Cina
20° Congresso del Partito: scontro tra Li Keqiang e Xi Jinping su eredità di Deng Xiaoping
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il premier vuole che il Paese mantenga la politica di «riforme e aperture» alla base del miracolo economico cinese. Con la sua «prosperità comune», Xi punta a centralizzare il potere. Economia nazionale in difficoltà, con una popolazione in rapido invecchiamento. Centrale per il futuro la scelta del nuovo primo ministro.
Alla vigilia del 20° Congresso del Partito comunista cinese (PCC) il premier Li Keqiang è impegnato a salvare l’eredità politica di Deng Xiaoping dalle mire di grandezza di Xi Jinping.
Il «piccolo timoniere» Deng è il padre del boom economico (e politico) della Cina negli ultimi 40 anni. La sua politica di «riforme e aperture», in via ufficiale ancora la linea guida del Partito, punta ad accrescere la ricchezza nazionale; dietro agli obiettivi di redistribuzione sociale della «prosperità comune» promossa da Xi, molti osservatori vedono invece un tentativo di centralizzazione maoista del potere.
A confermare questa analisi è il probabile riconoscimento a Xi di un terzo (e anche quarto) mandato al potere durante il Congresso del PCC, che si apre il 16 ottobre, in deroga alla consueta prassi di un massimo di 10 anni al potere per il leader supremo del Paese.
Nel corso di una sua visita a Shenzhen (Guangdong) il 16 e 17 agosto, Li sembra aver voluto inviare un messaggio in codice a Xi su quale direzione deve prendere il Paese: «La [nostra politica] di riforme e aperture deve continuare ad andare avanti. Il Fiume giallo e lo Yangtze non scorreranno all’indietro».
È da ricordare che dal Guangdong nel 1992 è partito il «tour meridionale» con cui Deng ha promosso la liberalizzazione dell’economia nazionale e la sua apertura al mondo.
I commenti ben indirizzati di Li arrivano in un momento di grave difficoltà dell’economia cinese, che molti imputano alle scelte sbagliate di Xi, soprattutto sulla volontà di «azzerare» il contagio da COVID-19, a costo di bloccare il Paese.
La disoccupazione giovanile sfiora ormai il 20% della forza lavoro; i redditi nel pubblico impiego sono scesi fino a punte del 30%; gli ultimi dati danno l’export in pesante declino. In prospettiva si aspetta poi un boom della spesa pensionistica mentre un terzo delle province ha il 20% della popolazione con più di 60 anni.
Il sinologo Willy Lam fa notare su China Brief che Xi non è conosciuto per essere un abile decisore politico in ambito economico (e in quello diplomatico). Dove eccelle è nella capacità di «allargare l’influenza» della sua fazione all’interno del PCC.
Dopo aver per anni messo ai margini Li, in quanto premier responsabile della politica economica, Xi ha dovuto dare spazio al suo avversario interno per provare a rimettere in carreggiata la traballante economia cinese. Con un quadro economico difficile, oltre a quella sul possibile successore di Xi, la leadership nazionale dovrà fare una scelta chiave sul nuovo premier.
Il primo vice premier Han Zheng, vicino a Xi, è qualificato per il posto. Per la sua età (68 anni) dovrebbe però ritirarsi, secondo le regole del Partito.
Li spinge per il suo protetto Hu Chunhua, anch’egli un vice premier, ma sarebbe una grande concessione da parte di Xi alla fazione del premier, la Gioventù comunista.
A detta di Katsuji Nakazawa di Nikkei Asia, circoli affaristici in Cina vorrebbero come primo ministro Wang Yang, presidente della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, sulla carta numero quattro nell’attuale gerarchia del Partito.
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Cina
La Cina prende in giro il meme del pinguino della Groenlandia della Casa Bianca
L’agenzia di stampa statale cinese Xinhua ha deriso l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump per aver scelto un meme con pinguino al fine di promuovere la sua campagna per acquisire il controllo della Groenlandia.
Sabato, l’account X della Casa Bianca ha deciso di cavalcare la popolarità del meme, che mostra un isolato pinguino di Adelia lasciare la propria colonia per incamminarsi verso remote montagne ghiacciate.
È stata pubblicata un’immagine creata con l’intelligenza artificiale in cui Trump tiene per un’ala il pennuto, condotto lungo una pianura ricoperta di ghiaccio verso le montagne dove garrisce una bandiera della Groenlandia. Nell’altra ala, l’uccello impugna una bandiera statunitense. La didascalia recita: «Abbraccia il pinguino».
Embrace the penguin. pic.twitter.com/kKlzwd3Rx7
— The White House (@WhiteHouse) January 23, 2026
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L’iniziativa non è passata inosservata sul web: Xinhua ha prontamente replicato ricordando alla Casa Bianca che questi animali non vivono in Groenlandia, isola situata nell’emisfero settentrionale. Solo i pinguini delle Galapagos si trovano a nord dell’equatore. «Anche se in Groenlandia ci fossero pinguini, sarebbe così», hanno scritto i giornalisti cinesi nel loro post, accompagnandolo con un video generato dall’IA che ritrae Trump, abbigliato da Zio Sam, mentre trascina al guinzaglio un pinguino recalcitrante e impugna una mazza da baseball nell’altra mano.
L’immagine originale del «pinguino nichilista» proviene dal documentario del 2007 del regista tedesco Werner Herzog sull’Antartide, intitolato «Incontri alla fine del mondo», ed è diventata virale solo dall’inizio di quest’anno.
Even if there are penguins in #Greenland, it would be like this… @WhiteHouse #USA #Hegemony pic.twitter.com/X9lwM3yE1F
— China Xinhua News (@XHNews) January 24, 2026
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La scena ha dato vita a innumerevoli meme, interpretati dagli utenti in modi diversi: da riflessioni sulla solitudine e sulla crisi esistenziale a simboli di indipendenza di pensiero e di ribellione.
All’inizio di questa settimana, Trump ha dichiarato che un «quadro» per un accordo sulla Groenlandia, negoziato con il segretario generale della NATO Mark Rutte, è ora pronto e garantirebbe agli Stati Uniti «tutto l’accesso militare che desideriamo». L’intesa prevederebbe «aree di base sovrane» statunitensi sull’isola più grande del pianeta e accelererebbe i diritti di estrazione dei minerali di terre rare.
Mercoledì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha sottolineato che Pechino non ha alcuna intenzione di approfittare delle tensioni emerse tra Stati Uniti e Unione Europea riguardo alla Groenlandia. «La Cina persegue una politica estera indipendente e pacifica. Intratteniamo scambi amichevoli con altri Paesi sulla base del rispetto reciproco e dell’uguaglianza», ha affermato.
Come riportato da Renovatio 21, già in passato la Cina ha canzonato apertamente gli USA, come ad esempio durante la disastrosa ritirata da Kabullo nel 2021, che il Dragone prese come monito satirico per Taiwano.
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Immagine da Twitter
Cina
Tutti gli interessi cinesi in Sud America a cui Trump vuole mettere fine
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Cina
La Cina condanna l’attacco «egemonico» degli Stati Uniti al Venezuela
Il ministero degli Esteri cinese ha condannato l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela e la cattura di Nicolas Maduro, definendoli «egemonici».
«La Cina è profondamente scioccata e condanna fermamente l’uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l’azione contro il suo presidente», ha affermato il ministero degli Esteri cinese in una dichiarazione rilasciata più tardi nella giornata.
«Tali atti egemonici degli Stati Uniti violano gravemente il diritto internazionale e la sovranità del Venezuela e minacciano la pace e la sicurezza in America Latina e nella regione caraibica», ha affermato, chiedendo a Washington di rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite.
L’operazione di cambio di regime degli Stati Uniti è avvenuta poche ore dopo la visita di una delegazione cinese in Venezuela, un partner chiave, guidata dall’inviato speciale del presidente Xi Jinping, Qiu Xiaoqi. Pechino non ha rilasciato una dichiarazione sull’incontro, ma Caracas ha affermato che è servito a rafforzare un «mondo multipolare di sviluppo e pace» di fronte alle «misure coercitive unilaterali» occidentali.
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La Cina e la nazione sudamericana, pesantemente sanzionata, hanno mantenuto un’importante «partnership strategica in ogni condizione atmosferica» dal 2023 e hanno firmato un accordo di investimento nel 2024.
Dopo l’attacco degli Stati Uniti, Pechino ha fatto eco a Mosca e ha condannato il «sequestro forzato» di Maduro e di sua moglie, chiedendone il rilascio.
Come riportato da Renovatio 21, è stato reso noto che poco prima del sequestro il Maduro aveva incontrato alti dignitari della Repubblica Popolare Cinese.
In assenza del leader venezuelano, la Corte Suprema del Paese ha concesso poteri presidenziali alla vicepresidente Delcy Rodriguez.
Poco prima della decisione, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiamato la Rodriguez per esprimere la solidarietà e il sostegno di Mosca alla difesa degli interessi nazionali e della sovranità del Paese da parte del governo venezuelano. Entrambe le parti hanno inoltre espresso l’impegno a consolidare l’accordo bilaterale di partenariato strategico firmato da Mosca e Caracas lo scorso maggio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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