Spazio
Aereo NASA effettua un atterraggio di emergenza
Un video spettacolare ha catturato il drammatico momento in cui un aereo da ricerca della NASA è stato costretto a un atterraggio di emergenza in fiamme su un aeroporto del Texas martedì, a seguito di un guasto tecnico.
Le immagini diffuse sui social media mostrano le fiamme che fuoriescono dalla parte inferiore del jet WB-57 mentre l’aereo slittava lungo la pista con il carrello di atterraggio non estratto.
La portavoce della NASA Bethany Stevens ha confermato l’accaduto in una dichiarazione diffusa poco dopo l’atterraggio.
🚨#BREAKING: Watch as a NASA research jet made a belly landing when it bursted into flames at after its landing gear apparently failed to deploy
⁰📌#Houston | #Texas⁰
Watch wild footage captured after a NASA WB-57 research aircraft was forced to make a belly landing at… pic.twitter.com/mkb27JVWeC— R A W S A L E R T S (@rawsalerts) January 27, 2026
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«Oggi, un problema meccanico a uno dei WB-57 della NASA ha causato un atterraggio con il carrello sollevato a Ellington Field», ha scritto Stevens su X, precisando che «tutti i membri dell’equipaggio sono al sicuro».
«Come per ogni incidente, la NASA condurrà un’indagine approfondita sulla causa», ha aggiunto.
Il WB-57 è un velivolo da ricerca ad alta quota impiegato dalla NASA per missioni scientifiche, tra cui lo studio dell’atmosfera, osservazioni della Terra e supporto a programmi di volo spaziale. Si tratta di un aereo militare modificato, derivato dal Martin B-57 Canberra, capace di raggiungere quote estreme.
Il Johnson Space Center dispone di tre di questi velivoli, operativi per missioni di ricerca fin dall’inizio degli anni ’70. A bordo del WB-57 lavorano in coppia il pilota e l’operatore dei sensori. L’aereo ha un’autonomia di circa 4.000 km e può rimanere in volo per oltre sei ore.
Non è ancora noto l’entità dei danni subiti dalla struttura né quanto tempo sarà necessario per riportare il velivolo in servizio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spazio
Starship, grande missile di Elon Musk, esplode dopo aver portato a termine la sua missione orbitale
Starship achieved orbit on its first attempt and successfully delivered Starlink V3 satellites to space for the first time → https://t.co/LwJ4g6dNZ3 pic.twitter.com/pnd3k8x6E0
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
Starship has begun deploying its payload of 26 @Starlink V3 satellites. This deployment sequence will take ~30 minutes pic.twitter.com/ycIdAx5Lbe
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
Starship is preparing for its deorbit burn pic.twitter.com/431iz2S60G
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
Splashdown confirmed. Congratulations to the entire SpaceX team on the first orbital flight of Starship! pic.twitter.com/urjmiwnvNl
— SpaceX (@SpaceX) September 28, 2026
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Spazio
La Russia lancia in orbita un nuovo mezzo militare
La Russia ha messo in orbita un carico utile militare riservato, completando così la seconda missione spaziale della settimana.
Il decollo è avvenuto tre giorni fa di notte dal cosmodromo di Plesetsk, nella regione di Arkhangelsk, a opera delle Forze aerospaziali russe.
Non è stata resa nota la natura precisa del carico, anche se apparentemente si tratta di un satellite. Le autorità hanno dichiarato che, una volta in orbita, il veicolo spaziale ha stabilito con successo il contatto con il centro di controllo a terra.
Secondo il Ministero della Difesa e l’agenzia spaziale russa Roscosmos, per questa missione è stato impiegato un lanciatore medio Soyuz-2.1b.
Russian Soyuz-2.1b rocket blasts off from Plesetsk Cosmodrome with Defense Ministry payload pic.twitter.com/0ujZfDQ0ie
— RTRussia (@RT_Russia_) September 18, 2026
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Il lancio si inserisce nel contesto dell’espansione delle capacità satellitari russe, tra cui la costellazione a banda larga in orbita bassa Rassvet («Alba») sviluppata dalla società aerospaziale privata Bureau 1440. Mosca punta a collocare in orbita 156 satelliti Rassvet entro la fine del 2026 e circa 900 entro il 2035.
Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato che la rete «non è da meno» rispetto a Starlink di Elon Musk e «potrebbe persino superarla per certi aspetti». La Russia sta inoltre sviluppando droni d’attacco pesanti guidati via satellite, che potrebbero risultare più resistenti alla guerra elettronica e alle interferenze.
Mercoledì Roscosmos ha effettuato un altro lancio con un razzo Soyuz-2.1b dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, mettendo in orbita la navicella cargo Progress MS-35 con 2,4 tonnellate di rifornimenti destinati alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Il lancio si inserisce nel contesto di queste ore di tensione per la dimensione dello spazio: all’annuncio del Pentagono secondo cui gli Stati Uniti hanno messo in orbita un sistema d’arma il Cremlino ha risposto accusando la militarizzazione americana dello spazio esterno
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina, la NATO aveva pubblicato un documento ufficiale – NATO’s overarching Space Policy («Politica spaziale globale NATO») che introduce la dottrina spaziale del Patto Atlantico: le minacce spaziali devono essere incluse nell’articolo 5, la celeberrima clausola di mutua difesa della NATO che impegna a dare una risposta collettiva nel caso un singolo Paese venga attaccato. In precedenza, la NATO aveva già avviato un centro spaziale, parte del comando aereo di Ramstein, in Germania.
La Russia aveva risposto duramente definendo il documento «unilaterale ed incendiario». «Possiamo vedere dove si sta effettivamente dirigendo il mondo spaziale occidentale. Si sta dirigendo verso la guerra», aveva detto al canale televisivo Rossiya 24 in un’intervista l’allora direttore dell’agenzia russa spaziale Roskosmos Dmitrij Rogozin la scorsa estate.
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa le forze armate della Repubblica Popolare Cinese hanno dichiarato che il Pentagono rappresenta la più grande minaccia alla pace e alla sicurezza dello spazio.
Pare che gli eserciti delle superpotenze atomiche si stiano davvero preparando alla guerra orbitale.
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Immagine screenshot da Twitter
Spazio
Lo spazio come frontiera geopolitica. Intervista a Emilio Cozzi
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