sospensione della vaccinazione, ma il cambio di etichetta del siero: se ti ha fatto male il Pfizer, fai il Moderna.

 

Perché non si sono fermati?

Posso dire che il ministero sembrava più preoccupato dal garantire inderogabilmente la continuazione della campagna vaccinale nazionale invece che la salute del singolo cittadino a cui pure veniva riconosciuto ufficialmente un danno da vaccino. La stessa questione si è avuta con le donne in gravidanza. Si decise di proseguire con le donne incinte nonostante l’assenza totale di studi riguardo gli effetti su questa popolazione. La stessa circolare insiste che qualora il soggetto fosse guarito dalla malattia, cioè avesse l’immunità naturale, il titolo anticorpale non va ritenuto un parametro di esclusione dalla vaccinazione COVID.

 

Cioè secondo la circolare se avevi fatto la malattia dovevi comunque fare il vaccino?

Sì, dovevi farti il vaccino per avere gli anticorpi – anticorpi vaccinali, quindi indotti artificialmente su un frammento del patogeno – e invece gli anticorpi prodotti dall’immunità naturale non possono essere presi in considerazione. La sensazione è che bisognava vaccinare davvero tutti.

 

Perché?

Il sospetto che mi viene è che non bisognava avere una popolazione di controllo, cioè un gruppo di persone non vaccinate – parliamo di decine di milioni di cittadini che erano guariti e quindi avevano l’immunità naturale. Essi avrebbero dimostrato che si poteva sopravvivere al virus senza il siero. La politica invece doveva dimostrare la qualità salvifica della vaccinazione. Senza gruppo di controllo dei guariti, che sono stati inoculati anche loro, non è possibile nessun raffronto e quindi si può portare avanti la narrazione del vaccino unico strumento per uscire dalla pandemia.

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Quali altri elementi vi sono in questo processo?

Un altro elemento che ci fa capire come potrebbe esserci stata consapevolezza dei possibili eventi avversi anche letali è lo scudo penale stabilito con l’articolo 3 del DL 44/2021: si normava il fatto che qualora vi fosse un evento avverso anche mortale il medico vaccinatore sarebbe stato esentato da qualsiasi responsabilità, era sufficiente che avesse rispetto per le linee guida e le circolari ministeriali.

 

A cosa ha portato tutto questo?

Tutto questo ha portato ad una profonda sfiducia da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni e della scienza medica, perché la regia politica ed ideologica diviene evidente, così come l’omissione di informazioni che pure erano presenti nella comunicazioni all’interno delle istituzioni. Ricordiamo com’erano quei mesi: c’era la censura e se dicevi le stesse cose contenute nella circolare ministeriali venivi etichettato come pericoloso «no-vax».

 

Quindi i sieri sono «sicuri ed efficaci»?

Questi farmaci per la loro stessa composizione possono avere effetti avversi: l’mRNA può raggiungere tutti i tessuti e non conosciamo le diverse reazioni di questi alla sostanza. Tutto questo era noto ma non si poteva comunicare all’esterno perché non si doveva spegnere quello che il ministro Speranza avrebbe definito, in una registrazione della riunione del CTS a seguito della morte di Camilla Canepa, l’«entusiasmo vaccinale».

 

Cosa è successo durante l’udienza?

Dopo la relazione mia e del vicepresidente di ContiamoCi! Marco Cosentino, vi è stato l’intervento della senatrice del PD Ylenia Zambito. Ha avuto il coraggio di dire che non c’era alcun obbligo vaccinale. Mi è toccato ricordarle, insieme all’onorevole Bagnai, che non solo l’obbligo c’era, ma c’era pure sanzioni amministrative, sproporzionate ed irragionevoli, che avevano portato alla fame milioni di cittadini che non potevano più lavorare. Tantissimi si sono piegati a questa «coercizione amministrativa», che per quanto mi riguarda era solo un enorme «ricatto».

 

Solo un ricatto?

Di più. Per me quello che c’è stato è stata una guerra civile. Per la prima volta, lo Stato ha disconosciuto milioni dei suoi cittadini e li ha perseguitati solo perché volevano liberamente decidere riguardo al proprio corpo – cosa peraltro sancita dall’articolo 32 della Costituzione.

 

Dicono che la vaccinazione ha salvato milioni di vite.

Quand’anche fosse vero, il salvare le milioni di vite non può passare attraverso il sacrificio coatto di una minoranza che viene mandata a morire. Lo Stato non lo può fare. La Costituzione su questo è chiara. Dovevi assumerti il rischio, di una malattia da reazione avversa o perfino della morte, senza alternativa. Dovevi accettare la roulette russa. Tutto questo facendoti pure firmare un consenso informato che informato non era.

 

I politici vaccinisti stanno cambiando idea?

Ho avuto l’impressione che le forze politiche che in quegli anni hanno avallato la discriminazione e la coercizione oggi non possono più difendere queste posizioni, cercando di mettere nel dimenticatoio quella stagione. Del resto sono posizioni indifendibili: la letteratura scientifica, i casi sanitari in tutto il Paese, la Costituzione – di cui si sono detti paladini nell’ultimo referendum – violata in tantissime sue parti. Rispetto al 2024 quando andammo in Commissione COVID la prima volta, quando erano belli agguerriti, mi sono parsi più sulla difensiva, più remissivi. Hanno le armi spuntate: di fronte a relazioni rigorose e pacate non hanno la possibilità di controbattere nulla.

 

Quale valore ha la Commissione in questo momento?

I lavori della Commissione continuano ad essere silenziati dalla grande stampa. Invece un evento che ha sconvolto la vita di tutti gli italiani, comunque la si pensi, non può essere messo in un cassetto da chiudere per sempre. Abbiamo un obbligo civile, morale di analizzare tutto quello che è successo e far emergere le verità che sono state taciute, al fine di dare ai cittadini gli elementi. Se siamo ancora in una democrazia, dobbiamo avere il coraggio di cercare la verità. Qualsiasi siano le conclusioni che arriveranno alla fine di questo percorso.

 

Cosa vuole dire ai lettori di Renovatio 21?

Che il perno deve essere il lavoratore, l’uomo che fa, che crea il proprio destino. Quindi invitiamo tutti a sostenere l’azione del sindacato DI.CO.SI. ContiamoCi! per difendere il diritto al lavoro che non deve mai più essere calpestato nel nome di una spinta emergenziale, che, guarda caso, oggi si sta riproponendo in altre forme. Perché il fine ultimo metapolitico di tutto questo è quello di spogliare l’uomo della sua libertà. Togliere il lavoro significa togliere la libertà, e quindi avere un popolo facilmente controllabile di schiavi.

 

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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata

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Epidemie

Pfizer vuole il vaccino contro il Lyme, mentre aumentano le zecche e le allergie alla carne dalla sindrome alfa-gal

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Pfizer sta cercando l’approvazione normativa per un nuovo vaccino che, a suo dire, preverrebbe la malattia di Lyme, mentre diversi Stati si preparano alla peggiore stagione delle zecche di sempre, in un contesto di aumento delle allergie alla carne legate alla sindrome alfa-gal.   Il mese scorso, l’azienda ha pubblicato i dati della sperimentazione di fase 3 sull’efficacia del suo nuovo vaccino VALOR («Vaccino contro la malattia di Lyme per gli appassionati di attività ricreative all’aperto»), affermando che «ha dimostrato un’efficacia superiore al 70% nella prevenzione della malattia di Lyme in individui di età pari o superiore a cinque anni».   «Data l’efficacia clinicamente significativa (…) Pfizer è fiduciosa nel potenziale del vaccino e prevede di presentare la documentazione alle autorità regolatorie», si legge in un comunicato stampa.

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Secondo quanto riportato, quando una persona viene immunizzata con PF-07307405, il suo corpo produce anticorpi contro sei sierotipi di Borrelia OspA. Quando la zecca si nutre del sangue della persona vaccinata, questi anticorpi vengono ingeriti dalla zecca stessa durante il pasto di sangue. Il legame degli anticorpi indotti dal vaccino con la proteina OspA della Borrelia all’interno della zecca inibisce la capacità del batterio di fuoriuscire dalla zecca, impedendone la trasmissione all’ospite umano.   LYMErix, un vaccino simile per la prevenzione della malattia di Lyme, fu introdotto nel 1998 e ritirato dal mercato nel 2002 dopo che le segnalazioni di artrite e altri gravi problemi a lungo termine scatenarono cause legali e ne fecero crollare la domanda.   La notizia del prossimo vaccino contro la malattia di Lyme giunge mentre i residenti di gran parte degli Stati Uniti orientali vengono avvertiti che quest’estate potrebbe essere una delle peggiori stagioni per le zecche degli ultimi anni, con un forte aumento dei casi di malattia di Lyme e di sindrome alfa-gal, attribuiti rispettivamente alle zecche a zampe nere e alla zecca stella solitaria.   La Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health afferma che lo scorso maggio si è registrato un aumento del 30% degli accessi al pronto soccorso per malattie trasmesse dalle zecche rispetto all’anno precedente.   Mentre la malattia di Lyme può causare sintomi debilitanti come febbre, affaticamento e dolori articolari, l’intossicazione da alfa-gal è una condizione potenzialmente letale che può scatenare reazioni ritardate come l’anafilassi in seguito al consumo di carne rossa.   Ad esempio, la sindrome alfa-gal è stata indicata come causa din un caso degli anni scorsi. La saliva della zecca contiene una molecola di zucchero chiamata alfa-gal. Questa stessa molecola si trova nella carne di molti mammiferi, tra cui maiali e bovini. Il morso della zecca può scatenare una risposta immunitaria eccessiva, che porta a reazioni allergiche quando l’alfa-gal viene nuovamente a contatto con l’organismo. Alcune persone sviluppano orticaria, diarrea o vomito dopo aver mangiato un hamburger o della pancetta, o dopo aver consumato latticini.

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Alcuni stati stanno ora procedendo al monitoraggio della sindrome alfa-gal; il Massachusetts ha recentemente iniziato a consentire ai residenti di segnalare i casi, e un disegno di legge in Missouri sta seguendo il suo iter legislativo. Nel frattempo, altri stati stanno chiedendo un monitoraggio simile.   A chi pratica attività ricreative all’aperto viene raccomandato di prendere precauzioni quando si trova in aree boschive, tra cui coprirsi il collo, indossare abiti di colore chiaro, camicie a maniche lunghe, pantaloni lunghi e calze, e controllare regolarmente la presenza di zecche. La rivista TIME è arrivata a consigliare agli escursionisti di «considerare la possibilità di fissare con del nastro adesivo l’apertura degli scarponi o delle scarpe alle calze».   Esperti affermano che infilare i pantaloni nei calzini può sembrare ridicolo, ma non è una cattiva idea.   Come riportato da Renovatio 21, anni fa aveva destato scalpore la proposta di un bioeticista legato al WEF di bioingegnerizzare esseri umani con intolleranza alla carne in nome della lotta al cambiamento climatico.   Nella sua proposta il dottor Matthew Liao, direttore del Centro per la bioetica del College of Global Public Health presso la New York University, nominava specificatamente la zecca Lone Star.   «La gente mangia troppa carne. E se dovessero ridurre il loro consumo di carne, allora aiuterebbe davvero il pianeta», aveva dichiarato il professor Liao.   «Quindi ecco un pensiero. Quindi si scopre che ne sappiamo molto: abbiamo queste intolleranze», ha continuato il Liao. «Per esempio ho un’intolleranza al latte. E alcune persone sono intolleranti ai gamberi. Quindi forse possiamo usare l’ingegneria umana per dimostrare che siamo intolleranti a certi tipi di carne, a certi tipi di proteine ​​bovine».   «C’è questa cosa chiamata zecca Lone Star che se ti morde diventerai allergico alla carne. Quindi è qualcosa che possiamo fare attraverso l’ingegneria umana. Possiamo forse affrontare problemi mondiali davvero grandi attraverso l’ingegneria umana».  

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Le zecche insomma, come le zanzare, potrebbero rientrare in un vasto programma eugenetico mondiale.   Le inquietanti dichiarazioni del bioeticista legato al WEF sono da collegarsi con recenti rivelazioni, sempre più credibili, di programmi di guerra biologica tramite le zecche: secondo alcuni, la malattia di Lyme potrebbe quindi essere uscita da un laboratorio americano che utilizzava le zecche come vettore epidemico-militare.   Va notato come le zecche, e la malattia di Lyme, si stiano diffondendo ora in tutta Europa, Italia compresa, così come ossessivi programmi vaccinali portati innanzi dalla regioni – si tratta, tuttavia, dell’encefalopatia, non del Lyme, per cui la protezione offerta è quantomeno limitata.   Lo scorso anno, un po’ a scoppio ritardato, il governatore della Florida Ron DeSantis ha pubblicamente respinto l’idea che gli esseri umani possano essere modificati geneticamente per sviluppare un’allergia alla carne rossa come un modo per limitare il consumo di carne e proteggere l’ambiente.    

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Epidemie

Virus sconosciuto e per il quale non esiste un vaccino si sta diffondendo negli Stati Uniti

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Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, il metapneumovirus umano (HMPV) si sta diffondendo negli Stati Uniti, in particolare in California e nella regione dei Grandi Laghi. Lo riporta Epoch Times.

 

I sintomi includono tosse, febbre e congestione nasale e, a differenza di virus respiratori più noti, per l’HMPV non esistono vaccini o trattamenti conosciuti, ha affermato il CDC.

 

I pazienti ricoverati in ospedale ricevono in genere cure di supporto, o ossigeno se necessario, e liquidi per via endovenosa per prevenire o trattare la disidratazione.

 

Dei test nazionali risultati positivi ai virus respiratori nella settimana conclusasi il 28 febbraio, il 5% è risultato positivo all’HMPV, la percentuale più alta per l’HMPV da metà 2025. La percentuale è inferiore a quella dell’influenza e del virus respiratorio sinciziale (VRS), ma superiore a quella del COVID-19, secondo il National Respiratory and Enteric Virus Surveillance System.

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La California e il Nuovo Jersey sono tra gli stati che hanno recentemente segnalato casi di HMPV. Secondo l’ente di controllo epidemico statunitense CDC, casi sono stati registrati in tutte le regioni del paese.

 

Specialisti affermano che i sintomi sono solitamente lievi, ma che il virus può portare a complicazioni più gravi, in particolare nei bambini piccoli, negli anziani e in altre persone con un sistema immunitario più debole.

 

Secondo uno studio pubblicato a febbraio, i ricercatori della Facoltà di Sanità Pubblica dell’Università di Pittsburgh e di altre istituzioni hanno affermato che l’HMPV inizia solitamente a circolare più tardi nella stagione rispetto all’influenza e al virus respiratorio sinciziale.

 

Gli scienziati hanno scoperto che il virus raggiunge il picco anche più tardi, spesso ad aprile, e affermano che lo studio dimostra che l’HMPV è «una causa importante» di sintomi respiratori sia nei bambini che negli adulti.

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