Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Gli alleati dovranno morire per Kiev?

Pubblicato

il

 

 

Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

La popolazione ucraina è divisa: una parte appartiene alla cultura europea, l’altra a quella russa. Una specificità che offre a Washington un campo su cui scontrarsi con Mosca. Da qualche settimana risuonano i tamburi di guerra. Ma gli alleati non desiderano morire per Kiev, né sacrificarsi contro la Russia.

 

 

 

Le forze armate USA

I nemici degli anglosassoni:

 

1 – Il nemico storico: i russi. Li considerano persone spregevoli, destinate, dopo Ottone I (X secolo), alla schiavitù, come il nome stesso dell’etnia dice (la cui denominazione deriva dall’inglese slave, che significa anche schiavo). Nel XX secolo gli anglosassoni si opponevano all’URSS, prendendo a pretesto il comunismo, ora sono contro la Russia, senza conoscerne la ragione.

 

Che si sia indipendenti o infeudati all’«Impero americano», dobbiamo smettere di far finta di non vedere. Gli Stati Uniti d’America non hanno altro obiettivo che distruggere la cultura russa, le strutture statali arabe e – per finire – l’economia cinese. Ma tutto questo non ha assolutamente nulla a che vedere con la legittima difesa del popolo statunitense

2 – Secondo avversario, da loro stessi creato con la «guerra senza fine», scatenata dopo l’11 settembre 2001: le popolazioni del Medio Oriente Allargato, di cui distruggono sistematicamente le strutture statali – che siano alleati o avversari non fa differenza – per «rispedirle all’età della pietra» e sfruttare le ricchezze dei loro territori (strategia Rumsfeld/Cebrowski).

 

3 – Terzo avversario: la Cina, il cui sviluppo economico minaccia di relegarli in seconda posizione. Per loro non c’è che un’opzione: la guerra. Perlomeno è quanto pensano i politologi, che parlano persino di «trappola di Tucidide», in riferimento alla guerra che Sparta mosse ad Atene, spaventata dalla sua espansione (1).

 

4 – Seguono, benché a lunga distanza, le questioni dell’Iran e della Corea del Nord.

 

Questo quanto ribadiscono ripetutamente, da angolazioni diverse, la Strategia interinale della Sicurezza Nazionale di Joe Biden (2) e la Valutazione annuale dei rischi (3) della Intelligence Community.

 

Fare tre guerre contemporaneamente è estremamente difficile. Il Pentagono sta cercando di decidere le priorità. Il segreto più assoluto circonda la commissione incaricata della valutazione, che consegnerà il proprio rapporto a giugno. Nessuno sa da chi sia composta. Ma l’amministrazione Biden non aspetta e si focalizza sulla Russia.

 

Che si sia indipendenti o infeudati all’«Impero americano», dobbiamo smettere di far finta di non vedere. Gli Stati Uniti d’America non hanno altro obiettivo che distruggere la cultura russa, le strutture statali arabe e – per finire – l’economia cinese. Ma tutto questo non ha assolutamente nulla a che vedere con la legittima difesa del popolo statunitense.

 

Solo così si spiega che gli Stati Uniti spendano per le forze armate somme astronomiche, sproporzionate rispetto ai Paesi «amici» o «nemici». Secondo l’Institute for Strategic Studies di Londra, la spesa militare degli USA è almeno pari alla somma di quella degli altri 15 Stati meglio armati (4).

 

 

Le ragioni di scontro con la Russia

Gli Stati Uniti sono preoccupati per la ripresa della Russia. Dopo il brusco crollo dell’aspettativa di vita nel periodo 1988-1994 (cinque anni in meno), i russi hanno recuperato, superando ampiamente la durata media della vita dell’epoca sovietica (12 anni in più), sebbene la speranza di vivere in buona salute permanga una delle più flebili in Europa.

 

La spesa militare degli USA è almeno pari alla somma di quella degli altri 15 Stati meglio armati

L’economia russa si diversifica, in particolare in campo agricolo, ma continua a dipendere dalle esportazioni energetiche. Le forze armate russe sono rinnovate, il complesso militare-industriale è più performante di quello del Pentagono, si sono fatte un’esperienza in Siria.

 

Per Washington, la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 minaccia di svincolare l’Europa occidentale dalla dipendenza dal petrolio USA, mentre l’annessione della Crimea alla Federazione di Russia, per non dire di quella del Donbass, sono un colpo, sebbene parziale, inflitto alla dipendenza dell’Ucraina dall’Impero americano (Crimea e Donbass non sono di cultura occidentale).

 

Per finire, la presenza militare dei russi in Siria frena il progetto di distruggere politicamente tutti i popoli della regione.

Gli Stati Uniti hanno una visione del mondo a breve termine, non percepiscono la responsabilità del retaggio delle loro azioni

 

 

«Quando si vuole affogare il cane, si dice che ha la rabbia»

È stato senza dubbio il presidente Biden ad aprire le ostilità, definendo «killer» il presidente russo. Mai prima d’ora le due potenze si erano insultate, nemmeno all’epoca del Gulag. Il presidente Putin gli ha risposto educatamente, proponendogli di discuterne in pubblico. Biden ha rifiutato.

 

Gli Stati Uniti hanno una visione del mondo a breve termine, non percepiscono la responsabilità del retaggio delle loro azioni. Secondo loro i russi cattivi: hanno ammassato oltre centomila uomini al confine con l’Ucraina e sono pronti a invaderla, come i sovietici fecero con Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia. Poco importa che allora non si trattasse della Russia, ma dell’URSS, e che non si trattasse della dottrina Putin, ma di quella Brežnev; per inciso, Leonid Brežnev non era russo, ma ucraino.

 

I russi hanno invece una visione del mondo a lungo termine. Secondo loro, con gli attentati dell’11 settembre 2001 i barbari statunitensi hanno compromesso l’equilibrio fra le potenze. Subito dopo, il 13 dicembre 2001, il presidente Bush annunciò il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato antimissili balistici (ABM Treaty).

 

I russi hanno invece una visione del mondo a lungo termine. Secondo loro, con gli attentati dell’11 settembre 2001 i barbari statunitensi hanno compromesso l’equilibrio fra le potenze

Successivamente, gli Stati Uniti fecero entrare nella NATO, uno via l’altro, quasi tutti i Paesi membri del Patto di Varsavia e dell’URSS, violando l’impegno assunto al crollo di quest’ultima. Una politica confermata dalla Dichiarazione di Bucarest del 2008 (5).

 

Tutti conoscono la particolarità dell’Ucraina: a ovest la cultura occidentale, a est la cultura russa.

 

Per una quindicina d’anni, il Paese fu politicamente congelato; poi Washington organizzò una pseudo-rivoluzione e issò al potere le proprie marionette, in questo caso dei neonazisti (6).

 

Mosca reagì molto rapidamente per fare in modo che la Crimea proclamasse la propria indipendenza e venisse annessa alla Federazione di Russia, ma esitò con il Donbass. Da allora, passaporti russi vengono distribuiti agli abitanti della regione, per i quali Mosca è l’unica speranza.

 

Quando era senatore, il presidente Biden era noto per essere portavoce in senato delle soluzioni legislative studiate dal Pentagono. Diventato presidente, si è circondato di figure neoconservatrici

 

L’amministrazione Biden

Quando era senatore, il presidente Biden era noto per essere portavoce in senato delle soluzioni legislative studiate dal Pentagono. Diventato presidente, si è circondato di figure neoconservatrici.

 

Non lo ripeteremo mai abbastanza: i neoconservatori erano inizialmente militanti trotskisti reclutati dal presidente repubblicano Ronald Reagan. Da allora sono sempre stati al potere – salvo la parentesi del presidente jacksoniano Donald Trump – passando dal partito Repubblicano al partito Democratico e viceversa.

 

Durante la «rivoluzione colorata» del Maidan (2013-14), Biden, all’epoca vicepresidente, si schierò con i neonazisti, agenti della rete stay-behind della NATO (7). Diresse le operazioni con una delle assistenti del segretario di Stato, Victoria Nuland (il cui marito, Robert Kagan, è uno dei fondatori del Project for a New American Century, l’organo di raccolta fondi del repubblicano George W. Bush).

 

I neoconservatori erano inizialmente militanti trotskisti reclutati dal presidente repubblicano Ronald Reagan. Da allora sono sempre stati al potere – salvo la parentesi del presidente jacksoniano Donald Trump – passando dal partito Repubblicano al partito Democratico e viceversa

Il presidente Biden ha deciso di farne la vicaria del nuovo segretario di Stato. Durante la «rivoluzione», Nuland s’appoggiò all’allora ambasciatore a Kiev, Geoffrey Pyatt, oggi in servizio ad Atene.

 

Quanto al segretario di Stato del presidente Biden, Antony Blinken, è al tempo stesso giudice e parte in causa, essendo di origine ucraina da parte di madre. Benché allevato a Parigi dal secondo marito della madre (l’avvocato Samuel Pisar, consigliere del presidente Kennedy), Blinken aderisce alle idee neoconservatrici.

 

 

La preparazione dello scontro con la Russia

A metà marzo 2021, gli Stati Uniti hanno organizzato con i partner della NATO le manovre Defender-Europe 21, che si protrarranno fino a giugno. È la ripresa della mega-esercitazione Defender-Europe 20, ridimensionata e abbreviata a causa del COVID-19. Consiste in un gigantesco dispiegamento di uomini e mezzi per simulare uno scontro con la Russia. Le manovre sono accompagnate da un’esercitazione in Grecia di bombardieri nucleari, alla presenza del citato Geoffrey Pyatt.

 

A metà marzo 2021, gli Stati Uniti hanno organizzato con i partner della NATO le manovre Defender-Europe 21, che si protrarranno fino a giugno

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato la nuova Strategia per la Sicurezza (8) il 25 marzo, tre settimane dopo che Biden aveva pubblicato quella degli Stati Uniti.

 

In risposta alla NATO, la Russia ha intrapreso manovre militari lungo la frontiera occidentale, compreso il confine con l’Ucraina, nonché inviato truppe supplementari in Crimea e perfino in Transnistria.

 

Il 1° aprile il segretario alla Difesa USA ha telefonato all’omologo ucraino per allertarlo sulla possibile intensificazione della tensione con la Russia (9). Il presidente Zelensky ha poi fatto una dichiarazione per assicurare che avrebbe sorvegliato le manovre russe suscettibili di essere provocazioni (10).

 

In risposta alla NATO, la Russia ha intrapreso manovre militari lungo la frontiera occidentale, compreso il confine con l’Ucraina, nonché inviato truppe supplementari in Crimea e perfino in Transnistria

Il 2 aprile il Regno Unito ha organizzato una riunione dei propri ministri della Difesa e degli Esteri con gli omologhi ucraini, sotto la responsabilità del ministro britannico Ben Wallace (11) (molto attivo durante il conflitto del Nagorno-Karabakh) (12).

 

Il 2 aprile il presidente Biden ha chiamato l’omologo ucraino per assicurargli il suo sostegno nel contrasto con la Russia. Secondo l’Atlantic Council, gli avrebbe annunciato la decisione di regalare all’Ucraina un centinaio di aerei da combattimento (F-5, F-16 e E-2C), attualmente dislocati nella base aerea di Davis-Monthan (13).

 

Il 4 aprile il presidente della Commissione delle Forze armate della Camera dei Rappresentanti, il democratico Adam Smith, ha negoziato con parlamentari ucraini importanti sovvenzioni all’esercito ucraino, in cambio dell’arruolamento contro il gasdotto Nord Stream 2 (14).

 

Il 5 aprile il presidente Zelensky si è recato in visita in Qatar, ufficialmente per implementare le relazioni commerciali. Il Qatar è il principale fornitore di armi agli jihadisti e, secondo nostre informazioni, con l’occasione è stata affrontata la questione di un eventuale finanziamento di combattenti. Faceva parte della spedizione il direttore generale della società di forniture militari Ukroboronprom, Yuri Gusev, che fornì armi a Daesh, su ordine del Qatar (15).

Avendo ricevuto carta bianca dal Qatar, la Turchia, Paese membro della NATO, ha immediatamente avviato il reclutamento di jihadisti internazionali in Siria per inviarli a combattere nel Donbass ucraino

 

Il 6 aprile la Lituania, che in passato protesse la parte occidentale dell’Ucraina all’epoca sotto la propria giurisdizione, si è informata sulla situazione militare (16).

 

Il 6 e 7 aprile 2021 il generale britannico sir Stuart Peach, presidente del Comitato militare della NATO, si è recato in Ucraina per definire le riforme necessarie per l’adesione alla NATO (17).

 

Il 9 aprile, conformemente alla Convenzione di Montreux, il Pentagono ha informato la Turchia dell’intenzione di far transitare navi da guerra negli stretti dei Dardanelli e del Bosforo.

 

Il 10 aprile il presidente turco Recep Tayyp Erdoğan ha ricevuto a Istanbul l’omologo ucraino Zelensky, nel quadro di regolari consultazioni fra le due nazioni (18).

 

Avendo ricevuto carta bianca dal Qatar, la Turchia, Paese membro della NATO, ha immediatamente avviato il reclutamento di jihadisti internazionali in Siria per inviarli a combattere nel Donbass ucraino. Sono stati inoltre inviati istruttori militari al porto ucraino di Mariupol, sede della Brigata Islamista Internazionale (19), creata dal presidente Erdoğan e dall’omologo ucraino dell’epoca, insieme ai tatari fedeli a Washington e opposti alla Russia.

Sono stati inoltre inviati istruttori militari al porto ucraino di Mariupol, sede della Brigata Islamista Internazionale, creata dal presidente Erdoğan e dall’omologo ucraino dell’epoca, insieme ai tatari fedeli a Washington e opposti alla Russia

 

La Federazione di Russia ha reagito in modo del tutto logico, ammassando truppe alla frontiera ucraina.

 

I partner dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) hanno interrogato la Russia sulle manovre, ricevendo solo risposte evasive. Il Documento di Vienna (1999) impegna i membri dell’OSCE a informarsi reciprocamente dei movimenti di truppe e di materiale bellico. Ma si sa che i russi non ragionano come gli Occidentali: non informano mai né la popolazione né i partner durante le operazioni, ma solo dopo che sono concluse.

 

Due giorni dopo, il G7 ha pubblicato una dichiarazione in cui manifestava preoccupazione per i movimenti della Russia, sorvolando però su quelli di NATO e Turchia. Si congratulava inoltre con l’Ucraina per l’autocontrollo e chiedeva alla Russia di «mettere fine alle provocazioni» (20).

 

Il 15 aprile il presidente Biden ha manifestato la propria visione del conflitto, espellendo dieci diplomatici russi. Ha adottato sanzioni contro la Russia, accusata non soltanto di aver truccato elezioni per far vincere il presidente Donald Trump, ma anche di aver offerto ricompense per l’assassinio di soldati USA in Afghanistan, nonché per aver attaccato i sistemi informatici federali attraverso un software di SolarWinds.

Il 13 aprile, in occasione della riunione dei ministri degli Esteri della NATO con la Commissione Ucraina/NATO, gli Stati Uniti hanno esposto il loro grande progetto. Tutti gli alleati – nessuno dei quali desideroso di morire affinché gli ucraini riescano a divorziare dalla Russia – sono stati invitati a recare sostegno a Kiev e a denunciare l’escalation della Russia (21). Il segretario di Stato Blinken si è a lungo intrattenuto con l’omologo ucraino, Dmytro Kouleba (22). Sembrava ci si stesse avviando inesorabilmente alla guerra.

 

Senonché la telefonata del presidente Biden all’omologo russo Putin ha improvvisamente disteso l’atmosfera. Gli ha proposto un incontro al vertice, benché, dopo averlo insultato, avesse sdegnosamente rifiutato la proposta di Putin di un dibattito pubblico (23). Dopo l’iniziativa di Biden, la guerra è apparsa evitabile.

 

Ciononostante, il 14 aprile Blinken ha convocato i principali alleati (Germania, Francia, Italia e Regno Unito) per mobilitarli (24).

 

Il 15 aprile il presidente Biden ha manifestato la propria visione del conflitto, espellendo dieci diplomatici russi (25). Ha adottato sanzioni contro la Russia, accusata non soltanto di aver truccato elezioni per far vincere il presidente Donald Trump, ma anche di aver offerto ricompense per l’assassinio di soldati USA in Afghanistan, nonché per aver attaccato i sistemi informatici federali attraverso un software di SolarWinds.

 

Com’era prevedibile, la Russia ha espulso un identico numero di diplomatici statunitensi. Ha inoltre teso una trappola a un diplomatico ucraino, fermandolo in flagrante reato di spionaggio: aveva ancora in mano documenti classificati segreto militare.

 

Proseguendo sulla propria strada, il presidente Zelensky ha incontrato gli omologhi francese e tedesco: il presidente Emmanuel Macron e la cancelliera Angela Merkel.

 

Alla fin fine, gli Stati Uniti e la Russia s’incontreranno e discuteranno: è prematuro morire per Kiev.

Pur deplorando l’escalation russa e riaffermando senza esitazioni il sostegno morale all’integrità territoriale dell’Ucraina, gli interlocutori sono stati evasivi sul prosieguo della vicenda.

 

Alla fin fine, gli Stati Uniti e la Russia s’incontreranno e discuteranno: è prematuro morire per Kiev.

 

 

Thierry Meyssan

 

 

NOTE

1) Destined for War: Can America and China Escape Thucydides’s Trap?, Graham Allison, Houghton Mifflin Harcourt (2017).

2) Interim National Security Guidance, White House, March 3, 2021. «La strategia di Sicurezza Nazionale del presidente Biden», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 6 aprile 2021.

3) Annual Threat Assessment of the US Intelligence Community, Director of National Intelligence, 9 aprile, 2021.

4) The Military Balance 2021, Institute for Strategic Studies, Routledge (2021).

5) «Déclaration du Sommet de l’Otan à Bucarest», NATO, 3 aprile 2008.

6) «Chi sono i nazisti nel governo ucraino?», di Thierry Meyssan, Traduzione Alessandro Lattanzio, Rete Voltaire, 4 marzo 2014.

7) Les Armées Secrètes de l’OTAN, Danièle Ganser, Ed. Demi-Lune (2003). Disponibile in episodi su Voltairenet.org, pubblicato in italiano con il titolo Gli eserciti segreti della NATO, Fazi Editore, 2005.

8) Decreto presidenziale 121/2021.

9) «Readout of Secretary of Defense Lloyd J. Austin III’s Call With Ukrainian Minister of Defence Andrii Taran», US Department of Defense, 2 aprile, 2021.

10) «Zelensky on Russian troops near border: Ukraine is ready for any provocations», Ukrinform, 2 aprile 2021.

11) «UK defense secretary initiates talks with Taran due to escalation in eastern Ukraine”, Ukrinform, 2 aprile 2021.

12) «Alto-Karabakh: la vittoria di Londra e Ankara, la disfatta di Soros e degli armeni», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 24 novembre 2020.

13) «U.S. Should Provide Lend-Lease Type of Aid Package for Ukraine to Help it Upgrade its Air Force – Atlantic Council», Defense Express, 7 aprile, 2021.

14) «Arakhamiya, Congressman Smith discuss expanding military support for Ukraine», Ukrinform, 5 marzo 2021.

15) «Ucraina e Qatar forniscono missili antierei allo Stato islamico», di Andrej Fomin, Traduzione Alessandro Lattanzio, Oriental Review (Russia) , Rete Voltaire, 23 novembre 2015.

16) «Ukrainian, Latvian defense ministers discuss security situation on Ukraine’s borders», Ukrinform, 7 aprile 2021.

17) «Visite du président du Comité militaire de l’OTAN en Ukraine», Otan, 6 aprile, 2021.

18) «La Turchia recluta jihadisti per mandarli in Ucraina», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 17 aprile 2021.

19) «L’Ukraine et la Turquie créent une Brigade internationale islamique contre la Russie», par Thierry Meyssan, Télévision nationale syrienne , Réseau Voltaire, 12 agosto 2015.

20) «Déclaration du G7 sur l’Ukraine», Réseau Voltaire, 12 aprile 2021.

21) «La Commission OTAN-Ukraine se penche sur l’état de la sécurité en Ukraine», Réseau Voltaire, 13 aprile 2021.

22) «Rencontre d’Antony Blinken et Dmytro Kouleba», Stati Uniti (Dipartimento di Stato) , Réseau Voltaire, 13 aprile  2021.

23)  «Conversation téléphonique entre Joe Biden et Vladimir Poutine», Stati Uniti (Casa Bianca), Réseau Voltaire, 13 aprile 2021.

[24] « Réunion des principaux alliés sur l’Ukraine », Stati Uniti (Dipartimento di Stato), Réseau Voltaire, 14 aprile 2021.

25) «Remarks on Russia», by Joseph R. Biden Jr., Voltaire Network, 15 aprile 2021.

 

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

Fonte: «Gli alleati dovranno morire per Kiev?», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 20 aprile 2021, 

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Continua a leggere

Geopolitica

La lobby israeliana ha spinto per la guerra tra Ucraina e Russia: parla il prof. Mearsheimer

Pubblicato

il

Da

In un’intervista andata in onda la settimana scorsa, John Mearsheimer, professore all’Università di Chicago e importante studioso realista di relazioni internazionali, ha offerto una spiegazione schietta del perché molte delle stesse voci influenti che alimentano il confronto con l’Iran abbiano anche sostenuto un profondo coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto tra Ucraina e Russia.

 

Il professor Mearsheimer ha individuato due fattori chiave, ponendo particolare enfasi sul potere della lobby israeliana e sulla sua preferenza per un impegno militare americano a livello globale.

 

«L’influenza di Israele sull’establishment della politica estera americana non va sottovalutata, in gran parte a causa della lobby», ha dichiarato Mearsheimer a Tucker Carlson.

 

Israele e i suoi sostenitori, ha sostenuto, hanno un «profondo interesse a garantire il coinvolgimento militare degli Stati Uniti in tutto il mondo, perché desiderano un esercito americano pronto a intervenire qualora Israele si trovasse in difficoltà».

 

Sostieni Renovatio 21

L’accademico chicagoano ha illustrato questo punto facendo riferimento a un recente articolo del New York Times, pubblicato lo scorso fine settimana, che rivelava un’intensificazione dello spionaggio israeliano ai danni di alti funzionari statunitensi.

 

Secondo il rapporto, il Pentagono ha elevato Israele al livello di minaccia di controspionaggio «critico», la categoria più alta. L’Intelligence israeliana si sarebbe concentrata su figure come Steve Witkoff, inviato speciale del presidente Donald Trump coinvolto nei negoziati con l’Iran, ed Elbridge Colby, il più alto funzionario del Pentagono responsabile delle politiche, insieme al suo assistente senior Michael P. DiMino.

 

Carlson ha insistito sulle implicazioni: «Quindi possono spiare i cittadini americani, ma poi continuare a ricevere i nostri soldi delle tasse per finanziare lo spionaggio nei nostri confronti?». Mearsheimer ha risposto che storicamente è sempre stato così, nonostante la relazione speciale tra i governi dei due Paesi.

 

Il politologo ha sottolineato il motivo per cui Israele nutre un particolare interesse per il Colby, che è noto oppositore della guerra ucraina. «Il Times ha infatti affermato, alla fine dell’articolo, che probabilmente è perché è un fautore della moderazione. È interessato a una politica estera moderata. Colby non vuole combattere guerre ovunque. Una volta mi disse che era contrario alla guerra in Iraq già nel 2003».

 

Come riportato da Renovatio 21, il Colby è stato al centro di uno strano scandalo scoppiato sui giornali secondo cui avrebbe minacciato – citando la cattività dei papi ad Avignone – i diplomatici vaticani, storia che, abbiamo detto, non sappiamo se essere credibile o funzionale a qualche disegno di chi vuole spegnere ogni voce contraria alla politica bellica dello Stato Giudaico.

 

«Colby vuole concentrarsi sul contenimento della Cina, ma non è interessato a combattere in Ucraina. È un fautore della moderazione», ha affermato lo studioso. «E naturalmente, agli israeliani non piacciono i fautori della moderazione. Non apprezzano il Quincy Institute (…) Ogni volta che si parla di moderazione, come fa il Quincy Institute di Washington, questo fa infuriare la lobby».

 

Un potente esercito statunitense, costantemente affinato attraverso missioni all’estero, serve agli interessi di Israele come un affidabile «vigile del fuoco» per potenziali emergenze. «È necessario un corpo dei vigili del fuoco numeroso, addestrato per combattere guerre e vincerle, e questo è nell’interesse di Israele», ha affermato.

 

Un fattore secondario, ha osservato Mearsheimer, riguarda i legami etnici e familiari. «Ci sono molti americani, ebrei e non ebrei, che hanno radici in Ucraina. E queste persone credono fermamente che l’Ucraina debba essere uno Stato sovrano e che i russi siano i cattivi». L’esperto di relazioni internazionali citato un libro di prossima pubblicazione del giornalista Stephen Kinzer che descrive in dettaglio come le radici etniche dell’Europa orientale all’interno dell’establishment della politica estera plasmino atteggiamenti e politiche bellicose, a prescindere dalla loro mancanza di legittimi interessi americani.

Aiuta Renovatio 21

Le operazioni di Intelligence israeliane contro gli Stati Uniti non sono certo una novità. Come ha osservato l’ex analista della CIA Larry Johnson, «Israele spia gli Stati Uniti da 70 anni», citando il caso di Jonathan Pollard come esempio lampante. Secondo l’esperienza personale dell’ex funzionario del Dipartimento di Stato Matt Hoh, per decenni i briefing del controspionaggio statunitense hanno incluso Israele tra le principali minacce, insieme alla Cina.

 

Episodi come il ritrovamento nel 2019 di dispositivi di tipo StingRay riconducibili a Israele vicino alla Casa Bianca e il fondato sospetto di Boris Johnson che Benjamin Netanyahu stesso abbia piazzato un dispositivo di intercettazione nel bagno privato del primo ministro britannico illustrano un lungo schema di spionaggio sfacciato contro gli «alleati» da parte di Israele.

 

Il reportage del New York Times citato sopra ha confermato altri episodi: nel 2021, ufficiali dell’intelligence militare israeliana sono stati sorpresi a piazzare dispositivi di intercettazione presso il quartier generale dell’Agenzia di intelligence della difesa; e l’anno scorso, ufficiali dello Shin Bet avrebbero tentato di installare un dispositivo in un veicolo di pronto intervento dei servizi segreti.

 

L’ex CIA Larry Johnson ha osservato che le fughe di notizie che hanno reso possibile la pubblicazione dell’articolo provenivano dall’interno dell’amministrazione Trump, «almeno dal Dipartimento della Guerra», a testimonianza di uno sforzo interno per «spezzare la morsa sionista» sulla politica estera.

 

In un’intervista rilasciata lunedì al giudice Andrew Napolitano per il suo programma YouTube, un altro grande nome dell’accademia americana, il professore di economia Jeffrey Sachs ha sottolineato lo stesso punto: l’articolo era «chiaramente una notizia diffusa ad arte dal governo statunitense», che citava come bersaglio personaggi come Colby e altri vicini a Trump. La vera notizia, ha sostenuto Sachs, è che alti funzionari stiano ora riconoscendo pubblicamente e contrastando le attività illegali di Israele, e questa è la vera «notizia».

 

«In altre parole, l’intera premessa israeliana secondo cui Israele controlla la nostra politica sta crollando» a causa delle mutevoli dinamiche politiche, ha affermato Sachs. Ciò è dovuto principalmente alle atrocità commesse da Israele nella guerra genocida contro Gaza, alla continua pulizia etnica in Libano e Cisgiordania, nonché al ruolo centrale che Israele ha svolto nell’indirizzare gli Stati Uniti verso la loro impopolare guerra contro l’Iran.

 

A causa di questi numerosi fattori, «il popolo americano si è schierato nettamente contro Israele, e questo vale praticamente per ogni paese del mondo», ha affermato Sachs. «È questo che sta cambiando la nostra politica in questo momento».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Geopolitica

Haiti, capo del ministero della Difesa è stato rapito nel contesto di violenze tra bande

Pubblicato

il

Da

James Boyard, capo di stato maggiore del ministero della Difesa haitiano, è stato rapito insieme alla sua famiglia nel contesto dell’escalation di violenza tra bande, secondo quanto riportato sabato dai media.   Boyard, stimato esperto di sicurezza e scrittore, ricopre il ruolo di capo di gabinetto del neo-nominato ministro della Difesa di Haiti, Mario Andresol, e di ispettore generale della polizia nazionale.   I media locali hanno riferito che il Boyard è stato rapito giovedì a Bourdon, una delle poche zone della capitale, Port-au-Prince, ancora considerata relativamente sicura, sebbene gran parte della città sia controllata dalle bande criminali. Una persona a conoscenza dei fatti ha confermato il rapimento all’Associated Press.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Fonti di polizia hanno riferito al New York Times che il Boyard è stato rapito insieme alla moglie e alla figlia di sei anni, cittadina statunitense, e che è stato richiesto un riscatto. Sebbene non sia ancora chiaro chi abbia compiuto il rapimento, gli investigatori sospetterebbero di Christ-Roi Chery, noto come Chrisla, il leader della banda Ti Bwa, un importante gruppo armato. Un portavoce della polizia haitiana si è rifiutato di commentare il caso.   La nazione caraibica di quasi 12 milioni di abitanti è intrappolata in un ciclo di violenza sin dall’assassinio del presidente Jovenel Moïse nel 2021, evento che ha creato un vuoto di potere che ha permesso alle bande armate di espandere la propria influenza in gran parte indisturbate.   Gruppi che controllano importanti autostrade, porti e intere comunità hanno impedito alle autorità di tenere le elezioni, perpetrando nel frattempo rapimenti, omicidi e attacchi contro le istituzioni statali. I funzionari affermano che le elezioni previste per la fine dell’estate difficilmente si terranno a causa della continua violenza.   Una missione guidata dal Kenya e sostenuta dalle Nazioni Unite, nota come Multinational Security Support (MSS), inviata ad Haiti nel 2024 per contribuire a contenere la violenza, è riuscita a mettere in sicurezza il palazzo presidenziale e a riaprire diverse strade principali, ma ha faticato a compiere ulteriori progressi.   Lo scorso autunno, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una ristrutturazione dell’operazione, autorizzando la creazione di una nuova Forza per la repressione delle bande criminali, composta da 5.550 soldati e agenti di polizia, con poteri superiori a quelli dell’MSS, inclusa l’autorità di condurre operazioni volte a «neutralizzare» le bande.   Secondo i dati dONU diffusi all’inizio di questo mese, quasi 1,5 milioni di persone sono state sfollate a causa delle violenze ad Haiti dal 2022 e oltre 16.000 sono state uccise. Le organizzazioni locali per i diritti umani stimano un bilancio delle vittime più vicino a 20.000.   I rapimenti rimangono un fenomeno diffuso ad Haiti. Secondo le Nazioni Unite, almeno 647 persone, tra cui donne e bambini, sono state rapite lo scorso anno, e le richieste di riscatto sono spesso più elevate per gli stranieri e i cittadini con doppia cittadinanza. Mentre i casi più recenti e di alto profilo hanno preso di mira giornalisti e missionari stranieri, Boyard è il funzionario di più alto rango rapito nel Paese da anni.

Sostieni Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, lo scorso novembre i marines USA di sentinella presso l’ambasciata nella capitale haitiana, Port-au-Prince, hanno ingaggiato uno scontro armato con presunti affiliati di una ghenga.   Ad ottobre 2025 il Consiglio di sicurezza ONU ha deliberato la ristrutturazione della missione, convertendola nella Gang Suppression Force, con un organico di 5.500 tra soldati e poliziotti.   Come riportato da Renovatio 21, mesi fa l’ONU aveva dichiarato che le gang hanno portato la capitale di Haiti Port au Prince sull’orlo del collasso.   Come riportato da Renovatio 21, settimane fa è emerso che il governo ad interim di Haiti, la cosiddetta Commissione Presidenziale di Transizione (TPC), avrebbe assunto Erik Prince, noto per aver fondato (e poi venduto) la multinazionale di contractor militare Blackwater, per combattere le violente ghenghe che hanno di fatto preso il controllo di gran parte della capitale Port-au-Prince e di porzioni sempre più estese della regione di Artibonite.   Come riportato da Renovatio 21, l’isola è oramai considerata come interamente in mano alle ghenghe.

Aiuta Renovatio 21

La discesa di Haiti in un paesaggio infernale si è accelerata nel 2021, quando il presidente Jovenel Moise è stato assassinato. Da allora, le gang hanno governato quasi tutta la capitale, perpetrando estorsioni, rapimenti, stupri, omicidi e decapitazioni su larga scala. Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa l’Alto Commissarrio ONU per i diritti umani Bachelet aveva parlato di livelli «inimmaginabili ed intollerabili» di violenza armata.   Due anni fa gli USA avevano chiuso l’ambasciata tra le mitragliate delle bande.   Come riportato da Renovatio 21, tra rapimenti e violenze, anche i religiosi e le religiose cattoliche ad Haiti non se la passano bene. Lo scorso novembre era emerso che era stato bruciato il convento e l’ospedale delle Suore della Carità. In altre occasioni si erano rivisti rapimenti di missionari e aggressioni contro suore.Lo scorso autunno vescovi di Haiti avevano dichiarato di essere «disperati».   Tre anni fa l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet ha parlato di livelli «inimmaginabili e intollerabili» di violenza armata.   Haiti negli anni è più volte emersa come base per il supposto malaffare umanitario della Fondazione Clinton. Lo ha sostenuto Breitbart e tutto il giro di Steve Bannon nel film e nel libro Clinton Cash, di cui hanno pure fatto una versione a fumetti.   Nel panorama allucinante haitiano dell’ora presente, arrivano notizie come quella delle 184 persone (in maggior parte anziani) fatte uccidere da un capobanda perché avrebbero praticato contro di lui la stregoneria per far ammalare il figlio.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine generata artificialmente
Continua a leggere

Geopolitica

«Trump ci ha fregati»: israeliani infuriati per l’accordo di pace con l’Iran

Pubblicato

il

Da

I funzionari israeliani si sentono emarginati dall’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran che sta prendendo forma e sono infuriati per quella che considerano una «catastrofe» che non soddisfa gli obiettivi prefissati prima della guerra. Lo riporta la testata israeliana Ynet.

 

Secondo quanto riportato, l’accordo prevede la riapertura dello Stretto di Ormuzzo  senza pedaggio, la revoca del blocco navale americano sui porti iraniani, l’allentamento delle sanzioni contro Teheran e il rinvio dei colloqui sul nucleare. Mentre il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che l’accordo sarebbe stato firmato domenica, i funzionari iraniani hanno dichiarato che la firma avverrà in un secondo momento.

 

Teheran ha inoltre insistito affinché l’accordo ponga fine al conflitto tra Israele e Hezbollah in Libano, dove le forze israeliane occupano una porzione significativa di territorio. Allo stesso tempo, mentre i funzionari statunitensi cercano un accordo che sottolinei una «pace regionale ampia» – anche in Libano – insistono sul fatto che Israele si riserva il diritto all’autodifesa.

 

Tuttavia, Ynet, citando diverse fonti israeliane di alto livello, ha riferito sabato che lo Stato Ebraico  ritiene che l’accordo in via di definizione non rispetti nessuna delle principali linee rosse israeliane: lo smantellamento del programma nucleare, la limitazione dei missili e il ridimensionamento degli alleati regionali dell’Iran. Teheran ha ripetutamente affermato di non perseguire l’armamento nucleare e di utilizzare le proprie capacità atomiche esclusivamente per scopi pacifici.

 

«Trump ci ha fregati», ha detto un funzionario israeliano a Ynet. Un secondo funzionario ha definito l’accordo «pessimo». «Dal nostro punto di vista, è una catastrofe, perché non rispetta nessuno dei principi di cui abbiamo parlato all’inizio della guerra», ha affermato.

Sostieni Renovatio 21

Un terzo funzionario ha avvertito che l’accordo sarebbe stato ampiamente interpretato come una battuta d’arresto per l’America. «L’ipotesi di lavoro a livello regionale è che sia stato firmato sotto la pressione iraniana e una ritirata americana, non il contrario», ha affermato il funzionario, aggiungendo che l’accordo «sarà considerato un fallimento», almeno nel breve termine.

 

Pubblicamente, tuttavia, il premier Benjamin Netanyahu ha «espresso il suo apprezzamento» per l’impegno del Presidente Trump affinché l’accordo «includa la rimozione del materiale arricchito» dall’Iran, pur sottolineando che il suo Paese non è parte dell’accordo.

 

Dietro le quinte, tuttavia, emerge un quadro diverso: secondo Axios, all’inizio di giugno Trump avrebbe urlato contro Netanyahu, definendolo «fottutamente pazzo» per gli attacchi israeliani in Libano. La testata avrebbe anche affermato che Trump avrebbe minacciato di ritirare il sostegno a Israele qualora avesse ripreso la guerra con l’Iran. Pubblicamente, Trump avrebbe inoltre sottolineato che Netanyahu non avrebbe avuto altra scelta se non quella di accettare un accordo tra Stati Uniti e Iran.

 

Le tensioni tra i due leader, di cui si è parlato, si verificano mentre Trump è stato aspramente criticato per quella che i suoi detrattori descrivono come una manovra israeliana riuscita per trascinare gli Stati Uniti in guerra con l’Iran. La campagna militare ha suscitato l’ira di alcuni dei più fedeli sostenitori di Trump, tra cui il giornalista Tucker Carlson, che l’ha definita «il più grande errore» della presidenza Trump, creando di fatto una spaccatura epocale nel movimento MAGA da cui sono usciti attivisti di rilievo e pure qualche deputato come la già supertrumpiana Marjoryie Taylor Green e il libertario, e molto anti-israeliano, Thomas Massie, presi pubblicamente ad insulti da Trump ed estromessi dai lavori.

 

Ora in molti dichiarano il movimento MAGA come morto; l’alternativa, definitivamente ostile al potere israeliano nella politica americana, si chiama America First, slogan che fu della proposta politica di Charles Lindbergh (1902-1974), celeberrimo aviatore che creò l’America First Committee per attaccare la linea interventista di Franklin Delano Roosevelt e promuovere l’isolazionismo durante la Seconda Guerra Mondiale. Il Lindbergho fu accusato, ovviamente, di antisemitismo: anche quando Israele non esisteva, già il mondo girava così.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Più popolari