Intelligence
Storia del SOE, l’armata segreta di Churchill
Il passaggio di consegne da parte del vecchio impero britannico verso il nuovo impero a stelle strisce in seguito alla fine del secondo conflitto mondiale fu epocale e si riferì soprattutto alla percezione, a ragione, dell’inizio di una nuova supremazia sul mondo intero. Questo sorpasso avvenne anche a livello di Intelligence e si manifestò nel superamento da parte dell’OSS-CIA americana sulla SOE britannica nell’arco dello svolgimento dei fatti di guerra. Come spiega Tommaso Piffer nel suo articolo «Office of Strategic Service versus Special Operation Executive» la nascita delle due organizzazioni avvenne in due momenti diversi: prima il SOE, ramo cadetto l’OSS.
L’agenzia dei servizi segreti britannici Special Operations Executive (SOE) divenne la soluzione di Winston Churchill (1874-1965) alle necessità militari impellenti che vennero a formarsi con l’invasione nazista del continente europeo. Chiamata anche «The Baker Street Irregulars» («gli irregolari di Baker Street»), «Churchill’s Ministry of Ungentlemanly Warfare» («il ministero dei diversamente gentiluomini di Churchill») oppure anche «Churchill Secret Army» o l’armata segreta di Churchill, si prese in carico di eseguire tutte quelle operazioni sporche necessarie per contrastare l’avanzata nazista.
Tre dipartimenti distinti voluti espressamente da Churchill vennero dati alla luce nel 1938, occupandosi rispettivamente di propaganda, sabotaggio e guerra irregolare, ricerca e pianificazione, infine vennero fusi in un unico corpo nel luglio del 1940. La nuova agenzia controllava all’incirca 13 mila persone ed era stata posta sotto la responsabilità diretta del Minister of Economic Warfare, il ministero della guerra economica. Il momento che diede il via alla creazione ufficiale della nuova agenzia fu l’occupazione della Francia da parte della Germania nazista.
Inizialmente Churchill aveva posto la SOE sotto la responsabilità di Hugh Dalton (1887-1962), l’ideologia di sinistra di Dalton lo aveva portato a concentrarsi nello svolgere attività di sabotaggio di obiettivi industriali e militari, nel fomentare disordini sindacali, scioperi e rivolte, in diffondere propaganda e nell’organizzare attività terroristiche. Venne in seguito sostituito con il brigadiere Colin Gubbins, il quale dopo aver dimostrato le sue capacità nella Guerra d’Indipendenza irlandese, da direttore dell’addestramento e delle operazioni continuò la sua scalata fino ad assumersi la totale responsabilità dell’agenzia.
I fondamentali obiettivi che decretarono la nascita della SOE furono il sabotare le azioni militari dell’asse e di pari importanza la creazione di eserciti segreti che avrebbero dovuto sollevarsi al momento opportuno. Nell’idea generale inglese, la formazione di questi eserciti nascosti sarebbero stati necessari per sconfiggere l’asse nel momento in cui le truppe alleate avrebbero iniziato a recuperare terreno nelle nazioni europee occupate dal nazifascismo. Questa operazione fu l’inizio di quella struttura che successivamente verrà chiamata Stay Behind con lo scopo di continuare la battaglia sostituendo il bersaglio nazista con il mondo sovietico.
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Fondamentale fu il ruolo del SOE nel riuscire a procurare valuta forte internazionale durante gli anni di guerra. Senza l’apporto costante di nuova linfa vitale procurata nel mercato nero, la banca d’Inghilterra non sarebbe stata in grado di supportare le operazioni di guerra come poi accadde. Lord Selborne, ministro dell’economia di guerra nel 1942, dichiarò che la SOE era la più grande macchina di recupero di valuta estera nei mercati neri d’Europa e Asia, raggiungendo numeri di oltre un milione e settecentomila sterline.
L’Office of Strategic Service (OSS) venne invece creato due anni dopo nel 1942 e immediatamente iniziò la relazione tra i due apparati suddividendone le sfere d’influenza. La SOE si tenne per se la maggioranza dell’Europa inclusi i Balcani mentre l’OSS ottenne la responsabilità per la Cina, l’area del Pacifico e il Nord Africa. Gli accordi riflettevano le rispettive posizioni di forza nel momento degli accordi sullo scacchiere internazionale.
La SOE aveva ormai due anni di esperienza nel campo della resistenza europea e aveva già promosso importanti relazioni con il mondo Polacco e Greco. L’OSS invece era visto come l’ultimo arrivato e nei primi mesi della sua nascita aveva cercato di attingere il più possibile dall’esperienza pregressa dei loro colleghi. Come spesso capita tra cugini, la collaborazione portò alla luce una ovvia rivalità tra anglo-americani e il rapporto tra le due agenzie nel mediterraneo non fu mai di quelli facili.
L’incredibile successo inglese di riuscire leggere i messaggi cifrati dei tedeschi costruì un enorme vantaggio per l’intelligence alleata che viveva quotidianamente dell’invio dei messaggi tradotti. Ogni giorno si assisteva all’invasione degli uffici del SOE e dell’OSS di cable provenienti dai messaggi criptati nazisti. Nonostante contenessero nomi propri cifrati e i luoghi venissero chiamati con nomi di fantasia, gli agenti degli uffici anglo americani assorbivano da questa mole di lavoro una forma di relazione col nemico che aiutava a tenere sempre alto il livello di guardia.
Fu l’ambito balcanico però a rivelarsi il primo vero campo aperto di disputa. Il generale William «Wild Bill» Donovan (1883-1959) avanzò la possibilità di estendere l’influenza dell’OSS sui Balcani questionando la superiorità del SOE. Scavalcando il dialogo tra le parti costituì un ufficio al Cairo, ottenendo, a quanto pare, il diritto a poter esercitare nell’area balcanica. I britannici mantennero il controllo sulle comunicazioni e sui codici. Qualche mese dopo i britannici cambiarono il loro appoggio dal generale Dragoljub «Draža» Mihailović, capo delle formazioni militari Cetniche, con il capo del movimento partigiano comunista Josip Broz Tito.
I britannici mantennero il potere di fatto sull’area e terminarono la luna di miele della coppia bianco-rosso-blu, rimuovendo, come ebbe a scrivere Jay Jakub in Spies and Saboteurs,ogni vestigia di ingenuità dell’OSS.
Nel momento in cui si aprì il fronte italiano con l’armistizio dell’8 settembre, entrambe le agenzie posero un ufficio in terra italiana. Mentre la SOE prese sede a Bari, l’agenzia americana scelse di posizionarsi a Caserta. La gestione dei rapporti tra i due apparati di Intelligence divenne riconosciuto da allora in avanti come il peggior esempio di collaborazione tra due entità governative. I due enti si ritrovarono in competizione su qualsiasi occasione creando non pochi problemi in una situazione, secondo l’autore, di relativa facile lettura.
Con i problemi nati tra le agenzie, lo sviluppo della guerra sentenziò la totale separazione tra le due agenzie e infine il sorpasso degli americani ai danni degli inglesi in termini di numero di missioni e forniture inviate sul campo ai partigiani. L’inversione dei ruoli manifestatosi in Italia, divenne indicativo di un cambio della guardia nel mondo delle operazioni clandestine dal quale ne derivarono importanti conseguenze a livello di supporto verso i movimenti di resistenza e di attività a livello mondiale.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Decapitazioni di massa in Manciuria: crimini giapponesi della Seconda Guerra Mondiale emergono dai docuimenti sovietici
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Intelligence
Perché il capo della CIA era a Mosca? Lavrov spiega, e racconta anche della visita di monsignor Gallagher
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov è intervenuto sull’intensa e insolita attività diplomatica registrata questa settimana a Mosca, chiarendo i colloqui con il massimo diplomatico vaticano e restando volutamente evaso sulla visita del direttore della CIA John Ratcliffe.
L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali, e Ratcliffe si trovavano entrambi nella capitale russa.
«In entrambi i casi, coloro che sono venuti da noi volevano venire a parlare», ha dichiarato Lavrov in un’intervista pubblicata venerdì da una testata russa.
Secondo Lavrov, i colloqui con monsignor Gallagher hanno riguardato soprattutto il conflitto in Ucraina. L’inviato della Santa Sede ha ribadito il desiderio di far cessare al più presto le ostilità e ha offerto ulteriore aiuto su temi umanitari, compresi gli scambi di prigionieri e di salme.
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Il ministro della Diplomazia russa ha usato l’incontro per ripercorrere una lunga catena di intese diplomatiche infrante, abbandonate o fatte fallire da Kiev e dai suoi alleati occidentali: dall’accordo di Euromaidan del 2014, all’epoca del colpo di Stato, agli accordi di Minsk, impiegati per dare a Kiev il tempo di riarmarsi, fino ai colloqui di Istanbul del 2022, naufragati anche per opera di Londra.
«Ho fatto notare che da parte nostra non era mancata la buona volontà… Penso che abbia capito tutto. Direi che non ha avuto controargomentazioni, a parte lo slogan generale che «bisogna porre fine al più presto»», ha detto Lavrov.
Il ministro russo ha inoltre spiegato a Gallagher che la spinta occidentale a un cessate il fuoco lungo l’attuale linea di contatto servirebbe solo a congelare i combattimenti, senza una soluzione duratura. I piani per il dispiegamento di «forze di stabilizzazione» a guida britannica e francese, ha aggiunto, finirebbero per conservare di fatto il «regime neonazista» a Kiev, che reprime la lingua russa e la Chiesa ortodossa ucraina canonica.
Il prelato lidpuliano era stato indicato come persona presente agli incontri in Vaticano tra Zelen’skyj e Bergoglio. Commentatori russi online avevano accusato il Gallagherro di essere al servizio degli interessi di Londra nel conflitto eterno contro Mosca.
Yesterday Vatican Archbishop Paul Gallagher -Vatican’s Foreign Minister– met with FM Sergey Lavrov in Moscow. The central issue was the war in Ukraine. There is no way Vatican can be a constructive peace mediator without first coming to terms with the fact that Americans… https://t.co/YomsrwxUQa
— Dr.Sophia Ulgen 🇷🇺☮🇺🇸 (@ulgensophia74) August 26, 2026
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Sulla visita di Ratcliffe Lavrov è stato molto più riservato. «Io non c’ero», ha detto, precisando che i servizi di intelligence comunicano di consueto attraverso canali già consolidati e che «non c’è nulla di insolito» se tali contatti avvengono in silenzio. Anche i diplomatici, ha aggiunto, spesso lavorano «in silenzio».
«Naturalmente, non divulghiamo dettagli troppo sensibili o ancora in fase di elaborazione, laddove è importante non compromettere possibili compromessi e consensi», ha affermato Lavrov.
Il capo della diplomazia ha inoltre smentito le accuse secondo cui Mosca avrebbe lanciato un ultimatum all’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, dopo le notizie sui media sull’uso dell’intelligence americana per favorire attacchi ucraini a lungo raggio contro la Russia.
Lavrov ha sostenuto che Mosca resta disponibile al dialogo con i governi occidentali, ma non dà più per scontato che le assicurazioni pubbliche o gli accordi negoziati vengano rispettati. «L’inganno è alla base della diplomazia occidentale. E tale rimane», ha dichiarato, richiamando quelle che Mosca considera promesse non mantenute dalla NATO sull’espansione e i successivi accordi falliti sull’Ucraina.
Alla domanda sul perché la Russia abbia continuato a concedere il beneficio del dubbio, Lavrov ha risposto che i russi tendono a credere nelle persone «fino alla fine».
«Ma la fine è già arrivata», ha aggiunto, sostenendo che i rapporti con l’Occidente non torneranno più a essere quelli precedenti al febbraio 2022.
Lavrov ha indicato il vertice presidenziale dello scorso anno ad Anchorage come ultimo esempio di questa delusione. Ha detto che il presidente russo Vladimir Putin ha esaminato punto per punto la proposta di pace americana con l’inviato di Trump, Steve Witkoff, il quale ha confermato che essa rappresentava la posizione del leader statunitense. Putin avrebbe poi accettato la proposta, nonostante alcune «sfumature» rimaste, secondo Lavrov.
«Se questo non è consenso e non è un accordo, allora non so cosa sia un accordo», ha affermato il ministro russo decano delle relazioni internazionali.
Washington contesta questa lettura. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato a giugno che c’era stata «una proposta in Alaska, ma non si è raggiunto un accordo».
Secondo Lavrov, gli accordi di Anchorage sono stati poi indeboliti nei mesi successivi dai leader dell’UE e del Regno Unito. Il presidente francese Emmanuel Macron ha infine detto al vertice del G7 di Evian a giugno che Anchorage era stato «sepolto».
Trump, tuttavia, non ha dichiarato esplicitamente la fine di quel quadro. Al vertice originario dell’agosto 2025 aveva descritto i colloqui in termini positivi, avvertendo però che «non ci sarà alcun accordo finché non ci sarà un accordo».
Lavrov ha detto che Mosca resta pronta ad ascoltare nuove proposte americane, ma nel frattempo la Russia «continuerà a lavorare sul campo».
Speculazioni della stampa avevano sostenuto che la visita del capo CIA a Mosca serviva da avvertimento di non attaccare Paesi NATO. Nonostante la notizia fosse stata ingigantita, al punto da divenire un cartone del noto account PsyOpsAnime, vi sono sono state poi smentite, come pure riguardo al fatto che il Ratcliffo avrebbe incontrato lo stesso Vladimiro Putin.
CIA Director John Ratcliffe delivers a warning to Russia over intelligence suggesting Putin is preparing to attack NATO. https://t.co/dK5TUDMtxy pic.twitter.com/kKHMYHzQe3
— PsyopAnime (@PsyopAnime) August 27, 2026
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Altre voci sostengono che il motivo della visita moscovita del vertice CIA sia legato alla guerra in Iran. Secondo fonti citate da CNN, Politico, CBS e altri media, Ratcliffe ha chiesto alla Russia di ridurre o interrompere il sostegno economico e militare a Teheran, di non condividere intelligence (come dati sui bersagli americani in Medio Oriente) e di usare la propria influenza per favorire la riapertura dello Stretto di Ormuzzo.
Il Ratcliffo avrebbe quindi avvertito di possibili sanzioni aggiuntive verso entità russe legate all’Iran.
Il viaggio non era annunciato ed è durato circa otto ore. Ratcliffe ha incontrato funzionari dell’intelligence russa (tra cui il capo dell’SVR Sergej Naryshkin e il capo dell’FSB Aleksandr Bortnikov), ma non Putin, che è stato informato dei colloqui.
Il presidente Trump ha definito la visita «semi-routine» e ha smentito che fosse specificamente per avvertire sulla NATO o per l’Iran, sottolineando invece lo sforzo per chiudere la guerra in Ucraina. Il Cremlino ha confermato solo i contatti tra i servizi di Intelligence.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Operazioni delle forze speciali USA in Ecuador
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