Farmaci
La verità sulla pillola abortiva: «bambini completamente formati galleggiano nel water»
Abby Johnson, già direttrice di una clinica per aborti poi convertitasi all’attivismo pro-life, ha parlato sul palco del CPAC, uno dei principali eventi annuali tenuto dalle fazioni conservatrici della politica americana.
Il suo discorso era incentrato sull’«espansione dell’aborto farmacologico in tutte le farmacie» che l’amministrazione Biden e la sua «FDA incredibilmente partigiana» stanno tentando. Dopo la sentenza della Corte Suprema che abrogava la sentenza abortista Roe v. Wade, i giornali americani hanno cominciato a promuovere le pasticche dell’aborto fai-da-te. Come noto, nel 2020 anche in Italia – nel pieno dei lockdown pandemici – il ministro Speranza aveva annunciato che la RU486 avrebbe potuto essere utilizzata senza ricovero, cioè a casa.
«Stiamo parlando di donne che vanno in farmacia, richiedono questi farmaci abortivi chimici molto pericolosi, tornano a casa senza alcun tipo di controllo medico, prendono queste pillole senza sapere davvero cosa succederà ai loro corpi, senza capire davvero cosa succederà dentro del loro grembo», ha detto la Johnson dinanzi al pubblico del CPAC.
«Stanno mettendo questi bambini nel water, bambini completamente formati – 12, 14, 16 settimane di gravidanza – forse hanno un’emorragia nel loro bagno, incapaci di raggiungere una struttura di pronto soccorso, guardano nella toilette e vedono i loro completamente formati bambino che galleggia lì nella water» ha continuato l’attivista antiabortista.
BREAKING: At CPAC, Abby Johnson goes on a disgusting tirade about the abortion pill. The only problem is that almost everything she says is a pure lie.
Lie #1: @AbbyJohnson claims that women are getting these drugs at pharmacies 12, 14, and 16 weeks into their pregnancy, and… https://t.co/jhhZyhIb22 pic.twitter.com/wBMWNSlNey
— Ed Krassenstein (@EdKrassen) March 2, 2023
«E poi queste donne devono prendere una decisione, giusto – cosa devo fare con questo bambino completamente formato?» continuò Johnson. «Cosa devo fare con questo bambino? Porto questo bambino fuori dal gabinetto? Porto questo bambino per essere seppellito? Cosa ne faccio? Scarico mio figlio tirando l’acqua?»
Le parole della Johnson, che possono sembrare durissime, rappresentano la cruda realtà dell’aborto domestico reso possibile dal farmaco RU486, altrimenti detto «il pesticida umano». Un farmaco che, ricordiamo, può avere conseguenze mortali.
La questione dei bambini finiti letteralmente nel cesso – un’immagine fortissima, intollerabile, ma veritiera – è stata ribadita varie volte da Renovatio 21 in articoli sul tema del farmaco figlicida.
La storia orrenda raccontata dalla Johnson, tuttavia, è manchevole del prosieguo, che è, se possibile, ancora più agghiacciante.
Quel «bambino pienamente formato», una volta scaricato tirando l’acqua, finisce nelle fogne. E qui, oltre agli escrementi di altri esseri umani e ad ogni altra sozzura, troverà delle creature ben felici di incontrarlo – per divorarlo. Topi, rane, pesci… festeggiano la RU486, che tanta carne umana tenere e prelibata fa giungere loro senza che facciano alcuno sforzo, nella plastica immagine della catena alimentare ribaltata: le bestie mangiano gli esseri umani.
Diciamo la verità, non siamo sicuri che queste immagini sconvolgenti – che rispondono al vero – bastino per far cambiare idea a chi sostiene l’aborto e la sua pillola maledetta. Di certo, non aiuta il ridicolo mondo pro-life italiano, i cui rappresentanti (messi lì da chi, non si sa) oramai annunciano che non ha nemmeno senso combattere la legge abortista 194/78 – figurati se si interessano dei feti divorati dai topi di fogna.
Anni di battaglie ci hanno fatto capire che disinstallare il sistema operativo della Necrocultura dalla mente liberal-goscista richiede qualcosa di più delle parole, e perfino qualcosa di più delle immagini.
Serve l’aiuto di Dio: solo esso può davvero illuminare i cuori avvolti dalle tenebre. Solo esso può togliere il paraocchi agli esseri umani di modo che essi vedono l’orrore e l’abominio dell’ora presente.
Alimentazione
Studio: le persone riprendono chili 4 volte più velocemente dopo aver smesso i farmaci per la perdita di peso
Un recente studio pubblicato dal British Medical Journal (BMJ) ha evidenziato che le persone in sovrappeso o obese che cessano l’assunzione di farmaci dimagranti riprendono peso con una velocità quattro volte superiore rispetto a chi interrompe una dieta o un programma di esercizio fisico.
Circa la metà degli utilizzatori dei nuovi farmaci per la perdita di peso, come Wegovy e Ozempic (principio attivo: semaglutide), sospende il trattamento entro il primo anno. Le evidenze indicano che la maggior parte lo fa a causa dell’elevato costo o degli effetti collaterali, che possono includere gravi disturbi gastrointestinali e, in casi estremi, persino il decesso.
Negli Stati Uniti, circa un adulto su otto dichiara di assumere farmaci per dimagrire. Gli autori dello studio hanno condotto una meta-analisi, rivedendo e integrando i dati pubblicati da numerosi rapporti scientifici.
L’analisi, basata su migliaia di partecipanti, ha mostrato che dopo l’interruzione del trattamento con questi farmaci, il peso medio aumenta di circa 0,4 kg al mese, equivalenti a 4,8 kg nel corso del primo anno. Si prevede che i parametri di salute legati al diabete e alle malattie cardiache tornino ai livelli pre-trattamento entro due anni.
«Ciò che abbiamo trovato particolarmente scioccante è stata la rapidità con cui i pazienti hanno ripreso peso dopo aver smesso di assumere farmaci», ha dichiarato uno degli autori.
Coloro che hanno interrotto i farmaci dimagranti hanno riguadagnato peso a una velocità quattro volte maggiore rispetto a chi ha abbandonato un programma di esercizio o una dieta.
Il motivo potrebbe risiedere, in parte, nel fatto che gli utilizzatori di questi farmaci non sviluppano la stessa disciplina e le abitudini salutari che invece si acquisiscono attraverso programmi di attività fisica e regime alimentare.
La meta-analisi conferma chiaramente che i farmaci per la perdita di peso rappresentano un trattamento a lungo termine. Dirigenti di aziende produttrici come Eli Lilly hanno riconosciuto che gli utenti potrebbero dover continuare l’assunzione per tutta la vita al fine di evitare il recupero del peso.
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Alla fine del mese scorso l’ente regolatorio del farmaco americano Food and Drug Administration (FDA) ha approvato una versione giornaliera in compresse del farmaco Wegovy di Novo Nordisk.
Novo Nordisk sta testando il semaglutide su bambini a partire dai sei anni di età, e sono state proposte diverse nuove indicazioni per farmaci come il semaglutide, tra cui il trattamento di dipendenze, patologie neurologiche come l’Alzheimer e persino come potenziali anti-invecchiamento.
Nel 2023, i farmaci a base di semaglutide hanno generato per Novo Nordisk ricavi per 21,1 miliardi di dollari, corrispondenti a quasi due terzi del fatturato totale dell’azienda. Le vendite nelle varie formulazioni sono aumentate dell’89% rispetto all’anno precedente, con il 71% dei proventi derivanti da clienti statunitensi.
Novo Nordisk è oggi l’azienda più quotata d’Europa, con una capitalizzazione di mercato che, nel gennaio 2026, si attesta intorno ai 260-270 miliardi di dollari (superiore in passato all’intera economia danese, sebbene i valori attuali riflettano fluttuazioni di mercato).
Negli ultimi mesi, l’enorme crescita della pubblicità e dell’utilizzo di questi nuovi farmaci definiti «miracolosi» ha portato maggiore attenzione sugli effetti collaterali. Sono stati segnalati problemi psichiatrici, squilibri ormonali (tra cui riduzione del testosterone e calo della libido), inalazione del contenuto gastrico e persino diarrea cronica.
Decine di migliaia di persone hanno intentato cause contro Novo Nordisk ed Eli Lilly per i danni fisici subiti, con contenziosi che potrebbero richiedere risarcimenti nell’ordine di centinaia di milioni o miliardi di dollari per contenere l’ondata di richieste.
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Immagine da www.chemist-4-u.com via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
Alimentazione
È arrivata la nuova era delle pillole dimagranti
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Farmaci
Il Viagra potrebbe invertire la sordità: studio
Il Viagra potrebbe presto avere un utilizzo del tutto inaspettato: non solo per la «durezza» in camera da letto, ma anche per contrastare una forma ereditaria di sordità permanente.
Uno studio pubblicato su The Journal of Clinical Investigation ha individuato una rara mutazione nel gene CPD che provoca ipoacusia neurosensoriale, una perdita dell’udito dovuta alla morte delle cellule ciliate dell’orecchio interno.
Ricercatori dell’Università di Chicago, di Miami e di alcune istituzioni turche hanno scoperto che questa condizione può essere contrastata con due semplici trattamenti: un comune integratore di arginina e, sorprendentemente, il sildenafil, ovvero il principio attivo del Viagra.
Il gene CPD regola i livelli di arginina nelle cellule ciliate, essenziale per produrre ossido nitrico e trasmettere correttamente i segnali sonori. Quando il gene è mutato, si genera stress ossidativo che uccide queste cellule, portando alla sordità.
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Test su moscerini della frutta portatori della stessa mutazione hanno dimostrato che sia il sildenafil (che stimola la produzione di ossido nitrico) sia l’integrazione di arginina sono in grado di ripristinare, almeno parzialmente, la capacità uditiva.
«Questo studio è particolarmente entusiasmante perché abbiamo identificato una nuova causa genetica di sordità e, soprattutto, un bersaglio terapeutico in grado di attenuarla», ha commentato la coordinatrice Rong Grace Zhai, professoressa all’Università di Chicago. «Si tratta di un ottimo esempio di come farmaci già approvati dalla FDA possano essere riutilizzati per trattare malattie rare».
Se i risultati saranno confermati sull’uomo, il Viagra potrebbe diventare parte di una terapia rivoluzionaria per una forma di sordità finora considerata incurabile.
Il Viagra (sildenafil) fu scoperto per caso negli anni ’80 dai laboratori Pfizer a Sandwich, Inghilterra, durante trials clinici su un nuovo farmaco anti-angina chiamato UK-92,480.
I ricercatori notarono che il composto, un inibitore della PDE5, non migliorava significativamente l’angina, ma provocava erezioni frequenti e durature nei pazienti.
Nel 1991-1993 studi specifici confermarono l’effetto sul tessuto erettile del pene, aprendo la strada alla riconversione del farmaco.
Il 27 marzo 1998 la FDA statunitense approvò il sildenafil come primo farmaco orale per la disfunzione erettile, commercializzato come Viagra Da farmaco cardiovascolare fallito a icona globale, il Viagra generò miliardi di dollari in pochi anni.
L’idea che circola a volte online secondo cui il Viagra fosse stato sviluppato originariamente contro la caduta dei capelli) è una leggenda metropolitana, spesso confuso con la vera storia di un altro farmaco, il minoxidil, che negli anni Sessanta e Settanta era stato sviluppato dalla Upjohn come anti-ipertensivo orale, ma che fece notare in fase di test fenomeni di ipertricosi (crescita anomala di peluria) e che negli anni Ottanta fu riformulato in soluzione topica e approvato come primo farmaco contro l’alopecia androgenetica.
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Immagine di Kehkasha via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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