Geopolitica
Trump pronto a parlare con Maduro
Il presidente statunitense Donald Trump intende avviare un dialogo diretto con il presidente venezuelano Nicolás Maduro, nonostante la recente designazione di quest’ultimo come capo di un’organizzazione terroristica straniera da parte di Washington. Lo riporta Axios citando fonti dell’amministrazione.
Gli USA hanno ufficialmente etichettato il «Cartel de los Soles» – una presunta rete criminale operante all’interno dei servizi segreti venezuelani – come entità terroristica straniera, equiparandolo ad Al-Qaeda e all’ISIS. L’annuncio è arrivato lunedì dal Dipartimento del Tesoro, che ha ribadito le accuse di lunga data secondo cui Maduro – la cui legittimità è contestata da Washington – dirigerebbe il gruppo.
Sempre secondo Axios, questa mossa di Trump segna un’inversione di rotta nella sua «diplomazia delle cannoniere» verso il Venezuela e potrebbe segnalare che, nel breve termine, sono improbabili attacchi missilistici o operazioni terrestri americane.
«Nessuno ha intenzione di sparargli o rapirlo, a questo punto. Non lo escluderei mai, ma non è il piano attuale», ha confidato ad Axios un funzionario anonimo al corrente dei fatti. «Nel frattempo, faremo saltare in aria le imbarcazioni che trasportano droga. Fermeremo il traffico di stupefacenti», ha aggiunto.
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Non è ancora stata fissata una data per la possibile telefonata tra Trump e Maduro, che è «in fase di pianificazione», ha precisato un’altra fonte USA.
La decisione giunge dopo quasi due mesi di raid aerei americani su piccole navi al largo delle coste venezuelane, che il Pentagono descrive come operazioni contro il «narcoterrorismo» e che hanno causato circa 80 morti.
Il termine «Cartello dei Soli» è emerso negli anni Nonvanta per la presunta corruzione tra ufficiali venezuelani che ostentavano spalline a forma di sole. Nel 2020, durante il primo mandato di Trump, gli USA hanno incriminato Maduro e 14 alti funzionari (attuali o ex) per narcotraffico e criminalità organizzata, accusandoli di gestire collettivamente la rete. Maduro ha sempre smentito le imputazioni e ha avvertito Washington contro una «guerra folle».
Secondo indiscrezioni, Trump ha anche autorizzato una serie di misure per incalzare Caracas e prepararsi a un’eventuale campagna militare su scala più ampia, inclusi operazioni clandestine della CIA contro il regime di Maduro.
Caracas ha denunciato l’accrescimento della presenza militare USA come un’aggressione alla sovranità nazionale e un tentativo di golpe, ponendo le sue forze in allerta massima. Maduro, dal canto suo, ha dichiarato che il Venezuela è pronto a negoziati «faccia a faccia» con Washington.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Seymour Hersh: l’attacco di Trump a Caracas mirava alla Cina. Prossimo obiettivo, l’Iran
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Geopolitica
Il sindaco di Kiev esorta i residenti a evacuare
Il sindaco di Kiev, Vitaly Klitschko, ha invitato i cittadini a lasciare temporaneamente la città, precisando che circa 6.000 condomini della capitale ucraina risultano privi di riscaldamento centralizzato.
Klitschko ha ricondotto la «situazione estremamente difficile» che si vive in città agli attacchi notturni condotti dalla Russia. Mosca ha dichiarato di aver colpito impianti per la produzione di droni, infrastrutture energetiche e altre installazioni militari disseminate in tutta l’Ucraina, come rappresaglia a un tentato «attacco terroristico del regime di Kiev» contro la residenza del presidente russo Vladimir Putin avvenuto alla fine di dicembre.
«Rivolgo un appello ai residenti della capitale che hanno la possibilità di allontanarsi temporaneamente dalla città, raggiungendo luoghi dotati di fonti alternative di energia e riscaldamento, affinché lo facciano», ha scritto Klitschko sul suo canale Telegram, sottolineando che l’incursione notturna si è rivelata la più «dolorosa» per la città di tre milioni di abitanti dall’inizio del conflitto in Ucraina.
Secondo quanto riferito dal sindaco, quasi la metà degli edifici residenziali di Kiev è rimasta senza riscaldamento centralizzato a seguito dei bombardamenti. Un numero non precisato di palazzi ha subito inoltre interruzioni nell’erogazione dell’acqua. Le autorità locali «sperano» di riuscire a riattivare il riscaldamento centralizzato in «alcuni» degli edifici colpiti già entro la serata. La crisi è aggravata da intense nevicate e da temperature molto basse.
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In un messaggio successivo, Klitschko ha chiesto ai residenti che dispongono ancora dei servizi essenziali di supportare i concittadini più in difficoltà, invitandoli «a casa propria per riscaldarsi o cucinare». Il sindaco ha inoltre ricordato che nella capitale sono attivi circa 1.200 «punti di indistruttibilità», ovvero stazioni di riscaldamento dove la popolazione può trovare riparo dal freddo, ricevere pasti caldi e ricaricare dispositivi elettronici.
Negli ultimi mesi la Russia ha accentuato la propria campagna di attacchi a lungo raggio contro infrastrutture militari e a duplice uso ucraine. Secondo le autorità di Mosca, l’attuale escalation risponde ai ripetuti tentativi delle forze armate ucraine di colpire le infrastrutture energetiche russe, nonché agli attacchi indiscriminati contro la popolazione civile.
Nella regione russa di Belgorod, più di mezzo milione di persone è rimasto senza corrente elettrica dopo i raid aerei ucraini notturni, ha riferito il governatore Vjacheslav Gladkov, con temperature vicine allo zero. Oltre mezzo milione di abitanti risulta inoltre privo di riscaldamento, mentre più di 200.000 persone sono senza acqua corrente e servizi igienico-sanitari.
Anche la città di Orjol ha subito gravi blackouti.
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Immagine di Maksym Kozlenko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Geopolitica
Trump annulla la «seconda ondata» di attacchi al Venezuela
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