Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Taipei ancora esclusa dall’Assemblea dell’OMS: pesa il veto di Pechino

Pubblicato

il

 

Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews

 

 

La questione non è stata inserita nell’agenda dei lavori dell’organismo ONU, riunito per la sua sessione annuale. Gli alleati dei taiwanesi hanno spinto per l’inclusione, ma non il Vaticano. I cinesi sostenuti da partner come il Pakistan. L’isola alle prese con una recrudescenza della pandemia.

 

 

 

 

Taiwan è stata esclusa dall’Assemblea dell’Organizzazione mondiale della sanità per il quinto anno consecutivo. La questione non è stata inserita nell’agenda dei lavori dell’organismo, riunito da ieri in modo virtuale per la sua seduta annuale, che si concluderà il primo giugno. La presidenza di turno, quest’anno del Bhutan, ha preso la decisione sulla base delle obiezioni presentate dalla Cina.

 

Pechino boicotta la partecipazione di Taipei a organizzazioni e forum internazionali. Per le autorità comuniste, l’isola è una «provincia ribelle» da riconquistare. Taiwan è stata espulsa dall’OMS nel 1972, dopo che la Repubblica Popolare Cinese ha ottenuto il suo seggio alle Nazioni Unite. Da allora i taiwanesi hanno potuto partecipare ai lavori dell’Assemblea solo dal 2009 al 2016 in qualità di osservatori: il periodo coincide con la presidenza del nazionalista filo-Pechino Ma Ying-jeou.

 

Taiwan è stata espulsa dall’OMS nel 1972, dopo che la Repubblica Popolare Cinese ha ottenuto il suo seggio alle Nazioni Unite. Da allora i taiwanesi hanno potuto partecipare ai lavori dell’Assemblea solo dal 2009 al 2016 in qualità di osservatori: il periodo coincide con la presidenza del nazionalista filo-Pechino Ma Ying-jeou

Nei giorni scorsi 13 dei 15 Stati che intrattengono formali relazioni diplomatiche con Taiwan hanno lanciato un appello per la sua inclusione nell’Assemblea. All’iniziativa non hanno aderito solo Paraguay e Vaticano: la Santa Sede ha uno status di osservatore nell’organizzazione. Anche Stati Uniti, Unione Europea e altre nazioni del fronte occidentale sostengono la partecipazione di Taipei.

 

Ieri i rappresentanti di Nauru ed Eswatini hanno presentato in modo formale la proposta per l’accoglimento della richiesta taiwanese, subito respinta da Cina e Pakistan. Islamabad è partner della Belt and Road Initiative (le «nuove Vie della seta») di Pechino; il colosso cinese è anche il principale fornitore di armi all’esercito pakistano.

 

Fino a metà maggio Taiwan ha contenuto in modo efficace la pandemia da COVID-19, e ciò nonostante l’assenza di rapporti diretti con l’OMS. I casi di contagio sono saliti ora a una media di 500 giornalieri, numeri che hanno suscitato preoccupazione nella popolazione e spinto le autorità a reintrodurre misure di prevenzione cancellate da mesi.

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione Asianews e le sue campagne.

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine di 總統府 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

Continua a leggere

Geopolitica

La Polonia minaccia di uscire dalla UE

Pubblicato

il

Da

Il primo ministro Donald Tusk ha dichiarato che esiste «una minaccia concreta» che la Polonia possa uscire dall’UE, dopo che il presidente del Paese ha posto il veto su una legge che avrebbe consentito a Varsavia di accedere a miliardi di euro di prestiti per la difesa concessi dal blocco.

 

La scorsa settimana il presidente Karol Nawrocki ha esercitato il veto su una legge che avrebbe permesso alla Polonia di ottenere quasi 44 miliardi di euro (50 miliardi di dollari) in prestiti agevolati dell’UE destinati alla difesa, in gran parte a favore delle aziende nazionali del settore degli armamenti. Il governo ha risposto convocando una riunione di gabinetto d’emergenza e autorizzando i ministri della Difesa e delle Finanze a firmare direttamente l’accordo SAFE (Security Action for Europe), aggirando in tal modo il veto presidenziale.

 

In un post pubblicato domenica su X, Tusk ha accusato i partiti di destra, in particolare la maggior parte del blocco di opposizione Diritto e Giustizia, e personalmente Nawrocki di perseguire una «Polexit». Ha sostenuto che la Russia, il movimento MAGA del presidente statunitense Donald Trump e le fazioni europee guidate dall’ungherese Viktor Orban intendono «distruggere l’UE», avvertendo che per la Polonia «sarebbe una catastrofe» e promettendo di fare «di tutto» per impedirlo.

Aiuta Renovatio 21

I funzionari occidentali hanno da tempo invocato la minaccia di una presunta aggressione russa per giustificare gli incrementi della spesa militare, tra cui il piano ReArm Europe di Bruxelles da 800 miliardi di euro e l’impegno dei membri della NATO a portare i bilanci della difesa al 5% del PIL. Mosca ha respinto tali accuse definendole «assurdità».

 

I membri europei della NATO si sono affrettati a rispettare gli obiettivi indicati da Washington, mentre l’UE ha incontrato difficoltà nel rilanciare la propria industria della difesa e ha rilevato che l’acquisto di armi statunitensi per l’Ucraina sta diventando sempre più costoso.

 

Uno degli strumenti principali a disposizione dell’UE per perseguire tutti e tre questi obiettivi è il programma SAFE. Introdotto dalla Commissione europea lo scorso anno, consente al blocco di contrarre prestiti per 150 miliardi di euro sui mercati globali al fine di finanziare prestiti agli Stati membri destinati a progetti di difesa.

 

Lo scontro politico tra Nawrocki e Tusk non rappresenta una novità. Nel gennaio 2025, Nawrocki, allora candidato presidenziale dell’opposizione, partecipò a una protesta di agricoltori davanti alla sede della Commissione europea a Varsavia contro le norme ambientali dell’UE e le importazioni alimentari ucraine. Donald Tusk lo accusò in quell’occasione di voler spingere la Polonia fuori dal blocco.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di European People’s Party via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0

Continua a leggere

Geopolitica

Hamas dice all’Iran di non prendere di mira i Paesi limitrofi

Pubblicato

il

Da

Il gruppo militante palestinese Hamas ha avvertito il regime iraniano di non attaccare i Paesi vicini mentre proseguono gli attacchi israelo-americani.   L’Iran ha già colpito obiettivi in diversi paesi limitrofi, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e il Bahrein, che ospita la Quinta Flotta della Marina statunitense.   «Pur affermando il diritto dell’Iran di rispondere a questa aggressione con tutti i mezzi disponibili, nel rispetto delle norme e delle leggi internazionali, il gruppo invita i nostri fratelli in Iran a non prendere di mira i paesi vicini», ha dichiarato Hamas.   Questa è la prima volta che Hamas commenta pubblicamente le politiche iraniane. Hamas ha inoltre esortato i Paesi della regione e le organizzazioni internazionali a concordare una fine immediata della guerra.   Israele e Hamas hanno concordato un cessate il fuoco a Gaza, in vigore da ottobre. Nonostante il cessate il fuoco, si sono verificati attacchi regolari da entrambe le parti.

Sostieni Renovatio 21

Il presidente Trump ha recentemente avviato la seconda fase del piano di pace per Gaza, che prevede la creazione di un Consiglio per la Pace incaricato di sovrintendere al territorio, con Trump stesso a capo. Il Consiglio ha tenuto la sua prima riunione di recente.   Dall’inizio dell’operazione Epic Fury, altri gruppi militanti sostenuti dall’Iran nella regione hanno partecipato ad attacchi diretti contro Israele. Mercoledì, Hezbollah ha lanciato centinaia di missili contro Israele. Israele ha iniziato l’invasione di terra del Libano poco dopo.   Funzionari israeliani e statunitensi, intervistati da Axios, hanno affermato che l’intera regione a sud del fiume Litani è stata designata per l’occupazione, con l’obiettivo di smantellare le infrastrutture militari di Hezbollah. L’operazione potrebbe essere la più grande dai tempi della disastrosa invasione del 2006.   «Faremo quello che abbiamo fatto a Gaza», ha detto un alto funzionario israeliano, riferendosi alla distruzione degli edifici che, secondo Israele, Hezbollah utilizza per immagazzinare armi e lanciare attacchi.   Secondo la testata statunintense Axios, mentre il governo statunitense avrebbe appoggiato l’operazione contro Hezbollah, stava anche esortando il governo israeliano a limitare i danni allo Stato libanese e a cercare di avviare colloqui diretti con il governo libanese per una soluzione postbellica.   Venerdì, il leader di Hezbollah, Naim Qassem, aveva dichiarato che ormai «non c’è altra soluzione se non la resistenza (…) Quando il nemico minaccia un’invasione di terra, gli diciamo: questa non è una minaccia, ma una delle trappole in cui cadrai», aveva affermato il  Qassem prima dell’invasione, «perché ogni avanzata di un’invasione di terra consente ai combattenti della resistenza di ottenere vantaggi e risultati attraverso il confronto diretto con il nemico».    

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da Twitter
Continua a leggere

Geopolitica

Trump: «con Cuba posso fare quello che voglio»

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di aspettarsi di avere «l’onore» di «prendere Cuba in qualche forma», affermando di poter fare «qualsiasi cosa voglia» con la nazione caraibica.

 

Trump ha rilasciato queste dichiarazioni lunedì nello Studio Ovale, nonostante i colloqui in corso tra Washington e L’Avana, mentre l’isola è alle prese con una crisi energetica sempre più grave e diffusi blackout a causa del blocco petrolifero statunitense.

 

«Credo proprio che avrò… l’onore di prendere Cuba. È un grande onore», ha detto Trump, aggiungendo: «Prendere Cuba in qualche modo».

 

Incalzato dai giornalisti, Trump ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero intraprendere diverse azioni nei confronti dell’isola. «Che la liberi o la prenda. Penso di poter fare quello che voglio, volete sapere la verità?», ha detto, senza fornire ulteriori dettagli.

Sostieni Renovatio 21

Trump ha parlato mentre Cuba piombava in un blackout nazionale lunedì. Quasi 11 milioni di persone sono rimaste senza elettricità a causa della carenza di carburante che sta mettendo a dura prova le centrali elettriche obsolete del paese.

 

In seguito alle dichiarazioni del presidente statunitense, il New York Times ha riportato che i funzionari americani avrebbero fatto intendere, durante i negoziati, che la rimozione del presidente cubano Miguel Diaz-Canel potrebbe essere un obiettivo chiave nei colloqui bilaterali, sebbene Washington non abbia confermato pubblicamente tale richiesta.

 

Questi colloqui segnano la prima volta in oltre un decennio che L’Avana riconosce pubblicamente l’avvio di discussioni formali con Washington. Essi giungono dopo settimane di interruzioni di corrente, carenza di carburante e crescente rabbia popolare, in seguito al blocco delle spedizioni di petrolio venezuelano dopo la destituzione del presidente Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti e i tentativi di Washington di bloccare altri fornitori.

 

Trump ha ripetutamente minacciato un «blocco petrolifero totale» di Cuba e ha avvertito che i paesi che vendono petrolio greggio all’isola potrebbero dover affrontare dazi doganali.

 

La scorsa settimana Diaz-Canel ha affermato che qualsiasi dialogo con Washington deve basarsi su «uguaglianza e rispetto per i sistemi politici di entrambi i paesi», sottolineando la sovranità e l’autodeterminazione, aggiungendo che Cuba non riceve forniture di petrolio da tre mesi a causa di un blocco «malvagio», che, a suo dire, ha colpito molte persone, compresi i bambini che necessitano di cure mediche.

 

Come riportato da Renovatio 21, tra ultimatum e discorsi su un regime-change sull’isola caraibica, Trump ha fatto dichiarazioni su Cuba dicendo che il Paese «crollerà presto» e che rapirne il presidente «non sarebbe molto difficile».

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

Continua a leggere

Più popolari