Cina
Xi Jinping esalta la «democrazia» di Pechino, ma parte del Partito è contro di lui
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews
Presidente cinese: il sistema politico nazionale è una «grande creazione», la chiave del successo globale del Paese. In attesa del 20° Congresso del PCC emergono tensioni con il vice presidente Wang Qishan e la fazione di Shanghai, impersonata da Zeng Qinghong.
Secondo Xi Jinping, il sistema politico della Cina è una «grande creazione» e la chiave del suo successo globale. Il presidente lo ha dichiarato ieri a un incontro del Partito comunista cinese sull’assetto costituzionale del Paese, sottolineando che quella nazionale è una realtà con processi del tutto democratici.
Xi ha affermato che la democrazia non si riduce a promesse elettorali, non è un ornamento o una decorazione: «La democrazia è risolvere i problemi reali delle persone». Analisti sostengono che l’intervento del presidente è una risposta agli Stati Uniti e ai suoi alleati, che attaccano la Cina su diritti umani e repressione del dissenso.
Xi starebbe preparando anche il campo per il 20° Congresso del PCC, che si terrà tra un anno, quando con ogni probabilità otterrà un terzo mandato come segretario generale del Partito e presidente della nazione.
Emergono i segni di una lotta di potere intestina al Partito
Per Willy Lam, Xi ha dei problemi interni. Con sempre più evidenza, sostiene il noto sinologo su China Brief, emergono i segni di una lotta di potere intestina al Partito. Nelle mire di Xi ci sarebbero due pesi massimi del regime: l’attuale vice presidente Wang Qishan e l’ex vice presidente Zeng Qinghong.
A dimostrazione delle tensioni interne, lo scorso mese la stampa cinese (semi-ufficiale) ha parlato di un complotto «sinistro e infido» ordito da alcuni funzionari dell’apparato politico-legale contro Xi; le autorità hanno cancellato poi gli articoli in questione dal web.
Lo scontro tra Xi e le fazioni a lui avverse arriva in un momento di difficoltà economica per la Cina. Il Paese è alle prese con una pericolosa crisi energetica e la possibile bancarotta di Evergrande. La grande compagnia immobiliare ha accumulato un debito di circa 300 miliardi di dollari (258 miliardi di euro) che non riesce a ripagare. Quello del debito è un problema che interessa altri gruppi cinesi e le società d’investimento create dai governi provinciali. A minacciare la ripresa dell’economia nazionale vi è anche il continuo riaffiorare di alcuni focolai di COVID-19 in molte province.
Ieri Li Keqiang ha detto che la Cina ha i mezzi adeguati per fronteggiare le attuali sfide economiche. Alla Fiera di Canton (Guangzhou), il premier cinese ha spiegato che anche se la crescita economica ha rallentato nel terzo trimestre, il Paese può ancora raggiungere l’obiettivo di superare il 6% d’incremento del PIL alla fine dell’anno.
Xi non viaggia all’estero da più di 630 giorni, preso dalle sfide interne al suo potere, che al momento arrivano però in forma indiretta
Lam fa notare che Xi non viaggia all’estero da più di 630 giorni, preso dalle sfide interne al suo potere, che al momento arrivano però in forma indiretta.
Un recente articolo su Caixin, diretto da Hu Shuli, un protetto di Wang Qishan, sembra usare riferimenti a una ricetta culinaria per criticare il «cocciuto conservatorismo» del presidente e la sua incapacità di stabilire buoni rapporti con l’Occidente.
Fino a poco tempo fa Wang era considerato uno stretto alleato di Xi. Lo scenario è cambiato con l’arresto di alcune persone della sua cerchia.
Lo scorso anno è stato il turno del magnate Ren Zhiqiang, condannato a 18 anni per corruzione. Membro della fazione dei «principini», gli eredi dei primi rivoluzionari del Partito, Ren aveva dato a Xi del «clown che si pensa imperatore», pur senza nominarlo in modo diretto.
L’ala pro-mercato del PCC avrebbe preso di mira la sua dottrina della «comune prosperità»: il tentativo di obbligare i grandi gruppi industriali (privati) a condividere la loro crescente ricchezza con gli strati meno privilegiati della popolazione
A settembre la polizia ha arrestato Chen Feng, presidente del conglomerato HNA Group, una delle diverse compagnie che secondo Lam sono legate a Wang e che il governo ha penalizzato nell’ultimo periodo. Con l’accusa di aver intascato tangenti, ad aprile la Procura generale del popolo ha incriminato anche Dong Hon, stretto collaboratore di Wang.
Come Wang, Zeng Qinghong ha forti interessi nel settore finanziario del Paese, sottolinea Lam. Un leader della fazione di Shanghai, espressione dell’ex presidente Jiang Zemin, Zeng è visto come un protettore di grandi gruppi come Fantasia Holding e Huarong. Il primo è guidato da sua nipote ed è sull’orlo della bancarotta; per i guai finanziari di Fantasia, Zeng Baobao ha dato la colpa alle politiche del Partito.
L’associazione di Zeng con Huarong è ancora più pesante. Lai Xiaomin, ex presidente della compagnia statale, è stato arrestato alla fine dello scorso anno, per poi essere condannato e giustiziato in gennaio. Era accusato di aver intascato tangenti per 1,8 miliardi di yuan (240 milioni di euro) e di slealtà verso il Partito.
C’è un altro problema per Xi. L’ala pro-mercato del PCC avrebbe preso di mira la sua dottrina della «comune prosperità»: il tentativo di obbligare i grandi gruppi industriali (privati) a condividere la loro crescente ricchezza con gli strati meno privilegiati della popolazione.
Anche il possibile salvataggio pubblico di Evergrande rientrerebbe nella battaglia politica interna al Partito. La vicinanza di Xu Jiayin, fondatore del gruppo immobiliare del Guangdong, con la Gioventù comunista lo rende meno probabile. Sin da quando è diventato presidente nel 2013, Xi ha emarginato la potente fazione del Partito, legata al suo predecessore Hu Jintao e al premier Li Keqiang.
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Cina
La Cina condanna il fondatore di Evergrande all’ergastolo
A cinque anni dal crollo del colosso immobiliare cinese Evergrande Group, la giustizia ha emesso il suo verdetto: il fondatore Xu Jiayin, noto anche come Hui Ka Yan, è stato condannato all’ergastolo dal Tribunale intermedio del popolo di Shenzhen. Lo riporta Epoch Times.
Il 64enne imprenditore si era dichiarato colpevole già lo scorso aprile per una lunga serie di accuse: frode nella raccolta di capitali, appropriazione indebita di depositi pubblici, concessione irregolare di prestiti, corruzione, emissione fraudolenta di titoli e sottrazione di fondi. La corte ha disposto anche la confisca dei suoi beni personali.
Le sanzioni non si sono fermate alla persona dello Xu: Evergrande è stata multata per 8,82 miliardi di yuan (circa 1,12 miliardi di euro), mentre la controllata immobiliare Hengda dovrà versare altri 7 miliardi di yuan (890 milioni di euro).
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Secondo l’agenzia statale Xinhua, altre 56 persone sono state condannate a pene comprese tra 22 mesi e 18 anni di reclusione per il loro coinvolgimento nella raccolta illecita di depositi pubblici e nell’uso improprio di fondi legato al caso Evergrande. I nomi dei condannati non sono stati resi pubblici.
Xu non compariva in pubblico dal 2023: le uniche immagini recenti, diffuse dal tribunale, lo mostrano con una camicia blu, scortato da due agenti mentre ascoltava la lettura della sentenza.
La parabola di Xu è tanto rapida quanto la sua caduta. Nato in condizioni modeste, l’ex tecnico siderurgico si trasferì nel Guangdong approfittando della graduale apertura del mercato cinese, lavorando come venditore prima di fondare Evergrande nel 1996.
Il suo primo progetto immobiliare fu finanziato con un prestito bancario di 3 milioni di yuan (circa 376.000 euro) per l’acquisto di un terreno. Le vendite furono immediate: secondo un articolo del 2010 del People’s Daily, organo ufficiale del Partito Comunista Cinese, in un solo giorno Xu riuscì a vendere oltre 300 appartamenti, incassando circa 80 milioni di yuan, capitale che gli permise di finanziare l’espansione successiva.
Alla fine del 2009 l’azienda aveva cantieri aperti in 25 grandi città cinesi. Il patrimonio personale di Xu toccò il picco nel 2017, quando Forbes lo stimò in 45,3 miliardi di dollari, rendendolo per un periodo l’uomo più ricco dell’Asia — un’ascesa favorita, secondo alcuni osservatori, anche dai suoi legami con esponenti di alto livello del Partito Comunista Cinese.
I primi segnali di crisi arrivarono nell’agosto 2021, quando Xu si dimise dalla presidenza di Hengda. Due mesi dopo la società non riuscì a onorare un prestito da 148 milioni di dollari: il primo di una lunga serie di inadempienze.
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Da allora il gruppo, un tempo il più grande sviluppatore immobiliare del Paese, non è più stato in grado di far fronte alla gran parte dei propri debiti, che ammontano complessivamente a circa 300 miliardi di dollari. Nel marzo 2024 Xu e la società erano già stati sanzionati per aver gonfiato artificialmente i ricavi di 66 miliardi di euro nei due anni precedenti al default.
Un tribunale di Hong Kong ha ordinato la liquidazione di Evergrande nel 2024, e l’anno successivo la Borsa di Hong Kong ne ha revocato la quotazione. La procedura di liquidazione procede però a rilento: ad agosto 2025 erano stati recuperati appena 255 milioni di dollari a fronte di crediti per 45 miliardi di dollari vantati dai creditori, che ora tentano di congelare anche i beni offshore di Xu e quelli dell’ex moglie Ding Yumei, proprietaria di immobili a Londra e Vancouver e la cui posizione attuale è sconosciuta dopo che avrebbe lasciato Hong Kong prima dell’agosto 2023.
La vicenda di Evergrande è considerata l’emblema del lungo rallentamento del settore immobiliare cinese, che ha pesato sull’andamento della seconda economia mondiale. Resta inoltre aperta la lettura politica della vicenda: secondo alcuni analisti citati dalla stampa internazionale, la parabola di Xu si inserirebbe in un più ampio regolamento di conti interno al Partito Comunista Cinese contro le fazioni un tempo legate a dirigenti come Jiang Zemin.
Come riportato da Renovatio 21, alcune testate critiche di Pechino avevano riportato due anni fa che le proteste delle vittime del crack Evergrande erano state scandagliate dal database statale di riconoscimento facciale.
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Immagine di 中国新闻社 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Cina
IA cinese esce dal sistema di sicurezza integrato
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Cina
La Cina inizia a mandare le navi in Europa attraverso la rotta del Nord
La Cina avvierà questo mese un servizio regolare di trasporto container verso l’Europa attraverso la Rotta Marittima del Nord (NSR) russa, con otto viaggi programmati fino a ottobre, secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato dell’ente per l’energia atomica russa Rosatom, Aleksey Likhachev. Lo riporta la stampa russa.
La rotta marittima artica si sviluppa principalmente attraverso le acque territoriali e la zona economica esclusiva della Russia e si avvale delle infrastrutture portuali e della flotta di rompighiaccio russe. Rosatom, la società statale russa per l’energia atomica, è la principale responsabile dello sviluppo di questa rotta.
La compagnia cinese Sealegend Shipping ha effettuato la sua prima spedizione di merci attraverso il canale navigabile fino al porto di Felixstowe, in Inghilterra, alla fine dello scorso anno, completando il viaggio in 20 giorni. Un viaggio attraverso il Canale di Suez avrebbe richiesto circa 37 giorni, ha dichiarato Likhachev ai giornalisti venerdì.
«Oggi compiamo un ulteriore passo avanti. La compagnia di navigazione cinese Sealegend Shipping ha infatti in programma di lanciare la prima rotta regolare verso l’Europa e Rosatom ha già rilasciato i permessi per il transito di sette navi nella Rotta Marittima del Nord», ha dichiarato l’amministratore delegato di Rosatom.
Mentre le precedenti spedizioni di container erano in gran parte sperimentali o occasionali, il programma di quest’anno prevede viaggi settimanali da agosto a ottobre, condizioni del ghiaccio permettendo, ha affermato.
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La crescente domanda di trasporto marittimo attraverso la Rotta Marittima del Nord si verifica in un contesto di «situazione permanentemente difficile» nel Golfo Persico, ha affermato. Lo Stretto di Ormuzzo che normalmente trasporta circa un quarto del commercio marittimo di petrolio e GNL, è rimasto in gran parte chiuso dall’attacco israelo-americano all’Iran di febbraio.
Secondo l’AD della società atomica statale di Mosca, il traffico container cinese attraverso la Rotta Marittima del Nord è cresciuto notevolmente negli ultimi anni, più che triplicando tra il 2023 e il 2025. Oggi, il traffico marittimo bilaterale tra i porti cinesi e russi rappresenta il 15% di tutto il traffico attraverso il corridoio. Si prevede che il traffico merci totale tra Russia e Cina raggiungerà i 20 milioni di tonnellate entro il 2030, ha aggiunto.
L’India e la Russia stanno inoltre lavorando per finalizzare un accordo sulla cooperazione nel trasporto marittimo di merci lungo la Rotta Marittima del Nord.
La rotta marittima artica rimane il passaggio marittimo più breve tra la regione Asia-Pacifico e l’Europa settentrionale. La Russia, che gestisce la più grande flotta di rompighiaccio al mondo con oltre 40 navi convenzionali e nucleari, sta investendo nella Rotta Marittima del Nord con l’obiettivo di farne un’arteria commerciale globale fondamentale.
L’importanza di questa rotta come percorso «più sicuro, affidabile ed efficiente» sta diventando sempre più evidente a causa delle interruzioni causate dai conflitti in tutto il mondo, ha affermato il presidente russo Vladimir Putin all’inizio di quest’anno, aggiungendo che Mosca sta lavorando per rafforzare la logistica artica su «scala massiccia».
La navigazione globale risente dei problemi geopolitici. Già da prima della guerra di Ormuzzo, il passaggio per il Canale di Suez era reso difficoltoso dalle attività degli Houthi yemeniti, che sono arrivati a colpire e sequestrare navi merci e persino attaccare portaerei USA.
A fine 2025, tuttavia, si era appreso che il traffico attraverso Suez era aumentato.
Gli Houthi il mese scorso hanno dichiarato il blocco navale dell’Arabia Saudita, Paese che sostiene gli avversari interni dello Yemen e che ha bombardato porti ed aeroporti Houthi negli ultimi giorni pure.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa si parlò di un aumento del 400% del prezzo di spedizione delle merci dall’Asia all’Europa. Un’analisi della banca d’affari Goldman Sachs aveva previsto un possibile aumento del 200%. dei prezzi del petrolio.
Il caos nel Mar Rosso aveva spinto compagnie di logistica come Maersk a dirottare il traffico Asia-Europa verso il periplo dell’Africa.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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