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Immigrazione

Il pattern della strage di Modena: jihad, psicosi, anarco-tirannia

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Ci hanno messo un po’ a dirci che il responsabile sarebbe un nordafricano. Non solo in Italia: ma pure all’Estero, dove l’efferato episodio di violenza ha avuto eco, hanno fischiettato. Tipo il New York Times, che ha titolato «Macchina sulla folla». Cioè, capito, la macchina, tipo senza pilota, che si scaglia a 100 all’ora contro pedoni a caso. Eccerto: anche il NYT aderisce a suo modo alla Carta di Roma, il giornalista deve evitare finché può di dire che il protagonista del fatto di nera è un immigrato.

 

Poi, quando è divenuto impossibile tacere delle origini del sospettato, è partita la litania psichiatrica: è solo un caso di malato di mente, è uno spostato, ha problemi, non c’entra nulla col terrorismo islamico. Trapela che le forze dell’ordine che hanno perquisito la casa non avrebbero trovato traccia di estremismo.

 


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Insomma, circolare. Cioè, in senso metaforico: perché proprio nel non circolare, nella trasformazione del traffico in un’arma di insicurezza collettiva, si basa, a nostro dire, la strategia profonda dietro questo tipo di eventi.

 

Abbiamo, negli anni, preso qualche appunto. Al punto che è evidente a chiunque, per quanto lo si voglia negare, che c’è un pattern preciso, pure rivendicato, dietro questa modalità stragista.

 

20 giugno 2015, Graz, Austria: un uomo di 26 anni di origini bosniache, Alen R., lancia un SUV a tutta velocità nella zona pedonale della città, uccidendo 3 persone e ferendone 36. Le perizie riscontrano una grave psicosi paranoide e l’uomo viene dichiarato non imputabile ma internato in un ospedale psichiatrico.

 

14 luglio 2016, Nizza, Francia: Mohamed Lahouaiej-Bouhlel (un tunisino) guida un camion di 19 tonnellate per oltre 2 km sulla Promenade des Anglais durante i festeggiamenti del 14 luglio. 86 morti, oltre 430 feriti. Arriva la rivendicazione dell’ISIS.

 

9 dicembre 2016, Berlino, Germania: Anis Amri (un altro tunisino) ruba un camion e lo lancia contro il mercatino di Natale a Breitscheidplatz. 12 morti, 56 feriti. Rivendicato dall’ISIS anche questo.

 

17 agosto 2017, Barcellona, Spagna: il marocchino Younes Abouyaaqoub guida un furgone contro i pedoni sulle Ramblas.
16 morti, oltre 130 feriti. L’ISIS rivendica. Seguito da un altro attacco a Cambrils

 

22 marzo 2017, Londra, Gran Bretagna: Khalid Masood (un britannico convertito) lancia un’auto contro i pedoni sul Westminster Bridge, poi accoltella. 5 morti (4 sul ponte + 1 poliziotto). L’eccidio viene considerato attentato jihadista.

 

3 giugno 2017, Londra, Gran Bretagna: tre attentatori (inclusi Khuram Shazad Butt e Rachid Redouane) lanciano un furgone contro i pedoni sul London Bridge, poi accoltellano. 8 morti, 48 feriti. Rivendicazione ISIS

 

19 giugno 2017, Parigi, Francia: auto contro veicolo della polizia sui Champs-Élysées. L’attentatore viene ucciso.

 

31 ottobre 2017, Nuova York, Stati Unit d’America: l’uzbeco Sayfullo Saipov guida un pickup su una pista ciclabile.
8 morti, 11 feriti. Rivendicato dall’ISIS; Saipov ha gridato l’immancabile «Allahu Akbar».

 

20 dicembre 2024, Treviri, Germania: Taleb al-Abdulmohsen, uno psichiatra di 50 anni di origine saudita residente in Germania, lancia la sua BMW contro la folla a un mercatino di Natale a Magdeburgo uccidendo 5 persone. Le indagini hanno da subito iniziato a dire che l’uomo non era un estremista islamico, perché sui social criticava apertamente la religione, bensì un soggetto affetto da una grave forma di psicosi.

 

Pasqua 2026, un mese fa: un camion merci che procedeva ad alta velocità si è lanciato contro dei cattolici durante una funzione religiosa all’alba di Pasqua in Pakistan, causando un morto e 60 feriti.

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È una lista incompleta, perché vi sono molti altri casi. Questa testata ha spesso riportato gli allarmi, in tutta Europa, che ciclicamente giunge per i mercatini di Natale, obiettivo facile per le stragi automobilistico-jihadiste.

 

C’è da notare, da una parte, il pattern terrorista – l’uso dell’auto come arma, seguito, quando questa diviene non più utilizzabile per seminare la morte, dall’uso del coltello per colpire passanti a caso (esattamente come a Modena…) – , dall’altra, il pattern giornalistico: molto spesso viene invocata la questione psichiatrica, insomma gli stragisti so’ pazzi, e quindi non c’è nulla da farci, non è possibile prevenire il problema, ce lo dobbiamo tenere e basta, come un raffredore o un’emicrania.

 

Si tratta, crediamo, di una forma di manipolazione che la grande informazione dell’establishment, in accordo con lo Stato moderno (in Italia, ovunque) vuole infliggere alla popolazione che, di suo, potrebbe cominciare ad avere qualche dubbio sulle ramificazioni che l’immigrazione massiva degli ultimi tre lustri direttamente sulla nostra esistenza.

 

Questa malafede è sensibile per chi, all’altezza del Natale 2015 (cioè, a breve distanza dal Bataclan), ha cominciato a vedere moltiplicarsi ai bordi dei centri storici pedonali delle città italiane i simpatici «panettoni» di cemento per impedire l’ingresso alle auto, specie quelle di grossa taglia come furgoni, SUV etc. Il ministero degli Interni, e quindi le questure, qualcosa sapevano.

 

Perché il lettore di Renovatio 21 riconosce come dietro alle stragi con l’auto vi sia un pensiero preciso delineato apertis verbis dall’estremismo islamico organizzato. Infatti, la tattica è stata esplicitamente promossa espressamente nella rivista di Al-Qaeda (sì, Bin Laden era pure editore, come noi) Inspire. Lo stesso dicasi per l’ISIS, che parlò dei veicoli assassini nella sua rivista Dabiq nel 2016, specificando il fine di massimizzare le vittime con mezzi semplici.

 

Nel 2010, Inspire, la rivista online in lingua inglese prodotta da al-Qaeda nella Penisola Arabica, esortava i mujaheddini a scegliere luoghi «solo pedonali» e ad assicurarsi di prendere velocità prima di lanciare i loro veicoli contro la folla per «ottenere la massima strage». L’articolo si intitolava «The Ultimate Mowing Machine», cioè la«falciatrice definitiva», e mostrava un SUV dotato di lame.

 

Il fenomeno ha un nome preciso: vehicle-ramming attack, o VAW (vehicle as a Weapon, il veicolo come arma). Gli analisti dell’Intelligence ritengono si tratti di un’attraente alternativa, più economica e logisticamente semplice, del suicidio kamikaze, che invece richiede il contrabbando dell’esplosivo, la produzione della veste, etc.

 

Secondo l’FBI l’attacco con veicoli «offre ai terroristi con accesso limitato a esplosivi o armi l’opportunità di condurre un attacco sul territorio nazionale con una formazione o esperienza minima».

 

È noto come alcuni canali Telegram di radicalizzazione promuovevano attacchi con «camion, coltelli, bombe, qualsiasi cosa. È Tempo di vendetta», scrive il Combating Terrorism Center di West Point. Alcuni canali hanno inoltre diffuso «manuali operativi», basati su attacchi low-tech di successo realizzati in passato dai sostenitori dello Stato Islamico. Concepiti come guide didattiche per potenziali aggressori, questi manuali descrivono nei dettagli l’addestramento, la pianificazione e le strategie di attacco di autori come Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, che nel 2016 ha lanciato un camion merci contro la folla a Nizza, in Francia, uccidendo 86 persone e ferendone oltre 400.

 

Questi manuali rappresentano un nuovo tentativo non solo di glorificare gli aggressori e incoraggiare trame analoghe, ma anche di consentire ai potenziali autori di imparare dai successi e dai fallimenti degli operatori precedenti.

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È interessante ricordare anche la rivista Rumiyah (che significa «Roma» in arabo, in riferimento all’ambizione di conquistare l’Occidente) era la pubblicazione in inglese di propaganda dell’ISIS, uscita dal 2016 al 2017 come successore di Dabiq. Era più orientata verso i «lone wolf» ( i terroristi che agiscono singolarmente, i «lupi solitari») in Occidente rispetto a Dabiq, che era più ideologica e sullo Stato Islamico.

 

La sezione ricorrente più importante di Rumiyah era «Just Terror Tactics» («Tattiche di Terrore Giusto»), che dava istruzioni pratiche e dettagliate su come commettere attentati semplici con mezzi comuni. Qui si scriveva che «sebbene siano una parte essenziale della vita moderna, pochissimi comprendono realmente la capacità letale e distruttiva del veicolo a motore e la sua capacità di causare un gran numero di vittime se utilizzato in modo premeditato».

 

Veniva quindi definito come il veicolo ideale il camion da carico pesante, a doppio asse posteriore, per schiacciare meglio le vittime: grande peso, accelerazione ragionevole, telaio e paraurti leggermente rialzati (per salire sui marciapiedi e superare barriere). Erano dati preziosi suggerimenti per il massacro: riempire il serbatoio di carburante, pianificare il percorso (accelerare al massimo su strade con folla), rubare il veicolo «con la forza o con l’inganno» se necessario (noleggi, furti), portare armi aggiuntive (coltelli, armi da fuoco) per continuare l’attacco dopo lo schianto.

 

Gli obiettivi consigliati erano i grandi raduni all’aperto: mercati, festival, parate, celebrazioni, convention, strade pedonali affollate, eventi politici e qualsiasi attrazione esterna che attiri grandi folle, specialmente con poca sicurezza, massimizzando morti e feriti schiacciando e travolgendo le persone, ricordando ai «crociati» (cioè gli occidentali) il terrore che l’Islam può infliggere loro.

 

L’articolo sulla rivista ISIS includeva immagini di camion a noleggio e della parata del Giorno del Ringraziamento di Macy’s a New York come esempio di obiettivo di morte.

 

Nel numero 9 (maggio 2017) di Rumiyah, la rubrica «Just Terror Tactics: Truck Attacks» («Tattiche del Terrore Giusto: attacchi con i camion») conteneva un’infografica con consigli su selezione del veicolo, acquisizione e target (festival, mercati, raduni). Riprendeva e raffinava i consigli precedenti. La rivista jihadista quindi lodava gli attacchi riusciti (Nizza 2016, Berlino 2016) definendoli «operazioni di terrore giusto» compiute da «soldati del Califfato».

 

Ciò che non è perfettamente compreso è come l’ISIS abbia creato una sorta di «globalizzazione degli spostati»: qualsiasi persona più o meno disturbata, o semplicemente adirata con il sistema, poteva commettere una strage e poi «donarla» allo Stato Islamico, che rivendicava. In pratica, è una sorta di franchising della psicosi assassina.

 

Non solo l’islamismo ultra-wahabita dell’IS gode di questa capacità: altri gruppi molto meno organizzati, come gli Incel o certo suprematismo bianco e sicuramente i transessuali armati, può incappare nello stesso meccanismo: il pazzo fa la strage, in seguito viene esaltato, vivo o morto, da forum internet (non solo nel Dark Web) di suoi simili. Ciò è vero persino per chi, come gli school shooter americani, fa la strage solo per il gusto di farlo, forse solo perché annebbiati dagli psicofarmaci SSRI: gli assassini, si è scoperto, hanno un profondo seguito online fatto da ragazzi e ragazze che vogliono emulare.

 

L’ISIS è solo più organizzata di questi gruppi, e ciò è riconosciuto dall’affiliazione indiretta ma esibita di tanti movimenti di terroristi di tutta l’Africa, che scelgono volentieri il brand della massima realtà jihadista.

 

Di fatto, lo Stato Islamico è un culto della morte che è riuscito a sussumere gli impulsi della gioventù islamica mondiale, in ispecie quella di seconda o terza generazione immigrata in Occidente – ciò era chiaro quando, una dozzina di anni fa, comparivano in rete i meme di propaganda ISIS tarati proprio sulla generazione giovanissima: «This is our Call of Duty. And we respawn in Jannah», diceva un’immagine circolante in rete che prendeva spunto dal famoso videogioco: «Questa alla nostra chiamata al servizio. E ci rigeneriamo (cioè, quando nei videogame si reinizia dopo essere stati uccisi) in paradiso».

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Ora ha poca importanza che pure il ministero dell’Interno continui a spiegarci che si tratta di «problemi psichiatrici».
No, questa è la psicosi stragista che giocoforza si genera con l’immigrazione di massa, e sulla quale il terrore organizzato programma lo sfruttamento.

 

«Allahu Akbar» gridato o meno, è evidente che gli effetti – la macchina assassina, i coltelli, la strage – sono i medesimi. Tragedie che esistono solo in funzione dell’immigrazione.

 

Se poi uno si chiede se c’è un motivo profondo, al di là dell’intenzione di morte degli attentatori immigrati, rispondiamo con semplicità: è l’anarco-tirannia. È il caricamento di uno Stato tirannico per il cittadino ma anarchico per l’immigrato, la cui funzione diviene quella di terrorizzare il cittadino, e levargli dalla testa altre aspirazioni (la famiglia, il salario, la salute) che non siano la sua stretta sopravvivenza.

 

Perché, poco più in là, c’è la proposta della biosorveglianza assoluta: per evitare che succedano queste cose, accetta di sottoporti al totalitarismo elettronico totale, il riconoscimento facciale, l’auto che può essere spenta da remoto.

 

Quindi, visto che la barzelletta secondo cui ci pagano le pensioni non è più possibile, diciamo la verità: l’importazione di milioni di immigrati giovani e criminali (criminali nell’atto stesso di immigrazione clandestina) serve da volano per lo Stato della sorveglianza totalista, di cui abbiamo avuto un assaggio col green pass.

 

Abbiamo scritto, in passato, che il futuro ruolo degli immigrati fatti entrare in massa poteva essere quello dei nostri guardiani durante la prossima emergenza: in realtà, la nostra sottomissione la stanno producendo già oggi comportandosi da assassini.

 

Il nostro domani, e in realtà già il nostro presente, ha due principali ingredienti: massacro e controllo. L’anarco-tirannia non è un concetto, ma è ciò che impatterà materialmente sulla vostra esistenza rendendola un inferno.

 

Roberto Dal Bosco

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Immigrazione

Annullata la giornata in piscina riservata ai soli neri

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Un appuntamento previsto presso la piscina temporanea «Volksbad», realizzata con risorse pubbliche e collocata di fronte al teatro Volksbühne di Berlino, è stato cancellato dopo una presunta ondata di ostilità e minacce diffuse in rete. Lo riporta Remix News.   L’iniziativa, realizzata insieme all’associazione Each One Teach One (EOTO), contemplava di riservare la piscina pubblica soltanto a bambini e ragazzi neri per sei ore, venerdì, prima dell’apertura generale.   Gli organizzatori dichiarano di non essere più in grado di garantire la tutela dei partecipanti. In un comunicato della Volksbühne si legge che l’evento è stato sospeso perché l’iniziativa «è diventata bersaglio di incitamenti di estrema destra e razzisti».   Nonostante la cancellazione, il teatro continua a appoggiare l’iniziativa. Lilienthal ha giustificato la scelta, sostenendo che l’approccio risulta conforme alle norme locali in quanto «attua la legge antidiscriminazione di Berlino», la quale prevede spazi protetti per le persone oggetto di discriminazione.   Secondo il quotidiano tedesco Tagesschau, l’organizzazione finanziata con fondi pubblici per rafforzare le persone di colore e che gestisce il Centro per le comunità nere di Berlino-Wedding, sostiene che l’evento fosse minacciato. L’associazione ha riferito di aver ricevuto «e-mail razziste e minacciose, nonché minacce di violenza e commenti discriminatori sui social media» dopo lo scoppio dell’indignazione pubblica intorno all’iniziativa. Di conseguenza (…) ha dichiarato che la sicurezza fisica e mentale dei bambini «non può essere garantita venerdì alle terme pubbliche, nemmeno dalle forze di sicurezza e dalla polizia».   Il direttore della Volksbühne, Matthias Lilienthal, ha confermato a RBB che le attività di balneazione saranno interrotte del tutto tra le 12:00 e le 18:00 di venerdì. Lilienthal ha aggiunto che sarà presente sul posto a mezzogiorno per un incontro pubblico.   A Berlino esistono già, per legge e con finanziamenti pubblici, spazi riservati a determinati gruppi razziali, come il Black Communities Center di Wedding. Ribadisco, però, che non verrebbe mai autorizzato alcuno «spazio sicuro» per i bianchi.   Secondo l’ordinamento costituzionale tedesco, la libertà di associazione e di riunione consente ai gruppi di organizzare workshop politici mirati, incontri di empowerment o tavole rotonde educative destinate in modo specifico a gruppi emarginati. Tali iniziative vengono giuridicamente classificate come «empowerment mirato» o piattaforme educative che compensano svantaggi strutturali o creano una temporanea sicurezza psicologica.   Al di là del singolo caso, Renovatio 21 registra il dramma delle piscine pubbliche, che ogni estate emerge con tutta la sua forza soprattutto in Germania, con i casi delle bambine tedesche abusate sessualmente dagli immigrati. Il fenomeno, notorio per il pubblico, è mostruosamente negato dalle istituzioni, che anzi ribaltano vittima e carnefice: un incredibile manifesto diffuso l’anno scorso nella città tedesca di Büren mostrava donne bianche che molestano gli stranieri.   Lo stesso fenomeno è visibile anche in Italia, dove sulle cronache locali finiscono, una dopo l’altra, piscine pubbliche finite ostaggio di bande di cosiddetti «maranza».   Come riportato da Renovatio 21, polemiche si erano sollevate anche in Inghilterra quando il parco divertimenti Gulliver’s Land aveva annunciato una serata di accesso per i soli musulmani.  

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Bambine migranti violentate durante il massiccio afflusso a Ceuta

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Almeno quattro ragazze di età inferiore ai 14 anni sono state curate per presunte aggressioni sessuali nell’exclave spagnola di Ceuta, nell’Africa nordafricana, dopo che un massiccio afflusso di migranti ha sovraccaricato le strutture di accoglienza della zona, lasciando i minori a dormire per strada, secondo quanto riportato da Euronews.

 

Secondo quanto riportato domenica dalla testata, che cita fonti mediche, le vittime sarebbero minori marocchini entrati a Ceuta durante l’ondata migratoria senza precedenti di fine luglio.

 

Si ritiene che tra le vittime ci sia anche un ragazzo, mentre fonti mediche avvertono che il numero reale potrebbe essere più alto, poiché molti casi non vengono denunciati. Secondo quanto riportato, finora più di una dozzina di pazienti con lesioni compatibili con violenza sessuale sono stati curati presso l’ospedale universitario di Ceuta.

 

Susana Ascaso, medico del pronto soccorso dell’ospedale, ha confermato alla testata giornalistica che il suo reparto ha trattato numerosi casi sospetti di stupro ai danni di migranti minorenni. Ha affermato che molte di queste sono ragazze di età inferiore ai 14 anni costrette a vivere per strada perché i centri di accoglienza sono al completo.

 

«Non è che non vogliano accoglierli, semplicemente non c’è posto per loro», ha affermato Ascaso. Ha descritto la situazione generale come una «catastrofe sanitaria», avvertendo che i servizi di emergenza, sovraccarichi, hanno poca capacità di sottoporre a screening i nuovi arrivati per individuare eventuali malattie.

 

Il quotidiano spagnuolo El País aveva precedentemente riportato che la polizia sta indagando su almeno cinque presunti stupri di minori. Le vittime presenterebbero lesioni compatibili con un’aggressione sessuale. Non sono stati effettuati arresti e le autorità non hanno reso note le circostanze dei presunti attacchi.

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Abdellah Mustafa, presidente dell’Associazione dei residenti del distretto di Sidi Embarek, nel sud di Ceuta, ha dichiarato che gli abitanti del luogo hanno trasformato un campo da calcio a cinque in un rifugio improvvisato specificamente per le ragazze migranti. Almeno 50 sono arrivate il primo giorno, e il numero ha raggiunto le 200 in due giorni, mettendo a dura prova la struttura. Mustafa ha affermato che alcune ragazze arrivano in stato di shock, presumibilmente a seguito di violenze, il che ha spinto i residenti a chiamare uno psicologo e un avvocato per aiutarle.

 

La scorsa settimana, l’ONG Save the Children ha lanciato l’allarme sulla situazione, avvertendo che le ragazze e le adolescenti migranti corrono un rischio maggiore di tratta e sfruttamento sessuale a causa di lacune nei sistemi di identificazione, alloggio e protezione. Precedenti rapporti indicavano che le autorità di Ceuta stavano prendendo in carico circa 900 minori migranti non accompagnati, che godono di una protezione speciale ai sensi della legge spagnola e che, per legge, non possono essere rimpatriati immediatamente.

 

Oltre 72.000 migranti sono entrati a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio, molti a nuoto o attraversando le barriere frangiflutti costiere: una cifra equivalente a circa il 70% della popolazione residente dell’exclave. L’afflusso ha messo a dura prova i centri di accoglienza, gli ospedali e le forze dell’ordine. Almeno 100 persone sarebbero morte, molte nel tentativo di attraversare il mare, mentre Madrid ha schierato truppe e accelerato i rimpatri. La maggior parte di coloro che sono entrati è stata successivamente rimandata indietro, ma tra 3.000 e 5.000 persone rimangono in territorio spagnolo, secondo le autorità locali.

 

L’ondata migratoria si è verificata poco dopo la sentenza della Corte Suprema spagnola, che ha stabilito che i migranti intercettati in mare mentre tentavano di raggiungere Ceuta o Melilla non potevano essere rimpatriati immediatamente. Le autorità spagnole hanno accusato le reti criminali di trafficanti di sfruttare la sentenza attraverso campagne virali sui social media, affermando falsamente che le frontiere del Paese erano aperte.

 

La crisi ha alimentato le tensioni all’interno dell’UE, dove la migrazione è da tempo un tema controverso. Ventidue leader europei hanno firmato una lettera accusando la Spagna di minare la sicurezza delle frontiere del blocco, mentre diversi hanno chiesto l’esclusione del Paese dall’area Schengen.

 

L’Italia ha introdotto controlli temporanei sui viaggiatori provenienti dalla Spagna il 1° agosto e la Francia ha rafforzato la sicurezza delle frontiere. Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha replicato, definendo le azioni dei suoi vicini europei «egoistiche».

 

Come riportato da Renovatio 21, sarebbero almeno 15 gli stupri denunciati a Ceuta dal giorno dell’invasione.

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Immigrazione

Il Marocco arresta centinaia di migranti che tentano di entrare a Ceuta

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Sabato scorso, quasi 300 migranti sono stati arrestati dalle autorità marocchine per aver tentato di entrare nell’exclave spagnola di Ceuta.   Secondo la televisione di Stato marocchina, i migranti erano provenienti dall’Africa subsahariana.   Il tentativo di varcare il confine è nato da recenti messaggi diffusi sui social che spingevano a un attraversamento di massa verso la Spagna, secondo quanto dichiarato dalle autorità.   Sia il governo del Marocco sia quello della Spagna hanno addossato la responsabilità del recente arrivo di circa 70.000 migranti, che ha attirato l’attenzione internazionale, ai post sui social network. I due esecutivi hanno spiegato che i trafficanti di esseri umani operanti in Marocco hanno approfittato di una recente decisione della Corte Suprema spagnola per persuadere i migranti che sarebbero potuti restare in Spagna qualora fossero giunti a Ceuta via mare anziché via terra.   La polizia marocchina ha inoltre proceduto all’arresto di 61 cittadini marocchini collegati agli ultimi tentativi.      

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Centinaia di agenti hanno disperso una numerosa folla radunata su una collina che sovrasta Ceuta. Un portavoce del sindacato della Guardia Civil spagnola a Ceuta ha riferito all’agenzia Reuters che nessuno avrebbe potuto prevedere la dimensione di quanto accaduto il 30 luglio, ma che «era chiaro che la sentenza [della Corte Suprema] avrebbe provocato ulteriori arrivi».   «La sentenza, le bande criminali e i social network costituivano un cocktail esplosivo», ha dichiarato alla Reuters.   In più occasioni il sindacato di polizia di Ceuta ha chiesto al governo spagnolo orientamenti e interventi dopo la sentenza. «La sentenza ha aperto una lacuna legale che solo protocolli ben definiti possono colmare», ha dichiarato il sindacato in un comunicato online all’inizio di luglio. Finché non verrà installata una barriera fisica in mare, «la palla è nel campo di coloro che devono fornire istruzioni chiare agli agenti di frontiera ogni notte».     Un altro sindacato ha sollecitato al governo spagnolo l’invio di rinforzi e una politica migratoria «coerente ed efficace» per evitare che la nuova sentenza venga strumentalizzata.   Secondo Reuters, il governo marocchino ha sollevato la questione della sentenza e dei suoi possibili effetti anche con l’esecutivo spagnolo, ma non è chiaro quale esito abbiano avuto tali colloqui.

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Come riportato da Renovatio 21, epidemie di malattie infettive tra cui la gastroenterite (che causa diarrea) hanno colpito Ceuta invasa dagli immigrati.   Nel frattempo molti hanno accusato Israele e gli USA di aver orchestrato l’invasione migratoria dell’exclave spagnuola.   Tra gli immigrati penetrati in territorio europeo vi sarebbero, secondo articoli di varie testate, anche terroristi islamici.   Come riportato da Renovatio 21, dal giorno dell’invasione sono stati denunciati almeno 15 stupri, di cui quattro di ragazzine minorenni.   La crisi di Ceuta ha inoltre alimentato le tensioni all’interno dell’UE e scatenato critiche nei confronti delle politiche di immigrazione lassiste della Spagna da parte di politici di tutta Europa. Due anni fa era stata registrata una crescita dell’immigrazione illegale nel Regno del 500%.   All’inizio di agosto, i leader di 22 Paesi membri UE – con attacchi al governo spagnuolo dall’Italia alla Svezia – hanno firmato una lettera accusando Madrid di minare la sicurezza del blocco, mentre diversi paesi hanno chiesto l’esclusione della Spagna dall’area Schengen.   Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha respinto le critiche, definendo la lettera congiunta dell’UE «egoistica, polarizzante e illegale» e insistendo sul fatto che l’attuale crisi non sia una conseguenza delle politiche migratorie complessive di Madrid. Due giorni fa il governo di Sanchez ha respinto una rivendicazione di sovranità del Marocco su Ceuta e Melilla.  

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 Immagine © Ministry of the Presidency. Government of Spain via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni.  
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