Spirito
Istruzione: sottomissione al rispetto umano
I buoni genitori cristiani si preoccupano di salvaguardare l’anima dei propri figli. Per proteggerli dal male, controllano i loro giochi, le loro letture, le loro amicizie… Tuttavia, nonostante la loro vigile attenzione, a volte provano tristezza nel vedere che uno dei loro figli è più facilmente influenzabile e si lascia sviare da un vile rispetto umano.
Sì, il rispetto umano è un nemico formidabile che minaccia ogni anima, e in particolare l’adolescente e lo studente quando escono dal loro ambiente protetto. Una semplice parola di scherno, un sorriso sprezzante, un gesto di pietà da parte di un compagno di classe senza valore, e all’improvviso non si osa più essere sinceri, parlare, agire da cristiani, paralizzati dalla paura di «cosa dirà la gente»!
Il rispetto umano è definito come il timore che proviamo per il giudizio e le parole degli altri. La parola rispetto è sinonimo di considerazione o riguardo. Quando parliamo di rispetto umano, ci riferiamo alla pressione esercitata sulla nostra condotta perché consideriamo ciò che gli altri potrebbero pensare e dire di noi, dimenticando che il nostro punto di riferimento essenziale è Dio e i Suoi rappresentanti! Certamente, dobbiamo avere considerazione e riguardo per i nostri simili, ma è l’eccesso che è condannabile e va evitato.
Se, cari genitori, con la grazia di Dio avete educato i vostri figli alla virtù, potrete proteggerli fin dalla più tenera età anche da quel nemico che è il rispetto umano.
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Come si può immaginare, per evitare tutto ciò, è essenziale un atteggiamento primario: «Dio prima di tutto». La famiglia vive secondo questo motto. I figli percepiscono che i genitori pongono Dio al centro della vita familiare, che Egli è veramente il Signore. Vedono che giudicano gli eventi, che decidono ogni cosa secondo Dio e non secondo il giudizio degli uomini e del mondo. Il giudizio dei genitori si baserà sugli insegnamenti del catechismo, sui principi cattolici, sulla retta ragione e sul buon senso, e non sulle affermazioni del signor X… I genitori cristiani useranno i beni di questo mondo solo nella misura in cui ne hanno bisogno, e non perché è di moda o per paura di apparire arretrati.
I genitori dimostreranno ai propri figli questo santo orgoglio di essere cristiani non solo durante le manifestazioni pubbliche della nostra fede, come processioni e pellegrinaggi, ma anche, ad esempio, quando recitano semplicemente la preghiera prima di un pasto in compagnia di un ospite o quando non hanno paura di esprimere la propria opinione, di rifiutare compromessi.
L’esempio dei genitori è una forza nell’educazione; e quanto più l’esempio del cristiano coraggioso, capace di rinunciare a tutto per essere fedele a Dio, può armare i nostri figli contro questa schiavitù del rispetto umano.
Pur essendo importante promuovere con entusiasmo l’orgoglio di essere cristiani, è altrettanto necessario incoraggiare i bambini a dimostrare il proprio coraggio con i fatti. A scuola, i bambini potrebbero desiderare di essere apprezzati dai compagni o temere di essere derisi. Insegniamo loro a superare questa paura del giudizio altrui. Le loro scelte in fatto di abbigliamento dovrebbero basarsi su ciò che piace a Dio, sull’armonia dei colori… e non su ciò che indossa un compagno.
Se un bambino si lamenta di essere preso in giro, dovrebbe essere incoraggiato a sopportarlo come il suo Salvatore, a non dargli peso, mostrandogli la sua insignificanza e che ciò che conta veramente è il giudizio di Dio su di noi. Cercare di proteggere un bambino da queste piccole prove non fa altro che indebolirlo di fronte alle avversità.
L’educazione all’onestà aiuterà inoltre il bambino a superare la mancanza di rispetto umano, perché imparerà a dire la verità senza timore di ciò che gli altri potrebbero pensare.
Madre Marie Christiane, sorella dell’arcivescovo Lefebvre, racconta nelle sue memorie che il giovane Marcel veniva spesso deriso dai compagni più grandi. «Gli chiedevo: “Stanno parlando con te?” Marcel non mi rispondeva nemmeno. Ammiravo la sua compostezza…» Ma se si trattava di qualcun altro, di qualcuno più debole, o persino dell’onore di Dio o della Chiesa, allora Marcel reagiva con forza: «Ci voleva un certo coraggio, e chi aveva imparato la lezione non tornava sui suoi passi».
Infondiamo dunque nei nostri figli il coraggio cristiano che permetterà loro di preferire Dio al giudizio degli uomini. Il rispetto umano è una vera forma di servizio; la libertà dei figli di Dio, al contrario, consiste nel fare il bene senza temere scherno o opposizione.
Chiediamo questa forza a Nostro Signore e alla Beata Vergine Maria.
Le Suore della Fraternità San Pio X
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Gender
Il cardinale arcivescovo di Tokyo elogia la nuova campagna statale giapponese pro-LGBT
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Spirito
Ordine e disordine
Nel mondo moderno è più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine intorno a noi.
Un noto proverbio afferma che l’ordine esteriore riflette l’ordine interiore. Questa verità, sebbene a volte inquietante, rimane una realtà profonda. Chi ha visitato i conventi di monache ha potuto constatare un ordine e una pulizia notevoli, frutto di uno spirito di disciplina, povertà e contemplazione, che genera pace, serenità e gioia interiore.
Questo spirito di disciplina e di parsimonia dovrebbe permeare tutte le istituzioni, le comunità e le famiglie. È una virtù che si acquisisce fin dalla prima infanzia, ma che, purtroppo, si sta perdendo sempre più ai giorni nostri.
Esiste uno stretto legame tra l’ordine e la nostra vita spirituale. Infatti, l’intera opera della nostra vita spirituale consiste nel ristabilire nella nostra anima l’ordine che il peccato ha distrutto nella natura e in particolare nella nostra anima. A causa del peccato originale, le passioni dominano la volontà e l’intelletto, e quindi dobbiamo ristabilire l’ordine; vale a dire, che l’intelletto, illuminato dalla Fede, tenda alla verità, che la volontà sia orientata al bene e che intelletto e volontà controllino le nostre passioni (ordine materiale; ordine di disciplina nella vita; ordine della vita spirituale; ordine di organizzazione; ordine di realizzazione dei progetti; ordine di obbedienza a principi, regolamenti, statuti, leggi, etc.).
In un mondo in perenne accelerazione, dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce e le richieste sono innumerevoli, la questione dell’ordine e del disordine non è mai stata così rilevante.
L’ordine, prima di tutto, apporta una preziosa chiarezza mentale. Un ambiente organizzato, che si tratti di un ufficio, di una casa o persino della nostra mente, permette al cervello di impiegare meno energie nella ricerca, nell’ordinamento o nella preoccupazione. Questo, a sua volta, favorisce la concentrazione e la creatività.
A livello collettivo, l’ordine è la condizione primaria per la vera libertà. Senza regole condivise, leggi rispettate e istituzioni stabili, la società precipita nell’arbitrarietà e nel caos. Da Platone a Jordan Peterson, i grandi pensatori hanno sottolineato come l’ordine (il cosmo) si contrapponga al caos primordiale. L’ordine rafforza anche la fiducia reciproca: ogni oggetto messo al suo posto, ogni impegno mantenuto, ogni processo migliorato rappresenta una vittoria sul disordine.
Dio stesso è un Dio d’ordine. Tutta la creazione testimonia un’armonia e una legge che è al contempo divina e naturale. La Provvidenza agisce secondo ordine, anche quando non lo percepiamo pienamente.
Il Vangelo stesso offre esempi toccanti. Dopo la Risurrezione, gli apostoli trovarono nella tomba i teli funebri, «piegati uno alla testa e l’altro ai piedi», segno di calma e ordine nel cuore stesso del Mistero Pasquale. Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino, inoltre, definiscono la pace come «la tranquillità dell’ordine».
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Il profondo danno causato dal disordine
Il disordine non è un fenomeno neutro. A livello psicologico, l’accumulo di compiti incompiuti, oggetti sparsi e impegni non mantenuti genera una persistente sensazione di sopraffazione. Molti casi di procrastinazione cronica sono in realtà dovuti a problemi organizzativi non identificati correttamente.
Dal punto di vista economico, il disordine rappresenta un pozzo senza fondo: sprechi, perdita di beni, distruzione involontaria e mancanza di un’etica della povertà. Costituisce inoltre un’ingiustizia verso gli altri e un attacco al bene comune.
A livello visivo, un ambiente caotico affatica il cervello attraverso una stimolazione costante. A lungo termine, può causare stress, ansia, scoraggiamento e perdita di motivazione. Studi hanno dimostrato un legame tra il disordine e l’aumento del cortisolo (l’ormone dello stress), problemi di memoria, cattive abitudini alimentari, ridotto controllo degli impulsi e un maggiore rischio di disturbi d’ansia e dell’umore. A livello relazionale, il disordine emotivo – comunicazione confusa, promesse non mantenute, conflitti irrisolti – distrugge la fiducia e spesso porta a rotture sentimentali. Le famiglie caratterizzate da caos relazionale vedono spesso i propri figli sviluppare maggiore ansia e difficoltà scolastiche.
Da dove nasce il disordine? È moralmente sbagliato?
Il disordine deriva spesso da una combinazione di pigrizia, negligenza, mancanza di disciplina, imprudenza, disinteresse per il bene comune e assenza di spirito di povertà. Tutti questi aspetti sono moralmente riprovevoli. Certamente, il temperamento gioca un ruolo importante, ma anche il rifiuto di controllarlo rientra nell’ambito della moralità.
Il disordine nelle aree comuni di una casa o di qualsiasi comunità costituisce un’ingiustizia nei confronti del bene comune. Lo stesso vale per leggi, regolamenti e norme che non vengono applicati o che cambiano eccessivamente. La pigrizia, la mancanza di una mentalità orientata alla povertà, la negligenza e il disprezzo per il bene comune sono pertanto moralmente inaccettabili.
Oltre a queste cause classiche, il mondo moderno ha introdotto un elemento particolarmente dannoso: l’abuso degli schermi e la costante ricerca di distrazione e stimoli immediati. Questa abitudine si traduce in un notevole spreco di tempo che dovrebbe essere dedicato all’adempimento dei nostri doveri.
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Ordine di apprendimento
Nell’ambito dell’organizzazione, l’ordine richiede una rigorosa disciplina personale. I nostri obblighi possiedono una gerarchia naturale basata sul loro valore intrinseco e sul grado di urgenza. È quindi essenziale attenersi a questa gerarchia, senza rimandare, soprattutto i compiti che ci risultano più difficili.
In molte situazioni è necessario saper dire «no» alle richieste inopportune delle nostre emozioni o di chi turba quest’ordine. Scegliere l’ordine non significa rinunciare alla libertà, ma optare per una libertà superiore: la libertà di creare, di amare il bene comune e di progredire senza essere costantemente ostacolati dal peso del caos che abbiamo lasciato dilagare.
In termini pratici, l’ordine è classicamente definito dal principio: «ogni cosa al suo posto». Questa disciplina si acquisisce fin dalla prima infanzia. I bambini devono imparare presto a non lasciare giocattoli, vestiti e oggetti personali in giro per casa. Gli adulti devono fare lo stesso con i propri effetti personali nelle aree comuni, sul posto di lavoro o nella comunità.
Tra i segni più frequenti di disordine si annoverano: ante degli armadi lasciate aperte, cassetti non chiusi correttamente, piatti che si accumulano, giocattoli lasciati in soggiorno, attrezzi mai riposti al loro posto, un’officina caotica o attività intraprese d’impulso o d’impulso.
In un mondo moderno che promuove la gratificazione immediata e rifiuta lo spirito di sacrificio, diventa più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, individualismo e mancanza di disciplina personale. Da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine e le sue esigenze intorno a noi.
Se desiderate la pace nella vostra famiglia, comunità o azienda, coltivate l’ordine.
PS: L’esempio dell’ufficio del vescovo Marcel Lefebvre, sempre perfettamente ordinato, rimane un modello di disciplina interna che si manifesta esteriormente.
Padre Philippe Pazat, FSSPX
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine: dettaglio della facciata ovest di Notre-Dame, Parigi.
Immagine di Dietmar Rabich via Wikimedia pubblicata su licenza
Spirito
Mons. Hanappier consacra una chiesa FSSPX in Texas
Una chiesa consacrata a Dio
Per quasi quattro ore si sono svolti i solenni riti di consacrazione. Con le preghiere del Ponteficale romano, il vescovo, in un certo senso, ha sottratto l’edificio al suo uso secolare per consacrarlo definitivamente a Dio. L’altare stesso è stato consacrato e ha ricevuto le reliquie dei martiri, richiamando l’antica tradizione della Chiesa di celebrare il Santo Sacrificio presso le loro tombe. Anche le dodici croci di consacrazione poste sulle pareti della chiesa sono state unte con il santo crisma. Rimarranno i segni visibili di questa consacrazione e saranno illuminate ogni anno nel suo anniversario.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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Cinquant’anni di vita parrocchiale
La consacrazione ha coinciso con il 50° anniversario della parrocchia Queen of Angels. Mezzo secolo di vita cattolica ha così trovato il suo culmine nella solenne consacrazione della chiesa. Questi giorni si sono conclusi domenica 2 agosto con l’amministrazione del sacramento della Confermazione da parte di mons. Hanappier, seguita da una solenne Messa pontificale. Ad Majorem Dei Gloriam, per la maggior gloria di Dio! Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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