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Politica

Si dimette Keir Starmer, il premier britannico «pabloista». Lo attende lo scandalo delle bande pedofile pakistane?

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Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che si dimetterà dal suo ruolo e abbandonerà la guida del Partito Laburista.

 

Durante un discorso pronunciato lunedì di fronte al numero 10 di Downing Street, Starmer ha sostenuto di aver già comunicato la sua scelta a Re Carlo III e ha invitato il Partito Laburista a fissare un calendario per l’elezione di un nuovo leader entro settembre, precisando che resterà in carica fino a quel momento.

 

Starmer è diventato primo ministro nel 2024 dopo il successo del Partito Laburista nelle elezioni generali di quell’anno. Aveva più volte garantito di voler mantenere l’incarico, ma ha ricevuto forti pressioni affinché si ritirasse a causa del crescente malcontento e del calo di popolarità del suo partito.

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Le sue dimissioni lo collocano come il sesto primo ministro britannico a lasciare l’incarico negli ultimi dieci anni.

 

Nonostante avesse assunto l’incarico con una solida maggioranza e l’impegno di riportare competenza dopo anni di instabilità conservatrice, il governo Starmer è stato rapidamente associato ad aumenti delle tasse, tagli al welfare, censura, scandali politici e un’agenda di politica estera sempre più contestata.

 

Lo Starmer ha dovuto gestire critiche sempre più aspre per quello che i detrattori hanno definito un «sistema di polizia a due livelli» e una censura radicale, dopo che le autorità hanno represso le proteste anti-immigrazione, la libertà di espressione online e l’attivismo filo-palestinese, favorendo al contempo un controllo più esteso su Internet.

 

Il premier laburista ha inoltre posto il sostegno a Kiev al centro del suo mandato, allineandosi con Francia e Germania in una linea verso l’Ucraina sempre più orientata alla militarizzazione, fondata su forniture di armi, garanzie di sicurezza e pressioni sulla Russia, piuttosto che su vie diplomatiche.

 

In ambito nazionale, la sua posizione sull’Ucraina ha conflittato con le sfide della difesa britannica. Il suo esecutivo ha faticato a reperire fondi per le forze armate e ha registrato insuccessi negli appalti, oltre a crescenti dubbi sulla prontezza operativa militare.

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Lo Starmer ha inoltre ricevuto dure critiche dopo aver nominato ambasciatore negli Stati Uniti Lord Peter Mandelson, una figura politicamente influente, frequentatore del defunto finanziere e pedofilo Jeffrey Epstein. Lo scandalo ha alimentato le accuse secondo cui il suo governo rappresenta un’élite distaccata, senza riuscire a produrre risultati tangibili per gli elettori comuni.

 

Dimessosi dal Partito Laburista, il Mandelson, omosessuale, è stato in seguito arrestato. Altre figure del governo Starmer, come il direttore delle comunicazioni e il capo di gabinetto, si sono dimesse negli scorsi mesi per i rapporti con l’Epstein.

 

Ad inizio del suo mandato, il giornalista conservatore Peter Hitchens (fratello del celebre e scomparso Christopher Hitchens) ha avanzato peculiari accuse nei confronti di Keir Starmer, sostenendo che il leader laburista non sia affatto il politico moderato e pragmatico che appare, bensì una figura mossa da radici ideologiche dogmatiche radicate in un movimento trotskysta chiamato pabloismo.

 

Il pabloismo è una corrente scissionista del trotskismo nata negli anni Cinquanta sotto la guida di Michel Pablo, pseudonimo usato dal leader comunista greco Michalis N. Raptis. A differenza dei trotskisti ortodossi, il pabloismo ha teorizzato l’entrismo sui generis.

 

Poiché i piccoli partiti rivoluzionari erano troppo deboli per competere durante la Guerra Fredda, Pablo propose di infiltrarsi a lungo termine nei grandi partiti riformisti (come il Partito Laburista britannico) e nelle istituzioni democratiche, per condizionarne la linea politica dall’interno anziché cercare una rivoluzione violenta di piazza.

 

L’accusa di Hitchens si fonda su dati storici precisi: tra il 1986 e il 1989, Starmer è stato membro del comitato di redazione della rivista di sinistra radicale Socialist Alternatives. Questa pubblicazione era l’organo ufficiale della sezione britannica della Tendenza Marxista Rivoluzionaria Internazionale, un movimento di stampo dichiaratamente pabloista.

 

Il pabloismo di Socialist Alternatives fu tra i primi a spostare l’asse dal conflitto di classe tradizionale (operaio) verso le politiche di genere, i diritti civili e l’ambientalismo: gay, trans, immigrati e supposta crisi climatica quindi vengono prima del popolo inglese, che sotto il governo Starmer viene arrestato anche solo per aver messo un like ad un tweet critico dell’immigrazione.

 

Lo Hitchens afferma che Starmer non ha affatto abbandonato il marxismo, ma ne ha sposato la versione pabloista moderna, mirata a occupare i gangli della magistratura, della scuola e dello Stato per attuare una rivoluzione culturale ed egemonica dall’alto. Secondo questa chiave di lettura, le tecniche pabloiste di infiltrazione silenziosa all’interno del Partito Laburista spiegherebbero come la sinistra radicale abbia progressivamente conquistato le istituzioni britanniche dall’interno.

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Uno scandalo più grande, tuttavia, potrebbe attendere al varco lo Starmerro: quello, che sembra sul punto di esplodere definitivamente, delle grooming gang, le bande di pedofili pakistani che avrebbero violentato, seviziato, torturato un quarto di milione di bambine britanniche nel giro di trent’anni, e nell’impunità più totale.

 

Starmer è stato Director of Public Prosecutions (DPP), cioè il capo della Crown Prosecution Service (CPS), dal novembre 2008 al 2013. In quel periodo le autorità britanniche (polizia, servizi sociali e procura) stavano affrontando (o meglio, non affrontando adeguatamente) lo scandalo delle reti di predazione sessuale di gruppo che coinvolgevano principalmente ragazze bianche minorenni e vulnerabili (spesso provenienti da famiglie problematiche) da parte di gang, prevalentemente di origine pakistana, a Rotherham, Rochdale, Oxford, Telford e altre città.

 

Gli ultimi rapporti emersi mostrano una realtà di orrore inimmaginabile: bambine piccole messe in gabbia e fatte stuprare da cani, torture, malattie veneree, documenti medici scioccanti.

 

Durante il mandato di Starmer come capo della procura, il sistema giudiziario ha subito pesanti critiche per fallimenti sistemici:In molti casi la CPS ha deciso di non procedere con le accuse, giudicando le vittime «inaffidabili» (perché spesso già note ai servizi sociali, con problemi di droga o fughe da casa). Un esempio famoso è il caso di Rochdale del 2008-2009, dove la CPS ha archiviato le indagini proprio per questo motivo.

 

È cosa certa che vi stata una diffusa riluttanza a riconoscere il carattere etnico e culturale del fenomeno (paura di essere accusati di razzismo o islamofobia), che ha ritardato od impedito nelle indagini. Le inchieste successive hanno documentato migliaia di vittime trascurate per anni, con fallimenti condivisi tra polizia, consigli locali e CPS.

 

Starmer aveva ammesso pubblicamente che durante il suo periodo la CPS ha mostrato una «lack of understanding» (mancanza di comprensione) verso le vittime delle ghenghe pedofile immigrate e ha fallito nel proteggere le bambine.

 

La questione è tornata prepotentemente negli ultimi anni, soprattutto dopo interventi di Elon Musk e critiche da parte dei conservatori. Starmer ha difeso il suo record dicendo di aver «affrontato la questione di petto» e di aver aumentato le condanne per abusi sessuali su minori.

 

Molti sostengono che le ammissioni dello Starmer e il suo approccio alla pedo-catastrofe migratoria sia cambiato (e neanche tanto) solo dopo le prime esplosioni dello scandalo sui media.

 

Vedremo se, anche fuori dal 10 di Downing Street, le conseguenze di questo devastante fallimento della società britannica raggiungeranno il Keir.

 

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Politica

Gli USA hanno una nuova zona autonoma: ecco la TAZ di Madison

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Attivisti di estrema sinistra con apparenti legami con i Democratic Socialists of America hanno recentemente istituito una propria «zona autonoma» a Madison, capitale del Wisconsin.   Le tendopoli sono diventate una presenza familiare nelle città di estrema sinistra, dove l’occupazione distruttiva e destabilizzante è apertamente incoraggiata dai funzionari governativi.   Il giornalista investigativo specializzato in antifa e trantifa Andy Ngo ha fatto notare che proteste simili si erano verificate a Minneapolis e Seattle, entrambe epicentri delle rivolte del movimento Black Lives Matter durante l’estate del 2020, ironicamente soprannominata «estate dell’amore».   La zona autonoma di Seattle istituita nel 2020, chiamata alternativamente CHAZ e CHOP, è diventata un rifugio per l’illegalità e, infine, per gli omicidi.  

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Eric Bott, attivista conservatore del Wisconsin e vicepresidente regionale di Americans for Prosperity, ha affermato che i funzionari socialisti democratici a capo del governo municipale di Madison stavano «fornendo sostegno finanziario e protezione» all’attuale insurrezione.   Gli occupanti di estrema sinistra affermavano di manifestare in memoria di Corey Ruiz, un criminale seriale ucciso il 22 luglio dopo aver presumibilmente accoltellato un agente di polizia durante un alterco. La lunga fedina penale di Ruiz comprendeva otto precedenti condanne in un periodo di 17 anni per reati quali resistenza, ostruzione, minacce o lesioni a pubblici ufficiali.   A rafforzare ulteriormente la percezione che l’insurrezione fosse condotta con la benedizione e l’avallo delle autorità cittadine, contribuì una conferenza stampa tenutasi il giorno successivo alla morte di Ruiz, durante la quale un gruppo di attivisti, guidati dall’agente immobiliare locale Carlos LeMar Dixon, interruppe una conferenza stampa della polizia.   Dixon, che si ritiene stia conducendo una campagna elettorale basata sul voto per corrispondenza per la carica di governatore, ha precedentemente ammesso di aver rubato i cartelli elettorali dei candidati rivali.   L’emergere di «zone autonome» – che di fatto negano la sovranità dello Stato – è un tratto visibile nel contesto americano (con il caso di Seattle nel 2020) e, sia pure in versione islamica, anche in quello europeo, dove sono tollerate ovunque delle «no-go zone» musulmane, facendo pensare che si tratti di una cifra propria dell’anarco-tirannia che va caricandosi nei territori dello Stato moderno.   La filosofia della «zona autonoma» non è nuova. Il concetto di TAZ («zona temporaneamente autonoma») fu un’idea guida del cosiddetto mondo antagonista dei Centri Sociali negli anni Novanta anche in Italia, dove ebbe larga circolazione il libro T.A.Z. La Zona Autonoma Temporanea.   Il principale ideologo delle TAZ, i cui libri venivano diffusi nei circuiti di Centri Sociali e nei rave-techno («teknival»), è lo scrittore e poeta Hakim Bey, al secolo Peter Lamborn Wilson (1945-). La prima riga della pagina di Wikipedia inglese ricorda che Bey-Wilson «è una figura controversa nei circoli anarchici a causa della sua difesa della pedofilia».   Il teorico delle TAZ  pubblicò scritti sul bollettino della NAMBLA (North American Man/Boy Love Association, «Associazione nordamericana per l’amore Uomo/ragazo), «per aver sostenuto quest’ultima organizzazione, il cui obiettivo era di legalizzare la pedofilia e la pederastia, Bey è stato fortemente attaccato da numerosi altri anarchici», scrive l’enciclopedia online.   Anche altrove, in oscuri episodi recenti, è stata visibile la possibile correlazione tra attivismo politico violento di estrema sinistra e pedofilia.   Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa ad una manifestazione antipedofilia a Dublino, in Irlanda, vi fu l’irruzione degli Antifa che attaccarono la protesta.

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Politica

L’Alta Corte britannica si appresta a vietare l’esposizione delle bandiere nazionali

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Un consiglio comunale liberaldemocratico ha ottenuto un’ingiunzione dall’Alta Corte che di fatto vieta l’esposizione non autorizzata della croce di San Giorgio e della bandiera britannica sui lampioni e sulle strade pubbliche in un’intera contea inglese. Lo riporta Modernity News. Quella che era nata come una campagna dal basso per innalzare le bandiere nazionali è stata dichiarata una minaccia alla sicurezza della comunità, e ora la magistratura si sta mobilitando contro di essa.

 

Il Consiglio della contea dell’Oxfordshire, guidato dai Liberal Democratici, ha vinto la sua storica causa dopo mesi di azioni legali contro la campagna Raise the Colours, un’iniziativa iniziata nell’agosto 2025 che consiste nell’appendere la bandiera britannica e la croce di San Giorgio ai lampioni o nel dipingerle sulle rotatorie.

 

Il giudice Dexter Dias ha emesso un’ordinanza che vieta a persone non identificate di affiggere bandiere inglesi o britanniche alle infrastrutture stradali o di dipingere immagini di bandiere sulle strade. La violazione comporta il rischio di reclusione, multe illimitate o sequestro dei beni.

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Il leader del consiglio, Tim Bearder, ha accolto con favore l’esito, dichiarando: «Si tratta di una sentenza benvenuta. Siamo molto soddisfatti del risultato», aggiungendo: «Questo crea un precedente legale e, si spera, dissuaderà le persone non solo nell’Oxfordshire, ma in tutto il Paese, dal partecipare a questa attività criminale», descrivendo le persone coinvolte come «persone molto difficili, non patrioti».

 

Il consiglio comunale sostiene che le bandiere creassero rischi per la sicurezza stradale, violazione di proprietà privata e ostruzione. Ha speso circa 80.000 sterline per la loro rimozione e altre 40.000 sterline in spese legali, costi che ora intende recuperare. Secondo quanto riferito, il personale incaricato di rimuovere le bandiere ha dovuto affrontare ostilità, al punto che ad alcuni è stato ordinato di indossare mascherine e di controllare i propri veicoli per verificare la presenza di dispositivi di localizzazione, dopo che l’indirizzo di casa di un lavoratore era stato pubblicato.

 

Il giudice ha osservato che le squadre di manutenzione avevano «lavorato nella paura» e che le persone incaricate dal consiglio comunale erano state ostacolate «al punto che a volte avevano semplicemente rinunciato alla rimozione». Ha concluso che , in assenza di un’ingiunzione, vi erano «poche prospettive che la situazione si risolvesse».

 

Il nuovo provvedimento non vieta l’esposizione di bandiere su proprietà private e il consiglio insiste affinché vengano esposte sia la bandiera britannica che la croce di San Giorgio presso la sede del consiglio della contea. Si tratta della stessa autorità dell’Oxfordshire che in precedenza aveva emesso diffide formali, definendo l’installazione diffusa di bandiere nazionali un «atto di intimidazione e divisione».

 

Lo schema è ormai noto. I consigli comunali inglesi hanno ripetutamente trattato la bandiera nazionale come un problema da gestire piuttosto che come un simbolo da celebrare. Richieste di accesso agli atti hanno precedentemente rivelato che almeno 70.000 sterline sono state spese per rimuovere le bandiere britanniche e le croci di San Giorgio dai lampioni, con alcuni politici locali che that hanno apertamente definito la spesa «denaro ben speso» per contrastare la presunta agitazione di estrema destra.

 

Nell’Essex, al personale è stato offerto supporto emotivo qualora si sentisse «a disagio» alla sola vista della bandiera nazionale nelle proprie comunità.

 

Una strategia governativa di coesione sociale, trapelata in precedenza, si è spinta ancora oltre, descrivendo come «l’estrema destra abbia cercato di trasformare i simboli dell’orgoglio in strumenti di odio», inquadrando la stessa bandiera britannica come un potenziale strumento di esclusione e intimidazione.

 

«Il fenomeno ha un nome: vessillofobia, ovvero la paura irrazionale della bandiera» scrive Modernity News. In Gran Bretagna si è arrivati al punto in cui esporre la croce di San Giorgio è considerato un atto di aggressione, mentre altri simboli politici non subiscono una simile ostilità istituzionale.

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Come riportato da Renovatio 21, durante i recenti Mondiali di calcio, agli inglesi è stato sconsigliato di esporre bandiere, in quanto ciò avrebbe potuto intimidire i migranti e le persone non inglesi.

 

È difficile non notare la natura selettiva del disagio, puntualizza Modernity. Quando file di bandiere con l’arcobaleno LGBT fiancheggiavano le strade con una tale densità che persino un noto presentatore televisivo le definì «oppressive», la risposta istituzionale fu il silenzio o la difesa. I colori nazionali, al contrario, scatenano ingiunzioni, briefing sulla sicurezza e ordinanze dell’Alta Corte.

 

L’Alta Corte ha tracciato una linea di demarcazione: la bandiera inglese può essere esposta su proprietà private, ma la pubblica via è una zona neutrale dove i colori nazionali sono considerati un potenziale pericolo.

 

«Il precedente è stato creato. Altri comuni stanno osservando. Il messaggio per i cittadini comuni che desiderano semplicemente vedere la bandiera del proprio paese negli spazi pubblici è chiaro. Nella Gran Bretagna del 2026, questo desiderio è qualcosa che le autorità si sentono in dovere di controllare».

 

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 Immagine di THOR via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

 

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Politica

Quasi la metà degli americani vuole che Benjamin Netanyahu venga arrestato

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Secondo un recente sondaggio, circa il 49% degli americani ritiene che gli Stati Uniti dovrebbero arrestare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per crimini di guerra. Dopo tre anni di guerra in Medio Oriente, il sostegno di cui Israele godeva un tempo negli Stati Uniti è crollato.   Alla domanda se gli Stati Uniti dovrebbero dare esecuzione al mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale (CPI) nei confronti di Netanyahu, il 49% degli intervistati in un sondaggio Economist/YouGov pubblicato martedì ha risposto «sì», mentre il 27% ha risposto «no» e il 23% si è dichiarato incerto.   La Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso il mandato di arresto nel 2024, accusandolo di aver utilizzato «la fame come metodo di guerra», di crimini contro l’umanità e di aver diretto intenzionalmente attacchi contro la popolazione civile di Gaza. Tuttavia, la CPI non dispone di alcun mezzo per far rispettare il mandato, poiché né Israele né gli Stati Uniti ne riconoscono l’autorità.   Il sondaggio, condotto su un campione di 1.500 adulti americani, ha rilevato che il 47% ritiene Netanyahu «colpevole di crimini di guerra a Gaza», mentre il 24% non è d’accordo e il 29% è indeciso.

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In quasi tre anni dall’inizio dei bombardamenti israeliani su Gaza, in risposta a un attacco a sorpresa dei militanti di Hamas, il conflitto si è trasformato in uno scontro su più fronti. Israele ha colpito Iraq, Libano, Siria e Yemen, ed è attualmente impegnato in una grave guerra regionale con l’Iran. Il conflitto ha eroso la reputazione di Israele negli Stati Uniti: un sondaggio Gallup di febbraio ha rilevato che, per la prima volta nella storia, un numero maggiore di americani simpatizza con i palestinesi rispetto agli israeliani.   Negli Stati Uniti, il sostegno a Israele è tradizionalmente più forte tra i repubblicani e gli anziani boomer consumatori di TV. Tuttavia, secondo un sondaggio di martedì, il 43% degli over 65 ora è favorevole all’arresto di Netanyahu. Il sostegno all’arresto del primo ministro israeliano è più basso tra i repubblicani che si definiscono «MAGA» (Make America Great Again), attestandosi al 21%.   Il leader israeliano è arrivato a Washington questa settimana per incontrare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e partecipare al funerale del senatore Lindsey Graham, un convinto sostenitore di Israele. Prima dell’arrivo di Netanyahu, il sindaco di New York Zohran Mamdani aveva dichiarato che avrebbe valutato la possibilità legale di arrestare il primo ministro israeliano quando si sarebbe recato in città per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre.   In seguito, Mamdani ha riconosciuto di non avere alcuna autorità legale per dare esecuzione al mandato della CPI e ha invitato l’amministrazione Trump a farlo al suo posto.   «Credo che il primo ministro Netanyahu debba stare all’Aia», ha detto Mamdani, riferendosi alla città olandese dove ha sede la Corte penale internazionale. «È un criminale di guerra incriminato dalla Corte penale internazionale, e vedrete che questa è un’opinione condivisa da molti, proprio per via di ciò che le sue azioni hanno provocato negli ultimi anni».   Parlando a Fox News domenica, Netanyahu ha liquidato il caso della CPI contro di lui come «falso» e ha accusato Mamdani di «incitare all’odio» contro gli ebrei. «Andrò a New York», ha detto al conduttore di Fox Sean Hannity. «Dirò la verità di fronte a questo funzionario eletto che diffonde odio e che sta mettendo un gruppo di newyorkesi contro gli altri. Li sta aizzando contro gli ebrei di New York».   Come riportato da Renovatio 21, in settimana la CPI ha registrato la defezione di un Paese firmatario del Trattato di Roma nel 2006, il Ciad.  

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