Gender
Coppia gay britannica accusata di stupro e omicidio del bambino che volevano adottare
Un insegnante di scuola secondaria britannica è stato accusato di omicidio e violenza sessuale ai danni di un bambino di 13 mesi che lui e il suo fidanzato stavano per adottare.
La coppia è comparsa lunedì davanti alla Preston Crown Court, quasi due anni dopo la dichiarazione di morte del bambino, Preston Davey, avvenuta al Blackpool Victoria Hospital nel 2023. Entrambi gli imputati sono stati inizialmente arrestati, ma in seguito rilasciati su cauzione.
La polizia del Lancashire ha successivamente arrestato nuovamente il sospettato e lo ha incriminato per una serie di reati, tra cui omicidio, due capi d’imputazione per aggressione con penetrazione a un minore di età inferiore ai 13 anni e cinque capi d’imputazione per crudeltà sui minori.
È inoltre accusato di molteplici capi d’imputazione per aver scattato fotografie indecenti, distribuito un’immagine e posseduto un’immagine pornografica estrema della vittima, oltre ad altri reati.
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Il suo coimputato è stato accusato di aver causato e permesso la morte di un minore, di violenza sessuale su un minore e di due capi d’imputazione per crudeltà su un minore, ha affermato la polizia.
Le autorità hanno osservato che tutte le accuse erano collegate alla vittima di 13 mesi.
Il giudice Robert Altham, che ha presieduto la breve udienza di lunedì, ha fissato la data del processo per il 14 aprile 2026. Entrambi gli imputati sono stati posti in custodia cautelare e rimarranno in carcere in attesa dell’udienza di patteggiamento a ottobre, secondo il quotidiano locale The Blackpool Gazette.
Il giudice ha osservato che, pur rammaricandosi del ritardo, questo avrebbe garantito che tutti i testimoni esperti fossero pronti per i procedimenti futuri, ha scritto il giornale lunedì.
L’insegnante accusato è stato sospeso dal lavoro dal 2023, secondo il Cidari Multi Academy Trust, che ora gestisce la scuola dove lavorava al momento del presunto crimine. «Non gli è stato permesso di accedere, né di frequentare i locali della scuola, né di contattare alunni o colleghi», ha dichiarato l’organizzazione al Blackpool Gazette in un comunicato.
Secondo quanto riferito, il trust starebbe «considerando la sua posizione in relazione» all’impiego dell’uomo. «Jamie è stato sospeso a stipendio pieno, come siamo legalmente obbligati a fare», ha dichiarato l’istituto al quotidiano locale quando gli è stato chiesto se l’uomo percepisse uno stipendio dal suo arresto nel 2023.
Il caso ricorda quello della coppia omosessuale sposata nello Stato americano della Georgia arrestata due anni fa in relazione all’accusa di aver usato due ragazzini che avevano adottato per produrre materiale pedopornografico.
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Come riportato da Renovatio 21, i due uomini di 32 e 35 anni avevano adottato i due giovani fratelli nel 2018, dopo il loro «matrimonio» del 2016. Secondo l’ufficio dello sceriffo della contea di Walton, i due erano stati arrestati per «aver commesso atti sessualmente violenti e video che documentano l’abuso» dei ragazzi che erano stati affidati alle loro cure.
Viene in mente anche il caso delle due lesbiche californiane «sposate» che uccisero i sei figli e se stesse gettando volontariamente l’auto in una scarpata.
Alcuni osservatori ritengono che casi come questi portino a riconsiderare la questione delle adozioni alle coppie omosessuali, sulle quali c’è un divieto in molti Paesi del mondo.
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Gli ospedali USA fatturano 120 milioni di dollari per interventi di cambio di sesso sui bambini
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Nuovo studio smentisce la propaganda LGBT secondo cui le leggi «anti-trans» causerebbero il suicidio
Un nuovo commento pubblicato sulla rivista scientifica Nature Human Behaviour solleva dubbi sulla solidità di uno studio, realizzato dai ricercatori del Trevor Project, che aveva collegato l’introduzione di leggi statali restrittive nei confronti delle persone transgender a un aumento dei tentativi di suicidio tra adolescenti transgender e non binari.
Lo studio originale, condotto su dati raccolti da oltre 61.000 giovani transgender e non binari negli Stati Uniti su un arco di cinque anni, aveva concluso che le leggi statali definite «anti-transgender» avrebbero fatto aumentare fino al 72% i tentativi di suicidio nell’ultimo anno tra i giovani coinvolti, dopo aver controllato per altri fattori.
Secondo quanto riportato dal sito The College Fix, un gruppo di studiosi guidato da Kathleen Kerr, direttrice del dipartimento di biostatistica dell’Università di Washington, ha pubblicato sulla stessa rivista un commento che ridimensiona la portata dei risultati originali. Kerr ha spiegato che l’effetto più significativo individuato dallo studio — quello registrato a due e tre anni dall’entrata in vigore delle leggi — derivava in larga parte dai dati di un solo Stato, l’Idaho, che aveva contribuito con poche centinaia di partecipanti.
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Le due leggi dello Stato in questione, riguardanti lo sport scolastico e i certificati di nascita, non sarebbero mai entrate pienamente in vigore o sarebbero state bloccate dai tribunali poco dopo l’approvazione.
Kerr ha inoltre criticato la scelta metodologica di utilizzare come gruppo di controllo tutti gli stati privi di leggi simili, senza tenere conto delle differenze geografiche e culturali rispetto agli stati che le avevano approvate.
Gli autori dello studio originale hanno replicato che, anche qualora le leggi dell’Idaho non avessero avuto un impatto diretto e immediato, il dibattito pubblico e politico che le ha accompagnate potrebbe comunque aver avuto conseguenze sui giovani coinvolti, ed eventuali effetti potrebbero essersi protratti anche durante le fasi di sospensione giudiziaria.
La controversia si inserisce in un dibattito scientifico e politico più vasto sulla qualità delle evidenze disponibili in materia di medicina di genere per i minori. La Cass Review, la revisione indipendente commissionata dal Servizio Sanitario Nazionale britannico e pubblicata nel 2024, aveva già rilevato che gran parte della ricerca esistente sul tema poggia su basi metodologiche deboli, tali da non garantire, a suo avviso, una base solida per le decisioni cliniche.
Nello stesso filone, uno studio condotto in Finlandia su oltre duemila giovani che si erano rivolti a servizi di transizione di genere tra il 1996 e il 2019 ha riscontrato tassi di disagio psichiatrico più elevati rispetto a un gruppo di controllo, sia prima sia dopo l’eventuale percorso di transizione.
Il tema resta oggetto di forte contrapposizione tra chi sostiene la necessità di un accesso rapido alle cure di affermazione di genere per tutelare la salute mentale dei giovani transgender, e chi — comprese alcune persone che hanno interrotto il proprio percorso di transizione — chiede maggiore cautela, sottolineando la mancanza di studi longitudinali solidi e casi di conflitti d’interesse economici segnalati in alcune cliniche, come emerso in un’inchiesta giornalistica che fece scoppiare uno scandalo 2022 relativo al centro medico della Vanderbilt University.
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In Italia non esistono dati ufficiali, sistematici e verificati sui suicidi (né sui tentativi di suicidio) legati specificamente alle persone transgender.
L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), attraverso il Centro di riferimento per la medicina di genere, riconosce apertamente la carenza di dati. Personale ISS sostiene che in Italia non esistono dati aggiornati sulla popolazione transgender: quelli disponibili risalgono a circa dieci anni fa e si basano su un sottogruppo della popolazione.
I dati ISTAT/ISS sul suicidio in Italia in generale sono solidi (circa 3.800-4.000 casi l’anno, con dettaglio per sesso, età, regione), ma non registrano l’identità di genere come variabile, quindi non è possibile ricavarne un tasso specifico per la popolazione trans.
L’ISS gestisce anche il portale istituzionale per i «diritti e la tutela del’identità di genere» (sic) Infotrans con informazioni sanitarie e giuridiche, ma senza un registro epidemiologico nazionale dedicato al suicidio in questa popolazione.
Siti del gayismo organizzato e testate generaliste riportano periodicamente il tema, spesso in occasione di casi di cronaca (come la morte di un giovane transessuale nel 2025) o del Transgender Day of Remembrance (TDOR), citando perlopiù dati internazionali più che italiani.
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Bambino di 7 anni torturato a morte da «mamme transgender»
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