Geopolitica
Erdogan e Putin discutono del Medio Oriente e dei legami bilaterali
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin hanno avuto una telefonata il 18 luglio per discutere della situazione in Siria e in Medio Oriente, nonché di un possibile terzo round di negoziati tra Russia e Ucraina.
Erdogan ha dichiarato a Putin che gli scontri successivi al ritiro delle forze siriane da Suwayda rappresentano una minaccia per l’intera regione, secondo quanto riportato dalla Direzione delle Comunicazioni della Turchia su X. Erdogan ha inoltre affermato che la Turchia mira a garantire stabilità e sicurezza in Siria e ha sottolineato l’importanza che Israele non violi la sovranità siriana, sottolineando l’importanza di avviare un terzo round di colloqui di pace con l’Ucraina.
Putin ha ringraziato Erdogan per la sua disponibilità a mediare attraverso la piattaforma negoziale di Istanbul e ha ribadito l’impegno della Russia per una risoluzione politica e diplomatica, secondo il sito web del Cremlino, esaminando gli sviluppi nei rapporti economici, accogliendo con favore i risultati della Commissione intergovernativa russo-turca per il commercio e la cooperazione economica tenutasi il 27 giugno.
Putin ed Erdogan hanno concordato di rimanere in stretto contatto su tutte le questioni discusse durante la chiamata. Il sito web del Presidente russo ha fatto riferimento anche alla Siria, riportando che sia Mosca che Ankara «hanno espresso profonda preoccupazione» per la situazione in Siria, sottolineando la necessità di stabilizzarla il prima possibile attraverso il dialogo e rafforzando l’accordo nazionale, nel rispetto dei diritti legittimi di tutti i membri della società multiconfessionale siriana.
Entrambe le parti hanno sottolineato la necessità di rispettare la sovranità, l’unità e l’integrità territoriale della Siria. Riguardo all’Ucraina, Putin ha confermato l’impegno fondamentale della Russia nel ricercare una soluzione politica e diplomatica al conflitto e ha ringraziato Erdogan per la sua disponibilità a facilitare i colloqui diretti tra Russia e Ucraina.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0).
Geopolitica
Truppe britanniche attive sul terreno in Ucraina: parla l’ambasciatore russo a Londra
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Geopolitica
Gli Stati Uniti finanzieranno gli attivisti per la libertà di parola in Europa
Il Dipartimento di Stato statunitense finanzierà «think tank e organizzazioni benefiche in linea con il movimento MAGA» in Europa, mentre Washington intensifica la sua opposizione alla censura nell’Unione Europea e nel Regno Unito. Lo riporta il Financial Times.
La funzionaria del Dipartimento di Stato Sarah Rogers ha discusso il progetto con esponenti del partito Reform UK di Nigel Farage durante una visita a Londra lo scorso anno, secondo quanto riferito al quotidiano da tre fonti anonime. La Rogers, nota per le sue dure critiche alle normative europee contro i «discorsi d’odio», guida l’iniziativa e concentrerà il sostegno su organizzazioni vicine al MAGA nelle capitali di Londra, Parigi, Berlino e Bruxelles, ha precisato una delle fonti.
La Rogers è in contatto con attivisti per la libertà di espressione nell’UE e nel Regno Unito e ha messo nel mirino l’Online Safety Act britannico e il Digital Services Act (DSA) europeo. I repubblicani a Washington accusano da tempo Bruxelles di utilizzare il DSA per soffocare la libertà di parola e censurare gli utenti americani delle piattaforme social.
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Il piano rappresenta una sorta di inversione rispetto alle iniziative decennali con cui gli Stati Uniti hanno finanziato in Europa organizzazioni politiche, mediatiche e della società civile di orientamento liberale. Molte di queste attività sono state interrotte lo scorso anno, quando il presidente Donald Trump ha tagliato quasi tutti i fondi all’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID).
Un portavoce del dipartimento di Stato ha definito il nuovo programma di finanziamento «un uso trasparente e legittimo delle risorse per promuovere gli interessi e i valori americani all’estero». Il Financial Times, tuttavia, osserva che l’iniziativa «probabilmente susciterà sgomento» tra i governi di centro-sinistra europei, che temono un intervento attivo degli Stati Uniti per indebolire la loro influenza.
Nel 2024 si era verificato lo scenario opposto: il governo laburista britannico di centro-sinistra aveva inviato attivisti negli Stati Uniti per fare campagna contro Trump a sostegno dell’allora vicepresidente Kamala Harris.
I principali esponenti dell’amministrazione Trump hanno più volte attaccato UE e Regno Unito per le loro leggi sulla censura, come l’Online Safety Act e il DSA. Durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco dello scorso anno, il vicepresidente J.D. Vance aveva avvertito che il futuro sostegno americano all’Europa sarebbe dipeso dalla reale tutela della libertà di espressione da parte dei governi europei.
La strategia di sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump è andata ancora più avanti, sostenendo che immigrazione di massa, censura e l’ostinata volontà di finanziare il conflitto ucraino stanno portando il continente verso una «cancellazione della civiltà».
Di conseguenza, «coltivare la resistenza all’attuale traiettoria dell’Europa all’interno delle nazioni europee» è diventato uno degli obiettivi centrali della politica estera di Washington.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Il cardinale Pizzaballa contro il «Board of Peace» per Gaza: «operazione colonialista»
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