Spirito
Un papa mette, un altro toglie
Leone XIV ha appena posto fine all’autonomia amministrativa e finanziaria di cui godevano le basiliche di San Pietro e Santa Maria Maggiore, per decisione del precedente pontefice. In un motu proprio pubblicato il 13 novembre 2025, il pontefice abroga le misure adottate dal suo predecessore, Francesco, segnando una nuova tappa nella revisione delle riforme economiche della Santa Sede.
Oltretevere, non è sfuggito a nessuno che il motu proprio firmato da Papa Leone XIV il 29 settembre e promulgato il 13 novembre non è stato annunciato tramite la Sala Stampa, ma affisso all’ingresso del Palazzo Apostolico. In ogni caso, tutti concordano sul fatto che questo nuovo rescritto illustri la volontà del nuovo Romano Pontefice di centralizzare ulteriormente il controllo finanziario, in nome della trasparenza e dell’equità.
Il documento fa riferimento a due decreti promulgati da Francesco alla fine del suo pontificato. Il primo, datato 29 giugno 2024, riguardava la Fabbrica di San Pietro, responsabile della gestione, manutenzione e riparazione della Basilica Petrina. Il secondo, datato 19 marzo 2025 – un mese prima della morte del pontefice argentino – riguardava il capitolo dei canonici di Santa Maria Maggiore, luogo in cui ora riposa il successore di Benedetto XVI.
Leone XIV giustifica la sua decisione in nome di una «periodica rivalutazione e ridefinizione del quadro normativo». La riforma finanziaria avviata dal suo predecessore richiedeva un costante adattamento per garantire una «struttura equa e trasparente». La scelta del nuovo papa è stata approvata dal Consiglio per l’Economia (CPE), l’organo di controllo economico del Vaticano, prima di essere confermata da consultazioni di esperti, in conformità con l’articolo 207 della Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium.
Questa abrogazione segna la fine dell’autonomia concessa da Papa Francesco alle due basiliche. Durante il suo pontificato, questi enti erano stati quasi completamente esentati dal controllo del CPE e della Segreteria di Stato per gli Affari Economici (SPE), il «braccio esecutivo» responsabile dell’attuazione delle politiche finanziarie. Francesco aveva giustificato queste esenzioni citando l’esigenza di efficienza: una gestione agile è necessaria per evitare le inefficienze burocratiche di queste istituzioni altamente frequentate.
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Così, la Fabbrica di San Pietro e il Capitolo di Santa Maria Maggiore hanno potuto mantenere i propri revisori interni, senza essere sottoposti all’Ufficio del Revisore Generale, responsabile della revisione contabile di tutti gli enti vaticani. Tra le disposizioni più controverse appena abrogate ci sono quelle relative alle spese e alle assunzioni.
Nel gennaio 2024, papa Francesco aveva imposto uno standard che richiedeva l’approvazione della Segreteria di Stato per gli Affari Economici (SPE) per qualsiasi spesa superiore a 150.000 euro; per queste basiliche, la soglia è stata aumentata a 1,5 milioni di euro. Le assunzioni non dovevano più essere sottoposte alla SPE, fatta eccezione per i contratti a tempo indeterminato – un’eccezione degna di nota rispetto ad altre istituzioni della Santa Sede, dove le procedure di reclutamento sono spesso lunghe e complesse, anche per una semplice sostituzione.
Ora, le due basiliche devono conformarsi alle norme applicabili a tutti gli enti della Santa Sede e della Città del Vaticano. Rientrano sotto la diretta supervisione della SPE, che è responsabile della risoluzione di «qualsiasi questione o problema di natura economica, di controllo o di vigilanza». Per garantire una transizione fluida, la SPE sarà assistita da un gruppo consultivo da essa stessa nominato e fornirà relazioni periodiche al CPE sulle decisioni prese.
Questa centralizzazione rafforza il controllo sulle strutture simboliche: la Fabbrica di San Pietro gestisce gli appalti per la costruzione e l’abbellimento della basilica più grande del mondo, mentre Santa Maria Maggiore, la basilica patriarcale, ospita le importanti reliquie della Natività e l’immagine della Salus Populi Romani, attirando un flusso costante di fedeli.
Questo intervento di Leone XIV non è isolato. Fa parte di una serie di correzioni apportate alle riforme economiche del suo predecessore. Già il 6 ottobre 2025, il suo primo motu proprio aveva allentato la centralizzazione imposta all’Istituto per le Opere di Religione (IOR). In un’intervista del settembre 2025, Leone XIV si presentò come un successore cauto: «Le cose si sistemeranno, ma dobbiamo continuare il processo di riforma iniziato da Francesco».
Ammise poi di aver fatto «scelte sbagliate» nella storia recente, rammaricandosi che «la percezione di cattiva gestione» possa aver scoraggiato i donatori: «Potremmo aver inviato un messaggio sbagliato», riconobbe, sottolineando la necessità di ripristinare la fiducia.
Mettendo sotto attenta osservazione due dei santuari più prestigiosi della cristianità, Leone XIV sta inviando un segnale chiaro: la riforma economica deve essere uniforme, senza eccezioni, per tutte le istituzioni, anche le più prestigiose.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Livioandronico2013 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license
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Spirito
Ordine e disordine
Nel mondo moderno è più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine intorno a noi.
Un noto proverbio afferma che l’ordine esteriore riflette l’ordine interiore. Questa verità, sebbene a volte inquietante, rimane una realtà profonda. Chi ha visitato i conventi di monache ha potuto constatare un ordine e una pulizia notevoli, frutto di uno spirito di disciplina, povertà e contemplazione, che genera pace, serenità e gioia interiore.
Questo spirito di disciplina e di parsimonia dovrebbe permeare tutte le istituzioni, le comunità e le famiglie. È una virtù che si acquisisce fin dalla prima infanzia, ma che, purtroppo, si sta perdendo sempre più ai giorni nostri.
Esiste uno stretto legame tra l’ordine e la nostra vita spirituale. Infatti, l’intera opera della nostra vita spirituale consiste nel ristabilire nella nostra anima l’ordine che il peccato ha distrutto nella natura e in particolare nella nostra anima. A causa del peccato originale, le passioni dominano la volontà e l’intelletto, e quindi dobbiamo ristabilire l’ordine; vale a dire, che l’intelletto, illuminato dalla Fede, tenda alla verità, che la volontà sia orientata al bene e che intelletto e volontà controllino le nostre passioni (ordine materiale; ordine di disciplina nella vita; ordine della vita spirituale; ordine di organizzazione; ordine di realizzazione dei progetti; ordine di obbedienza a principi, regolamenti, statuti, leggi, etc.).
In un mondo in perenne accelerazione, dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce e le richieste sono innumerevoli, la questione dell’ordine e del disordine non è mai stata così rilevante.
L’ordine, prima di tutto, apporta una preziosa chiarezza mentale. Un ambiente organizzato, che si tratti di un ufficio, di una casa o persino della nostra mente, permette al cervello di impiegare meno energie nella ricerca, nell’ordinamento o nella preoccupazione. Questo, a sua volta, favorisce la concentrazione e la creatività.
A livello collettivo, l’ordine è la condizione primaria per la vera libertà. Senza regole condivise, leggi rispettate e istituzioni stabili, la società precipita nell’arbitrarietà e nel caos. Da Platone a Jordan Peterson, i grandi pensatori hanno sottolineato come l’ordine (il cosmo) si contrapponga al caos primordiale. L’ordine rafforza anche la fiducia reciproca: ogni oggetto messo al suo posto, ogni impegno mantenuto, ogni processo migliorato rappresenta una vittoria sul disordine.
Dio stesso è un Dio d’ordine. Tutta la creazione testimonia un’armonia e una legge che è al contempo divina e naturale. La Provvidenza agisce secondo ordine, anche quando non lo percepiamo pienamente.
Il Vangelo stesso offre esempi toccanti. Dopo la Risurrezione, gli apostoli trovarono nella tomba i teli funebri, «piegati uno alla testa e l’altro ai piedi», segno di calma e ordine nel cuore stesso del Mistero Pasquale. Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino, inoltre, definiscono la pace come «la tranquillità dell’ordine».
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Il profondo danno causato dal disordine
Il disordine non è un fenomeno neutro. A livello psicologico, l’accumulo di compiti incompiuti, oggetti sparsi e impegni non mantenuti genera una persistente sensazione di sopraffazione. Molti casi di procrastinazione cronica sono in realtà dovuti a problemi organizzativi non identificati correttamente.
Dal punto di vista economico, il disordine rappresenta un pozzo senza fondo: sprechi, perdita di beni, distruzione involontaria e mancanza di un’etica della povertà. Costituisce inoltre un’ingiustizia verso gli altri e un attacco al bene comune.
A livello visivo, un ambiente caotico affatica il cervello attraverso una stimolazione costante. A lungo termine, può causare stress, ansia, scoraggiamento e perdita di motivazione. Studi hanno dimostrato un legame tra il disordine e l’aumento del cortisolo (l’ormone dello stress), problemi di memoria, cattive abitudini alimentari, ridotto controllo degli impulsi e un maggiore rischio di disturbi d’ansia e dell’umore. A livello relazionale, il disordine emotivo – comunicazione confusa, promesse non mantenute, conflitti irrisolti – distrugge la fiducia e spesso porta a rotture sentimentali. Le famiglie caratterizzate da caos relazionale vedono spesso i propri figli sviluppare maggiore ansia e difficoltà scolastiche.
Da dove nasce il disordine? È moralmente sbagliato?
Il disordine deriva spesso da una combinazione di pigrizia, negligenza, mancanza di disciplina, imprudenza, disinteresse per il bene comune e assenza di spirito di povertà. Tutti questi aspetti sono moralmente riprovevoli. Certamente, il temperamento gioca un ruolo importante, ma anche il rifiuto di controllarlo rientra nell’ambito della moralità.
Il disordine nelle aree comuni di una casa o di qualsiasi comunità costituisce un’ingiustizia nei confronti del bene comune. Lo stesso vale per leggi, regolamenti e norme che non vengono applicati o che cambiano eccessivamente. La pigrizia, la mancanza di una mentalità orientata alla povertà, la negligenza e il disprezzo per il bene comune sono pertanto moralmente inaccettabili.
Oltre a queste cause classiche, il mondo moderno ha introdotto un elemento particolarmente dannoso: l’abuso degli schermi e la costante ricerca di distrazione e stimoli immediati. Questa abitudine si traduce in un notevole spreco di tempo che dovrebbe essere dedicato all’adempimento dei nostri doveri.
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Ordine di apprendimento
Nell’ambito dell’organizzazione, l’ordine richiede una rigorosa disciplina personale. I nostri obblighi possiedono una gerarchia naturale basata sul loro valore intrinseco e sul grado di urgenza. È quindi essenziale attenersi a questa gerarchia, senza rimandare, soprattutto i compiti che ci risultano più difficili.
In molte situazioni è necessario saper dire «no» alle richieste inopportune delle nostre emozioni o di chi turba quest’ordine. Scegliere l’ordine non significa rinunciare alla libertà, ma optare per una libertà superiore: la libertà di creare, di amare il bene comune e di progredire senza essere costantemente ostacolati dal peso del caos che abbiamo lasciato dilagare.
In termini pratici, l’ordine è classicamente definito dal principio: «ogni cosa al suo posto». Questa disciplina si acquisisce fin dalla prima infanzia. I bambini devono imparare presto a non lasciare giocattoli, vestiti e oggetti personali in giro per casa. Gli adulti devono fare lo stesso con i propri effetti personali nelle aree comuni, sul posto di lavoro o nella comunità.
Tra i segni più frequenti di disordine si annoverano: ante degli armadi lasciate aperte, cassetti non chiusi correttamente, piatti che si accumulano, giocattoli lasciati in soggiorno, attrezzi mai riposti al loro posto, un’officina caotica o attività intraprese d’impulso o d’impulso.
In un mondo moderno che promuove la gratificazione immediata e rifiuta lo spirito di sacrificio, diventa più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, individualismo e mancanza di disciplina personale. Da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine e le sue esigenze intorno a noi.
Se desiderate la pace nella vostra famiglia, comunità o azienda, coltivate l’ordine.
PS: L’esempio dell’ufficio del vescovo Marcel Lefebvre, sempre perfettamente ordinato, rimane un modello di disciplina interna che si manifesta esteriormente.
Padre Philippe Pazat, FSSPX
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine: dettaglio della facciata ovest di Notre-Dame, Parigi.
Immagine di Dietmar Rabich via Wikimedia pubblicata su licenza
Spirito
Mons. Hanappier consacra una chiesa FSSPX in Texas
Una chiesa consacrata a Dio
Per quasi quattro ore si sono svolti i solenni riti di consacrazione. Con le preghiere del Ponteficale romano, il vescovo, in un certo senso, ha sottratto l’edificio al suo uso secolare per consacrarlo definitivamente a Dio. L’altare stesso è stato consacrato e ha ricevuto le reliquie dei martiri, richiamando l’antica tradizione della Chiesa di celebrare il Santo Sacrificio presso le loro tombe. Anche le dodici croci di consacrazione poste sulle pareti della chiesa sono state unte con il santo crisma. Rimarranno i segni visibili di questa consacrazione e saranno illuminate ogni anno nel suo anniversario.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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Cinquant’anni di vita parrocchiale
La consacrazione ha coinciso con il 50° anniversario della parrocchia Queen of Angels. Mezzo secolo di vita cattolica ha così trovato il suo culmine nella solenne consacrazione della chiesa. Questi giorni si sono conclusi domenica 2 agosto con l’amministrazione del sacramento della Confermazione da parte di mons. Hanappier, seguita da una solenne Messa pontificale. Ad Majorem Dei Gloriam, per la maggior gloria di Dio! Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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