Geopolitica
La Russia condanna l’aggressione degli Stati Uniti contro il Venezuela
Sabato, il ministero degli Esteri russo ha condannato quello che ha definito un atto di «aggressione armata» da parte degli Stati Uniti contro il Venezuela, chiedendo moderazione e mettendo in guardia contro un’ulteriore escalation.
Funzionari venezuelani avevano dichiarato in precedenza che il Paese era stato attaccato direttamente dagli Stati Uniti dopo le esplosioni udite sabato nella capitale Caracas. Il ministro degli Esteri Yvan Gil ha accusato Washington di voler prendere il controllo delle risorse naturali del Paese latinoamericano.
Mosca ha ribadito la sua solidarietà al popolo venezuelano e ha sostenuto le richieste di una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il Ministero degli Esteri ha sottolineato che l’America Latina dovrebbe rimanere una zona di pace e che il Venezuela deve essere libero di determinare il proprio futuro senza interferenze esterne.
Leonid Slutsky, presidente della Commissione Affari Esteri della Duma di Stato, ha descritto gli ultimi attacchi contro il Venezuela come un’operazione militare statunitense volta a cambiare un regime «indesiderato», accusando Washington di cercare di imporre la propria volontà al Paese.
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Il Venezuela ha dichiarato lo stato di emergenza poco dopo le esplosioni. Il governo ha affermato che gli attacchi hanno avuto luogo anche negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira.
Gli attacchi si verificano in un contesto di crescenti tensioni tra Washington e Caracas. Trump ha ripetutamente accusato il governo venezuelano di facilitare il traffico di droga su larga scala e ha autorizzato l’espansione delle operazioni militari statunitensi contro le sospette rotte del contrabbando nei Caraibi e nel Pacifico orientale.
Maduro ha respinto le accuse, accusando gli Stati Uniti di aggressione e di usare le operazioni antidroga come pretesto per rovesciare il suo governo, avvertendo che qualsiasi azione militare diretta contro il suo Paese incontrerebbe resistenza.
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Immagine di Duma.gov.ru via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Trump: l’Iran è una «piccola guerra» rispetto alla spesa USA per l’Ucraina
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Geopolitica
Trump pubblica video AI che mostrano l’isola di Kharg «ridotta in macerie»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato filmati generati dall’intelligenza artificiale che mostrano un attacco missilistico contro l’isola iraniana di Kharg, importante centro petrolifero, nel contesto di una nuova escalation tra Washington e Teheran.
Le forze statunitensi e iraniane si sono scambiate attacchi per la prima volta dalla fine di luglio. Domenica, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver preso di mira due rampe di lancio iraniane sull’isola di Larak, vicino al punto più stretto dello Stretto di Ormuzzo, che a suo dire si stavano preparando a lanciare razzi con mine marine nello stretto, che rappresenta circa il 20% del commercio mondiale di petrolio greggio.
Secondo Teheran, il bombardamento ha ucciso diversi soldati e civili iraniani.
🚨 ALERT: President Trump makes a post about Iran’s “Kharg Island being blown to smithereens!!!”
But the video is AI slop. So I have no idea what to do with this information.
But as of yet, I have no reason to believe Kharg is actually under fire. pic.twitter.com/bkPXx2omag
— Nick Sortor (@nicksortor) August 31, 2026
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L’Iran ha risposto lunedì mattina: il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i pasdaran) ha dichiarato che i propri droni e missili avevano provocato «danni significativi» alle basi aeree statunitensi di King Hussein e Al-Azraq in Giordania.
Dopo gli attacchi, i prezzi del petrolio sono saliti nelle prime contrattazioni asiatiche, con i future WTI in rialzo del 2,47% a 85,46 dollari al barile e i future Brent in aumento del 2,71% a 90,49 dollari al barile.
Trump non ha emesso comunicati immediati sull’escalation sulla sua piattaforma Truth Social, limitandosi a pubblicare due brevi video generati dall’intelligenza artificiale che mostrano diversi missili che colpiscono impianti petroliferi su un’isola, generando immense esplosioni.
«L’isola di Kharg viene fatta saltare in aria e ridotta in frantumi!!!» recitava la didascalia di uno dei video.
Situata a circa 25 km dalla costa iraniana del Golfo Persico, l’isola di Kharg gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio greggio del Paese, costituendo il principale sbocco per le entrate petrolifere. L’arcipelago corallino, spesso definito «isola proibita» a causa delle severe misure di sicurezza, ospita anche un importante deposito di petrolio.
Gli Stati Uniti hanno colpito ripetutamente obiettivi militari sull’isola di Kharg dopo l’inizio del conflitto alla fine di febbraio, ma si sono astenuti dal prendere di mira le infrastrutture energetiche. Trump ha inoltre valutato un’operazione terrestre per impadronirsi del centro petrolifero, sostenendo che avrebbe potuto essere condotta dalle forze statunitensi o da «altre persone». Tuttavia, tali piani non si sono mai concretizzati.
Teheran ha più volte avvertito che incendierà l’intera infrastruttura petrolifera e del gas degli alleati degli Stati Uniti negli Stati del Golfo qualora gli impianti energetici sull’isola di Kharg venissero colpiti o si tentasse di conquistarla.
In rete in molti si chiedono come il candidato presidente della pace, pure assicurata durante il suo primo mandato, sia divenuto quello che minaccia la «distruzione totale di una civiltà», con tanto di videini IA.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
I servizi israeliani evacuano il figlio di Netanyahu da Miami: «grave minaccia»
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