Salute
Lo smartfono può ridurre le dimensioni del cervello
L’uso problematico dello smartfono può causare una riduzione del volume cerebrale. Lo riporta un’un’ampia meta-analisi (studio di studi) pubblicata sulla rivista Progress in Neuro-Psychopharmacology and Biological Psychiatry.
Oltre a ridurre la materia grigia nel cervello, l’uso problematico dello smartfono, ovvero la dipendenza, altera i circuiti neurali coinvolti nell’elaborazione della ricompensa, nel controllo esecutivo e nella regolazione emotiva, come dimostrano le neuroimmagini.
L’uso problematico dello smartfono viene generalmente studiato come un fenomeno di dipendenza, con particolare attenzione alla neurobiologia – ovvero al modo in cui il cervello reagisce fisicamente – e a come questa si modifica nel tempo. Sono stati condotti numerosi studi in tal senso, ma la nuova meta-analisi è la prima a sintetizzarli e a trarne conclusioni di ampio respiro.
«L’uso problematico dello smartphone viene sempre più spesso considerato un modello comportamentale clinicamente rilevante, eppure le sue basi neurobiologiche rimangono ancora poco chiare. Le ricerche esistenti hanno identificato alterazioni cerebrali strutturali e funzionali, ma il campo è tuttora caratterizzato da eterogeneità concettuale, terminologia variabile e una limitata integrazione dei risultati neuroscientifici con modelli psicologicamente significativi», ha affermato l’autore dello studio Robert Christian Wolf, vicedirettore del Dipartimento di Psichiatria Generale dell’Ospedale Universitario di Heidelberg.
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«Siamo rimasti particolarmente colpiti dal fatto che, nonostante la natura intrinsecamente sociale dell’uso dello smartphone, i meccanismi cognitivi sociali abbiano ricevuto relativamente poca attenzione nella ricerca di neuroimaging sull’uso problematico dello smartphone. Questa revisione è stata motivata dalla necessità di sintetizzare sistematicamente i risultati attuali dell’imaging multimodale e di inserirli in un quadro più ampio che includa il rinforzo sociale, la paura di perdersi qualcosa (FOMO) e la sensibilità all’esclusione sociale».
La revisione degli studi ha mostrato risultati coerenti.
Il sito web di psicologia Psypost spiega che «gli individui che mostrano un uso problematico dello smartfono tendono a presentare un volume ridotto di materia grigia in specifiche aree cerebrali, tra cui la corteccia insulare, la corteccia cingolata anteriore e la corteccia orbitofrontale. La corteccia insulare è coinvolta nella consapevolezza emotiva e nella regolazione degli stati interni del corpo, mentre la corteccia orbitofrontale svolge un ruolo nel processo decisionale e nell’attribuzione di valore alle ricompense».
«Inoltre, studi che utilizzano la risonanza magnetica con tensore di diffusione, che mappa i tratti di materia bianca, hanno suggerito alterazioni nei percorsi neurali che collegano le regioni frontali del cervello alle aree limbiche coinvolte nelle emozioni».
Gli studi di neuroimmagine funzionale hanno fornito ulteriori informazioni sui processi cognitivi negli individui affetti. Quando i loro cervelli sono stati scansionati a riposo, senza un compito specifico, hanno mostrato una connettività alterata all’interno delle reti responsabili dell’attenzione e del controllo esecutivo. Di fronte a compiti che richiedevano un elevato sforzo cognitivo, gli individui con problemi di utilizzo mostravano frequentemente una ridotta attivazione nelle regioni di controllo prefrontali.
Questo schema suggerisce una ridotta capacità di inibire gli impulsi o di mantenere la concentrazione in condizioni impegnative.
Vari studi hanno collegato negli anni ansia e depressione negli adolescenti all’uso dei telefonini. Di particolare rilievo sono le varie ricerche volte a vedere cosa succede se un adolescente rinuncia allo smartfono per un mese.
Come riportato da Renovatio 21, uno studio britannico ha rilevato che il 25% dei bambini di età compresa tra 3 e 4 anni già possiede uno smartfono .
Lo smartfono era stata denunciato come una droga «non diversa dalla cocaina» in una curiosa circolare del ministero della scuola italiano.
Come riportato da Renovatio 21, è scioccante la dimensione dello spionaggio che le app per smartfono impongono sui bambini.
L’uso del telefonino sembra legato ad aumenti del cortisolo, l’ormone correlato allo stress.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa un alto funzionario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha affermato che i Paesi dovrebbero imporre restrizioni all’uso di smartfono e altri dispositivi portatili per ridurre i danni che causano ai giovani.
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Alimentazione
Gli alimenti ultra-processati aumentano il rischio di demenza
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Genetica
Accelerati i piani per le sperimentazioni genetiche della rigenerazione dentale
Nel 2023, l’azienda farmaceutica giapponese Toregem Biopharma ha annunciato di aver scoperto un nuovo metodo per inibire un gene responsabile della soppressione della crescita dei denti, aprendo la strada a una prospettiva rivoluzionaria in odontoiatria, fino ad allora ritenuta impossibile. Lo riporta Futurism.
L’obiettivo è, usando alterazioni genetiche delle quali pare non esservi più pudore, far crescere nuovi denti vivi per sostituire quelli danneggiati, un’idea radicale in un settore che in genere offre opzioni limitate oltre alle protesi mobili o agli impianti.
«Il nostro obiettivo finale è offrire una soluzione clinica avanzata e scientificamente fondata per la crescita di denti derivati dai tessuti stessi del paziente», ha dichiarato all’epoca Honoka Kiso, presidente di Toregem. «L’idea di far crescere nuovi denti è il sogno di ogni dentista», ha dichiarato Katsu Takahashi, co-fondatore e ricercatore principale, al quotidiano giapponese The Mainichi nello stesso anno.
Ora, l’azienda ha raccolto circa 5,3 milioni di dollari nel suo ultimo round di finanziamento, il che le consentirà di «accelerare ulteriormente lo sviluppo clinico», secondo un comunicato stampa, compresi i piani per una sperimentazione clinica di Fase 2 con partecipanti umani in Giappone.
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Il comunicato stampa non ha fornito una tempistica precisa e Toregem è ancora nelle prime fasi di sviluppo del suo trattamento. Tuttavia, ci sono segnali che giustificano l’ottimismo. In uno studio del 2021, l’azienda ha dimostrato che il suo anticorpo neutralizzante può sopprimere una proteina, denominata USAG-1, che inibisce la crescita dei germi dentali. L’azienda ha affermato di essere riuscita a ripristinare i denti in topi nati senza denti a causa di una carenza di Runx2, un gene «interruttore principale» che svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo scheletrico e dentale.
In uno studio del 2024, l’azienda ha sostenuto che lo stesso approccio potesse funzionare anche sugli esseri umani. Uno studio clinico di Fase 1, condotto su partecipanti maschi adulti, ha testato la sicurezza del metodo lo scorso anno, ma i risultati finali sono ancora in sospeso.
Sebbene Toregem voglia immettere sul mercato il suo trattamento entro il 2030, gli esperti nutrono ancora alcuni dubbi sulla sua effettiva efficacia sugli esseri umani.
Innanzitutto, come ha dichiarato lo scorso anno a New Scientist Mary MacDougall, preside della facoltà di odontoiatria dell’Università della British Columbia, questo approccio potrebbe funzionare solo nei bambini, che possiedono ancora numerose cellule epiteliali dentali, fondamentali per lo sviluppo dei denti. Gli adulti, che hanno perso i denti e sono quindi privi di molte di queste cellule, potrebbero non avere la stessa fortuna. La MacDougalla ha inoltre sostenuto che indirizzare il farmaco ad agire specificamente su un singolo dente potrebbe non essere possibile, con il rischio di innescare una crescita dentale indesiderata su più denti.
Come previsto, dopo il COVID e il suo vaccino genico, c’è sempre meno pudore riguardo l’uso della genetica in campo biomedico: per farsi ricrescere i denti il pazient deve sottoporsi ad una modificazione genica, non diversamente da quanto accaduto quando ha porto il deltoide alla siringa mRNA cui lo Stato lo aveva di fatto obbligato.
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Salute
I malori della 23ª settimana 2026
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