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Immigrazione

Il 60% dei nordafricani richiedenti asilo in Svizzera è accusato di un reato

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Le autorità svizzere sono sottoposte a crescenti pressioni a causa di un’impennata di criminalità legata ai giovani nordafricani che transitano attraverso il sistema di asilo del Paese. Diversi cantoni avvertono che i recidivi stanno mettendo a dura prova le forze dell’ordine e la magistratura, nonostante le loro possibilità di ottenere asilo siano praticamente nulle.

 

La questione è stata sollevata dal quotidiano NZZ am Sonntag, che ha riportato come le richieste di asilo presentate da cittadini algerini, marocchini e tunisini non solo vengano quasi sempre respinte, ma siano anche rappresentate in modo sproporzionato nei casi di furto e piccoli reati in diverse zone della Svizzera.

 

Il problema è particolarmente diffuso nei cantoni di lingua tedesca, dove i funzionari affermano di essere costretti ad aumentare i pattugliamenti, accelerare i procedimenti giudiziari e rafforzare il coordinamento nel tentativo di arginare i reati prima che i sospettati scompaiano, commettano altri reati o si trasferiscano altrove, scrive Remix News.

 

Secondo gli ultimi dati citati nel rapporto, lo scorso anno 2.127 algerini hanno presentato domanda di asilo in Svizzera, ma solo lo 0,3% ha ottenuto protezione. Le percentuali corrispondenti sono state dello 0,7% per i marocchini e del 2,5% per i tunisini, tutte nettamente inferiori rispetto a quelle dei richiedenti provenienti da paesi come l’Eritrea e l’Afghanistan. Nonostante questi tassi di approvazione trascurabili, le autorità svizzere continuano a elaborare un gran numero di domande provenienti da paesi arabi, consentendo ai richiedenti di rimanere nel paese durante l’intero iter e spesso anche successivamente.

 

Uno studio condotto dalla società di consulenza Ecoplan, su commissione del governo federale e dei cantoni, ha identificato i richiedenti asilo nordafricani come il principale gruppo problematico in termini di criminalità. Il rapporto afferma che, sebbene tendano a trascorrere solo un breve periodo in Svizzera, quasi il 60% di loro è accusato di un reato durante tale periodo. Gli uomini coinvolti sono spesso indicati con il termine «Harraga», usato per i giovani migranti nordafricani che viaggiano senza documenti e che, a quanto pare, «bruciano i loro documenti».

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Le autorità di sicurezza di diversi cantoni affermano ora che la portata del problema potrebbe essere persino peggiore di quanto suggerissero le cifre iniziali. In Turgovia, un recente rapporto sulla sicurezza ha evidenziato un aumento del 242% dei furti di veicoli, con il numero di casi salito da 74 a 253. Secondo il rapporto, metà dei casi risolti sono stati commessi da richiedenti asilo nordafricani.

 

In Argovia, le autorità hanno affermato che una parte consistente dei furti è commessa da uomini provenienti da Algeria, Marocco e Tunisia. Tre quarti dei 900 casi risolti sono stati attribuiti a sospetti provenienti da questi tre paesi. Le autorità locali tengono anche un elenco dei recidivi e 19 dei 50 nomi presenti in tale elenco provengono dai Paesi del Maghreb. Un diciassettenne algerino, secondo un portavoce della polizia, è stato condannato l’anno scorso per otto furti da veicoli, oltre a taccheggio, furti con scasso, borseggi e altri reati.

 

Avvisi simili sono stati emessi anche altrove. A Zurigo, il direttore della sicurezza Mario Fehr ha affermato che algerini e marocchini si distinguono in particolare per i reati di furto di ogni genere. Soletta ha annunciato la creazione di un nuovo organismo cantonale, in parte a causa dei recidivi per piccoli reati nel settore dell’accoglienza dei richiedenti asilo. A San Gallo, il governo cantonale ha dichiarato che le persone provenienti dal Maghreb tengono impegnate sia la polizia che la procura con furti di cellulari, furti d’auto e altri reati, spesso commessi utilizzando diversi pseudonimi.

 

Lo scorso anno, la procura di San Gallo ha emesso ben 1.765 mandati di comparizione nei confronti di questo gruppo. Florian Schneider, portavoce della polizia cantonale di San Gallo, ha dichiarato che alcuni recidivi venivano fermati ripetutamente nel giro di poche ore. «Abbiamo visto alcuni recidivi anche tre volte in un solo giorno», ha affermato, descrivendo un circolo vizioso demoralizzante per le forze dell’ordine, alimentato dalla scarsa deterrenza e dalla continua recidiva. Ha aggiunto che gli agenti si imbattono regolarmente in sospetti «spesso irascibili e molto irrispettosi», come riportato da 20 Minuten.

 

Le autorità svizzere stanno cercando di rispondere accelerando le procedure legali e intensificando il coordinamento tra polizia e funzionari dell’immigrazione. A livello federale, la Segreteria di Stato per la Migrazione ha indicato diverse misure già introdotte. Dall’inizio del 2024, le autorità hanno organizzato tavole rotonde strategiche, reclutato ex agenti di polizia per migliorare la condivisione di informazioni con le forze regionali e istituito una task force dedicata ai recidivi. Il governo ha inoltre dichiarato di voler accelerare le procedure di asilo e dare priorità all’espulsione dei condannati per reati gravi, con una prima valutazione del progetto pilota prevista nei prossimi mesi.

 

I critici sostengono che queste misure non siano affatto sufficienti. Beat Stauffer, giornalista di lungo corso ed esperto di Maghreb citato nel rapporto, ha definito la situazione attuale «una follia» e ha auspicato un approccio molto più rigoroso, affermando che la Svizzera spende ogni anno decine di milioni di franchi per elaborare le domande provenienti da paesi i cui cittadini vengono respinti con una percentuale che si avvicina al 99%, e che molti di coloro a cui viene negato l’asilo continuano a dipendere dagli aiuti di emergenza per anni. A suo avviso, le richieste di asilo provenienti da paesi come l’Algeria e il Marocco dovrebbero essere prese in considerazione solo se fin dall’inizio si possono dimostrare motivi validi e convincenti.

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Immigrazione

L’AfD lancia un’app per la prevenzione della violenza da coltello

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Il partito Alternative für Deutschland (AfD) ha lanciato uno strumento online interattivo per monitorare gli attacchi con armi da taglio a Berlino, nell’ottica di fare dell’aumento della criminalità violenta un tema centrale della campagna elettorale cittadina. Lo riporta l’European Conservative.   La cosiddetta «app sui coltelli» fornisce una panoramica dettagliata degli incidenti segnalati dalla polizia negli ultimi 30 giorni, inclusa una mappa interattiva che mostra dove si sono verificati gli attacchi, il numero di feriti e confronti con le statistiche ufficiali della polizia sulla criminalità (PKS).   La leader dell’AfD, Kristin Brinker, ha accusato la coalizione di governo CDU-SPD di non aver fornito sufficiente trasparenza sui crimini violenti, sostenendo che la preoccupazione pubblica per la sicurezza è cresciuta. Il portavoce per la politica interna, Thorsten Weiß, ha affermato che la piattaforma ha lo scopo di evidenziare le discrepanze tra gli incidenti segnalati e i dati ufficiali, e ha invitato il Senato a pubblicare informazioni più dettagliate, inclusa la nazionalità dei sospettati.   Secondo le statistiche della polizia, a Berlino nel 2025 si sono verificati 3.599 attacchi con arma da taglio, con un aumento del 5,5% rispetto all’anno precedente, pari a circa dieci episodi al giorno. Circa la metà degli attacchi ha comportato minacce piuttosto che violenza fisica. La polizia ha identificato 1.906 sospetti, l’86% dei quali di sesso maschile e il 56% di nazionalità non tedesca. Circa un terzo dei sospetti aveva meno di 21 anni.

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Le autorità hanno reagito istituendo tre zone in cui è vietato portare coltelli e armi da fuoco: nel Parco Görlitzer, a Kottbusser Tor a Kreuzberg e in Leopoldplatz a Wedding. Il portavoce della CDU per le politiche interne, Burkhard Dregger, ha affermato che in queste aree i reati con armi da taglio sono diminuiti fino al 45% e ha suggerito di estendere o ruotare le zone per includere altre località ad alto rischio.   Episodi di violenza con armi da taglio sono stati segnalati anche in altre zone della Germania. Nella città occidentale di Solingen, due uomini di 48 e 52 anni sono rimasti gravemente feriti in un accoltellamento avvenuto nel centro città. Un cittadino turco di 46 anni è stato arrestato sul posto.   Secondo le prime ricostruzioni, l’aggressione potrebbe essere scaturita da una lite tra persone che si conoscevano, sebbene le circostanze esatte rimangano ancora poco chiare. Anche una terza persona, intervenuta per sedare la rissa, è rimasta ferita. I servizi di emergenza hanno isolato la zona e la polizia ha interrogato i testimoni nell’ambito delle indagini.   Come scritto da Renovatio 21attacchi con il coltello di immigrati a passanti sono un pattern oramai riconoscibile in Germania. Si ricorda, tra i tantissimi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.   Come scritto da Renovatio 21attacchi con il coltello di immigrati a passanti sono un pattern oramai riconoscibile. Si ricorda, tra i tantissimi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.   L’uso del coltello da parte degli immigrati è talmente rilevante che un land tedesco del Nord Reno-Vestflaia ha pubblicato dei volantini per scoraggiarne il possesso. Tre settimane fa si è avuto il caso di un cittadino romeno accoltellato più volte da una gang siriana a Schwerte, nella Renania Settentrionale-Vestfalia.   L’incidente più eclatante è stato l’accoltellamento mortale multiplo avvenuto nella città bavarese di Aschaffenburg da parte di un richiedente asilo afghano respinto che aveva preso di mira un gruppo di bambini dell’asilo. Come riportato da Renovatio 21, un bambino di 2 anni è stato accoltellato a morte, così come un passante di 41 anni che ha tentato di intervenire. Un altro bambino è rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato in ospedale, mentre una delle educatrici dell’asilo che accompagnava i bambini piccoli si è rotta un braccio nel tentativo di difendersi dall’aggressore, descritto come in «frenesia sanguinaria».   Sanguinari attacchi di immigrati con coltello si sono registrati anche in Olanda, Belgio, Austria. Anche in Italia non si contano oramai gli episodi di «maranza» armati di coltello, che riempiono le cronache oramai tutte le settimane.   La violenza da lama è un problema da decenni per la gioventù britannica, al punto che lo scorso anno il premier Keir Starmer ha vietato definitivamente la vendita di katane.

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Immigrazione

Al-Jolani contesta le cifre della remigrazione degli immigrati siriani promesse da Merz

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Il leader siriano Ahmed al-Sharaa, previamente conosciuto come il terrorista jihadista al-Jolani ha smentito le affermazioni secondo cui avrebbe detto al cancelliere tedesco Friedrich Merz che fino all’80% dei siriani residenti in Germania potrebbe essere convinto a tornare in patria entro tre anni.

 

Lunedì, durante una conferenza stampa congiunta con al-Jolani, ex comandante jihadista salito al potere nel 2024 dopo aver rovesciato il precedente governo, Merz ha citato la cifra e la relativa tempistica. In seguito alle critiche, anche provenienti dal suo stesso schieramento politico, martedì Merz ha affermato che la stima proveniva da al-Sharaa.

 

Intervenendo più tardi quello stesso giorno a un evento organizzato dal think tank londinese Chatham House, al-Jolani ha respinto l’affermazione definendola «esagerata» e ha dichiarato che non rispecchiava la sua posizione. Ha sottolineato che qualsiasi sforzo di rimpatrio dipenderebbe in larga misura dalla ripresa economica della Siria.

 

«Dobbiamo ricostruire il Paese e creare opportunità di lavoro», ha affermato. Molti siriani, ha osservato, si sono costruiti una vita all’estero e sarebbero restii a trasferirsi di nuovo. Al-Jolani ha affermato che tassi di ritorno più elevati richiederebbero investimenti sostanziali da parte dei paesi occidentali, tra cui la Germania, nella ricostruzione della Siria.

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La migrazione rimane un tema politico scottante in tutta l’Europa occidentale. Sondaggi recenti indicano un desiderio diffuso di controlli più severi e di una riduzione del numero di migranti. Un’importante indagine YouGov del 2025 ha rilevato che tra il 64% e l’82% degli intervistati in Gran Bretagna, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna si oppone a un forte aumento dei nuovi migranti.

 

In Germania, l’opposizione a norme più permissive per i richiedenti asilo ha contribuito all’ascesa del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD), che i partiti tradizionali hanno cercato di isolare attraverso un accordo di «muro di separazione». L’AfD dipinge i migranti, in particolare quelli provenienti da paesi extraeuropei, come un peso per i servizi pubblici e una causa di criminalità e disordini sociali. Il partito chiede di fatto la remigrazione di milioni di immigrati.

 

Le dichiarazioni di Merz sui rimpatri dei siriani sono state ampiamente considerate irrealistiche e irresponsabili. Anke Rehlinger, vice leader del Partito Socialdemocratico (SPD), che fa parte della coalizione di governo, ha affermato che «non è una buona idea» annunciare «cifre specifiche per periodi di tempo specifici» che l’opinione pubblica potrebbe interpretare come un obiettivo politico.

 

Daniel Thym, esperto di migrazione intervistato da Handelsblatt, ha definito il tasso di rimpatrio dell’80% «probabilmente irraggiungibile», dato che finora solo poche migliaia di siriani hanno accettato di tornare a casa in cambio degli incentivi finanziari offerti dal governo tedesco.

 

Milioni di siriani sono fuggiti quando la Primavera araba ha travolto il Paese, precipitandolo in una catastrofica guerra civile che ha innescato una grande ondata migratoria verso l’UE nel 2014-15. Circa un milione di siriani si è infine stabilito in Germania, incoraggiati dalla politica di apertura dell’allora cancelliera Angela Merkel, che è stata in gran parte mantenuta dai suoi successori nonostante sia diventata sempre più un peso politico.

 

Non sono mancati, in Germania, episodi di estrema violenza da parte degli immigrati siriani in Germania.

 

Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa un uomo tedesco è stato gettato sui binari della stazione da immigrati dalla Siria. Lo scorso dicembre era stato sventato un attacco terroristico ad un mercatino di Natale bavarese nel cui commando era presente un siriano.

 

In un episodio di insolenza rivelatrice, a fine 2024 masse di immigrati siriani invasero i mercatini di Natale tedeschi gridando «Allahu akbar», in celebrazione della presa di Damasco da parte degli islamisti anti-Assad.

 

 

Non è chiaro perché, se sono felici dell’esito politico della detronizzazione degli Assad e dell’intronizzazione del jihadista Jolani, queste masse immigrate non tornino nel loro Paese. Scherziamo, è a noi chiarissimo,

 

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

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Immigrazione

Bambino austriaco vittima di bullismo da parte di compagni musulmani perché unico cristiano della sua classe

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Uno studente di quinta elementare a Vienna, in Austria, è vittima di bullismo e viene chiamato «maiale» perché è l’unico cristiano in una classe di musulmani. Lo riporta ilquotidiano austriaco Profil.   Secondo un articolo del giornale, lo studente di quinta elementare frequenta una scuola media di Vienna dove la maggior parte degli alunni è musulmana. È vittima di bullismo e i suoi compagni di classe lo chiamano «maiale» perché è l’unico cristiano della classe.   Profil ha accompagnato un assistente sociale per una settimana in una scuola per studenti provenienti da famiglie disagiate nel quartiere di Brigittenau, frequentata perlopiù da migranti poveri.   La scuola non viene nominata per tutelare insegnanti e studenti, ma il rapporto afferma che circa il 99% degli studenti proviene da famiglie di immigrati. La maggior parte degli studenti parla turco o arabo a casa e l’Islam è la religione predominante (60% degli studenti). Dei 390 studenti, metà proviene da famiglie che, secondo quanto riferito, dipendono dall’assistenza sociale statale per sopravvivere o hanno redditi ben al di sotto della soglia di povertà.   Alcuni studenti hanno fino a 17 anni (nonostante la scuola media di solito termini all’ottavo anno, con gli studenti che hanno 14 anni) perché hanno dovuto ripetere più anni scolastici.

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Secondo l’assistente sociale intervistata nell’articolo giornalistico, molti studenti soffrono la fame, la stanchezza e la difficoltà di concentrazione durante il mese islamico del Ramadano, caratterizzato dal digiuno intermittente. Uno studente di quasi 16 anni ha affermato: «Sì, digiuno da quando avevo otto anni. Lo fanno tutti in Siria».   L’articolo affronta anche il tema dei matrimoni combinati forzati e delle mutilazioni genitali femminili tra le studentesse, in particolare quelle provenienti da paesi come Egitto, Sudan o Somalia.   L’assistente sociale ha affermato che i problemi sono così numerosi da «rendere spesso difficile il normale svolgimento delle lezioni», poiché gli studenti sono assenti per settimane e la scuola non riesce a contattare né loro né i loro genitori. Alcuni studenti sono coinvolti in reati legati alla droga, rapine e hanno già trascorso periodi in carcere. Si verificano ripetutamente episodi di violenza.   Secondo gli ultimi dati, il 41,2% degli studenti delle scuole elementari e medie (dai 6 ai 14 anni) di Vienna è di fede musulmana, rappresentando la religione più diffusa in questa fascia d’età. I cristiani costituiscono il 34,5% (17,5% cattolici e 14,5% ortodossi), mentre il 23% non professa alcuna religione.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa era emerso sulla stampa europea che il 44,6% di bambini di prima elementare nelle scuole elementari pubbliche di Vienna non possiede le competenze linguistiche necessarie per seguire le lezioni, cioè gli studenti non sanno parlare la lingua nazionale austriaca, cioè il tedesco.   Come riportato da Renovatio 21, secondo previsioni statistiche, il numero di analfabeti in Svezia supererà le 800.000 unità nell’inverno di quest’anno, mentre i ricercatori ritengono che presto raggiungerà quota 1 milione, in gran parte a causa dell’immigrazione di massa.

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