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Spirito

Mons. Viganò: i sacramenti per l’edificazione del Regno di Dio nella storia

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Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò risalente alla III domenica dopo Pasqua

 

 

Inimica respuere

Omelia nella Domenica III dopo Pasqua

 

 

Amen, amen, dico vobis:

quia plorabitis et flebitis vos,
mundus autem gaudebit:

vos autem contristabimini,
sed tristitia vestra vertetur in gaudium.

Gv 16, 20

Il Vangelo di questa terza Domenica di Pasqua fa parte del cosiddetto «discorso di addio» che Nostro Signore rivolge nel Cenacolo agli Apostoli la sera del Giovedì Santo, prima di andare a pregare nel Getsemani ed essere poi arrestato dalle guardie del tempio. Giuda è già uscito per tradirLo (Gv 13, 30) e di lì a poco consegnerà l’Agnello immacolato ai Suoi aguzzini, riscuotendo i trenta denari.

 

Il «modicum» di cui parla il Signore (Gv 16,16) si riferisce al breve intervallo tra la Sua morte in croce («non mi vedrete più») e la Resurrezione («di nuovo un poco e mi rivedrete»), preannunciando poi la gioia definitiva che nessuna prova potrà togliere. Non è casuale il paragone del dolore dei discepoli a quello delle doglie del parto della donna che genera un figlio.

 

Esso richiama il travaglio dell’anima nel momento in cui tutto sembra perduto — il Maestro messo a morte, i discepoli dispersi, il rinnegamento di Pietro, l’apparente vittoria dei cospiratori del Sinedrio — e la gioia che essa prova quando le sofferenze svaniscono al vagito di una nuova vita che si apre al mondo.

 

Vediamo dunque assimilato il Mistero della Redenzione alla nascita di una creatura, quasi a richiamare la Regina Crucis, la Donna vestita di sole (Ap 12, 1) – figura della Vergine Madre e della Chiesa – è colta nel travaglio del parto mentre un drago (Satana) attende di divorare il figlio maschio (il Messia, Cristo).

 

Il parto simboleggia la generazione della Chiesa attraverso le persecuzioni e le prove storiche; i dolori delle doglie del parto rappresentano il prezzo della Redenzione e della testimonianza evangelica, ma culminano nella vittoria divina. Il figlio è rapito presso il trono di Dio (Ap 12, 5), prefigurando la Resurrezione e l’Ascensione.

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Come osserva l’esegesi, i dolori del parto nel Vangelo di Giovanni illustrano il travaglio della Passione del Signore e dell’annuncio del Vangelo, mentre nell’Apocalisse essi esprimono il medesimo mistero applicato alla nascita del Messia e alla vita della Chiesa militante, ostacolata dal maligno ma protetta da Dio. Questa immagine biblica ricorre anche nell’Epistola ai Galati — Sono di nuovo in doglie finché Cristo sia formato in voi, dice San Paolo (Gal 4, 19) — e sottolinea la fecondità generatrice della Fede.

 

Le doglie del parto simboleggiano anche il travaglio dell’anima, chiamata a purificarsi delle concupiscenze per essere pura e santa al cospetto di Dio, come leggiamo nell’Epistola della Messa: Io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai desideri della carne che fanno guerra all’anima (1Pt 2, 11). San Pietro lo dice esplicitamente: come stranieri e pellegrini, perché siamo di passaggio in questo mondo, incamminati verso la nostra meta soprannaturale. L’illusione di un paradiso in terra ci tiene ancorati alla carne, mentre siamo chiamati alle realtà del Cielo.

 

Su questa terra, cari amici, siamo sì di passaggio, ma come soldati arruolati per una militia spirituale. E in questo servizio militare siamo chiamati ad esercitarci all’uso delle armi spirituali e a combattere i nemici dell’anima, secondo il monito di San Paolo:

 

Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio (Ef 6, 11-17).

 

Armatura, corazza, calzari, scudo, elmo, spada: l’equipaggiamento militare del miles Christi è assicurata dalla Grazia del Battesimo che abbiamo tutti ricevuto e della Cresima che Davide, Nicola, Ettore, Giovanni e Nicola hanno ricevuto poc’anzi, diventando a pieno titolo soldati di Cristo. Il carattere sacramentale impresso dalla Cresima costituisce un sigillo indelebile che configura in modo permanente l’anima del fedele a Nostro Signore Gesù Cristo e lo inserisce più profondamente nel Suo Corpo Mistico.

 

Questo carattere perfeziona la Grazia battesimale, rendendo il battezzato capace di testimoniare la Fede con maggiore forza e responsabilità. L’immagine delle pietre vive della Chiesa, tratta dalla Prima Lettera di Pietro (1Pt 2, 4-5), esprime con efficacia tale realtà: i fedeli, uniti a Cristo pietra angolare, sono edificati come edificio spirituale, come membra vive e dinamiche del Corpo Mistico, ciascuna chiamata a contribuire alla crescita e alla santificazione dell’intera comunità ecclesiale.

 

Vi è inoltre un aspetto poco noto che può illuminare ulteriormente la nostra meditazione. Nei mattoni e nelle tegole romane e paleocristiane era consuetudine imprimere un bollo (sigillum) che recava il nome della fabbrica di laterizi, il nome del proprietario e talvolta l’indicazione dell’impiego previsto (edificio pubblico, villa, tempio).

 

Tale marchio non era ornamentale, ma giuridico e funzionale: attestava l’origine certa del materiale e ne determinava la destinazione d’uso, garantendone l’autenticità e l’integrità all’interno della costruzione. Allo stesso modo, il carattere della Cresima marchia l’anima con il «bollo» divino.

 

Il divino Artefice è lo Spirito Santo, che agisce mediante il Sacramento conferito dal ministro della Chiesa; l’uso è l’edificazione del Regno di Dio nella storia. Questo sigillo spirituale indica che l’anima appartiene irrevocabilmente alla Santissima Trinità, che l’ha scelta e conformata a Cristo; ne specifica la funzione: il cresimato è destinato a essere pietra viva nella Chiesa, chiamato a testimoniare pubblicamente la Fede; ne garantisce la permanenza: come il bollo impresso nel laterizio non può essere cancellato senza distruggere il mattone stesso, così il carattere sacramentale è indelebile e sopravvive anche al peccato grave, rendendo sempre possibile il ritorno alla piena comunione ecclesiale.

 

La Cresima, carissimi giovani, non è dunque un semplice rito di passaggio, bensì l’impronta divina che vi trasforma in elemento strutturale della Chiesa. Segnati da questo sigillo, portate in voi la responsabilità di contribuire stabilmente alla costruzione del tempio spirituale, manifestando nel mondo la bellezza e la solidità della dimora di Dio tra gli uomini. Tale consapevolezza invita ciascuno di noi a vivere la propria vocazione con fedeltà e coraggio, consapevoli di essere, per grazia, pietre preziose e insostituibili nell’edificio eterno della salvezza.

 

Ma come farlo? Come combattere il bonum certamen (2Tim 4, 7) e meritare la palma della vittoria? Come dedicare la propria esistenza alla sequela di Cristo e conservare intatta la Fede?

 

Ce lo spiega la Colletta della Messa:

 

Deus, qui errantibus, ut in viam possint redire justitiæ, veritatis tuæ lumen ostendis: da cunctis, qui christiana professione censentur, et illa respuere, quæ huic inimica sunt nomini; et ea quæ sunt apta, sectari. O Dio, che mostri la luce della tua verità a coloro che errano, perché possano tornare sulla via della giustizia: concedi a tutti coloro che professano la fede cristiana di respingere ciò che vi si oppone e di seguire ciò che la favorisce.

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E come attraversare il deserto nel pellegrinaggio verso la terra promessa? Dove trovare l’alimento soprannaturale che fortifichi l’anima in questo cammino? Con la Santissima Eucaristia, nutrimento degli Angeli, mistica Manna, farmaco di immortalità, cibo delle anime sante. Proprio oggi Nicola si accosterà per la prima volta al Banchetto eucaristico: vi invito a pregare per lui, perché sia interamente dedicato al Signore Sacramentato, come un tabernacolo vivente; perché cresca nella luce della Fede e nel fuoco della Carità.

 

Carissimi, restate fedeli! Custodite la fiamma della Fede Cattolica, del Sacerdozio Cattolica e della Santa Messa. Rimanete fedeli alla Santa Chiesa Cattolica, Apostolica Romana, respingendo tutti gli errori che contrastano e addirittura negano la Verità Cattolica, e tenendovi alla larga da chi li diffonde.

 

Questi tempi di grande prova spirituale, simili alle doglie del parto, finiranno presto: In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia (Gv 16, 20).

 

E così sia.

 

Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

Bassano del Grappa, 26 aprile MMXXVI

Dominica III post Pascha

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Spirito

Istruzione: sottomissione al rispetto umano

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I buoni genitori cristiani si preoccupano di salvaguardare l’anima dei propri figli. Per proteggerli dal male, controllano i loro giochi, le loro letture, le loro amicizie… Tuttavia, nonostante la loro vigile attenzione, a volte provano tristezza nel vedere che uno dei loro figli è più facilmente influenzabile e si lascia sviare da un vile rispetto umano.   Sì, il rispetto umano è un nemico formidabile che minaccia ogni anima, e in particolare l’adolescente e lo studente quando escono dal loro ambiente protetto. Una semplice parola di scherno, un sorriso sprezzante, un gesto di pietà da parte di un compagno di classe senza valore, e all’improvviso non si osa più essere sinceri, parlare, agire da cristiani, paralizzati dalla paura di «cosa dirà la gente»!   Il rispetto umano è definito come il timore che proviamo per il giudizio e le parole degli altri. La parola rispetto è sinonimo di considerazione o riguardo. Quando parliamo di rispetto umano, ci riferiamo alla pressione esercitata sulla nostra condotta perché consideriamo ciò che gli altri potrebbero pensare e dire di noi, dimenticando che il nostro punto di riferimento essenziale è Dio e i Suoi rappresentanti! Certamente, dobbiamo avere considerazione e riguardo per i nostri simili, ma è l’eccesso che è condannabile e va evitato.   Se, cari genitori, con la grazia di Dio avete educato i vostri figli alla virtù, potrete proteggerli fin dalla più tenera età anche da quel nemico che è il rispetto umano.

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Come si può immaginare, per evitare tutto ciò, è essenziale un atteggiamento primario: «Dio prima di tutto». La famiglia vive secondo questo motto. I figli percepiscono che i genitori pongono Dio al centro della vita familiare, che Egli è veramente il Signore. Vedono che giudicano gli eventi, che decidono ogni cosa secondo Dio e non secondo il giudizio degli uomini e del mondo. Il giudizio dei genitori si baserà sugli insegnamenti del catechismo, sui principi cattolici, sulla retta ragione e sul buon senso, e non sulle affermazioni del signor X… I genitori cristiani useranno i beni di questo mondo solo nella misura in cui ne hanno bisogno, e non perché è di moda o per paura di apparire arretrati.   I genitori dimostreranno ai propri figli questo santo orgoglio di essere cristiani non solo durante le manifestazioni pubbliche della nostra fede, come processioni e pellegrinaggi, ma anche, ad esempio, quando recitano semplicemente la preghiera prima di un pasto in compagnia di un ospite o quando non hanno paura di esprimere la propria opinione, di rifiutare compromessi.   L’esempio dei genitori è una forza nell’educazione; e quanto più l’esempio del cristiano coraggioso, capace di rinunciare a tutto per essere fedele a Dio, può armare i nostri figli contro questa schiavitù del rispetto umano.   Pur essendo importante promuovere con entusiasmo l’orgoglio di essere cristiani, è altrettanto necessario incoraggiare i bambini a dimostrare il proprio coraggio con i fatti. A scuola, i bambini potrebbero desiderare di essere apprezzati dai compagni o temere di essere derisi. Insegniamo loro a superare questa paura del giudizio altrui. Le loro scelte in fatto di abbigliamento dovrebbero basarsi su ciò che piace a Dio, sull’armonia dei colori… e non su ciò che indossa un compagno.   Se un bambino si lamenta di essere preso in giro, dovrebbe essere incoraggiato a sopportarlo come il suo Salvatore, a non dargli peso, mostrandogli la sua insignificanza e che ciò che conta veramente è il giudizio di Dio su di noi. Cercare di proteggere un bambino da queste piccole prove non fa altro che indebolirlo di fronte alle avversità.   L’educazione all’onestà aiuterà inoltre il bambino a superare la mancanza di rispetto umano, perché imparerà a dire la verità senza timore di ciò che gli altri potrebbero pensare.   Madre Marie Christiane, sorella dell’arcivescovo Lefebvre, racconta nelle sue memorie che il giovane Marcel veniva spesso deriso dai compagni più grandi. «Gli chiedevo: “Stanno parlando con te?” Marcel non mi rispondeva nemmeno. Ammiravo la sua compostezza…» Ma se si trattava di qualcun altro, di qualcuno più debole, o persino dell’onore di Dio o della Chiesa, allora Marcel reagiva con forza: «Ci voleva un certo coraggio, e chi aveva imparato la lezione non tornava sui suoi passi».   Infondiamo dunque nei nostri figli il coraggio cristiano che permetterà loro di preferire Dio al giudizio degli uomini. Il rispetto umano è una vera forma di servizio; la libertà dei figli di Dio, al contrario, consiste nel fare il bene senza temere scherno o opposizione.   Chiediamo questa forza a Nostro Signore e alla Beata Vergine Maria.   Le Suore della Fraternità San Pio X   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Pensiero

La scomunica dei bambini

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Un’amica mi mostra un documento che circola fra i bambini del catechismo di una parrocchia cittadina. Mi dice che, sapendomi cattolico, aveva proprio voglia di chiedermi se aveva capito bene quello che c’era scritto.

 

La ragazza ha appena passato i cinquanta, e nella vita, tra sport e lavoro, come tanti – come tutti – si era allontanata dalla Chiesa cattolica. Negli ultimi anni, piano piano, vi è stato un riallineamento spirituale sensibile. Ora alla Chiesa ritorna materialmente per delle bambine che devono ricevere i sacramenti. Non è la chiesa che ricordava lei, quella con cui era cresciuta nella sua parrocchia in collina.

 

«Ma scusa sta dicendo davvero così? Sono sconvolta» mi dice affranta.

 

Si tratta di un ciclostilato rivolto ai genitori della prima confessione. Il testo ha uno stile vagamente oscuro, che parla di «percorso di riscoperta del 4° sacramento (la penitenza/riconciliazione) alla luce del battesimo». Ammettiamo che non è chiarissimo questo collegamento sacramentale, ma continuiamo.

 

Bisogna «recuperare la dimensione battesimale. Il 4° sacramento è un’espansione e una fioritura del battesimo; la sua funzione primaria è la rigenerazione del fedele che ha infranto la prima e fondamentale alleanza». Continuiamo a non capire bene.

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Poi, però, appena camuffato dal gergo intellettualista, ecco il punto che comprendiamo meglio. Si tratta non di un desiderio, ma di un ordine programmatico:

 

«È necessario rifondare il 4° sacramento sulla coerenza battesimale, correggendo la prassi che l’ha troppo orientato all’eucarestia».

 

È qui che cade la mascella a me, alla mia amica, a tutti coloro che sono rimasti – pur con tutti i loro limiti, difetti, peccati – veri cattolici.

 

Cosa significa «prassi troppo orientata all’Eucarestia?». Troppo…che? L’Eucarestia, il Corpo di Nostro Signore, la Presenza Reale, l’infinito che si fa carne per noi, è ciò che nessun’altra religione – e manca soprattutto a protestanti e affini.

 

La Comunione è Dio. Non è un simbolo: è il suo corpo. Senza questa verità, certo folle per il non credente, non può esservi la fede cattolica. Il fenomeno dei miracoli eucaristici, con l’ostia che sanguina, ne sono la testimonianza diretta.

 

Si può eccedere nell’orientarsi al santissimo? A dire il vero, nei millenni si è fatto il contrario: la si riceveva solo sulla lingua, un piattino prezioso posto sotto il mento da un chierichetto per non disperderne briciole, vi sono dei guanti per toccarla, il sacerdote entrava in chiesa con pollice ed indice congiunti per non contaminare ciò che toccherà il Corpo del Signore. Il tabernacolo era vero centro di ogni chiesa (ecco perché nelle chiese moderne gli architetti massoni lo piazzano ai lati: per disorientare il fedele e disassare il rito intero), e sopra si poneva l’ombrello eucaristico.

 

In presenza del Santissimo (si chiama proprio così, col superlativo) ci si mette in silenzio, non si parla chiacchiera. Come quando il sacerdote esce dalla chiesa dopo messa per portare la Comunione ad un fedele malato: tutti i presenti stanno zitti e inginocchiati, e capita dalle parti della messa in rito antico (le mie parti) di vedere decine di fedeli che, nel silenzio irreale, si genuflettono sui sassi…

 

Come sanno in tanti, ciò che non è realizzato dal prete moderno lo è in modo lucido dal satanista, che ruba le ostie consacrate per le messe nere.

 

Ecco cosa può significare quel «troppo orientata». Può significare non riconoscere la regale divinità del Corpus Domini. Può significare non credere nel miracolo più grande . Può significare non credere nel centro della Chiesa cattolica, e quindi nemmeno nella Chiesa cattolica stessa.

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Si inizia ad accettare la Comunione nella mano, si finisce in mano al nichilismo pastorale più brutale, al sacrilegio, al contrario della Fede stessa. Di mezzo, discorsi contorti e la bellezza estetica, ornamentale e rituale, coltivata in duemila anni di Civiltà, che viene gettata alle ortiche.

 

Pensiamo bene a cosa sta succedendo: togliere dal «percorso» l’orientamento alla comunione non si potrebbe definire come… «scomunicare»?

 

Etimologicamente sì, ed è quello che è predicato da sempre dai nemici, esterni e domestici, della Chiesa: durante il celebre processo di Macerata (1817) contro i cospiratori risorgimentali, fu documentato che l’iniziazione dei nuovi membri del capitolo locale dell’Alta Vendita (la loggia centrale della Carboneria italiana) locale prevedeva un giuramento fisico sull’ostia consacrata. Il candidato all’organizzazione massonica veniva fatto inginocchiare sopra la santissima Eucaristia mentre veniva armato di un «ferro benedetto» (un pugnale), legando l’atto di fedeltà alla setta a un gesto di profanazione religiosa.

 

Per oltre un secolo la saggistica cattolica tradizionalista e antimassonica ha sottolineato come i testi dell’Alta Vendita vengono citati per spiegare i cambiamenti liturgici successivi al Concilio Vaticano II. È la tesi dell’indebolimento eucaristico: il piano a lungo termine dell’Istruzione Permanente dell’Alta Vendita volto a minare la Chiesa dall’interno si rifletterebbe in elementi come lo spostamento dei tabernacoli fuori dal centro degli altari o l’introduzione della Comunione sulla mano, interpretandole come manovre per ridurre la venerazione popolare verso la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia.

 

Senza Dio nell’Eucarestia, a cosa serve la Chiesa? Ci rendiamo conto che se lo chiedono, oggi, anche tanti sacerdoti, che però magari non sono nemmeno così disperati: è dato loro uno stipendio fisso e un feudo intero – la parrocchia – da comandare a piacere, e pazienza se in chiesa non ci va più nessuno.

 

Rebus sic stantibus, quello a cui stiamo assistendo quindi è una vera scomunica dei bambini – cioè la privazione perfino del concetto dell’Eucarestia inflitta alle nuove generazioni.

 

Come sa il lettore di Renovatio 21, non ovunque è così. Vi sono realtà che nulla hanno cambiato rispetto alla verità e alla bellezza della Chiesa di sempre, e che conoscono la vastità e la perfidia anticristica del complotto in atto sin dentro Roma.

 

Per cui, parlando di bambini e sacramenti, non posso avere negli occhi le immagini di due sabati fa, quando si sono cresimati i miei figli. Una cerimonia di preparazione non facile: non solo per gli anni di catechismo, le sere a ripassare la dottrina, ma per il fatto che, inizialmente, il vescovo locale aveva tolto il permesso alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di celebrare in una chiesa della provincia.

 

 

Il permesso, quasi in extremis, è tornato: ed ecco che si è avuta una celebrazione oceanica con almeno 60 cresimandi e centinaia e centinaia di persone stipate in tutta la chiesa fino a debordare ad abundatiam nella piazza antistante.

 

Mentre risuonava potente il canto gregoriano, ho veduto in fila per diventare soldati di Cristo, con lo schiaffetto del vescovo Bernard Fellay, tanti bambini, tanti adulti, anche da fuori regione. Il sole pomeridiano dava a quel sabato riflessi dorati che rimbalzavano sui veli e suoi sorrisi delle bambine. Vi erano, ovunque, famiglie devote – e felici. Famiglie unite. E la mia prole maturata sino al sacramento della confermazione, come mi ero prefissato.

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Sapevo perfettamente, già lì, che avrei ricordato quel giorno come uno dei più belli della mia vita. È stato così: se pongo ora la mente non può che essere così. Attorniato dalla benevolenza di tanti amici e conoscenti, e di tanti sconosciuti che però avevano con me in comune la cosa fondamentale, immerso nella beltà della tradizione cattolica, concentrato nello Spirito e nel Sacrifico – e tutto questo lo sto consegnando, in maniera sacra ed ufficiale, alla generazione successiva.

 

 

 

Ora, sappiamo che una scomunica stricto sensu si può abbattere su tutto questo. Le consacrazioni episcopali indette dalla FSSPX per il prossimo luglio permetteranno a quelli dei sacramenti scomunicati di tuonare: sarà, abbiamo detto su queste colonne, una scomunica comunicata, una «scomunicazione». Non basta la latae sententiae: vi sarà proprio un comunicato terrificante del cardinal Fernandez (che, messi da parte i libri su bacio e orgasmo, avrebbe già scritto tutto), o del papa stesso, contro la Fraternità.

 

Con i cinesi non va così, lo sapete: il Partito Comunista Cinese, in barba agli accordi sino-vaticani probabilmente trattati da McCarrick e altri religiosi ricattabili su Grindr, si sceglie i vescovi che vuole, li ordina e nemmeno lo dice a Roma; il Sacro Palazzo non dice nulla, poi magari pure ratifica.

 

Con la FSSPX sarà diverso, perché la FSSPX è la vera Chiesa, è ciò che era, è, e sempre sarà la Sposa di Cristo, tramandata nel secoli. La FSSPX è ciò che dimostra l’esistenza stessa dell’infiltrazione maligna che ha reso il cattolicesimo irriconoscibile e perdente.

 

E quindi, qualcuno sussurra, non si limiterà a scomunicare i vescovi ordinanti e ordinati: scomunicherà tutti. Cioè, tutti i fedeli della FSSPX. La cosa è canonicamente implausibile, tuttavia di cose allucinanti nei documenti romani ne abbiamo viste non poche in questi anni: mentre leggete il vostro parroco potrebbe star impartendo una benedizione ad una coppia omofila, per esempio.

 

Tutti scomunicati. Anche i bambini? Ma certo. Scomunicheranno anche i nostri figli: non lato sensu, ma latae sententiae. L’esercito di soldati di Cristo che vedete nella foto, quindi, sarà composto da scomunicati. Il cortocircuito dovrebbe mandare per aria il vostro sistema morale: quello che in effetti molti preti, vescovi, cardinali non hanno più.

 

Certo, il Santo Padre è ancora in tempo. Può ratificare le nomine, ed evitare questo trauma globale che può riguardare mezzo milione, forse un milione di fedeli. Noi preghiamo perché Leone lo faccia. Sarebbe la cosa buona da fare, perfino inclusiva. Sappiamo tuttavia che la cintura di modernisti che sta dietro alle scelte del papa non interessa nulla, neanche dei luoghi comuni della sua stessa propaganda. I modernisti non vogliono far prigionieri, vogliono distruggere la tradizione cattolica, la Chiesa «troppo orientata» verso Dio.

 

E sia. Questo non toglie che nessuna delle persone che erano con me sabato sparirà dalle cappelle del rito antico o sposterà i suoi figli altrove. Anzi. Diverranno persino più assidui. I numeri, come in questi anni, continueranno a crescere.

 

Questo non toglie nemmeno che quello è stato uno dei giorni più belli che ricordo, anche per il finale imbarazzante: dopo le foto di rito in piazza in paramento liturgico e centinaia di persone intorno, monsignor Fellay esce in abito piano quando oramai tutti sono sgommati alle loro cene e in piazza siamo rimasti pochissimi.

 

Mi avvicino con mio figlio per baciare l’anello: è la prima volta che lo fa, lo preparo, ginocchi sinistro, anello… Poi ho in mente di fare una foto di lui e il monsignore, e già penso cosa potrà valere tra 20 o 30 anni (massì, sto pensando a quelli che se la tirano perché ci hanno la foto con monsignor Lefebvre da piccoli…).

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A quel punto si palesa anche mia figlia, sette anni, che nel frattempo era sparita con la madre: era semplicemente esausta, aveva cominciato a sentirsi male in macchina, abbiamo dovuto dare una dose di nurofen gusto fragola comprato nella farmacia antistante sotto il banco della chiesa tra i veli bianchi e le gonne colorate delle bambine cresimande, e poi non tollera le cerimonie lunghe, si lamenta, si dispera. Finita la messa, finite le foto, era stata orientata verso il bar per mangiare qualcosa e placarsi.

 

Ora si ripresenta davanti al vescovo, ma sta sgranocchiando un pacchetto di patatine fritte, quelle ondulate, zig-zagate, rosse, al pomodoro. Io non so come gestire la questione: devo farle baciare l’anello del vescovo con la mano proveniente dalle rustiche purpuree?

 

«Facciamo una foto», improvviso. Del resto la foto con tutti e due ha ancora più valore.

 

«Vuoi fare una foto con il vescovo?» le chiedo, mentre lei lo ha davanti, e lo guarda serie riprendendo sgranocchiante la consumazione della patata malefica.

 

«No» risponde lei. A quel punto non so che fare, ma vedo che monsignor Fellay, sotto l’occhio azzurrissimo, ha ben visibile quella cosa incredibile che si riconosce nelle immagini di monsignor Lefebvre: il sorriso. Certo: aveva visto la guerra, l’Africa, la malattia, e peggio ancora la crisi della Chiesa, ma il fondatore della FSSPX manteneva quell’espressione sorridente poderosa. Chiamiamolo sorriso lefebriano. Dinanzi ad esso, la bambina cede.

 

Clic: fatta anche la foto. Prole più vescovo.

 

 

A questo cerco di dire una parola. «Monseigneur, on prie pour vous». Monsignore, preghiamo per voi. Ho la voce che mi trema, il pensiero pure – sarà che sono impressionato, sarà che il momento è storico per la Chiesa e per la mia famiglia. «Et nous on prie pour qui prie pour nous!» risponde aumentando il sorriso. E noi preghiamo per quelli che pregano per noi…

 

Cerco di rispondere, ma ho davvero finito le cose da dire – situazione per me inimmaginabile: «on est heureux» mi esce malamente, mentre lui sia allontana. «Siamo felici». È la cosa più idiota che potessi dire in quel momento, sì. Tuttavia è, anche fuori dal contesto, la verità.

 

Siamo felici di rimanere cattolici. Nonostante quello che minacciano di fare. A noi bastano i nostri figli e i sacramenti.

 

Non c’è scomunica che possa fermarci.

 

Roberto Dal Bosco

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Gender

Il papa incontra il cardinale Marx tra le polemiche sulle «benedizioni» per le «coppie di tutte le identità di genere»

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Papa Leone XIV ha incontrato il cardinale tedesco Reinhard Marx in udienza privata, poche settimane dopo che il pontefice aveva criticato pubblicamente le linee guida del prelato per la «benedizione» di coppie omosessuali, con identità di genere non conforme e altre «coppie» in relazioni peccaminose nella sua arcidiocesi.   Secondo il bollettino quotidiano del Vaticano, Marx, l’arcivescovo di Monaco e Frisinga, radicalmente a favore dei diritti omotransessualisti e sostenitore del Cammino sinodale tedesco, ha incontrato il pontefice il 7 maggio.   Sebbene non sia stato reso noto il contenuto della discussione al momento della stesura di questo articolo, l’udienza si è svolta poco dopo che Leone XIV aveva dichiarato ai giornalisti che il Vaticano si era opposto all’attuazione da parte di Marx delle linee guida «Segen gibt der Liebe Kraft» (Se c’è la forza dell’amore), che consentono la «benedizione» di «coppie» omosessuali, di divorziati «risposati» e persino di «coppie» «di tutte le identità di genere e orientamenti sessuali» che non possono contrarre matrimonio sacramentale.   In aprile, Marx ha esortato i sacerdoti e il personale a tempo pieno dell’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga ad attuare queste linee guida, affermando che esse sarebbero diventate il «fondamento della cura pastorale», secondo una lettera interna visionata dal giornale germanico Die Tagespost. Il prelato tedesco ha ordinato la pubblicazione delle linee guida nelle parrocchie, affermando che il «significato teologico» del controverso testo deve essere spiegato a tutti coloro «che ancora faticano a comprendere questa benedizione».

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Secondo il cardinale Marx, le linee guida precisano che «la benedizione non è la celebrazione di un matrimonio sacramentale». Tuttavia, ha affermato il cardinale, ciò non significa che «la benedizione di un’unione non sacramentale – che in molti casi è già un matrimonio civile celebrato da un ufficiale di stato civile – releghi la coppia ai margini della parrocchia e della Chiesa»   Coloro che vivono in relazioni peccaminose dovrebbero essere accolti nel cuore della parrocchia, ha sottolineato. Il cardinale ha espressamente precisato che nessuna «coppia» dovrebbe essere respinta.   La Chiesa cattolica insegna che l’attività omosessuale è un peccato mortale e che le inclinazioni omosessuali sono «oggettivamente disordinate». Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: « la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”».   La dottrina cattolica condanna inoltre ogni attività sessuale al di fuori del matrimonio e rifiuta l’ideologia transgender. Le linee guida «Segen gibt der Liebe Kraft» sono state pubblicate per la prima volta dalla Conferenza Episcopale Tedesca (DBK) lo scorso anno e da allora sono state implementate in diverse altre diocesi del Paese.   Queste linee guida stabiliscono che le «benedizioni» possono essere impartite sia da chierici che da laici con incarico episcopale. La cerimonia delle «benedizioni» dovrebbe essere caratterizzata da «maggiore spontaneità e libertà rispetto alla situazione di vita di coloro che richiedono la benedizione», secondo le linee guida.   Papa Leone ha risposto alla decisione di Marx durante un’intervista in aereo, affermando che il Vaticano si era opposto a queste «benedizioni».   «La Santa Sede ha già parlato con i vescovi tedeschi. La Santa Sede ha chiarito che non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie omosessuali o delle coppie in situazioni irregolari, al di là di quanto specificamente consentito da papa Francesco, il quale ha affermato: tutte le persone ricevono la benedizione», ha detto il pontefice.   «Non siamo d’accordo con le benedizioni formalizzate», ha ribadito il papa, aggiungendo: «Tutti sono benvenuti, tutti sono invitati, tutti sono invitati a seguire Gesù e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita».   Sebbene Leone XIV abbia affermato che il documento tedesco sulle «benedizioni» vada oltre quanto consentito dalla dichiarazione Fiducia Supplicans di papa Francesco del 2023, sembra aver comunque confermato le «benedizioni informali» delle «coppie» omosessuali, come previsto nel documento di Francesco.   Dalla sua pubblicazione, diversi eminenti ecclesiastici cattolici hanno denunciato la Fiducia Supplicans per aver addirittura permesso la «benedizione» delle «coppie» omosessuali, accusandola inoltre di aver causato scandalo e confusione.

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All’inizio di questa settimana, il Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) ha pubblicato una lettera del 2024 inviata dal suo prefetto, il cardinale Victor Manuel Fernandez, al vescovo Stephan Ackermann di Treviri, in Germania, in cui si afferma che le linee guida proposte dalla DBK per la «benedizione» delle «coppie» omosessuali contraddicono la Fiducia Supplicans, ribadendo che il documento ammette solo la «benedizione spontanea e non liturgica» degli omosessuali.   In una dichiarazione pubblicata mercoledì da Vatican News, il Fernandez ha confermato che il Vaticano ha respinto le linee guida ufficiali proposte dalla Conferenza episcopale tedesca (DBK) per le «benedizioni» formali delle «coppie» omosessuali e di altre «coppie» irregolari, nonché le linee guida ufficiali della DBK pubblicate lo scorso anno.   «Quanto affermato in quella lettera… si applica anche al testo dell’attuale Vademecum, che non ha l’approvazione della Congregazione per la Dottrina della Fede», ha dichiarato il Fernandezzo.   La dichiarazione conferma inoltre un rapporto dell’ottobre 2025 che rivelava come la DDF non avesse approvato queste linee guida, nonostante le affermazioni dei vescovi tedeschi in senso contrario.

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Immagine di Dermot Roantree via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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