Sorveglianza
La Nuova Zelanda in lockdown per un singolo caso. La premier: «non parlate con i vicini»
Il primo ministro della Nuova Zelanda Jacinda Ardern ha imitato il massimo funzionario della sanità pubblica australiano dicendo ai cittadini di «non parlare con i vicini», dopo che il paese è entrato in lockdown completo a causa del rilevamento di un solo caso di COVID.
L’intera nazione è in istato di lockdown per tre giorni, con la capitale Auckland in isolamento forzato per una settimana, in seguito alla scoperta di una singola infezione da coronavirus – una sola, sul serio – nella città costiera di Coromandel.
Ai cittadini neozelandesi viene ora detto di evitare di andare a lavoro, a scuola e a svolgere di fatto qualsiasi attività: avete esperienza personale dello schema, all’esterno si va esclusivamente per motivi «essenziali» come l’acquisto di cibo e medicinali.
Le raccomandazioni della Ardern sono tuttavie andate ben oltre, quando la giovane premier ha sostenuto che il rischio di trasmettere l’infezione sarebbe così alto che i cittadini non dovrebbero nemmeno conversare con i propri vicini.
JUST IN – New Zealand to enter nationwide lockdown after detecting 1st local case for 170 days: “Do not talk to your neighbors.”pic.twitter.com/jCJSU5g0nw
— Disclose.tv (@disclosetv) August 17, 2021
«Resta nei vostri luoghi e non assembratevi, non parlate con i vostri vicini, per favore mantenete le vostre “bolle”», ha dichiarato la Ardern, incurante della mostruosità della raccomandazione di evitare perfino di parlare con il vicinato.
Nel video, peraltro, la Ardern è accompagnata da una interprete della lingua dei segni: due vicini muti possono comunicare così, magari guardandosi dalla finestra? Nessuno ha posto al primo ministro kiwi questa domanda, anche se deve essere saltata alla mente a molti. Del resto non ci sono studi sulla trasmissione del coronavirus tramite lingua dei segni, o almeno non ancora…
Ad ogni modo, nel messaggio dell’onorevole Jacinda non poteva mancare il tambureggiamento terrorista sulla variante Delta in agguato dietro ogni passegiata:
Gli antipodi sono divenuti l’avanguardia del lager pandemico globale.
«Sappiamo da casi d’oltremare della variante Delta che può essere diffusa da persone semplicemente camminando uno accanto all’altro, quindi mantenete quei movimenti all’esterno al minimo indispensabile, indossate la mascherina e assicuratevi di mantenere quella distanza fisica».
La Arden, nota ultrabortista, sta sostanzialmente ripetendo ciò che il capo della sanità del non lontanissimo stato australiano del Nuovo Galles Meridionale, che il mese scorso aveva detto ai concittadini che avrebbero dovuto sopprimere le loro conversazioni.
«Anche se è nella natura umana impegnarsi in una conversazione con gli altri, essere amichevoli, sfortunatamente questo non è il momento per farlo», aveva affermato con puntiglio la dottoressa Kerry Chant, capo della sanità dello Stato.
«Quindi, anche se ti imbatti nel tuo vicino di casa nel centro commerciale… non iniziare una conversazione, ora è il momento di ridurre al minimo le tue interazioni con gli altri, anche se hai una maschera, non pensare che ti permetta di protezione, vogliamo essere assolutamente sicuri che durante la nostra vita quotidiana non entriamo in contatto con nessun altro che rappresenterebbe un rischio».
Con evidenza la Ardern non ha contezza della scherno globale per le parole della funzionaria che voleva imbavagliare perfino le chiacchere di pianerottolo.
Come riportato da Renovatio 21, collega della Chant messo a capo della sanità dello Stato australiano del Queensland invece si è premurata di ordinare ai nonni «non avvicinatevi ai vostri nipoti».
«Perché le autorità australiane e neozelandesi insistono così tanto sul fatto che le persone non si parlino tra loro?» si chiede Summit News.
«Forse perché se un numero sufficiente di loro lo facesse, le autorità subirebbero una pressione sufficiente per invertire la disastrosa politica “zero COVID”, il che significa che entrambi i Paesi potrebbero essere sottoposti a una qualche forma di lockdown intermittente per gli anni a venire».
La politica sanitaria dell’Australia, folle fino all’inspiegabile, prevede infatti restrizioni qualora si verificasse anche un solo caso: nelle scorse settimane si sono infatti effettuati, nonostante le proteste, numerosi lockdown a fronte di numeri di malati vicino allo zero e ospedali totalmente vuoti.
La Nuova Zelanda ha seguito molte delle stesse restrizioni draconiane imposte dal paese vicino Australia, con le autorità che in precedenza avevano annunciato che metteranno tutti i contagiati da coronavirus e i loro familiari stretti in «strutture di quarantena» anche se si rifiutano.
Come abbiamo visto questa settimana, l’Australia sta materialmente impedendo anche ai propri cittadini di entrare o uscire dal Paese, mentre ha mobilitato in strada l’esercito per imporre il nuovo lockdown. Lo scorso dicembre lo Stato del Victoria aveva proibito i baci e gli abbracci a capodanno, mentre veniva escogitata anche una legge per negare i regali di Natale ai bambini.
L’impossibilità di muoversi liberamente dentro all’Australia in fase di lockdown quest’anno ha causato già 4 neonati morti.
Una legge in discussione potrebbe consentire alle autorità australiane di arrestare «i complottisti del COVID». Già l’anno passato la polizia è entrata in casa di numerose persone che avevano la colpa di aver espresso la propria opinione su Facebook, talvolta arrestandole dinanzi ai loro figli piccoli. Le autorità australiane si sono altresì date il potere di strappare i bambini ai genitori qualora essi non fossero ritenuti in grado di garantire le norme anti COVID.
Gli antipodi, insomma, sono divenuti l’avanguardia del lager pandemico globale.
Immagine di Ulysse Beyer via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
Pensiero
Il manifesto di Palantir in sintesi
La società Palantir, da anni al centro di controversie per il peso che avrebbe nell’amministrazione, ha pubblicato online una summa delle idee contenute nel libro del suo CEO Alex Karp smartfono La repubblica tecnologica, uscito alla fine del 2025. Palantir produce un software di sorveglianza e predizione utilizzato dai servizi segreti e dalle forze di polizia non solo americane. I suoi prodotti principali sono Gotham (per intelligence e difesa), Foundry (per il settore commerciale) e AIP (Artificial Intelligence Platform), che collega AI sicura ai dati aziendali.
Nata per supportare operazioni antiterrorismo, oggi è leader nell’AI agentica e nell’automazione operativa, dal fronte militare alle catene di produzione. Con sede principale in Florida, Palantir è quotata in borsa (PLTR) e nel 2026 ha una capitalizzazione di circa 349 miliardi di dollari. La sua forza sta nel trasformare dati complessi in azioni concrete, mantenendo un forte focus sulla sicurezza – in passato è circolata l’idea che il software avesse contribuito ad individuare Bin Laden.
L’azienda è accusata di essere un bastione dell’apparato industriale di sorveglianza e AI in caricamento nello Stato americano e non solo. Alcuni sostengono che vi sia una grande influenza di Palantir sull’amministrazione Trump: Thiel fiancheggiò apertamente Trump nell’elezione presidenziale 2016 (mentre nel 2020, per qualche ragione, non lo fece…) e diede il primo lavoro in Silicon Valley al vicepresidente JD Vance, facendolo operare in un suo fondo venture capital.
Il Karp, nato nel 1967 da padre ebreo e madre afroamericana, è laureato in filosofia a Haverford e con un dottorato in teoria sociale neoclassica all’Università di Francoforte. Si tratta di un background insolito per un CEO della Silicon Valley: studia con il filosofo tedesco dell’ermeneutica Juergen Habermas, critica il gergo ideologico e mescola pensiero europeo con pragmatismo americano.
La sua filosofia, esposta nel libro, è un manifesto nazionalista americano che accusa la Silicon Valley di essersi smarrita inseguendo app frivole e ha dimenticato le sue radici nel complesso militare-industriale. Seguendo in parte il pensiero dello studioso dello «scontro delle civiltà» Samuel Huntigton, Karp sostiene che l’Occidente non prevale per superiorità morale astratta, ma per la capacità di applicare violenza organizzata attraverso la tecnologia. Perciò la produzione di software e l’AI devono tornare a servire l’«hard power» per mantenere la supremazia americana e occidentale contro avversari autoritari.
Per il Karpo il progresso tecnologico non è neutro: deve essere al servizio della nazione, della deterrenza e della sopravvivenza delle società libere. Critica il pacifismo di comodo della Valley e invita a un’alleanza tra Stato e industria tech per un nuovo «secolo americano». Il Karp è noto da anni per il suo essere eccentrico (avrebbe una strana passione per gli occhialini da piscina), diretto e controverso.
Sul principale finanziatore e fondatore di Palantir, Peter Thiel, assurto di recente agli onori delle cronache italiane per la sua conferenza a Roma sull’anticristo, Renovatio 21 ha scritto molto in passato.
In un post su X, l’account ufficiale di Palantir, sostenendo di aver ricevuto molte richieste in merito, pubblica una sintesi delle idee di CEO e quindi dell’azienda.
Because we get asked a lot.
The Technological Republic, in brief.
1. Silicon Valley owes a moral debt to the country that made its rise possible. The engineering elite of Silicon Valley has an affirmative obligation to participate in the defense of the nation.
2. We must rebel…
— Palantir (@PalantirTech) April 18, 2026
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1. La Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del Paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare attivamente alla difesa della nazione.
2. Dobbiamo ribellarci alla tirannia delle app. L’iPhone è forse la nostra più grande, se non la più grande, conquista creativa come civiltà? Questo oggetto ha cambiato le nostre vite, ma ora potrebbe anche limitare e vincolare la nostra percezione del possibile.
3. La posta elettronica gratuita non basta. La decadenza di una cultura o di una civiltà, e in effetti della sua classe dirigente, sarà perdonata solo se quella cultura sarà in grado di garantire crescita economica e sicurezza per la collettività.
4. I limiti del soft power, della sola retorica altisonante, sono stati smascherati. La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più del semplice appello morale. Richiede hard power, e l’hard power in questo secolo si baserà sul software.
5. La questione non è se verranno costruite armi basate sull’Intelligenza Artificiale; è chi le costruirà e per quale scopo. I nostri avversari non si fermeranno a indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche per la sicurezza nazionale e militare. Andranno avanti.
6. Il servizio nazionale dovrebbe essere un dovere universale. Come società, dovremmo seriamente considerare l’abbandono di un esercito composto interamente da volontari e combattere la prossima guerra solo se tutti ne condividono il rischio e il costo.
7. Se un marine statunitense chiede un fucile migliore, dovremmo costruirglielo; e lo stesso vale per il software. Come Paese, dovremmo essere in grado di continuare un dibattito sull’opportunità di un’azione militare all’estero, rimanendo al contempo fermi nel nostro impegno verso coloro a cui abbiamo chiesto di esporsi al pericolo.
8. I dipendenti pubblici non devono essere i nostri sacerdoti. Qualsiasi azienda che retribuisse i propri dipendenti nello stesso modo in cui il governo federale retribuisce i dipendenti pubblici farebbe fatica a sopravvivere.
9. Dovremmo mostrare molta più clemenza verso coloro che si sono dedicati alla vita pubblica. L’eliminazione di qualsiasi spazio per il perdono – l’abbandono di ogni tolleranza per la complessità e le contraddizioni della psiche umana – potrebbe lasciarci con al potere personaggi di cui ci pentiremo in futuro.
10. La psicologizzazione della politica moderna ci sta sviando. Coloro che cercano nell’arena politica nutrimento per la propria anima e il proprio senso di identità, che si affidano eccessivamente all’espressione della propria vita interiore in persone che forse non incontreranno mai, rimarranno delusi.
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11. La nostra società è diventata troppo ansiosa di accelerare, e spesso si compiace, della caduta dei suoi nemici. La sconfitta di un avversario è un momento di riflessione, non di gioia.
12. L’era atomica sta finendo. Un’era di deterrenza, l’era atomica, sta per concludersi e una nuova era di deterrenza basata sull’Intelligenza Artificiale sta per iniziare.
13. Nessun altro Paese nella storia del mondo ha promosso valori progressisti più di questo. Gli Stati Uniti sono tutt’altro che perfetti. Ma è facile dimenticare quante più opportunità ci siano in questo Paese per coloro che non appartengono all’élite ereditaria rispetto a qualsiasi altra nazione del pianeta.
14. La potenza americana ha reso possibile una pace straordinariamente lunga. Troppi hanno dimenticato, o forse danno per scontato, che per quasi un secolo nel mondo sia prevalsa una qualche forma di pace, senza un conflitto militare tra grandi potenze. Almeno tre generazioni – miliardi di persone, i loro figli e ora i loro nipoti – non hanno mai conosciuto una guerra mondiale.
15. Bisogna annullare l’indebolimento postbellico di Germania e Giappone. Il disarmo della Germania è stata una reazione eccessiva, di cui l’Europa sta ora pagando un prezzo salato. Un impegno simile e altamente teatrale a favore del pacifismo giapponese, se mantenuto, minaccerà di alterare gli equilibri di potere in Asia.
16. Dovremmo applaudire coloro che tentano di costruire laddove il mercato ha fallito. La cultura dominante quasi deride l’interesse di Musk per le grandi narrazioni, come se i miliardari dovessero semplicemente rimanere nel loro ambito di arricchimento personale… Qualsiasi curiosità o interesse genuino per il valore di ciò che ha creato viene sostanzialmente ignorato, o forse si cela sotto un disprezzo appena velato.
17. La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nell’affrontare la criminalità violenta. Molti politici negli Stati Uniti hanno sostanzialmente scrollato le spalle di fronte alla criminalità violenta, abbandonando qualsiasi serio tentativo di affrontare il problema o assumendosi qualsiasi rischio con i propri elettori o finanziatori nel proporre soluzioni e sperimentare in quello che dovrebbe essere un disperato tentativo di salvare vite umane.
18. La spietata esposizione della vita privata dei personaggi pubblici allontana troppi talenti dal servizio pubblico. La sfera pubblica – e gli attacchi superficiali e meschini contro coloro che osano fare qualcosa di diverso dall’arricchirsi – è diventata così spietata che la repubblica si ritrova con un nutrito gruppo di figure inefficaci e vuote, la cui ambizione sarebbe perdonabile se al loro interno si celasse un autentico fondamento di valori.
19. La cautela che involontariamente alimentiamo nella vita pubblica è corrosiva. Chi non dice nulla di sbagliato spesso non dice quasi nulla.
20. Bisogna contrastare la pervasiva intolleranza verso la fede religiosa in certi ambienti. L’intolleranza dell’élite verso la fede religiosa è forse uno dei segnali più eloquenti del fatto che il suo progetto politico costituisca un movimento intellettuale meno aperto di quanto molti al suo interno vorrebbero far credere.
21.Alcune culture hanno prodotto progressi fondamentali; altre rimangono disfunzionali e regressive. Tutte le culture sono ormai uguali. Critiche e giudizi di valore sono proibiti. Eppure questo nuovo dogma ignora il fatto che certe culture, e persino alcune sottoculture, abbiano compiuto meraviglie. Altri si sono rivelati mediocri, e peggio ancora, regressivi e dannosi.
22. Dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e privo di significato. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito alla definizione di culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
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L’inviato di Trump contro l’antisemitismo avverte i funzionari dell’UE del rischio di divieti ai Mondiali
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Sorveglianza
Nuova proposta di legge tedesca potrebbe impedire alle persone con opinioni «estremiste» l’acquisto della casa
Una bozza di legge del governo tedesco introdurrebbe una norma che impedirebbe alle persone con opinioni «estremiste» di acquistare una casa.
Il progetto di legge presentato dal Ministero delle Costruzioni, guidato da Verena Hubertz del Partito Socialdemocratico (SPD), conferirebbe ai comuni il diritto di prelazione qualora un potenziale acquirente di un immobile nutrisse «aspirazioni anticostituzionali».
Il sito di notizie tedesco NIUS riporta che alle persone le cui opinioni sono considerate pericolose dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV, l’agenzia di Intelligence interna tedesca) può essere impedito l’acquisto di immobili.
Secondo la bozza, la modifica alla legge edilizia mira a contribuire a «rafforzare l’attenzione al bene comune» e a «prevenire i mali sociali». A tal fine, il governo afferma di voler prevenire «l’impatto territoriale della criminalità organizzata, nonché delle attività estremiste di destra, di sinistra o di matrice religiosa».
Ai comuni sarà concesso il diritto di richiedere informazioni al BfV e all’Ufficio federale di polizia criminale in merito a un potenziale acquirente in caso di sospetto di «attività anticostituzionali» e di ottenere un diritto di prelazione, ovvero di acquistare direttamente l’immobile, qualora sussistano sufficienti motivi di sospetto.
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Il disegno di legge fa riferimento agli «estremisti» di destra che non possono essere combattuti unicamente attraverso «iniziative della società civile».
La proposta di legge afferma: «È noto da tempo che queste tattiche rappresentano una strategia di estrema destra per radicarsi nelle comunità. Esempi lampanti sono stati, e continuano ad essere, Dortmund-Dorstfeld e il villaggio di Jamel. Il loro predominio in queste aree non è casuale, ma parte di una strategia di estrema destra.
Le linee guida per la prevenzione dell’estremismo di destra sottolineano costantemente l’importanza del coinvolgimento e della mobilitazione della popolazione locale. Tuttavia, a un certo punto, le iniziative della società civile non sono più in grado di fornire un contrappeso sufficiente, il che può ulteriormente favorire la segregazione della popolazione residente».
Sebbene le regioni indicate dalla legge siano, almeno in parte, abitate da neonazisti, la legge potrebbe colpire anche persone con idee conservatrici o anti-establishment, dato che il BfV è notoriamente di sinistra e attualmente sorveglia molte figure conservatrici di spicco, etichettandole come «estremisti di destra». Ciò vale in particolare per molti politici di Alternativa per la Germania (AfD) e per molte persone a loro associate.
Il disegno di legge esclude esplicitamente i potenziali acquirenti che abbiano commesso o stiano pianificando di commettere reati. È sufficiente il semplice sospetto di «attività anticostituzionali». Secondo la bozza di legge, tali attività sono «caratterizzate da sforzi attivi, sebbene non necessariamente militanti, aggressivi o illegali, per raggiungere i propri obiettivi. Devono essere oggettivamente in grado di produrre effetti politici prima o poi».
Non è necessario che la potenziale casa famiglia abbia commesso atti illegali. È sufficiente, piuttosto, che il BfV abbia l’impressione che le attività anticostituzionali possano avere un «impatto politico» a lungo termine.
La trasformazione dello Stato moderno in pura psicopolizia si è quindi arricchito di un nuovo capitolo: quello che attacca ancora più in profondità la base della piramide di Maslow, negando al cittadino la possibilità perfino di proteggersi dalle intemperie. Senzatetto a causa delle proprio opinioni: benvenuti nel XXI secolo.
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Immagine Gunnar Klack via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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