Geopolitica
Il Cremlino nega di aver «mandato affanculo» la Francia
Il governo russo non ricorre a un linguaggio osceno nei contatti con altri paesi, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.
La scorsa settimana il Financial Times ha riportato che i consiglieri del presidente francese Emmanuel Macron, Emmanuel Bonne e Bertrand Buchwalter, si erano recati segretamente a Mosca a febbraio per un incontro con Yuri Ushakov, collaboratore del presidente russo Vladimir Putin.
Secondo un diplomatico europeo rimasto anonimo, i rappresentanti di Macron avrebbero chiesto l’inclusione dell’UE nei colloqui di pace tra Rssia, Stati Uniti e Ucraina, ma l’incontro si sarebbe concluso con Ushakov che avrebbe detto ai visitatori: «Scusate, in realtà no, non siamo obbligati, andate a quel Paese».
Interpellato domenica dal giornalista russo Pavel Zarubin, Peskov ha risposto: «No, nessuno di noi usa mai un linguaggio volgare per riferirsi a qualcuno».
«Sapete, c’è un saggio detto di un diplomatico. Cos’è la diplomazia? È la capacità di dire a qualcuno di andare all’inferno in un modo tale che ci andrà davvero», ha affermato.
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Peskov probabilmente si riferiva a una citazione attribuita all’ex Primo Ministro britannico Winston Churchill: «La diplomazia è l’arte di dire alla gente di andare all’inferno in modo tale che poi chiedano indicazioni stradali».
La scorsa settimana, Peskov ha confermato al Financial Times che la visita dei consiglieri francesi ha avuto luogo, ma ha affermato che «non ha portato alcun segnale positivo».
«Purtroppo, gli europei stanno impiegando tutti i loro sforzi per convincere gli ucraini a continuare la guerra. Siamo convinti che gli europei stiano commettendo un errore dal punto di vista del loro stesso futuro», ha affermato.
La Russia sta prevalendo sul campo di battaglia nel conflitto in Ucraina, ma «come ha detto il presidente Putin, siamo aperti a una soluzione diplomatica», ha aggiunto il portavoce.
Delegazioni provenienti da Mosca, Washington e Kiev hanno tenuto tre cicli di colloqui dall’inizio dell’anno, l’ultimo dei quali a Ginevra a metà febbraio. Un quarto incontro era previsto per i primi di marzo, ma è stato annullato a causa dell’attacco israelo-americano all’Iran. Giovedì Peskov ha chiarito che la pausa nei negoziati è temporanea e che riprenderanno a breve.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Gli Stati Uniti ordinano a Israele di mantenere la parola data sul Libano
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Geopolitica
Il Kenya rivendica la sovranità sui soldati britannici presenti sul suo territorio
Il Parlamento keniota ha impedito la firma del rinnovo di un accordo con l’esercito britannico secondo cui i soldati britannici accusati di stupro, omicidio o altri reati non possono essere giudicati dai tribunali kenioti, ma solo da quelli britannici, il che equivale a una sospensione della sovranità del Kenya.
Il quotidiano African Initiative riferisce che il 12 agosto è stata presentata al Parlamento keniota una petizione firmata dalle vittime di abusi compiuti da soldati britannici. La petizione porta le firme delle vittime, dei loro familiari, degli abitanti del luogo e dei lavoratori delle zone in cui opera il BATUK (l’Unità di Addestramento dell’Esercito Britannico).
firmatari hanno chiesto all’Assemblea Nazionale di assicurare l’attuazione delle raccomandazioni contenute in un rapporto del Comitato Dipartimentale per la Difesa, l’Intelligence e le Relazioni Estere, pubblicato nel novembre 2025.
Una giovane di 21 anni è stata violentata e uccisa nella zona nel 2012, dopo essere stata vista in compagnia di soldati britannici, ma al presunto responsabile è stato consentito di rientrare nel Regno Unito senza affrontare un processo. I firmatari della petizione hanno inoltre dichiarato: «Centinaia di bambini sono stati concepiti da soldati britannici e poi abbandonati, lasciati senza nome, sostegno o riconoscimento, crescendo tra i sussurri negli stessi villaggi che un tempo avevano accolto i loro padri».
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Le vittime hanno anche segnalato pascoli bruciati, contaminazione del suolo e altre conseguenze delle esercitazioni militari. I firmatari chiedono un indennizzo per le vittime, sostegno per i bambini abbandonati, il ripristino dei terreni danneggiati e la tutela dei dipendenti kenioti impiegati nelle strutture del BATUK. Domandano inoltre un esame pubblico dell’accordo proposto con il Regno Unito e insistono perché ai cittadini e ai loro rappresentanti eletti sia data la possibilità di concorrere a definire le condizioni in base alle quali le forze militari straniere stazionano in Kenya. Nelson Koech, presidente della commissione parlamentare che ha avviato l’inchiesta, ha affermato: «Non ha senso negare al Kenya il diritto di perseguire i crimini commessi entro i suoi confini».
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa era emerso lo scandalo per cui soldati britannici in addestramento in Kenya organizzavano cerimonie di iniziazione in cui le reclute più giovani erano costrette ad avere rapporti sessuali «non protetti» con prostitute locali.
Scandali sono scoppiati anche in patria.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 emerse che un battaglione di paracadutisti britannici fu punito per aver scatenato un’orgia in caserma. Una registrazione circolante mostrava una donna che faceva sesso con otto membri della 16a Brigata d’assalto aereo all’interno della caserma Merville a Colchester, nell’Essex, mentre dozzine di altri soldati guardavano e alcuni li incoraggiavano. Secondo la Royal Military Police (RMP), la donna era una civile che, secondo quanto riferito, era stata introdotta di nascosto nella base circa 30 volte negli ultimi cinque mesi.
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Immagine di Sgt Adrian Harlen/MOD via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence v3.0
Geopolitica
Le forze paramilitari sudanesi tornano all’assalto
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