Internet
Gli USA difendono le sanzioni contro gli europei occidentali accusati di censura digitale
Il sottosegretario di Stato americano Sarah Rogers ha difeso la scelta di Washington di sanzionare diversi cittadini europei, sostenendo che la «censura extraterritoriale degli americani» compromette la libertà di espressione e l’innovazione.
La settimana scorsa, il dipartimento di Stato ha applicato sanzioni a cinque persone, tra cui i britannici Imran Ahmed e Clare Melford, le tedesche Anna-Lena von Hodenberg e Josephine Ballon, nonché l’ex commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha motivato la misura affermando che gli individui colpiti avevano «guidato sforzi organizzati per costringere le piattaforme americane a punire i punti di vista americani a cui si oppongono».
In un’intervista al Sunday Times, la Rogers ha spiegato che le sanzioni sono volte a salvaguardare la libertà di parola e la competitività del comparto tecnologico statunitense. «Si tratta di persone che, in molti casi, hanno preso soldi dal governo per distruggere le aziende americane allo scopo di sopprimere la libertà di parola americana», ha dichiarato.
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«Si tratta, in definitiva, di decisioni serie che spettano al Segretario di Stato e tengono conto di tutte le nostre priorità di politica estera. Ma la libertà di parola è una di queste priorità, così come la capacità del settore tecnologico americano di continuare a guidare e innovare», ha aggiunto.
Le sanzioni si collocano all’interno di un contrasto sempre più marcato tra Stati Uniti e Unione Europea sulla regolamentazione della libertà di espressione online, sulla governance delle piattaforme digitali e sull’applicazione extraterritoriale delle normative nazionali. Elon Musk, la cui piattaforma X è stata multata per circa 120 milioni di eurodalle autorità UE per presunte violazioni delle regole di trasparenza previste dal Digital Services Act (DSA), ha accolto positivamente la decisione, definendola «fantastica».
In precedenza, Musk aveva attaccato con veemenza la sanzione, descrivendo l’UE come un «mostro burocratico» da abolire (il «Quarto Reich», dixit) e accusando Bruxelles di aver tentato di fare pressione su X per censurare la libertà di parola.
ome riportato da Renovatio 21 il tema delle euromulte contro Musk è risalente.
Brusselle aveva valutato l’ipotesi di multe contro X da quando Breton, aveva accusato la piattaforma di non aver controllato adeguatamente i contenuti illegali e di aver violato il Digital Services Act (DSA) dell’UE del 2022. La decisione se penalizzare X spetta ora alla commissaria UE per la concorrenza, Margrethe Vestager.
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Come noto al lettore di Renovatio 21, Elone per qualche ragione è assai inviso all’oligarchia europea e a tanta politica continentale, come hanno dimostrato i discorsi del presidente italiano Sergio Mattarella, che pareva attaccare proprio Musk e le sue ambizioni sui social e nello spazio.
Il presidente francese Emmanuel Macron, che aveva nominato lo stesso Breton, ha accusato Washington di «coercizione e intimidazione». La deputata laburista britannica Chi Onwurah ha sostenuto che impedire l’accesso a individui per divergenze sulla libertà di parola contraddice proprio la libertà di espressione che l’amministrazione statunitense dichiara di voler tutelare.
La spaccatura emerge anche nell’ultima Strategia per la sicurezza nazionale di Washington, che mette in guardia contro il rischio che l’UE provochi una potenziale «cancellazione della civiltà» a causa delle restrizioni alla libertà di parola, della repressione dell’opposizione politica e della pressione normativa sull’innovazione.
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Internet
YouTube censura Emir Kusturica
Il regista serbo Emir Kusturica ha accusato YouTube di aver intrapreso una «guerra» contro le persone che pensano in modo indipendente e «dicono la verità», dopo che la piattaforma di proprietà di Google ha eliminato il suo canale senza alcun preavviso.
Secondo diverse fonti giornalistiche, YouTube ha rimosso mercoledì il canale «My Life» di Kusturica, senza fornire spiegazioni pubbliche sulla decisione. Il progetto, realizzato in collaborazione con il servizio serbo della testata governativa russa Sputnik (proibita anche quella sul sito video di Google), conteneva oltre 200 video e contava circa 30.000 iscritti. Alcuni video erano dedicati al destino della Jugoslavia, allo scontro di civiltà e alla contrapposizione tra valori cristiani e occidentali.
Commentando il blocco, Kusturica ha dichiarato all’agenzia di stato TASS che dietro la decisione c’è «una società totalitaria», aggiungendo che «per loro è normale che abbiano chiuso il canale su YouTube. Sono in guerra con noi, con le persone che pensano, che dicono la verità e la portano alle masse».
Inoltre, ha affermato che «non vogliono in quel coro nessuno che non canti una canzone in cui gli algoritmi riflettano ciò che vogliono i vertici, le persone più ricche del mondo, più i servizi segreti».
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Nato a Sarajevo nel 1954, Kusturica è uno dei cineasti più premiati d’Europa. Ha vinto la Palma d’Oro a Cannes per Papà… è in viaggio d’affari (1985) e di nuovo per il capolavoro Underground nel 1995, mentre il film hollywoodiano (con Johnny Depp e Jerry Lewis) Il valzer del pesce freccia (1993) e Gatto nero, gatto bianco (1998) hanno consolidato la sua reputazione di regista di cinema balcanico surreale e politicamente impegnato.
Segnaliamo al pubblico di Renovatio 21 il film Tempo di gitani, che racconta lucidamente la filiera dei campi nomadi dai balcani all’Italia, con scene che descrivono il racket dei bambini elemosinanti, i furti nelle case degli italiani, gli stupri delle ragazzine da avviare.
Consigliamo altresì di evitare il documentario Maradona di Kusturica (2008), realizzato in piena boria non global, se non per vedere il campione argentino che canta riguarda se stesso e tratta Kusturica malissimo.
Kusturica ha appoggiato la posizione di Mosca sulla crisi ucraina, sostenendo che il conflitto era stato «preparato da tempo con l’assistenza del Pentagono» e che si trattava di «una guerra contro l’ortodossia», definendo al contempo il governo ucraino «filo-nazista».
Come riportato da Renovatio 21, il regista serbo due anni fa ha presentato un documentario sui crimini di Kiev contro la Chiesa Ortodossa Ucraina (UOC).
Nel 2022 il Kusturica dichiarò di stare con i serbi del Kosovo, una posizione che non sorprende chi ricorda come si schierò con il presidente Slobodan Milosevic durante le manifestazioni di protesta di fine anni Novanta, ora riconosciute come il terreno di prova delle rivoluzione colorate sorosiane (in particolare, il segno del pugno, «otpor», poi veduto in molte altre rivolte fomentate dallo Stato profondo USA e dai suoi soci.
Va ricordato che altresì Kusturica è responsabile – assieme all’establishment culturale goscista che, allora, lo venerava – dell’iniezione nel nostro sistema della musica balcanica, che come giustamente detto in una canzone di denuncia di Elio e le Storie Tese, «ha rotto i coglioni».
Il suo partner musicale balcanizzante, Goran Bregovic, ha avuto anche lui i suoi problemi, venendo bandito dalla Moldavia per via delle sue posizioni filorusse.
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Immagine di Medija centar Beograd via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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