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Ambiente

Suora va in placcaggio contro l’ecoattivista che vuole impedire la costruzione di una chiesa

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Un filmato scuote la rete: sono le immagini di un’eroica suora che blocca al volo un eco-attivista che sta tentando di impedire la costruzione di una nuova chiesa.

 

L’incidente è avvenuto lunedì a Saint-Pierre-de-Colombier, un comune nel dipartimento dell’Ardèche.
«Attivisti ambientali» si sono presentati nel cantiere di Notre-Dame des Neiges, un sito cattolico in costruzione nella città.

 

Gli ecomanifestanti hanno cercato di impedire che un escavatore lavorasse il terreno.  Un manipolo di suore e di fedeli cattolici hanno così circondato la ruspa pregando e cantando.

 

Sono quindi scoppiati scontri fisici e, a un certo punto, un uomo che correva con tubi progettati  è stato intercettato da una religiosa con una mossa che è diventata virale sui social media, accumulando milioni di visualizzazioni e facendo sognare miriadi di cattolici, e non solo, in tutto il mondo.

 

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Si tratta, contro ogni ragionevole dubbio, di un placaggio meritevole di un campionato di un Sei Nazioni di rugby o perfino della NFL, la lega principale del Football americano.

 

«Ben fatto, sorella mia! Una suora coraggiosa abbatte a terra in Ardèche un attivista truffatore che si opponeva fisicamente alla costruzione di un centro cattolico!» scrive Florian Philippot, presidente del gruppo Les Patriotes. «Farebbe meglio a condurre una campagna contro l’UE e i suoi accordi di libero scambio ultra-inquinanti! La suora lo ha messo al suo posto!»

 

 

I militanti ecologisti almeno dal 2018 tentano di impedire la costruzione di un grande centro religioso cattolico a Saint-Pierre-de-Colombier.

 

«La manifestazione è iniziata questa mattina presto. Impossibile per gli attivisti penetrare nel sito, fortificato con barriere, sorvegliato a loro volta dalle suore arrivate durante la notte. Alcuni riuscirono comunque ad intrufolarsi nel cantiere e da allora sono iniziati violenti scontri» scrive France 3.

 

«Dalle otto in punto attivisti ambientalisti e suore sono venuti alle mani. Questi violenti alterchi sono durati quasi un’ora».

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Piuttosto sorprendente il virgolettato raccolto al co-presidente di un’associazione che si oppone alla costruzione:

 

«Non me lo aspettavo. Mi aspettavo che le religiose fossero un po’ ragionevoli nei confronti dell’ordine pubblico. Il problema è che le religiose hanno deciso di ricorrere alla violenza. Sono stato aggredito 3 volte da cinque persone, che mi hanno strappato via, che volevano buttarmi fuori. Hanno deciso di proteggere il sito con le loro azioni e i loro corpi».

 

Insomma, suore bussatrici e dove trovarle. E mica solo picchiano come fabbre. Cantano pure.


«Le suore però continuano a circondare, sulla base di una catena umana, l’escavatore che dovrebbe svolgere il lavoro. E armate della loro voce, è cantando che proteggono il veicolo, affinché il lavoro continui. Sul posto sono presenti una decina di agenti della polizia» continua France 3.

 

Ma gli eco-tizi, con chi credevano di aver a che fare?

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Ambiente

La Libia chiede un’indagine internazionale sull’attacco alla petroliera russa

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Le organizzazioni internazionali dovrebbero indagare sull’attacco a una petroliera russa nel Mediterraneo al largo delle coste libiche, ha dichiarato all’agenzia stampa governativa Sputnik Adel Abdelkafi, consigliere per la sicurezza nazionale del Consiglio Supremo di Stato libico (SSC).   Il ministero dei Trasporti russo aveva dichiarato il 3 marzo che la petroliera russa Arctic Metagaz era stata attaccata da imbarcazioni ucraine senza equipaggio al largo delle coste libiche, in prossimità delle acque territoriali maltesi nel Mar Mediterraneo.  

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«Questa vicenda richiede l’attenzione degli organi o delle organizzazioni internazionali competenti, con esperienza nella risoluzione di incidenti di questo tipo, al fine di prevenire conseguenze negative per la costa libica, il territorio libico e i suoi cittadini», ha dichiarato Abdelkafi, sottolineando che, insieme alle organizzazioni internazionali, anche l’attenzione degli stati costieri del Mediterraneo è fondamentale per prevenire tali attacchi, proteggere l’ambiente marino e garantire la sicurezza di questi Paesi.   In precedenza, la National Oil Corporation (NOC) libica aveva affermato di poter gestire le conseguenze dell’attacco ucraino alla petroliera russa di GNL al largo delle coste libiche. La petroliera di GNL verrà rimorchiata in uno dei porti della compagnia.   La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha precisato che la nave cisterna per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL), che trasportava 100.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, ha perso propulsione e potenza, subendo un incendio e una conseguente esplosione di gas. Tutti i 30 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, ma due marinai sono rimasti feriti.   La nave è ora alla deriva nel Mediterraneo tra la Sicilia e Malta. Attivisti ambientalisti dicono che potrebbe esplodere creando un disastro ecologico marittimo.

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Ambiente

«Un crimine che segnerà generazioni»: l’Iran accusa Israele di ecocidio

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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiesto che Israele venga «punito per i suoi crimini di guerra» contro la Repubblica islamica.

 

I bombardamenti dei depositi di carburante a Teheran da parte delle autorità israeliane «violano il diritto internazionale e costituiscono ecocidio», ha scritto su X.

 

Araghchi ha messo in guardia sul fatto che gli attacchi potrebbero provocare danni ambientali irreversibili, mettendo a rischio la salute dei residenti e contaminando il suolo e le falde acquifere per generazioni.

 


In precedenza, l’ambasciatore Amir Saeid Iravani aveva presentato formalmente una denuncia alle Nazioni Unite dopo che gli attacchi ai depositi di carburante avevano generato aria tossica e piogge acide, esponendo i civili a gravi pericoli per la salute.

 

Come riportato da Renovatio 21, gli attacchi israeliani a Teheran hanno prodotto piogge acide e incendi che sono stati filmati pure per le strade della città.

 


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Il portavoce del ministero degli Esteri iraniani ha dichiarato che gli attacchi «non sono altro che una guerra chimica intenzionale contro i cittadini iraniani. Le conseguenze di questa catastrofe ambientale e umanitaria non saranno limitate ai confini dell’Iran».

 

I grandi incendi di idrocarburi generano enormi quantità di sostanze chimiche tossiche e particolato fine, che comportano rischi immediati e prolungati per la salute. Fuliggine, ossidi di zolfo e di azoto, metalli pesanti e altre sostanze nocive colpiscono in misura particolare le persone con patologie respiratorie e gli anziani.

 

A lungo termine, questi inquinanti possono provocare gravi malattie, incluso il cancro. Una volta dispersi nell’atmosfera, possono viaggiare per migliaia di chilometri; depositati sul suolo, contaminano le falde acquifere.

 

Eventi analoghi provocati dall’uomo, come gli incendi dei pozzi petroliferi appiccati dalle forze di Saddam Hussein nel 2003 durante l’invasione statunitense, hanno prodotto effetti duraturi sulle truppe americane presenti sul campo. Gli incendi di Teheran si distinguono per la loro prossimità a un grande centro urbano, con un rischio maggiore di esposizione acuta.

 

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Ambiente

Ghiacciaio antartico accusato di rubare il ghiaccio ai vicini

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Un ghiacciaio antartico – osservato dallo spazio –  è stato sorpreso a rubare ghiaccio al ghiacciaio vicino durante il suo scioglimento.   In uno studio pubblicato sulla rivista The Cryosphere, alcuni ricercatori dell’Università di Leeds in Inghilterra, hanno scoperto che un ghiacciaio dell’Antartide occidentale si è reso protagonista di un vero atto di «pirateria del ghiaccio», ossia aumentando di volume a discapito dei ghiacciai vicini che si stavano assottigliavano.   Utilizzando immagini satellitari scattate tra il 2005 e il 2022, gli scienziati sono rimasti sorpresi nell’apprendere che sebbene tre ghiacciai – Kohler East, Pope e Smith – avessero iniziato a ritirarsi con una velocità superiore del 51% all’anno, il ghiacciaio vicino, Kohler West, aveva in realtà rallentato il suo avanzamento del 10%.

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Secondo Heather Selley, ricercatrice di dottorato a Leeds e autrice principale dell’articolo, queste diverse velocità di diradamento sembrano avere strane conseguenze. «Riteniamo che il rallentamento osservato sul ghiacciaio Kohler West sia dovuto alla deviazione del flusso di ghiaccio verso il ghiacciaio vicino, il Kohler East», ha spiegato la scienziata in un comunicato stampa.   Questa «pirateria del ghiaccio» consiste nel fatto che la massa congelata viene «reindirizzato da un ghiacciaio all’altro, e il ghiacciaio che accelera, in sostanza, “ruba” il ghiaccio al suo vicino che rallenta».   Sebbene questo fenomeno non sia sconosciuto dagli studiosi di quetso ramo scientifico, in passato occorrevano centinaia o addirittura migliaia di anni perché si verificasse. Osservarlo accadere in un periodo di soli diciotto anni è stato «affascinante», ha sottolineato la Selley, ma allo stesso tempo potrebbe anche creare delle preoccupazioni alla comunità scientifica.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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