Geopolitica
Le prime parole di Maduro su suolo USA: «Felice anno nuovo»
È emerso un video in cui il leader venezuelano Nicolás Maduro augura ai presenti un «felice anno nuovo» dopo essere stato catturato dalle forze statunitensi e trasferito a Nuova York per rispondere alle accuse penali.
Il breve filmato, diffuso domenica dall’account ufficiale di risposta rapida della Casa Bianca, definisce la scena una perp walk, la cosiddetta «passeggiata dell’arrestato» scortato in catene dinanzi ai fotografi.
Nel video, Maduro procede lentamente lungo un corridoio con le manette ai polsi, scortato da agenti della Drug Enforcement Administration (DEA) che indossano giacche a vento. Maduro porta una felpa con cappuccio.
Perp walked.pic.twitter.com/34iIsFUDdG
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) January 4, 2026
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Nel tentativo di esprimersi in inglese, si sente Maduro dire «Goodnight» («Buonanotte»), per poi aggiungere «Happy New Year» («Felice Anno Nuovo») con un tono leggermente più vivace. Un’altra sequenza, girata approssimativamente nello stesso momento, lo mostra all’esterno accompagnato da oltre due dozzine di agenti delle forze dell’ordine. Funzionari statunitensi hanno riferito che Maduro è stato sottoposto a esami medici e rilevamento delle impronte digitali in una struttura della DEA a Manhattan. Non hanno fornito ulteriori informazioni sulle sue condizioni o sulle date della prima comparizione in tribunale e dell’udienza preliminare.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato sabato che Maduro, insieme alla moglie Cilia Flores, è stato catturato nel corso di un’operazione statunitense successiva agli attacchi su Caracas. La procuratrice generale degli Stati Uniti Pamela Bondi ha dichiarato che Maduro e Flores sono stati incriminati nel Distretto meridionale di Nuova York per accuse che comprendono cospirazione per narcoterrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina e reati connessi alle armi. I funzionari statunitensi si sono inoltre rifiutati di riconoscere Maduro come legittimo presidente del Venezuela.
Maduro ha sempre rigettato le accuse di essere in alcun modo coinvolto nel traffico di droga, sostenendo che Washington le utilizzi come pretesto per un cambio di regime in Venezuela.
In seguito alla cattura di Maduro, Trump ha affermato che gli Stati Uniti «governeranno» il Venezuela fino a quando «non si realizzerà una vera transizione». Tuttavia, la vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez, che è la successiva nella linea di successione dopo Maduro, ha condannato l’attacco e ha chiesto agli Stati Uniti di liberare il leader venezuelano, sottolineando che il Paese «non tornerà mai più a essere la colonia di un altro impero».
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Immagine da Twitter
Geopolitica
«Questo è il nostro emisfero»: parla il dipartimento di Stato USA
This is OUR Hemisphere, and President Trump will not allow our security to be threatened. pic.twitter.com/SXvI868d4Z
— Department of State (@StateDept) January 5, 2026
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Il ministro degli Esteri venezuelano Yvan Gil ha affermato che gli Stati Uniti hanno usato le accuse di droga come pretesto per «una guerra coloniale» volta a saccheggiare le risorse del Paese. La vicepresidente Delcy Rodriguez, che ha prestato giuramento come presidente ad interim del Venezuela lunedì, ha chiesto il rilascio di Maduro. «Presidente Donald Trump: i nostri popoli e la nostra regione meritano la pace e il dialogo, non la guerra», ha scritto la Rodriguez su Instagram, promettendo di salvaguardare la sovranità del Venezuela. Come riportato da Renovatio 21, Trump ha comunque lanciato un avvertimento a Colombia, Cuba e Messico. Trump ha giustificato il raid invocando la Dottrina Monroe del XIX secolo, che designa l’America Latina come sfera d’influenza di Washington, affermando al contempo che gli Stati Uniti sono ora «al comando» del Venezuela, dichiarando ai giornalisti che l’intervento militare di sabato non riguardava un cambio di regime o la ricerca di risorse, ma la garanzia della «pace sulla Terra», in particolare nell’emisfero occidentale..@SecRubio: “This is the Western Hemisphere. This is where we live — and we’re not going to allow the Western Hemisphere to be a base of operation for adversaries, competitors, and rivals of the United States.” pic.twitter.com/Jd5dUY5frt
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) January 4, 2026
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Geopolitica
Il premier polacco: le minacce USA sulla Groenlandia rendono la NATO inutile
La NATO finirebbe per perdere il suo «significato» se scoppiassero conflitti all’interno del blocco, ha affermato il primo ministro polacco Donald Tusk, condannando il rinnovato interesse di Washington a sottrarre la Groenlandia alla Danimarca.
Parlando ai giornalisti martedì, Tusk ha espresso il suo sostegno alla Danimarca nel riacceso scontro tra lo Stato membro della NATO e il leader del blocco, gli Stati Uniti. Washington ha ribadito le sue aspirazioni a riavere l’isola sotto il proprio controllo, citando interessi di sicurezza nazionale e la necessità di «proteggere» l’Artico.
«Nessun membro dovrebbe attaccare o minacciare un altro membro del Trattato del Nord Atlantico. Altrimenti, la NATO perderebbe il suo significato se si verificassero conflitti o conflitti reciproci all’interno dell’alleanza», ha affermato Tusk.
Mentre la Danimarca può «contare sulla solidarietà di tutta l’Europa», i membri del blocco devono «garantire che i legami transatlantici, che sono il fondamento della NATO e della nostra sicurezza, non subiscano danni nei prossimi giorni e mesi», ha aggiunto Tusk. Le osservazioni giungono mentre la Polonia, insieme a Danimarca, Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sulla questione della Groenlandia.
Il gruppo ha sostenuto che la «sicurezza nell’Artico» deve essere «raggiunta collettivamente» dalla NATO, riconoscendo al contempo gli Stati Uniti come «partner essenziale in questa impresa».
«La Groenlandia appartiene al suo popolo. Spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che li riguardano», si legge nella dichiarazione.
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Dopo l’operazione per rapire il presidente venezuelano Nicolas Maduro, gli Stati Uniti hanno nuovamente dichiarato il loro obiettivo di sottrarre la Groenlandia alla Danimarca, e l’incidente ha suscitato scalpore a livello mondiale.
In un’intervista rilasciata a The Atlantic e pubblicata domenica, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero controllare l’isola artica data la sua posizione strategica, citando la presunta concorrenza con le marine russa e cinese. «Abbiamo assolutamente bisogno della Groenlandia», ha dichiarato Trump.
Sia le autorità danesi che quelle groenlandesi hanno respinto le rinnovate rivendicazioni di Washington sull’isola. Il Primo Ministro danese Mette Frederiksen ha esortato gli Stati Uniti a smettere di minacciare il loro «alleato storicamente stretto», avvertendo che un potenziale attacco al suo Paese porrebbe di fatto fine alla NATO.
Il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha criticato la «retorica da superpotenza» di Trump definendola «inaccettabile» e «offensiva».
«Basta con le fantasie di annessione», ha scritto lunedì su Facebook.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Geopolitica
L’Europa rilascia una dichiarazione sulla rivendicazione di Trump sulla Groenlandia
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