Geopolitica
Deputata tedesca parla di Terza Guerra Mondiale
Sevim Dagdelen, una rappresentante di Die Linke, il partito della sinistra tedesca, ha dichiarato che se il conflitto ucraino dovesse continuare, potrebbe portare alla Terza Guerra mondiale.
«Le consegne di armi sempre più pesanti all’Ucraina in numero sempre maggiore, così come l’addestramento del personale di servizio ucraino, aumentano il rischio che la guerra si trasformi nella terza guerra mondiale», ha affermato Dagdelen in un’intervista pubblicata dalla testata in lingua inglese del Partito Comunista Cinese Global Times lo scorso 17 luglio.
Dagdelen ha sottolineato che due terzi della popolazione tedesca condivide il suo punto di vista, «quindi, non siamo affatto isolati in questa domanda».
Il Regno Unito e gli Stati Uniti stanno «riponendo fiducia in una guerra per procura e in una guerra di logoramento».
«L’obiettivo è indebolire la Russia a lungo termine e per raggiungere questo obiettivo, l’Occidente è disposto ad accettare decine di migliaia di morti e illimitate sofferenza, così come la distruzione dell’Ucraina. Abbiamo bisogno di seri sforzi diplomatici nel perseguimento di una soluzione negoziata», ha il vicecapo del partito al Bundestag.
Pur criticando aspramente l’espansione della NATO e l’attacco alla Cina, la Dagdelen ha concentrato gran parte del suo fuoco contro la politica delle sanzioni contro la Russia, da lei definite come una «guerra economica» che è in realtà un «suicidio economico (…) commesso dal governo tedesco».
La Dagdelen, figlia di immigrati curdi, ha sostenuto che se la guerra economica con la Russia dovesse continuare, la Germania dovrà affrontare un’altra crisi economica come durante il periodo di Weimar, l’epoca di caos politico, economico e sociale che aprì la pista all’ascesa del nazismo.
«Le sanzioni occidentali non hanno posto fine alla guerra. Invece, si comportano come un boomerang. Stanno colpendo noi, il popolo e l’industria in Germania. Il prezzo di queste sanzioni senza senso viene pagato dal pubblico in generale che soffre di un’inflazione elevata e di costi energetici e alimentari esplosivi, mentre le società petrolifere e le compagnie di armi stanno realizzando profitti».
«Se dovessero cessare le consegne di gas dalla Russia, in Germania ci troveremo di fronte a un disastro come non lo sapevamo dalla crisi economica globale durante la Repubblica di Weimar».
La Dagdelen il 18 febbraio 2022 aveva partecipato ad una manifestazione a Berlino con lo slogan «La sicurezza per la Russia è sicurezza per il nostro Paese». Durante l’evento dove ha accusato i media tedeschi di diffondere le «storie dei servizi di Intelligence statunitensi».
La collusione tra servizi segreti USA e sistema della stampa tedesca era stata confessata nel 2014 dal giornalista tedesco Udo Ulfkotte nel libro Gekaufte Journalisten, «Giornalisti comprati», in cui ammetteva di essere stato per 17 anni al soldo della CIA. L’Ulfkotte nel gennaio 2017 fu trovato morto nella sua abitazione e cremato senza autopsia.
Immagine di Die Linke Nordrhein-Westfalen via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
Geopolitica
Israele attacca un centro culturale russo in Libano
Mosca ha accusato Israele di un «atto di aggressione immotivato» in seguito al bombardamento da parte delle forze israeliane di un centro culturale russo in Libano.
L’attacco alla struttura situata nella città meridionale di Nabatieh è stato reso noto domenica dal suo direttore, Asaad Diya, il quale ha precisato che l’edificio era vuoto al momento dell’incidente. Rossotrudnichestvo, l’agenzia russa per la cooperazione umanitaria internazionale che mantiene un ufficio ufficiale a Beirut, ha dichiarato che il proprio personale resta in contatto con i partner libanesi e sta fornendo attivamente assistenza ai civili colpiti dalle ostilità.
Israele ha ripreso gli attacchi aerei e le operazioni terrestri in Libano all’inizio di questo mese, concentrandosi su Hezbollah, dopo aver affiancato gli Stati Uniti in una guerra per un cambio di regime contro l’Iran.
Russian Cultural Center destroyed in Lebanon after Israeli strike
According to the center’s director, Assad Diya, no one was injured — the facility had been closed after the escalation of the conflict and staff had previously left the building. pic.twitter.com/Ti0K4usnPH
— NEXTA (@nexta_tv) March 9, 2026
🚨⚡️ RED LINE CROSSED! 🇷🇺🇮🇱
Israeli jets bombed the House of Russian Culture in Nabatiya, South Lebanon. Rossotrudnichestvo has officially confirmed the hit.
This is a direct attack on the cultural property of a UNSC permanent member and a nuclear-armed state. pic.twitter.com/2GUNT40EkR
— RussiaNews 🇷🇺 (@mog_russEN) March 9, 2026
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Rossotrudnichestvo ha sottolineato che il centro culturale di Nabatieh «non è stato coinvolto in alcuna attività militare» e che l’attacco risulta pertanto ingiustificabile.
L’agenzia ha inoltre ricordato che, durante la guerra del 1973 contro le nazioni arabe, Israele colpì il centro culturale sovietico a Damasco, in Siria, causando la morte di un’insegnante di lingua russa e di un dipendente locale. L’aereo responsabile del bombardamento fu abbattuto e il suo pilota catturato dalle forze siriane, ha aggiunto.
Nella guerra dello Yom Kippur, Israele si trovava nella posizione di parte in difesa. Sebbene il conflitto, di breve durata, si sia concluso con una situazione di stallo militare, esso spinse anche gli stati arabi produttori di petrolio a imporre un embargo nei confronti dei sostenitori di Israele, provocando uno shock globale dei prezzi.
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Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
La Von der Leyen evita di condannare la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran
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AB Komisyonu Başkanı Ursula von der Leyen:
”İran rejimi için gözyaşı dökülmemeli. Bu rejim kendi halkına ölüm getirdi ve baskı uyguladı. 17 bin genci katlettiler. Bu rejim, vekil güçleri aracılığıyla bölgede yıkım ve istikrarsızlık yarattı. Ülke içinde ve dünyanın dört bir… pic.twitter.com/kYR8FH3Vyz — Odak TV (@OdakTV1) March 9, 2026
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Geopolitica
Putin e Trump si sono telefonati
Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo statunitense Donald Trump, ha riferito ai giornalisti il consigliere del Cremlino Yurij Ushakov. La chiamata è stata avviata dal presidente americano per discutere degli ultimi sviluppi internazionali, ha precisato.
Secondo l’assistente, il colloquio si è concentrato sul conflitto iraniano e sui negoziati trilaterali tra Mosca, Washington e Kiev finalizzati a risolvere il conflitto ucraino. Il dialogo tra i due leader è stato «professionale, aperto e costruttivo», ha dichiarato Ushakov, sottolineando che entrambi i presidenti si sono detti disponibili a mantenere contatti regolari.
Putin e Trump hanno parlato per circa un’ora, ha aggiunto l’Ushakov.
Il presidente degli Stati Uniti ha ribadito l’interesse di Washington nel porre fine alle ostilità tra Mosca e Kiev e nel raggiungere una soluzione duratura del conflitto ucraino. Putin ha ringraziato Trump per gli sforzi di mediazione continui della sua amministrazione, secondo quanto riferito da Ushakov.
Putin ha inoltre condiviso le sue considerazioni sul conflitto in corso in Iran e ha riferito a Trump delle conversazioni avute la scorsa settimana con i leader delle nazioni del Golfo e con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Trump, da parte sua, ha espresso la propria opinione sulla situazione, ha detto Ushakov, precisando che la discussione sulla questione è stata molto «sostanziale».
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Trump ha definito la conversazione con Putin «un’ottima telefonata», dichiarando in una conferenza stampa tenutasi più tardi lunedì che i due leader hanno discusso sia della guerra con l’Iran sia della «lotta senza fine» in Ucraina.
L’ultima telefonata tra i due presidenti risaliva a dicembre. In quell’occasione, la Casa Bianca l’aveva descritta come «positiva».
Lunedì mattina, Putin aveva avvertito che la prosecuzione del conflitto in Medio Oriente rischia di compromettere gravemente i flussi globali di petrolio e gas, soprattutto a causa della chiusura di fatto dello Stretto di Ormuzzo, una rotta marittima cruciale.
Il conflitto potrebbe provocare un’interruzione della produzione petrolifera del Golfo e condurre a una «nuova… realtà dei prezzi», ha affermato durante una riunione di governo. Mosca resta un «fornitore di energia affidabile», ha dichiarato il presidente, aggiungendo che continuerà a fornire petrolio e gas alle nazioni che considera partner affidabili.
Mosca ha condannato la campagna di bombardamenti statunitense e israeliana contro l’Iran, definendola un «atto di aggressione premeditato e immotivato». Lo stesso Putin non ha espresso una valutazione pubblica complessiva dell’operazione, ma ha descritto l’uccisione della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, come una «cinica violazione» della moralità e del diritto internazionale.
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