Spirito
Surfista brasiliano rende gloria a Dio alle Olimpiadi, la foto è epica e virale: avevano proibito di mostrare tavole con l’immagine di Gesù
La foto di un surfista brasiliano che professa Cristo alle Olimpiadi estive è diventata virale in rete.
L’istantanea, scattata dal fotografo Jérôme Brouillet, mostra Gabriel Medina in aria poco dopo aver cavalcato la cresta di un’onda. Sembra che stia in piedi dritto in aria mentre punta il dito verso il cielo. La sua tavola da surf rispecchia la sua posizione, con la punta rivolta verso il cielo.
This shot of Gabriel Medina is ABSOLUTELY UNREAL ???? ????
( ????: Jerome Brouillet) pic.twitter.com/4JQNI4olsi
— Bleacher Report (@BleacherReport) July 29, 2024
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Quando Medina ha commentato la fotografia sui social media, ha spiegato che la sua celebrazione era un riferimento a Filippesi 4:13: «Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica».
La gara olimpica in cui è stata scattata la foto si è tenuta a Teahupo’o a Tahiti, a circa 16.000 chilometri da Parigi, dove si svolgono la maggior parte delle gare olimpiche.
Il vescovo svizzero Marian Eleganti, commentando la foto, ha accolto con favore il gesto, definendolo in netto contrasto con la blasfema cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici del 2024.
«L’incredibile istantanea parla da sola», ha affermato monsignor Eleganti. «Medina fluttua dritto nell’aria sopra la cresta dell’onda, così come la sua tavola senza vita, la cui posizione enfatizza in modo efficace e naturale la postura del surfista. L’intera cosa non è una coincidenza; è un’affermazione incredibilmente potente».
I have been asked hundreds times why this shot has been so viral. But you all made it viral. Not me. So why did you? ???? pic.twitter.com/xze9EzCMSZ
— Jerome Brouillet Photography (@BrouilletJerome) August 1, 2024
«Questi atleti, che si spingono fino ai limiti delle loro capacità, sono consapevoli di questi limiti», ha detto il vescovo svizzero. «Non hanno una doppia verità nelle loro vite: una laica, nello sport, in cui Dio non gioca alcun ruolo e conta solo la loro prestazione, e una pia, con cui credono in Dio a volte».
«No, tutto ciò che fanno, compreso il loro sport, che esige tutto da loro, ha a che fare con Dio. Sono consapevoli di dovere il loro successo a Lui e accettano anche la sconfitta con la mentalità di Cristo. Sono testimoni del Vangelo, che ha reso così tanti cristiani europei persone belle e sante in tutte le classi sociali e gli stati. Ci sono innumerevoli esempi di questo, specialmente nel passato della Francia».
Brazilian Surfer Gabriel Medina, teammate of João Chianca who was forced to take Jesus off his surfboard(because Christ is a religious figure) or be barred from competing, dedicates his Olympic moment to God.????????????️???? pic.twitter.com/C4h3QosdWy
— ckm114 (@ConnieKR016) August 7, 2024
Ad un altro surfista brasiliano, João Chianca, sarebbe stato vietato, a causa delle regole olimpiche, di usare la sua tavola da surf raffigurante il Cristo Redentore.
Gli utenti dei social media si sono infuriati per la presunta decisione sportiva.
«Quindi questo surfista brasiliano di 23 anni non poteva usare le sue tavole da surf del Cristo Redentore perché violano le regole olimpiche. Ma deridere e bestemmiare il cristianesimo è permesso nelle cerimonie di apertura? Capito», ha detto la figura mediatica cattolica Raymond Arroyo su X.
So this 23 year old Brazilian surfer could not use his Christ the Redeemer surfboards because they violate Olympic rules. But mocking and blaspheming Christianity is permitted in Opening Ceremonies? Got it. Article 50 of Olympic Charter: “no type of political, religious or… pic.twitter.com/rtYmGDqlOP
— Raymond Arroyo (@RaymondArroyo) July 27, 2024
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L’ex giornalista sportiva di ESPN e NBC Michele Tafoya ha ricordato che, quando otto anni fa si tennero le Olimpiadi in Brasile, la statua alta quasi 30 metri fu ampiamente inserita nel piano di marketing.
«Cristo Redentore è un simbolo iconico del Brasile», ha detto. «Era quasi impossibile visitarlo durante le Olimpiadi del 2016 a Rio. Era in evidenza nei “beauty shot” [inquadrature di bellezza, ndr] trasmessi in televisione in tutto il mondo durante i giochi. Lasciatelo surfare con le tavole!»
Christ the Redeemer is an iconic symbol of Brazil. It was nearly impossible to visit during the 2016 Olympic Games in Rio. It was prominent in the “beauty shots” televised worldwide during the games. Let him surf with the boards! https://t.co/UAsZXTilHU
— Michele Tafoya (@Michele_Tafoya) July 28, 2024
Tuttavia, anche la superstar del tennis Novak Djokovic ha professato la sua fede cristiana durante i Giuochi, dichiarando che «Dio è grande» dopo aver vinto la medaglia d’oro olimpica nella finale singolare maschile a Parigi.
Inoltre, la skater brasiliana sedicenne Rayssa Leal ha trovato un modo creativo per aggirare le restrizioni olimpiche sui simboli e le dichiarazioni religiose, utilizzando il linguaggio dei segni per dire alla telecamera «Gesù è la via, la verità e la vita».
The Olympics got upset over this and she got in trouble.
Christian Brazilian skateboarder, Rayssa Leal praised Jesus with sign language after winning a bronze medal.
She singed, “Jesus is the way, the truth and the life”,
Liberals also had a meltdown over her love of Christ. pic.twitter.com/pGdXImcPRc
— The MAGA Sheriff ⭐ (@MAGASheriff) July 29, 2024
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Immagine screenshot da Twitter
Spirito
L’Agostino che Leone XIV non ha citato a Ippona
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L’unico problema è Agostino.
Perché l’Agostino reale, quello che visse in quella terra, che scrisse in quella terra, che morì in quella terra mentre i Vandali assediavano Ippona, non era un costruttore di ponti interreligiosi. Era il polemista più formidabile che la storia della Chiesa latina abbia mai prodotto. Un uomo che dedicò decenni del suo episcopato non al dialogo blando, ma alla confutazione sistematica e senza concessioni di tutto ciò che considerava errore. Si confrontò con manichei, donatisti, ariani, pelagiani, priscillianisti e scettici accademici. Presiedette concili, scrisse instancabilmente e polemizzò con chiunque fosse necessario in difesa dell’ortodossia. Non c’è nella sua opera un solo testo che possa essere ragionevolmente interpretato come un invito alla coesistenza teologica tra il cristianesimo e l’islam, tra le altre ragioni perché l’islam non esisteva ancora quando Agostino morì, nell’anno 430. Questo conviene sottolinearlo perché c’è una tendenza, quando si tratta di appropriarsi retroattivamente dei grandi santi, a proiettare su di loro le sensibilità del presente. Agostino si presta male a quell’operazione. Philip Schaff, uno degli storici più rigorosi del dogma cristiano, scrisse che Agostino «è il Dottore della Chiesa per eccellenza», la cui attività si estese sull’ecclesiologia, la teologia sacramentale e la dottrina della grazia con una precisione che nessuno prima né immediatamente dopo raggiunse. Quel Dottore non lasciò spazio all’ambiguità sulla verità rivelata. La cercò per anni, con autentica angoscia, e quando la trovò la difese con tutti gli strumenti disponibili: la ragione, la Scrittura, l’autorità conciliare, e quando fu necessario, la coercizione imperiale. Quest’ultimo punto merita una sosta perché crea disagio. Nella Lettera 93, scritta nell’anno 408, Agostino confessa apertamente di aver cambiato idea sul metodo da impiegare con i donatisti, passando dalla persuasione intellettuale all’approvazione delle leggi coercitive dello Stato, proprio perché «l’inefficacia del dialogo» lo aveva convinto che serviva qualcos’altro. Il suo argomento era che la paura aveva fatto riflettere molti donatisti e li aveva resi «docili». Lo stesso uomo che Leone XIV trasforma in simbolo del dialogo interreligioso fu il principale artefice dottrinale di ciò che gli storici chiamano la prima teorizzazione cristiana della coercizione religiosa legittima. Non gli si può rimproverare un anacronismo: era il V secolo, il contesto era uno scisma violento, i circumcellioni donatisti avevano attaccato e mutilato diversi vescovi cattolici. Ma nemmeno gli si può citare come modello dell’incontro amichevole tra fedi diverse senza falsificare la sua figura. La paradosso è più profondo quando si esamina cosa faceva esattamente Agostino a Ippona. Allo scetticismo si confrontò come filosofo, al manicheismo e al pelagianismo come teologo, e al donatismo come vescovo. Tre fronti diversi, tre modi diversi di combattere l’errore. In tutti i casi, l’atteggiamento di fondo era lo stesso: la verità esiste, è conoscibile, e chi la possiede ha l’obbligo di difenderla. Il relativismo teologico, la coesistenza pacifica tra verità contraddittorie, l’idea che ogni ricerca spirituale conduca allo stesso luogo, sarebbe sembrata ad Agostino non un gesto di apertura ma un tradimento di Cristo. Le Confessioni sono l’autobiografia di qualcuno che non trovò la pace nell’eclettismo, ma nella resa incondizionata a una verità specifica e irriducibile. «Ci hai fatto per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposi in te»: non in una verità tra le altre, ma in te. Il donatismo, l’eresia che occupò i migliori anni dell’episcopato agostiniano, fu l’ultimo episodio nelle controversie di Montano e Novato che avevano agitato la Chiesa fin dal II secolo, e il suo nucleo era la domanda sulla santità della Chiesa e la validità dei sacramenti amministrati da ministri indegni. Agostino rispose costruendo un’ecclesiologia completa e coerente: la Chiesa visibile contiene grano e zizzania, la grazia non dipende dalla purezza del ministro ma da Cristo, l’unità è un bene irrinunciabile che giustifica misure drastiche contro lo scisma. Questo non è un ponte. È un muro dottrinale eretto con la precisione di un architetto. Che quel muro sia oggi patrimonio di tutta la Chiesa, che abbia ispirato i Padri del Vaticano II e i grandi teologi medievali, è esattamente la ragione per cui Agostino importa. Non perché sia un interlocutore comodo, ma perché è un pensatore rigoroso. Agostino distingueva 88 eresie nel suo trattato De Haeresibus, e le quattro con cui dovette principalmente lottare furono il manicheismo, il donatismo, il pelagianismo e l’arianesimo. Ognuna di quelle battaglie gli costò anni di scrittura, controversia pubblica e usura personale. Ognuna terminò con una vittoria dottrinale che fissò per sempre i limiti di ciò che la Chiesa può credere. Il pelagianismo, che sosteneva che l’uomo può raggiungere la salvezza con i propri sforzi senza bisogno della grazia, fu condannato dal concilio dei vescovi africani nell’anno 418 e dal papa Zosimo, grazie in buona misura alla tenacia di Agostino. Non fu un processo di ascolto reciproco né di arricchimento reciproco: fu una condanna. Niente di tutto questo significa che Leone XIV faccia male a peregrinare a Ippona. La visita ha un senso spirituale genuino: un agostiniano che torna nella terra del suo padre fondazionale, che prega sulle rovine dove quel padre predicò, che riconosce il debito della sua vita intera con quel pensiero.Aiuta Renovatio 21
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Spirito
Il rettore del seminario della FSSPX dice: un giorno il Papa ringrazierà per aver preservato la tradizione cattolica
Il direttore del seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X in Svizzera ha affermato che un giorno il Papa li ringrazierà per aver preservato l’insegnamento e la Tradizione della Chiesa.
Padre Bernard de Lacoste, direttore del seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X a Ecône, in Svizzera, ha dichiarato al quotidiano svizzero in lingua francese Le Nouvelliste che un giorno il Papa riconoscerà i problemi del Concilio Vaticano II e ringrazierà la Fraternità per il suo lavoro.
De Lacoste ha sottolineato che non intendono provocare uno scisma con le consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio senza il permesso del Vaticano.
«Uno scisma è definito dalla volontà di rompere con la Chiesa cattolica. Ma il fatto è che noi celebriamo queste ordinazioni episcopali proprio per rimanere cattolici romani», ha affermato il sacerdote. «Preferiremmo morire piuttosto che provocare uno scisma», ha aggiunto.
Nell’intervista, de Lacoste ha criticato il Concilio Vaticano II per quelli che la Società considera errori modernisti. «Il modernismo è un errore teologico», ha affermato, aggiungendo che gli insegnamenti del Concilio Vaticano II contraddicono «quanto la Chiesa ha insegnato per 20 secoli».
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Secondo don de Lacoste, il concilio non raggiunse il suo obiettivo, ovvero quello di portare una ventata di aria fresca nella Chiesa, come dimostrato dal calo del numero di fedeli praticanti e di sacerdoti.
Ha ribadito che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sostiene l’insegnamento tradizionale della Chiesa, specialmente in materia di morale sessuale, che molti nella gerarchia odierna hanno minimizzato o addirittura negato. Ha affermato che il divorzio e il «nuovo matrimonio» civile sono peccati mortali, così come gli atti omosessuali e tutti gli altri atti sessuali al di fuori di un matrimonio valido.
«I rapporti sessuali sono finalizzati alla procreazione, ed esclusivamente all’interno di un matrimonio stabile tra un uomo e una donna che saranno in grado di crescere i propri figli», ha sottolineato de Lacoste. «Questo è l’ordine naturale voluto dal Creatore».
Il direttore del seminario ha descritto i membri della Società come «medici dell’anima» e ha affermato che i fedeli «hanno bisogno della dottrina integrale, dei sacramenti amministrati secondo tale dottrina e della liturgia tradizionale per poter entrare in paradiso».
De Lacoste ha affermato di credere che il futuro della Chiesa risieda nella Tradizione e nella Fraternità Sacerdotale San Pio X, poiché il numero di cattolici che partecipano alle loro Messe è in costante aumento.
«Siamo certi che un giorno il papa riconoscerà di essersi allontanato dalla dottrina cattolica e ringrazierà la Società per averla preservata nella sua interezza, conferendole lo status canonico», ha concluso.
Le consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X, previste senza l’approvazione di Roma, hanno suscitato molte polemiche all’interno della Chiesa, anche tra vescovi e cardinali che difendono la Tradizione cattolica. Mentre il vescovo Athanasius Schneider si è espresso a favore della Fraternità, molti altri vescovi conservatori, come il cardinale Gerhard Müller, il cardinale Robert Sarah e il vescovo Marian Eleganti, si sono opposti alle consacrazioni, avvertendo che si tratterebbe di un «atto scismatico».
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Immagine da FSSPX.News
Spirito
Papa Leone XIV elogia la «comunione tra cristiani e musulmani» durante la sua visita in Algeria
Communion between Christians and Muslims takes shape under the mantle of Our Lady of Africa. Here, in #Algeria, the maternal love of Lalla Meryem gathers everyone as children, within our rich diversity, in our shared aspiration for dignity, love, justice, and peace. In a world…
— Pope Leo XIV (@Pontifex) April 13, 2026
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