Epidemie
TSO ad uno studente di 18 anni perché rifiuta di portare la mascherina in classe
Quanto accaduto in provincia di Fano ieri è di una gravità a dir poco inaudita, l’ultimo atto di una dittatura sanitaria che, però, verosimilmente pare appena cominciata.
Un ragazzo di appena 18 anni, conosciuto e descritto da amici e docenti per essere uno studente intelligente, corretto ma che non si accontenta delle spiegazioni superficiali e ama approfondire — un evidente reato in una società ed in un sistema scolastico che tende a modellare a proprio piacimento prototipi di pecore ignoranti allineate al sistema — decide di dare vita ad una protesta incatenandosi al banco, rifiutando di indossare la mascherina in classe e motivando questa scelta come una difesa delle libertà personali, in particolare la libertà di cura sancita dall’Art.32 di quella che fu la Costituzione Italiana.
Uno studente intelligente, corretto ma che non si accontenta delle spiegazioni superficiali e ama approfondire — un evidente reato in una società ed in un sistema scolastico che tende a modellare a proprio piacimento prototipi di pecore ignoranti allineate al sistema
Dopo circa due ore di «trattativa», i compagni di classe del ragazzo sono stati fatti defluire in un’altra classe, evidentemente per allontanarli dal dissidente appestato senza mascherina, e da quel momento in poi la situazione è precipitata: il ragazzo è rimasto sulle sue posizioni non indossando la mascherina, portando come prove del suo lecito atto le opinioni di un costituzionalista — che ora, secondo l’opinione pubblica, farebbe le veci di un vero e proprio «plagiatore» del giovane: fateci caso, siamo davanti ad un vero e proprio cambio di paradigma, dove il «costituzionalista» prende il posto del guru santone a capo di una setta.
Di fatto, chi segue ed ascolta la Costituzione — ed evidentemente la spiega — diventa un guru malefico da etichettare come «plagiatore».
Vista la resistenza, poi la preside ha deciso di chiamare la polizia e un’ambulanza. Accompagnato poi all’ospedale, viste le prolungate resistenze — tuttavia pacifiche — al giovane sarebbe stato applicato un TSO con l’intervento delle forze dell’ordine e dei sanitari, che gli avrebbero somministrato dai calmanti trasferendolo poi nel reparto di psichiatria all’ospedale di Pesaro.
Fateci caso, siamo davanti ad un vero e proprio cambio di paradigma, dove il «costituzionalista» prende il posto del guru santone a capo di una setta. Di fatto, chi segue ed ascolta la Costituzione — ed evidentemente la spiega — diventa un guru malefico da etichettare come «plagiatore»
Secondo quanto si apprende, al ragazzo è stato concesso solo di fare una breve telefonata dove spiegava del reparto in cui era stato trasferito.
Il sindaco di Fano, Massimo Seri, è quello che ha firmato il TSO giustificandolo come «un atto dovuto, perché il ricovero forzato deve essere proposto da un medico e controfirmato ad un altro collega. La firma del sindaco è solo un atto formale», afferma il primo cittadino ora coinvolto in un vero e proprio affare di Stato che ha destato l’interesse e le proteste a livello nazionale, fra cui alcune richieste di approfondimento di natura politica da parte del senatore Armando Siri.
Siamo arrivati al punto in cui un giovane, intelligente e coraggioso protesta contro delle disposizioni di legge che ritiene ingiuste e a motivo di questo viene fatto passare come una persona instabile, pericolosa, a cui applicare un TSO per rinchiuderlo in un reparto di psichiatria magari per bombardarlo di psicofarmaci.
Siamo arrivati al punto in cui un giovane, intelligente e coraggioso protesta contro delle disposizioni di legge che ritiene ingiuste e a motivo di questo viene fatto passare come una persona instabile, pericolosa, a cui applicare un TSO per rinchiuderlo in un reparto di psichiatria magari per bombardarlo di psicofarmaci
«Sto bene – rispondeva ieri il diciottenne al telefono – sono qui al reparto psichiatrico di Pesaro, a Muraglia, perché mi hanno fatto un TSO e mi hanno detto che dovrò restare qui una settimana. In questo momento una dottoressa mi sta portando via tutti gli oggetti pericolosi. Mi hanno dato dei calmanti al Santa Croce e poi mi hanno trasferito a Pesaro, a Muraglia. I miei genitori non sono con me»
Interveniva poi, prendendo il telefono di mano al ragazzo, una dottoressa del reparto: «il giovane deve stare sereno, la telefonata deve terminare qui».
Oltre ad essere terminata in modo tirannico una telefonata, possiamo tranquillamente dire che qui è terminata anche la normalità, la libertà, la dignità, l’umanità e tutto ciò che da essa ne consegue.
Onore a questo giovane e al suo coraggio che, ne siamo certi non resterà inascoltato.
Onore a questo giovane e al suo coraggio che, ne siamo certi non resterà inascoltato
Cristiano Lugli
Immagine d’archivio
Epidemie
Parassita diarroico si diffonde in America
Le autorità sanitarie statunitensi stanno faticando a identificare la fonte di un’intossicazione alimentare che causa diarrea grave e disidratazione. Almeno 145 persone in 17 stati sono risultate positive al parassita Cyclospora cayetanensis.
I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno riconosciuto che è probabile che ci siano molti più casi non diagnosticati.
Dall’inizio di maggio, venti persone sono state ricoverate in ospedale a causa dell’epidemia, sebbene non siano stati segnalati decessi. Nuova York è emersa come uno dei principali focolai, con un numero di persone infette dal parassita che varia tra 31 e 80.
Casi di ciclosporiasi sono stati identificati anche in Alaska, Colorado, Connecticut, Florida, Georgia, Illinois, Louisiana, Massachusetts, Carolina del Nord, Ohio, Pennsylvania, Tennessee, Texas, Virginia e Wisconsin.
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La malattia in genere causa diarrea acquosa esplosiva, insieme a una serie di altri sintomi gastrointestinali, tra cui gonfiore, flatulenza, crampi allo stomaco, nausea e vomito. Alcune persone riferiscono anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.
Secondo il CDC, la ciclosporiasi si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.
Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, con conseguente numero considerevole di casi non diagnosticati. Se non trattata, l’infezione può durare oltre un mese, e la sua caratteristica principale è rappresentata da episodi ricorrenti di diarrea.
Tale microscopico parassita è endemico nei paesi tropicali e subtropicali, tra cui Guatemala, Perù e Nepal. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo. Poiché la maggior parte delle persone a cui è stata diagnosticata la ciclosporiasi nel corso dell’epidemia in corso non aveva viaggiato di recente al di fuori degli Stati Uniti, le autorità sanitarie sospettano che la fonte sia da ricercarsi in prodotti ortofrutticoli distribuiti a livello nazionale.
Secondo quanto dichiarato dai funzionari, «le autorità sanitarie locali, statali e federali (CDC, FDA) stanno indagando su diversi focolai di casi in più di uno stato. Le indagini per identificare le potenziali fonti sono tuttora in corso».
Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.
Il CDC raccomanda di lavare le verdure a foglia verde con acqua corrente fredda per ridurre al minimo il rischio di esposizione.
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Armi biologiche
Fauci ha finanziato la ricerca che ha dato origine al COVID: cosa dicono i documenti secretati dalla Gabbard
Today, on my final day as Director of National Intelligence, I’m releasing never-before-seen communications and documents exposing how Dr. Fauci provided millions in US taxpayer dollars to fund dangerous gain-of-function research at the Wuhan lab, worked with politicized elements… pic.twitter.com/ZMdliW4zyS
— DNI Tulsi Gabbard (@DNIGabbard) June 19, 2026
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Epidemie
Rapporto OMS avverte: entro settembre rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo entro settembre
L’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo orientale ha registrato il maggior numero di casi confermati nel primo mese rispetto a qualsiasi altra epidemia precedente.
Il ceppo Bundibugyo del virus Ebola ha infettato oltre 1.000 persone e ne ha uccise 267 in Congo, causando inoltre 20 infezioni e 2 decessi nella vicina Uganda. Gli esperti ritengono che il virus si stesse diffondendo da mesi prima di essere individuato e ufficialmente dichiarato un focolaio. A differenza delle precedenti epidemie, localizzate in aree rurali, questa ha colpito zone urbane più densamente popolate.
L’Ufficio Africa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato il 25 giugno un rapporto su The Lancet, avvertendo di un previsto raggiungimento di 8.210 casi confermati e 1.420 decessi entro metà settembre. Il loro modello computerizzato, basato sullo scenario peggiore, prevede 66.000 casi entro settembre. Vi sono indicazioni che gli operatori sanitari siano stati efficaci nel rallentare il tasso di trasmissione laddove hanno potuto operare.
Le comunità isolate, inizialmente restie a collaborare con gli operatori sanitari, ora comprendono la gravità della crisi e chiedono aiuto. Le autorità stanno reclutando 20.000 operatori sanitari della zona per potenziare il tracciamento dei contatti e altre iniziative.
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Tuttavia, una delle principali difficoltà nella lotta contro la malattia è la crisi umanitaria, con un milione di persone fuggite dai combattimenti nel Congo orientale e costrette a vivere in campi profughi sovraffollati. Sono stati accertati casi di Ebola in almeno tre di questi campi, ma gli operatori sanitari non possono accedervi a causa del conflitto. Il dottor Jean Kaseya, direttore generale dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha affermato: «Non possiamo fermare questa epidemia senza risolvere il problema umanitario».
Questa settimana inizieranno in Congo le sperimentazioni cliniche su due farmaci contro il virus Ebola Bundibugyo. Uno è il molto controverso remdesivir (la cui inefficacia per il COVID, sei anni fa, era stata affermata proprio dall’OMS…), un antivirale prodotto da Gilead Sciences, e l’altro è l’anticorpo monoclonale MBP-134 di MappBio, che qualcuno spera di utilizzare in futuro come vaccino per prevenire la malattia. Attualmente la sperimentazione con i due farmaci è progettata per verificare l’efficacia di una delle due terapie contro questa forma di Ebola.
Lo sviluppo di questi due farmaci è stato finanziato dal governo degli Stati Uniti, ma i fondi per affrontare l’epidemia sono arrivati con lentezza. Dei 910 milioni di dollari promessi dalla comunità internazionale, solo il 13% è stato erogato. Il presidente Trump ha richiesto 1,4 miliardi di dollari al Congresso, ma la maggior parte di questa somma è destinata ad aiutare gli americani, non la popolazione del Congo orientale.
La sua richiesta include 500 milioni di dollari per impedire la diffusione del virus negli Stati Uniti, altri 90 milioni di dollari per le attività diplomatiche e per l’evacuazione e il trasporto dei cittadini statunitensi esposti al virus, e 800 milioni di dollari per costruire un centro di quarantena in Kenya per gli americani esposti al virus.
Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.
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Un mese fa l’OMS aveva segnalato la prima guarigione confermata dall’epidemia del ceppo Bundibugyo. La responsabile tecnica dell’agenzia, Anais Legand, ha dichiarato che un paziente risultato positivo all’Ebola è guarito ed è stato dimesso dall’ospedale il 27 maggio dopo aver ricevuto due risultati negativi al test.
Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.
Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.
Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.
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Immagine di World Bank Photos via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
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