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Pedofilia

Oltre 300 presunti pedofili arrestati in raid in California

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Centinaia di presunti pedofili sono stati arrestati e decine di minori sono stati tratti in salvo in una vasta operazione congiunta tra diverse agenzie nel sud della California, volta a contrastare lo sfruttamento minorile facilitato da internet, ha dichiarato il dipartimento di polizia di Los Angeles (LAPD).

 

Nel corso dell’Operazione Firewall, condotta dalla task force per i crimini informatici contro i minori (ICAC) e svoltasi dal 19 aprile al 3 maggio nelle contee di Los Angeles, Orange, San Bernardino, Santa Barbara e Ventura, sono stati arrestati complessivamente 341 sospetti e 40 minori sono stati tratti in salvo.

 

Secondo un comunicato stampa diffuso giovedì dal dipartimento di polizia di Los Angeles (LAPD), l’operazione mirava a «identificare e arrestare i predatori che utilizzano internet per facilitare lo sfruttamento e l’abuso sessuale dei minori».

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Il dipartimento di polizia di Los Angeles (LAPD) ha dichiarato che gli investigatori hanno condotto «indagini sotto copertura proattive» su diverse piattaforme di social media ed eseguito numerosi mandati di perquisizione e arresto durante l’operazione. Gli arrestati sono sospettati di reati tra cui produzione, possesso e distribuzione di materiale pedopornografico, «atti osceni con un minore» e tratta di esseri umani.

 

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi giovedì, il procuratore distrettuale della contea di Los Angeles, Nathan Hawkman, ha spiegato che l’operazione ha coinvolto centinaia di agenti provenienti da 30 diverse forze dell’ordine.

 

Lo sceriffo della contea di Orange, Don Barnes, ha rivelato che gli investigatori si erano spacciati per «ragazze adolescenti, anche di soli 13 anni», in chat room e piattaforme di gioco online, dove i sospettati «le adescavano e poi organizzavano incontri con queste giovani ragazze».

 

Il primo assistente procuratore degli Stati Uniti per il distretto centrale della California, Bill Essayli, ha affermato che «i casi che annunciamo oggi sono solo una piccola goccia nell’oceano», avvertendo che molti altri reati rimangono impuniti.

 

«Ognuno di questi casi è il nostro peggior incubo», ha affermato Essayli, esortando genitori e tutori a tenere i bambini lontani da internet perché «non ne viene fuori niente di buono».

 

Eddie Wang, l’agente speciale responsabile delle indagini sulla sicurezza interna a Los Angeles, ha parlato in modo analogo di una dilagante «epidemia» di abusi sessuali su minori facilitati da internet nella California meridionale.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato negli USA erano state arrestate quattro persone con l’accusa di aver preso parte a un giro di abusi sessuali su minori gestito da un rifugio antiaereo sotterraneo nella contea di Bibb, lelo Stato dell’Alabama.

 

Tre anni fa, dopo l’assassinio di due agenti dell’FBI, era stata condotta una grande retata globale contro una rete pedofila che aveva portato a 98 arresti tra Stati Uniti e Australia.

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Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 in USA erano emersi casi di bambini violentati nei rifugi per migranti.

 

Secondo dati deli quell’annata, oltre cinquanta bambini e ragazzi ogni giorno risultano dispersi dai centri di accoglienza per minori stranieri soli in Europa, con un totale di almeno 51.439 nel corso di tre anni. L’Italia si colloca al primo posto con 22.899 casi di allontanamento registrati in tre anni, di cui 10.100 solo nel 2023. Segue l’Austria con oltre 20.000 minori scomparsi complessivamente. Le nazionalità più rappresentate tra i minori dispersi sono quelle provenienti dall’Afghanistan, dalla Siria, dalla Tunisia, dall’Egitto e dal Marocco.

 

Nel 2023 fa durante un’audizione al Senato americano era stato denunciato da senatori e testimoni come i social media ignorano le reti pedofile che operano sulle loro piattaforme.

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Retata contro i pedofili: Babbo Natale arrestato

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Un uomo di 75 anni di New Orleans, che aveva legalmente cambiato il suo nome in Santa Claus («Babbo Natale»), è stato arrestato dopo aver presumibilmente tentato di incontrare una persona che credeva essere un ragazzo di 15 anni per compiere atti sessuali, secondo quanto annunciato dalla polizia.   Secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe contattato un adolescente tramite un’app di incontri prima di organizzare un incontro di persona durante un’operazione sotto copertura nella periferia della città.   Il dipartimento di polizia di Kenner ha annunciato l’arresto lunedì, dopo che la sua unità specializzata in crimini informatici ha condotto un’operazione nel fine settimana contro presunti pedofili online. L’uomo avrebbe scambiato messaggi a sfondo sessuale con un agente sotto copertura che si spacciava per un ragazzo di 15 anni, e avrebbe discusso di «compiere atti sessuali» prima di organizzare un incontro con il minore a Kenner.

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Secondo la polizia, gli investigatori hanno arrestato Babbo Natale senza incidenti al suo arrivo nel luogo d’incontro concordato. È stato accusato di adescamento di minore tramite computer e atti osceni con un minore. I registri carcerari citati dai media statunitensi mostrano che è stato incarcerato presso il Jefferson Parish Correctional Center, con una cauzione fissata a 20.000 dollari (17.500 euro) per ciascuna accusa.   Il capo della polizia di Kenner, Keith Conley, ha dichiarato ai giornalisti che gli investigatori hanno trovato fotografie dell’uomo vestito da Babbo Natale e che questi aveva legalmente cambiato nome dopo essersi trasferito dal Texas alla Louisiana.   L’uomo era tra gli 11 sospetti arrestati nell’operazione, mentre sono stati emessi mandati di cattura per altri 10. La polizia ha dichiarato che l’operazione era mirata ad adulti che presumibilmente cercavano contatti sessuali con minori online.   «Tutti questi imputati rappresentano un pericolo per i nostri giovani e per la società», ha dichiarato Conley in un comunicato. «Ogni giorno mettiamo in guardia sulla vulnerabilità dei nostri figli sui social media e sulle piattaforme di gioco, e ora abbiamo arrestato una persona che si traveste da Babbo Natale, invitando i genitori a fargli prendere in braccio i loro bambini per delle foto. Questa storia dovrebbe servire da monito per i genitori e i tutori».   L’arresto di Santa Claus arriva due mesi dopo che un uomo della Florida, noto per interpretare Babbo Natale agli eventi natalizi della comunità, era stato accusato di aver tentato di incontrare una persona che credeva essere una ragazzina di 13 anni durante un’altra operazione sotto copertura contro i pedofili.

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Pedofilia

Pedofilo stupratore condannato restituisce il titolo di cavaliere britannico

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Il veterano politico nordirlandese Jeffrey Donaldson ha annunciato che rinuncerà al titolo di cavaliere e al suo seggio nel Consiglio privato del Regno Unito dopo essere stato condannato per stupro e abusi su minori.

 

Lunedì una giuria ha dichiarato l’ex leader del Partito Unionista Democratico (DUP) colpevole di 18 capi d’accusa per abusi sessuali, tra cui uno per stupro, ai danni di due ragazze.

 

Secondo le ricostruzioni, i reati sarebbero stati commessi tra il 1985 e il 2008, quando entrambe le vittime erano bambine in età scolare. L’uomo avrebbe cominciato ad abusare della maggiore delle due quando aveva circa 7 o 8 anni, proseguendo fino a quando non ne ebbe 12 o 13.

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Sebbene Jeffrey Donaldson abbia due figlie, la loro età esatta non è di dominio pubblico e le vittime sono identificate in tribunale solo come Querelante A e Querelante B. Il politico è nato nel 1962 e ha sposato la moglie Eleanor nel 1987, dopo che sarebbero iniziati gli abusi.

 

Secondo quanto riportato dalla BBC, il giudice Paul Ramsey ha comunicato a Donaldson che rischiava una lunga pena detentiva. La moglie è stata giudicata colpevole di aver favorito gli abusi del marito, ma il giudice ha stabilito che non era in grado di affrontare il processo per motivi di salute mentale. Donaldson, che si è dichiarato non colpevole, sarà condannato il 25 settembre.

 

Donaldson si è dimesso da leader del DUP, un partito che sostiene il mantenimento dell’unione con la Gran Bretagna, dopo il suo arresto nel 2024. Mercoledì, il suo avvocato, John McBurney, ha dichiarato che Donaldson ha presentato una richiesta al governo per rinunciare al titolo di cavaliere e al suo seggio nel Consiglio Privato, l’organo consultivo del monarca britannico.

 

Il leader del DUP, Gavin Robinson, ha dichiarato che il partito è rimasto «scioccato» dalle prove presentate durante il processo. «Nessuno, a prescindere dallo status o dalla posizione, può mai essere al di sopra della legge e Jeffrey Donaldson non fa eccezione», ha affermato.

 

La vice leader del partito, Michelle McIlveen, ha dichiarato martedì che Donaldson aveva «condotto una doppia vita, fatta di inganni».

 

Nel giugno 2026, un’inchiesta della BBC aveva riportato la notizia di una «doppia vita» condotta da Donaldson, affermando che era stato visto da alti ufficiali della polizia nordirlandese (PSNI) entrare in una sauna gay a Londra nel 2006. L’ex capo della Sezione Crimini Gravi della PSNI, Tim Hanley, ha dichiarato di essere «sicuro al 100%» che Donaldson fosse entrato nell’edificio.

 

Nel corso degli anni, il Regno Unito è stato scosso da gravissimi scandali legati a storici abusi sessuali su minori commessi da esponenti della politica a Westminster.

 

Le denunce riguardano figure di spicco attive tra gli anni Sessanta e Novanta, protette per decenni da una fitta rete di omertà istituzionale. Tra i nomi emersi figurano il deputato liberale Cyril Smith e il conservatore Peter Morrison, entrambi accusati di abusi ma mai perseguiti in vita. Lo Smith, iper-obeso onorevole liberale che già nel 1979 fu accusato da un magazine locale di molestare ragazzini di uno ostello da lui stesso fondato a Rochdale, il suo feudo elettorale veniva spesso invitato nelle trasmissioni del presentatore BBC Jimmy Savile, anche lui accusato di centinaia di abusi e mai perseguito in vita.

 

Un’importante inchiesta indipendente, la IICSA (Independent Inquiry into Child Sexual Abuse), ha svelato che i partiti politici e le forze dell’ordine scelsero deliberatamente di «chiudere un occhio», anteponendo la tutela della reputazione dei potenti alla sicurezza e al benessere dei bambini.

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Il dibattito pubblico è stato ulteriormente alimentato dal mistero del «dossier Dickens», un faldone esplosivo contenente prove e nomi di importanti presunti pedofili della politica consegnato nel 1984 all’allora ministro dell’Interno Leon Brittan e successivamente svanito nel nulla. Il Brittan, lo ricordiamo, fece una splendida carriera da Commissario Europeo a Bruxelles (Commissario al Commercio, alle relazioni esterne, alla competizione) sino a diventare vice-presidente della Commissione Europea nel 1999.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso l’ex parlamentare laburista e sottosegretario alla Difesa Ivor Caplin era stato arrestato dopo essere stato affrontato da un gruppo di attivisti di «cacciatori di pedofili» che lo hanno accusato di aver tentato di corteggiare un ragazzo di 15 anni. Il Caplin ora è fuori su cauzione, ma la polizia inglese ha visitato la casa del giornalista che aveva pubblicato screenshot dell’attività online del politico, e lo ha mandato dal giudice.

 

La magistratura di Albione smentisce l’esistenza di una rete occulta e strutturata all’interno del Parlamento del Regno, tuttavia resta accertata la colpevolezza morale delle istituzioni britanniche, colpevoli di aver attivamente insabbiato le denunce e schermato i colpevoli.

 

Il Paese dà segni inquietanti in tutte le sue istituzioni. La BBC è toccata da diversi scandali a base di pedofilia. Nel 2014 l’Università di Cambridge aveva indetto una conferenza dove si sosteneva che «la pedofilia sia normale tra maschi adulti», poiché «una certa porzione di maschi adulti normali vuole fare sesso con i bambini» e «i maschi normali sono eccitati dai bambini». L’opinione pubblica inglese, per quanto abituata alla spazzatura dei tabloid, era insorta: troppo viva la ferita inferta dal caso Savile. E mai rimarginata: anzi, il contagio è evidente in ogni ambito istituzionale.

 

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Immagine di © UK Parliament / Maria Unger via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported

 

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Pedofilia

Omosessuale condannato all’ergastolo senza condizionale per aver abusato e ucciso un bambino che aveva adottato

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Un omosessuale che ha abusato sessualmente e fisicamente e poi ucciso il bambino che aveva adottato con il suo compagno è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale giovedì. Lo riporta LifeSite.   La storia aveva scioccato l’opinione pubblica britannica e mondiale ancora l’anno scorso.   Jamie Varley, insegnante di inglese di 37 anni, è stato condannato lunedì per omicidio, due capi d’accusa di violenza sessuale con penetrazione, cinque capi d’accusa di maltrattamenti su minore, violenza sessuale su minore e molteplici capi d’accusa relativi a materiale pedopornografico. John McGown-Fazakerley, il suo compagno omosessuale, è stato riconosciuto colpevole di due capi d’accusa di maltrattamenti su minore, violenza sessuale su minore e aver causato o permesso la morte di un minore.

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Il Varley ha dichiarato alla polizia che Preston Davey, che aveva 13 mesi quando è stato ucciso, era annegato accidentalmente nella vasca da bagno. Tuttavia, il medico legale ha riscontrato segni di almeno 40 lesioni sul corpo del bambino.   Quando è stato annunciato il verdetto, il Varley è caduto in ginocchio e ha iniziato a vomitare. Karen Tonge del Crown Prosecution Service ha definito il caso uno dei «casi più scioccanti e orribili che abbia mai affrontato nella mia carriera».   Preston aveva nove mesi quando fu adottato da una coppia omosessuale a Blackpool e morì solo quattro mesi dopo. Il giudice Turner ha affermato che Preston aveva subito «abusi e negligenze incessanti» prima di essere uccisa da Varley durante un’aggressione sessuale.   «Sei stato tu a farlo. Lo hai assassinato», ha detto al Varley durante la lettura della sentenza, secondo quanto riportato dalla BBC. «L’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale è una sentenza di ultima istanza, riservata ai casi di estrema gravità. Questo è un caso di estrema gravità. Dovrai rimanere in prigione per il resto della tua vita. Non potrai mai beneficiare della libertà condizionale.»   Il McGowan-Fazakerley, 32 anni, è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale, maltrattamenti su minori e di aver causato la morte di un bambino, ed è stato condannato a 25 anni di carcere. In una dichiarazione letta a nome della madre biologica di Preston, Sarah Davey, si afferma che la vittima soffre per l’«inimmaginabile dolore di chiedersi» cosa abbia passato suo figlio negli ultimi mesi della sua vita.   «Quei pensieri non mi abbandonano», ha detto. «Mi accompagnano quando mi sveglio e mi perseguitano quando cerco di dormire. La realtà di come ha sofferto è qualcosa che mi porterò dentro per il resto della mia vita».   In una dichiarazione letta a nome di Gary Nolan, padre biologico di Preston, si legge: «Preston era il figlio che non ho mai conosciuto e che ora non conoscerò mai».   «Quando ho sentito la notizia, ricordo che gli agenti mi hanno afferrato e io ho perso i sensi. La cosa successiva che ricordo è di essermi svegliata in ospedale due giorni dopo. Mi hanno detto che ero isterica e piangevo e che ero stata portata in ospedale per la mia stessa sicurezza. Chiaramente, dovevo trovarmi in un brutto stato mentale.»   Nei mesi precedenti alla sua morte, Preston fu portato in ospedale con segni di maltrattamenti, tra cui lividi, ma questi furono ignorati dal personale medico.   Debbie Davey, la nonna di Preston, con il cuore spezzato, ha dichiarato al Telegraph che gli abusi subiti dal nipote avrebbero dovuto essere individuati prima, soprattutto considerando che era stato portato in ospedale con un braccio rotto, e si è chiesta se la paura di essere accusati di «omofobia» abbia reso gli assistenti sociali riluttanti a denunciare l’accaduto.   La psicologa Jo Hemmings è stata schietta durante la sua apparizione televisiva. «Alcuni degli errori potrebbero essere dovuti al fatto che si tratta di una coppia di uomini gay. Le persone sentono di dover essere più caute quando si tratta di una coppia omosessuale», ha affermato.

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Si tratta di un’idea, quella della giustizia two-tiered (a due livelli), che si fa largo in Gran Bretagna: certi crimini di supposte «minoranze» non vengono indagati e puniti per paura, da parte delle autorità di passare per razzisti. L’intero caso delle grooming gang, con un quarto di milione di bambine stuprate da bande di pedofili pakistani, sta a dimostrare il fenomeno.   Il caso britannico ricorda quello della coppia omosessuale sposata nello Stato americano della Georgia arrestata due anni fa in relazione all’accusa di aver usato due ragazzini che avevano adottato per produrre materiale pedopornografico.
Come riportato da Renovatio 21, i due uomini di 32 e 35 anni avevano adottato i due giovani fratelli nel 2018, dopo il loro «matrimonio» del 2016. Secondo l’ufficio dello sceriffo della contea di Walton, i due erano stati arrestati per «aver commesso atti sessualmente violenti e video che documentano l’abuso» dei ragazzi che erano stati affidati alle loro cure.   Viene in mente anche il caso delle due lesbiche californiane «sposate» che uccisero i sei figli e se stesse gettando volontariamente l’auto in una scarpata.   Alcuni osservatori ritengono che casi come questi portino a riconsiderare la questione delle adozioni alle coppie omosessuali, sulle quali c’è un divieto in molti Paesi del mondo.

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