Spirito
Il superiore generale FSSPX afferma che le decisioni «catastrofiche» di Bergoglio giustificherebbero la nomina di nuovi vescovi
Don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità San Pio X, ha affrontato questioni relative alle consacrazioni episcopali e all’attuale crisi della Chiesa durante un discorso tenutosi il 13 dicembre a Friedrichshafen, in Germania, esortando alla preghiera, alla pazienza e a quella che ha definito «prudenza soprannaturale». Lo riporta LifeSite.
Parlando in francese e tradotto a tratti in tedesco, don Pagliarani ha detto ai presenti che non avrebbe fornito «date o nomi» riguardo alle future consacrazioni, chiedendo invece ai fedeli di prendere la questione come una seria intenzione di preghiera. Al discorso hanno partecipato personalità di spicco della FSSPX, tra cui gli ex Superiori Generali, il vescovo Bernard Fellay e don Franz Schmidberger.
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Pagliarani ha incentrato la discussione sulla questione dello «stato di necessità», ricordando che nel 1988 l’arcivescovo Marcel Lefebvre giudicò tale stato esistente in seguito all’incontro interreligioso di Assisi del 1986. Ha sostenuto che da allora la situazione non ha fatto che aggravarsi, soprattutto alla luce del pontificato di Francesco.
«Dopo il pontificato di papa Francesco», ha detto Pagliarani, quel periodo ha visto delle decisioni «epocali, catastrofiche… e che restano». Ha aggiunto che «il suo pontificato, dall’inizio alla fine, rappresenta ed esprime questo stato di necessità – che in generale, indipendentemente dalle consacrazioni, giustifica l’apostolato della società».
Pur sottolineando che Francesco è ormai morto, ha insistito sul fatto che gli effetti di quelle decisioni permangono. Nella sua valutazione, l’intero pontificato «rappresenta ed esprime questo stato di necessità», una condizione che, ha affermato, giustifica già l’apostolato della Compagnia indipendentemente da qualsiasi questione di consacrazioni.
Definisce lo stato di necessità in termini concreti:
«Quando entriamo in una chiesa normale, in una parrocchia ordinaria e comune, purtroppo oggi non troviamo più le garanzie di trovare i mezzi necessari per operare la nostra salvezza: la predicazione della verità e i sacramenti».
Secondo Pagliarani, questa realtà è «molto più facile da osservare» oggi rispetto al 1988.
Passando alle azioni di Lefebvre, Pagliarani descrisse le consacrazioni del 1988 non solo come una decisione coraggiosa, ma come «un atto di virtù» e, più precisamente, «un atto di prudenza soprannaturale». Sottolineò che Lefebvre attese, pregò e agì pubblicamente solo quando il momento fu maturo, nonostante i notevoli disaccordi esistenti all’epoca.
«Più passa il tempo», ha detto, «più si allarga il campo di coloro che riconoscono» il valore di quell’atto. Ha sottolineato che la FSSPX non agisce in sfida alla Chiesa, ma per servirla, anche quando utilizza «mezzi straordinari» proporzionati alla gravità della crisi.
Le ordinazioni episcopali del 1988 comportarono la dichiarazione di una scomunica automatica per Lefebvre, il suo co-consacrante, il vescovo Antônio de Castro Mayer, e i quattro consacrati. La validità di questa scomunica fu sempre contestata dalla Fraternità San Pio X. Nel 2009, diversi anni dopo la morte dei consacranti, il Vaticano dichiarò che la scomunica dei quattro vescovi rimanenti era stata revocata. Da allora, due dei vescovi sono deceduti, lasciando in vita solo i vescovi Bernard Fellay e Alfonso de Galarreta.
Se mai dovessero aver luogo ulteriori consacrazioni, ha affermato Pagliarani, la società dovrà preparare non solo argomenti e cerimonie, ma anche «cuori», attraverso la preghiera e la preparazione spirituale. Qualsiasi passo del genere, ha aggiunto, sarà intrapreso per il bene della Chiesa stessa, non semplicemente per le esigenze interne della società.
Pagliarani ha concluso riaffermando la continuità all’interno della FSSPX: quando verrà il momento, la società spiegherà le sue azioni a Roma e ai fedeli «nella massima trasparenza». Lo spirito della FSSPX, ha detto, «è lo stesso di sempre», paragonandolo a un razzo che può cambiare velocità o altitudine, ma rimane lo stesso razzo.
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Immagine screenshot da YouTube
Spirito
Concilio Vaticano II, mons. Viganò contro papa Leone
Chi si aspettava un qualche esame di coscienza da parte di Leone dopo sessant’anni di immani disastri, è servito: Prevost ci invita a riscoprire l’indole profetica del Concilio Vaticano II – «aurora di un giorno di luce per tutta la Chiesa» – e ad attuarne con maggiore… https://t.co/HreWBrWeA8
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) January 8, 2026
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Spirito
Il cardinale Sarah critica la musica «scandalosa» e profana durante la messa e gli abusi liturgici
Il cardinale Robert Sarah ha affermato che la liturgia «è diventata politicizzata», condannando l’uso di musica profana e gli abusi liturgici durante la Santa Messa. Lo riporta LifeSite.
Il cardinale Sarah ha fatto queste osservazioni durante due discorsi tenuti alla Princeton University nel novembre dello scorso anno. Il giornalista cattolico Edward Pentin ha recentemente pubblicato un resoconto dei discorsi sul National Catholic Register . La visita del cardinale africano negli Stati Uniti lo scorso anno è stata incentrata sulla pubblicazione del suo nuovo libro, The Song of the Lamb: Sacred Music and Heavenly Liturgy, scritto in collaborazione con il musicista ecclesiastico Peter Carter, direttore di musica sacra presso l’Aquinas Institute della Princeton University.
Il cardinale Sarah ha affermato che la liturgia della Chiesa è stata «troppo spesso strumentalizzata» e «politicizzata» negli ultimi decenni. Ha affermato che è «sbagliato» da parte dei leader della Chiesa «perseguitare ed escludere» i critici che denunciavano abusi liturgici.
L’ex prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha ricordato l’armonizzazione del Novus Ordo Missae con la Messa tradizionale latina da parte di Papa Benedetto XVI e la sua sottolineatura che «ciò che le generazioni precedenti consideravano sacro rimane sacro e grande anche per noi».
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Il cardinale ha affermato che l’abuso liturgico attacca la duplice natura e lo scopo della liturgia, vale a dire «rendere a Dio Onnipotente l’adorazione che gli è dovuta» e riconoscere che la liturgia «non riguarda ciò che facciamo noi», ma piuttosto ciò che Dio «fa per noi e in noi».
La liturgia «non è qualcosa che tu o io possiamo inventare o cambiare, anche se pensiamo di essere esperti o addirittura vescovi», ha affermato. «No. Dobbiamo essere umili di fronte alla sacra liturgia, così come ci è stata tramandata nella Tradizione della Chiesa».
Il porporato guineano ha sottolineato l’importanza della musica sacra nella liturgia, osservando che a volte è «perfino scandaloso» cantare o suonare nelle chiese musica che non sia di natura liturgica o sacra.
Citando papa Benedetto XIV, ha affermato: «per quanto riguarda la liturgia, non possiamo dire che un canto sia buono quanto un altro».
Il cardinale ha ricordato di aver imparato dai suoi genitori e dai missionari francesi venuti a evangelizzare il suo villaggio che non tutti i tipi di musica si adattano a ogni contesto e che la musica liturgica è riservata all’adorazione di Dio. Sapeva anche che, in quanto africano, la musica usata nella Santa Messa non deve essere «esattamente la stessa della musica della mia cultura», né necessariamente nella propria lingua. Cantava i canti tradizionali e ne imparava il significato «grazie alla più ampia tradizione cattolica in cui ci avevano immersi».
Il cardinale della Guinea ha spiegato che la musica sacra «ha una sua oggettività», radicata nella tradizione liturgica della Chiesa.
«Ciò significa che ciò che viene cantato nella liturgia può essere veramente definito il “canto dell’Agnello”, che loda e rende gloria a Dio Onnipotente e lo supplica per i bisogni del suo popolo», ha affermato il cardinale Sarah.
«Penso che se la musica che cantiamo nella sacra liturgia si conforma a questo criterio, possiamo veramente chiamarla ‘sacra’ e, in conformità con le disposizioni pertinenti dei libri liturgici, il canto gregoriano avrà sempre il posto d’onore».
La musica sacra, ha affermato il cardinale, «non è una ‘bella’ aggiunta alla liturgia; ne è una componente essenziale».
«Siamo creati per cantare le lodi di Dio Onnipotente per tutta l’eternità», ha affermato il Cardinale Sarah. «Facendolo nel modo più bello e bello possibile nella sacra liturgia in questa vita, prepariamo noi stessi e gli altri all’eternità – anzi, così facendo siamo in grado di vivere con maggiore fedeltà la nostra vocazione soprannaturale nelle circostanze quotidiane della nostra particolare vocazione, qui e ora».
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Immagine di François-Régis Salefran via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Spirito
Catechesi di Leone XIV: Riscoprire il Concilio Vaticano II
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Una nuova interpretazione del Concilio Vaticano II?
Questo annuncio ha suscitato reazioni contrastanti. I lettori conservatori vi hanno visto un possibile ritorno all’«ermeneutica della continuità», tanto cara a Benedetto XVI, in contrapposizione a un’«ermeneutica della rottura», di cui il precedente papa era un esponente di spicco. Altri hanno sottolineato il desiderio di «attuare più pienamente la riforma ecclesiale a livello ministeriale», e quindi di progredire sulla questione di questi «ministeri», particolarmente esaminata durante il Sinodo sulla sinodalità, in particolare la questione del diaconato femminile, ma anche di coinvolgere maggiormente i fedeli nella liturgia. Resta da vedere cosa predicherà Leone XIV durante queste catechesi. Tuttavia, mentre tutti attendono la sua prima enciclica, che dovrebbe indicare la direzione del suo pontificato, ma per la quale non è stata ancora fissata una data di pubblicazione, questo annuncio suona certamente come un programma. E questo programma è il Concilio Vaticano II e il suo spirito «profetico». Dal punto di vista del Sommo Pontefice: «avvicinandoci ai documenti del Concilio Vaticano II e riscoprendone la profezia e l’attualità, abbracciamo la ricca tradizione della vita della Chiesa». Inutile dire che la speranza di vedere la vera Tradizione riconquistare il suo giusto posto a Roma è estremamente tenue. L’unica domanda che ci si può porre è: dove si collocherà l’interpretazione di Leone XIV rispetto a quelle dei vari papi del Concilio? E quali nuovi sviluppi di questa «Terza Guerra Mondiale» dovremo lamentare nei prossimi decenni? Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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