Geopolitica
Trump: l’Ucraina dovrebbe sedersi al tavolo delle trattative «in fretta»
L’Ucraina deve abbandonare rapidamente la sua posizione intransigente nei negoziati per risolvere il conflitto con la Russia, ha avvertito il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Il 45° e 47° presidente statunitense ha rilasciato queste dichiarazioni in vista dei colloqui tra Russia, Stati Uniti e Ucraina a Ginevra, in Svizzera, martedì e mercoledì. Le parti avevano già tenuto due incontri trilaterali ad Abu Dhabi a gennaio. Le questioni territoriali – in particolare il rifiuto dell’Ucraina di rinunciare alle sue rivendicazioni sul Donbass – rimarrebbero, a quanto pare, il principale ostacolo al progresso verso la pace.
Quando lunedì i giornalisti a bordo dell’Air Force One gli hanno chiesto quali fossero le sue aspettative riguardo ai negoziati svizzeri, Trump ha risposto che saranno «molto importanti».
«L’Ucraina farebbe meglio a sedersi al tavolo delle trattative il prima possibile. È tutto quello che vi dico… vogliamo che si siedano», ha insistito il presidente.
Nel suo discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera di sabato, il presidente ucraino Volodymyro Zelens’kyj ha nuovamente escluso qualsiasi concessione territoriale, sostenendo che «sarebbe un’illusione credere che questa guerra possa ora essere conclusa in modo affidabile dividendo l’Ucraina».
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Al contrario, ha chiesto più armi ai sostenitori europei di Kiev e ha chiesto che l’Ucraina fosse inclusa nella NATO, che è una delle chiare linee rosse di Mosca.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha affermato in precedenza che a Ginevra restano solo poche questioni da affrontare da parte delle parti. «La cattiva notizia è che la discussione si è concentrata sulle questioni più difficili a cui rispondere», ha sottolineato.
Il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov ha dichiarato lunedì che i membri della delegazione russa a Ginevra, guidata dall’assistente presidenziale Vladimir Medinsky, «intendono discutere una gamma più ampia di questioni, tra cui le principali questioni riguardanti i territori… e quelle relative alle nostre richieste». Mosca sostiene che qualsiasi soluzione sostenibile richiede che l’Ucraina si ritiri dalle aree ancora sotto il suo controllo nel Donbass (che ha votato per unirsi alla Russia nei referendum dell’autunno del 2022), rinunci alle sue aspirazioni alla NATO e si impegni nella smilitarizzazione e nella denazificazione.
Come riportato da Renovatio 21, un mese fa Trump aveva accusato Zelens’kyj di aver bloccato i colloqui di pace, per poi sostenere che «Zelens’kyj non aveva carte fin dal primo giorno», ivitandolo ad essere «realista» e a indire nuove elezioni. Il presidente USA il mese prima aveva definito «idiota» il suo inviato in Ucrainache sosteneva lo Zelens’kyj.
Nelle scorse settimane è trapelato che Trump avrebbe fatto pressione sull’ucraino affinché ceda territorio alla Federazione Russa. Due mesi fa The Donald è sbottato dicendo che «tutti in ucraina tranne Zelens’kyj hanno apprezzato il mio piano», sostenendo che questi non aveva nemmeno letto la sua proposta. «Può combattere fino a consumare il suo piccolo cuore» aveva dichiarato Trump sul possibile rifiuto di Zelens’kyj agli accordi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Netanyahu: la Cisgiordania è «la nostra terra»
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Geopolitica
Netanyahu: «l’Iran ha tentato di uccidere uno dei miei figli»
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’Iran avrebbe tentato di uccidere uno dei suoi figli, un’accusa di grande impatto formulata senza indicare quale dei due fosse il bersaglio, quando sarebbe stato organizzato il presunto piano né quanto fosse vicino alla realizzazione.
La notizia è emersa quasi per caso lunedì, durante un’intervista telefonica al Canale 14 israeliano sulle misure di sicurezza riservate al rivale politico Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore che lo sfida in vista delle elezioni del 27 ottobre.
«Questo è un caso incredibile. L’Iran ha preso di mira uno dei miei figli. L’Iran ha cercato di ucciderlo, ha cercato di uccidere uno dei miei figli», ha detto Netanyahu, sostenendo che la scorta h24 per Eisenkot «non è un lusso» e avvertendo che, in sua assenza, gli iraniani «avranno successo».
Netanyahu ha due figli, Yair e Avner. Non ha precisato a quale dei due si riferisse, né ha indicato dove o con quali modalità l’Iran intendesse colpirlo.
Yair è noto per una serie di polemiche. Il documentario sulla presunta corruzione del premier israeliano The Bibi Files (2024) lo descrive come un estremista che porta il padre verso posizioni ultrasioniste. Durante le manifestazioni massive antigovernative nelle piazze israeliane prima del 7 ottobre 2023, lo Yair ha affermato che il Dipartimento di Stato americano era «dietro le proteste in Israele, con l’obiettivo di rovesciare Netanyahu, apparentemente per concludere un accordo con gli iraniani».
Come noto, il ragazzo qualche anno fa pubblicò un meme, incredibilmente definito come «antisemita» pure dalla stampa italiana, che ritraeva George Soros come puparo del mondo. Nelle ultime settimane è emerso che anni fa aveva di fatto ipotizzato su Twitter come ritorsione contro la Spagna un’invasione marocchina del suo territorio, cosa poi puntualmente realizzatasi a Ceuta.
Di recente, alcuni critici avevano attaccato il ragazzo perché sembrava soggiornare a Miami mentre lo Stato Ebraico mandava al fronte tanti giovani.
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Fonti della stampa israeliana hanno riferito in modo autonomo che a luglio è stata rafforzata la protezione statale per la moglie Sara e per entrambi i figli. Il Canale 12 ha scritto che il presunto complotto iraniano era noto da mesi all’apparato di sicurezza israeliano, ma era coperto da un ordine di silenzio militare.
L’affermazione arriva mentre Netanyahu affronta una campagna elettorale difficile. Sondaggi successivi hanno mostrato che il suo blocco di governo non raggiunge i 61 seggi necessari per la maggioranza, mentre altri rilevamenti indicano Eisenkot in lotta serrata con Netanyahu e il Likud, o addirittura in vantaggio. A luglio Reuters aveva riportato che i sondaggi prefiguravano una sconfitta della coalizione di Netanyahu, anche se l’opposizione frammentata non aveva una via chiara per formare un esecutivo.
Anche il presidente statunitense Donald Trump ha sostenuto che Teheran avrebbe tentato di ucciderlo, prima ancora che la prima ondata di attacchi congiunti USA-Israele del 28 febbraio uccidesse la Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei.
«L’ho preso prima che lui prendesse me», ha detto Trump in un’intervista ad ABC News poco dopo l’attacco, nel quale sono morte anche la figlia di Khamenei, Boshra, la nipotina di 14 mesi Zahra, un genero e una nuora.
Durante il vertice NATO in Turchia a luglio, Trump fu fatto scendere in segreto dall’Air Force One e trasferito su un altro aereo militare a bordo di un camion per il catering, dopo che Israele aveva trasmesso informazioni di intelligence su un’altra presunta minaccia di assassinio da parte dell’Iran. L’operazione straordinaria fu tenuta nascosta persino ad alcuni membri del seguito.
Come riportato da Renovatio 21, l’Intelligence USA avrebbe valutato le informazioni israeliane con «scarsa affidabilità», mentre Teheran ha smentito le accuse più generali di aver tentato di assassinare Trump a margine del vertice NATO di Ankara, dove il presidente ha cambiato aereo venendo trasportato in un carrello per il cibo. Sono seguite accuse per aver usato i giornalisti, rimasti nell’aereo considerato come obiettivo dell’attentato, come esche.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
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