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Intelligenza Artificiale

Dal 2025 a Seoul libri scolastici personalizzati con l’Intelligenza Artificiale

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Il ministero dell’Istruzione della Corea del Sud ha annunciato un piano per dotare ogni alunno di strumenti digitali che si adattano ai livelli di apprendimento per studiare meglio la matematica, l’inglese e le tecnologie dell’informazione. Dopo la prima sperimentazione verrà deciso se estendere il progetto anche ad altre materie.

 

 

Il governo sudcoreano intende introdurre nelle scuole libri di testo digitali basati sull’Intelligenza Artificiale e personalizzati sui livelli di apprendimento degli studenti.

 

Il piano – presentato oggi dal ministero dell’Istruzione – prevede l’adozione di questi strumenti nel 2025 a partire dagli studenti del terzo e del quarto anno delle scuole elementari e dalle prime classi delle scuole medie e superiori con l’obiettivo di estendere l’uso a tutte le classi entro il 2027.

 

Le tecnologie del metaverso, dell’intelligenza artificiale o della realtà aumentata saranno alla base dei libri di testo digitali previsti per i corsi di matematica, inglese e tecnologie dell’informazione.

 

Una volta completati, gli strumenti digitali per lo studio della matematica forniranno un tutoraggio guidato dall’intelligenza artificiale per aiutare gli studenti ad affrontare i problemi più difficili. Quelli di inglese utilizzeranno la tecnologia di riconoscimento vocale per aiutare gli esercizi di ascolto e conversazione.

 

Entro maggio il ministero deciderà anche se espandere il progetto dei libri di testo digitali per coprire anche altre materie. Il piano prevede anche la formazione di 1.500 insegnanti specializzati nell’istruzione basata su strumenti digitali.

 

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

 

 

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni

 

 

 

 

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Intelligenza Artificiale

Israele ha speso oltre 45 milioni di dollari in una campagna di propaganda basata sull’Intelligenza Artificiale e diretta contro gli Stati Uniti

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Israele sta investendo decine di milioni di dollari in una campagna mediatica basata sull’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di migliorare la propria immagine e influenzare l’opinione pubblica negli Stati Uniti. Lo riporta il Wall Street Journal.

 

La reputazione di Israele tra gli americani è peggiorata negli ultimi anni. Secondo il Pew Research Center, a marzo circa il 60% degli adulti statunitensi aveva un’opinione sfavorevole del Paese, rispetto al 53% dell’anno precedente e al 42% del 2022.

 

Secondo un’inchiesta pubblicata sabato dal Wall Street Journal, milioni di messaggi generati dall’intelligenza artificiale sono stati inviati agli americani negli ultimi mesi da mittenti che utilizzavano nomi come Emma, Sarah e John.

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I messaggi affermano di provenire da un gruppo chiamato «Amici per la Pace» e pongono ai destinatari domande come «Come pensate che i colloqui di pace tra Stati Uniti e Israele con l’Iran influenzeranno la sicurezza globale?». Il giornale ha dichiarato di non essere riuscito a trovare alcuna organizzazione no-profit o società registrata con tale nome.

 

Secondo quanto riferito, i messaggi di testo fanno parte di un contratto più ampio del valore di oltre 45 milioni di dollari, assegnato a un’operazione guidata da Brad Parscale, ex responsabile della campagna elettorale del presidente statunitense Donald Trump. Sparkfire, la società che gestisce la campagna di messaggi, aveva ricevuto 6,5 milioni di dollari entro la metà di maggio.

 

Il team di Parscale ha anche creato siti web e post online filo-israeliani progettati per generare risposte più favorevoli sullo Stato Ebraicoda piattaforme di Intelligenza artificiale come ChatGPT e Claude.

 

L’anno scorso, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha dichiarato che lo Stato degli ebrei aveva stanziato oltre 700 milioni di dollari nel bilancio 2026 per migliorare l’immagine di Israele nel mondo e «plasmare la coscienza collettiva».

 

Secondo il WSJ, almeno sei società sono state incaricate di svolgere il lavoro negli Stati Uniti, mentre circa una trentina di persone si sono registrate come agenti stranieri per conto di Israele.

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Secondo quanto riferito, la campagna statunitense include anche oltre 500.000 dollari in pubblicità tramite l’emittente conservatrice Salem Media, dove Parscale ricopre il ruolo di responsabile della strategia. Salem ha negato di aver pagato i propri conduttori per promuovere posizioni specifiche.

 

In un’intervista rilasciata mercoledì al podcaster Joe Rogan, il vicepresidente statunitense JD Vance ha accusato alcuni membri del governo israeliano di tentare di manipolare l’opinione pubblica americana per prolungare il conflitto con l’Iran «a tempo indeterminato».

 

Come riportato da Renovatio 21, a giugno era emerso che il governo israeliano aveva triplicato la spesa per le campagne di influenza negli Stati Uniti.

 

Le pratiche di influenza di Israele sull’ecosistema mediatico statunitense hanno subito una profonda evoluzione digitale, come confermato dalle dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu. Mesi fa, durante un incontro a Nuova York con diversi creatori di contenuti americani, il primo ministro israeliano aveva esplicitamente definito i social media come l’arma più importante nella guerra informativa contemporanea per blindare il consenso negli Stati Uniti.

 

Nello specifico, il Netanyahu ha descritto il passaggio di TikTok sotto il controllo di un consorzio statunitense guidato da figure e investitori vicini a Israele, Tra cui il fondatore di Oracle Larry Ellison, ebreo sionista, come l’acquisizione geopolitica più rilevante del momento, in grado di alterare la moderazione algoritmica e arginare i trend pro-palestinesi tra i giovani americani.

 

Ellison, tra i primi uomini più ricchi del pianeta e grande finanziatore delle forze israeliane, ha guidato un consorzio per rilevare il social media cinese, popolarissimo tra i giovani, negli USA tramite Oracle, con il probabile obiettivo, neanche tanto occultato, di controllare l’algoritmo di TikTok e limitare il dissenso pro-Palestina.

 

Tale scalata al colosso informatico straniero si unisce alle mosse della sua famiglia: il figlio David ha infatti acquisito Paramount Global (che controlla il canale televisivi CBS), espandendo l’influenza degli Ellison dall’intrattenimento televisivo ai flussi informativi dei social network americani. A capo della CBS Ellison ha messo la giovane giornalista lesbo-sionista Bari Weiss, da moltissimi considerata senza alcuna esperienza per tale lavoro, ma la cui fede nella causa dello Stato Giudaico è totale. Alla Weiss, che è relativamente giovane, ora sarebbe stata affidata pure il colosso CNN.

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Documenti depositati presso il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA) hanno svelato l’esistenza del progetto segreto denominato Progetto Esther. Attraverso questa operazione finanziata dal ministero degli Esteri israeliano e mediata da agenzie di pubbliche relazioni come Havas, lo Stato Ebraico ha stanziato ingenti budget per remunerare influencer americani con compensi fino a settemila dollari a post, con l’obiettivo di orientare la narrazione sul conflitto di Gaza.

 

Questa strategia aperta si affianca a campagne clandestine tracciate da società di sicurezza informatica, caratterizzate dall’uso di reti di profili falsi e bot basati sull’intelligenza artificiale per condizionare deputati ed elettori del Partito Democratico.

 

Il ministero degli Esteri israeliano ha inoltre finanziato una massiccia operazione di sorveglianza e tracciamento digitale nelle chiese degli Stati Uniti. Attraverso l’agenzia Show Faith by Works, registrata ai sensi del FARA, lo Stato degli ebrei ha stanziato oltre tre milioni di dollari per applicare un sistema di geofencing: si tratta di barriere virtuali basate sulla geolocalizzazione dei telefoni inserite intorno a centinaia di megachiese e campus protestanti ed evangelici in California, Arizona, Nevada e Colorado.

 

Il piano punta a contrastare il calo di consenso verso Israele riscontrato tra i giovani cristiani americani. Rilevando i dispositivi mobili dei fedeli riuniti per il culto domenicale, il sistema raccoglie i dati di tracciamento per inondarli di annunci digitali mirati, video e messaggi personalizzati sulla guerra a Gaza.

 

La campagna acquisisce l’identità dei presenti per continuare a bersagliarli con propagande pro-Israele e anti-palestinesi, trasformando i luoghi di culto in un bacino di raccolta dati geopolitici.

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Droni

I pasdaran attaccano in Bahrein un deposito di droni USA e un centro di AI

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Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran ) afferma di aver distrutto un deposito che ospitava droni statunitensi e il «principale centro di intelligenza artificiale» in Bahrein, come rappresaglia per gli attacchi statunitensi contro ponti e altre infrastrutture civili iraniane.   In una dichiarazione rilasciata venerdì sera, i pasdaran hanno affermato di aver colpito un deposito che ospitava USV americani in Bahrein durante la 17a ondata dell’Operazione Nasr 2, sostenendo che «un gran numero» di imbarcazioni sono state bruciate e distrutte.   «Inoltre, il principale centro di intelligenza artificiale in Bahrein, che veniva utilizzato dal Grande Satana per colpire i nemici e commettere crimini di guerra, è stato completamente distrutto da diversi missili balistici e decine di droni», ha affermato il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche.

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Né gli Stati Uniti né il Bahrein hanno confermato ufficialmente alcun danno derivante dai presunti attacchi. Il Bahrein ospita il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense ed è uno dei principali centri militari di Washington nel Golfo Persico.   Venerdì l’Iran ha anche lanciato missili e droni contro obiettivi militari statunitensi in tutta la regione. Attacchi e intercettazioni sono stati segnalati in Kuwait, Giordania, Bahrein e Qatar. La Giordania ha affermato di aver intercettato diversi missili senza vittime né danni. Le autorità del Qatar hanno riferito che un bambino è rimasto ferito dalla caduta di detriti in seguito alle intercettazioni.   I pasdarani hanno descritto gli attacchi come una rappresaglia per i raid statunitensi contro diversi ponti iraniani, che, a suo dire, hanno causato morti e feriti tra i civili. Ha minacciato di colpire importanti infrastrutture industriali, informatiche e di intelligenza artificiale appartenenti a società con azionisti americani in tutta la regione, qualora gli Stati Uniti continuassero a colpire le infrastrutture civili iraniane.   «Raderemo al suolo i beni più preziosi delle aziende americane in tutti i paesi che ospitano basi statunitensi», avvertiva la dichiarazione, accusando tali paesi di complicità nell’operazione militare di Washington.

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Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato venerdì di aver lanciato un’altra serie di attacchi contro l’Iran, segnando la settima notte consecutiva di bombardamenti. La stampa iraniana ha successivamente riportato cinque esplosioni nella città centrale di Yazd, nonché esplosioni nella provincia di Fars e un attacco missilistico su Ahvaz, nella provincia sud-occidentale del Khuzestan.   In precedenza, Mohsen Rezaei, consigliere senior della Guida Suprema iraniana ed ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie, aveva dichiarato che il memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti era di fatto decaduto, accusando gli Stati Uniti di violare l’accordo mantenendo il blocco navale, continuando gli attacchi contro il territorio iraniano, rifiutandosi di rilasciare i beni iraniani e creando una rotta marittima alternativa «illegale» attraverso lo Stretto di Ormuzzo.   L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito che due petroliere hanno preso fuoco dopo aver tentato di attraversare un campo minato nella parte meridionale dello Stretto di Hormuz venerdì. Citando la Marina delle Guardie Rivoluzionarie, l’agenzia ha affermato che la via navigabile rimane «estremamente pericolosa e completamente chiusa» a causa delle operazioni militari statunitensi in corso.   L’ultima escalation segue gli attacchi statunitensi contro almeno cinque ponti e altri obiettivi infrastrutturali nel sud dell’Iran, dopo che il presidente Donald Trump ha ufficialmente ripreso la guerra e minacciato di colpire le infrastrutture civili iraniane se il Paese non accetterà le richieste di Washington.  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Intelligenza Artificiale

Il capo delle Nazioni Unite lancia un appello per la governance dell’IA e mette in guardia sui robot killer

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In linea con le richieste di papa Leone XIV e della Cina, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, intervenendo lunedì al primo Dialogo Globale delle Nazioni Unite sulla Governance dell’IA a Ginevra, ha lanciato un appello per un controllo globale e di vasta portata sull’Intelligenza Artificiale.

 

Il vertice ONU ha avvertito che i chip di IA sempre più potenti, progettati per uso civile, potrebbero essere impiegati sul campo di battaglia, dove i «robot assassini» sono già la norma, insistendo sul fatto che qualsiasi futuro accordo debba essere «degno di fiducia globale» e dare priorità alla sicurezza, in particolare alla sicurezza dei bambini, per proteggerli dalla manipolazione e dagli abusi generati digitalmente.

 

«Il Dialogo Globale verte sull’intelligenza artificiale in ambito civile. Ma l’IA non rispetta questo confine. Gli stessi modelli e chip sono approdati sul campo di battaglia. La mia principale preoccupazione riguarda i “sistemi d’arma autonomi letali”. Chiamiamoli con il loro nome: robot assassini» ha dichiarato il Guterres. «Macchine che selezionano e attaccano il loro bersaglio, togliendo una vita, senza controllo né giudizio umano».

 

«Questo è moralmente ripugnante. È politicamente inaccettabile. E deve essere vietato dal diritto internazionale. Gli Stati sono già al tavolo delle trattative. Ma non aspettiamo che si verifichi un’atrocità per agire. Alcune decisioni devono rimanere per sempre umane, nessuna più di quella di togliere una vita umana» ha dichiarto il Guterresso.

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Facendo eco a questo appello, la presidente dell’Assemblea Generale, la verde tedesca Annalena Baerbock, ha sollecitato un’azione collettiva per contrastare il lato «sinistro» dell’IA, sottolineando che il 99% dei deepfake ha una natura sessuale e il 96% prende di mira donne e ragazze.

 

Sebbene l’IA «sia al centro del nostro futuro comune», deve essere un futuro in cui «le macchine possano fornire informazioni, ma gli esseri umani debbano decidere e rispondere», ha affermato Guterres.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa, sempre a ginevra il Vaticano aveva espresso la sua posizione riguardo i robot killer, una delle nuove frontiere tecnologiche della guerra moderna. Per il Sacro Palazzo vi è «massima urgenza» per creare «solido strumento giuridicamente vincolante» che metta al bando le cosiddette «armi autonome letali», chiedendo di «stabilire una moratoria immediata sulla loro sviluppo e utilizzo».

 

Come riportato da Renovatio 21, riflessioni partite da anni indicano le armi autonome come potenzialmente più destabilizzanti della armi nucleari.

 

La discussione per una moratoria contro le armi autonome va avanti da diversi anni. In particolare, in questi anni se ne è parlato facendo l’esempio degli slaughterbots, minidroni suicidi protagonisti di un filmato divenuto virale anni fa.

 

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Come sa il nostro lettore, modelli di «slaugterbots» sono in preparazione ufficialmente in Australia come arma per respingere un’eventuale invasione da parte dell’Esercito di Liberazione del Popolo della Repubblica Popolare Cinese.

 

Anche in Cina stanno sperimentando sciami di microdroni in grado di dare la caccia agli esseri umani nella foresta.

 

Varie Nazioni si stanno muovendo verso i robot militari, per lo più incuranti di quanto sta cercando di elaborare l’ONU in fatto di limitazioni all’impiego di questi sistemi.

 

A fine 2022 i Paesi Bassi hanno schierato le loro prime armi autonome letali, secondo la rivista di questioni militari e di Intelligence Jane’s. Si tratta della prima volta che un esercito della NATO ha avviato prove operative con veicoli armati di terra senza pilota (UGV), cioè i «robot killer».

 

Una ricerca fatta dall’IPSOS assieme a Campaign to Stop Killer Robots ha raccolto l’opinione della popolazione di vari Paesi riguardo ad una possibile messa al bando dei robot impiegati militarmente.

 

Svezia (76%), Turchia (73%) e Ungheria (70%) hanno mostrato la più forte opposizione ai veicoli letali nel 2021. Nel frattempo, l’India ha mostrato di gran lunga il maggior sostegno, con il 56% della popolazione intervistata che ha risposto che o in qualche modo o ha fortemente sostenuto l’uso delle armi. Da notare che, come riportato da Renovatio 21, l’India ha al suo confine già dispiegate contro di sé armi robotiche cinesi.

 

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