Connettiti con Renovato 21

Storia

Storia del Darien Gap, fulcro tra le Americhe tra guerriglia, droga e immigrazione

Pubblicato

il

Il 4 aprile 1928 Daniel McLeod senatore del Michigan aveva presentato alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d’America un progetto rivoluzionario.

 

L’idea era quella di costruire una enorme strada che avrebbe messo finalmente in comunicazione le capitali delle tre Americhe. All’unanimità era stato votato favorevolmente uno studio di fattibilità per la costruzione di una highway che avrebbe inizialmente unito gli Stati Uniti d’America al Messico e dai paesi del Centro America fino all’America del Sud.

 

In aggiunta a questo al prossimo Pan American Congress di Rio de Janeiro nel luglio del 1929 i delegati statunitensi avrebbero sostenuto l’ampliamento dal Canada fino all’Argentina in modo da connettere l’intero continente americano.

Sostieni Renovatio 21

La proposta venne votata favorevolmente con entusiasmo e all’unanimità dalla Camera. Il rapporto rimasto agli archivi da quella giornata a Washington rimarcava anche come l’infrastruttura sarebbe stata talmente d’eccezione che avrebbe permesso, vista la larghezza prevista, l’atterraggio di aeroplani.

 

Questa particolare capacità avrebbe aperto la strada ai piloti che avrebbero potuto autonomamente percorrere il continente in tutta sua lunghezza utilizzando la strada come supporto sicuro per l’atterraggio Il documento spiega molto bene lo spirito dell’epoca dove l’economia era più forte che mai e che a breve avrebbe sofferto di un enorme contraccolpo con la crisi del ’29.

 

Durante i successivi vent’anni vennero cominciati i lavori in tutto il continente. La parte dove si ottennero maggiori successi fu il collegamento tra gli States e il Messico dove i tempi di realizzazione vennero mantenuti e i lavori portati a termine.

 

Negli Stati del centro America si procedeva a rilento ma nonostante alcuni pezzi ritardarono la fine dei lavori il collegamento venne sempre garantito. Già in un articolo del 1953 venivano documentati tutti i miglioramenti e i relativi buchi da riempire per voler rendere praticabile il viaggio da Fairbanks in Alaska alla regione dei laghi in Cile. I tratti da completare erano ancora moltissimi.

 

Uno di questi in particolar modo al contrario degli altri non venne mai completato. Il tratto di strada che avrebbe dovuto unire Panama alla Colombia, e quindi congiungere l’America centrale con l’America del Sud.

 

Quel tratto di strada ancora oggi non è mai stato completato. Da Panama City la Panamericana prosegue per qualche centinaio di chilometri fino al villaggio di Yaviza, ultimo centro abitato raggiungibile da una all-weather road prima della giungla primaria.

 

 

L’ultimo tratto rimasto da completare, la regione del Darién, o Darién Gap, è un territorio estremamente selvaggio, montagnoso e solcato da innumerevoli tratti d’acqua. La conformazione geografica da sola rende estremamente difficoltoso il progetto e la realizzazione del tratto finale della strada americana. Ma la sua posizione geopolitica, storica, culturale sicuramente apporta un peso ancora maggiore sulla bilancia.

 

In seguito alla creazione coatta dello stato di Panama da parte degli Stati Uniti d’America ai danni della Colombia, il territorio che ha avuto nel suo grembo il canale più importante del mondo venne sempre mantenuto in costante osservazione da Washington.

 

La grande paura statunitense che la color line venutasi a creare dopo la conquista del Messico nel 1848 ponendo i confini sul Rio Grande, cedesse e creasse un’esondazione di profughi, rimaneva sempre viva e centrale nei pensieri politici della classe politica americana

 

Se l’America Centrale, per forza di cose, dovette sempre essere considerata una America più prossima agli States per questioni geografiche e culturali, quella del sud rimaneva più distante. Lo scoglio del Darién per tutte le popolazioni che cercavano rifugio nella federazione a stelle e strisce, rimaneva uno muro naturale molto difficile da superare.

 

Dagli anni in cui Panama, in seguito al trattato Carter-Torrijos firmato nel 1977, riacquisì una forma di indipendenza sul canale e quindi anche sul suo territorio, il centro America venne scosso da diversi terremoti politici.

 

Di lì a poco, nel 1981, Omar Torrijos dittatore di Panama, morì in un incidente aereo sulle montagne di Panama. Il potere venne preso dal generale Noriega, proxy della CIA, diplomato nella famosa Scuola delle Americhe che condusse il potere tra scandali di corruzione fino alla sua deposizione forzata da un commando statunitense. I Sandinisti presero il potere in Nicaragua scacciando Somoza dopo un quarantennio di onorato servizio al soldo di Washington.

 

Roberto D’Aubuisson, collega di Noriega alla Scuola delle Americhe, venne spinto al potere in Salvador con lo scopo di contenere il Fronte Farabundo Martí per la Liberazione Nazionale (FMLN). Compito che svolse con zelante dedizione alla causa e violentissima applicazione concreta alla realtà.

 

Per controllare i Sandinisti, Bill Casey, direttore della CIA dal 1981 al 1987, organizzò un esercito paramilitare irregolare in Honduras con il nome di contrarrevolucionarios, conosciuti con il nome più famoso di Contras.

 

Il governo costaricense in seguito alla rivoluzione vittoriosa dei Sandinisti diede appoggio alla creazione di un fronte Sud per arginare la rivoluzione nicaraguense. Il celeberrimo comandante cero, il siciliano di sangue Eden Pastora, ribellatosi ai sandinisti poco dopo la presa del potere, creò in Costarica l’ARDE con l’obiettivo di opporsi politicamente e militarmente. Su tutti loro la il sempre presente pensiero di Cuba dava materiale a Langley per costruire cattedrali di supposizioni.

Aiuta Renovatio 21

Dai primi anni Ottanta in avanti, parallelamente a tutti questi sommovimenti della crosta geopolitica del continente americano, il consumo di cocaina prima e di crack successivamente nel mercato statunitense crebbe a livelli esponenziali. Con esso aumentarono in maniera direttamente proporzionale i voli aerei dalle Ande agli Stati Uniti d’America.

 

La tratta, dagli air strip andini alle coste meridionali degli States, non era percorribile con un solo viaggio. Da qualche parte, in mezzo tra il punto di partenza e quello di arrivo, qualcuno avrebbe dovuto organizzare forzatamente una sosta per fare rifornimento.

 

Oggi, il Darién Gap, rappresenta lo snodo principale dell’immigrazione massiva negli USA, aumentata esponenzialmente nell’era Biden. Pur essendo un sito di grande pericolo, a partire dal 2010 il Darién Gap si è trasformato in una delle vie migratorie più frequentate a livello globale, con un flusso di centinaia di migliaia di persone, per lo più provenienti da Haiti e dal Venezuela, dirette verso nord fino al confine tra Messico e Stati Uniti.

 

Nel 2022, gli attraversamenti registrati sarebbero stati 250.000, un numero nettamente superiore ai 24.000 del 2019. Nel 2023, il dato è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente, superando i 520.000 migranti che hanno attraversato Darien.

 

Marco Dolcetta Capuzzo

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine dell’autore, 2013

Continua a leggere

Intelligence

Storia del SOE, l’armata segreta di Churchill

Pubblicato

il

Da

Il passaggio di consegne da parte del vecchio impero britannico verso il nuovo impero a stelle strisce in seguito alla fine del secondo conflitto mondiale fu epocale e si riferì soprattutto alla percezione, a ragione, dell’inizio di una nuova supremazia sul mondo intero. Questo sorpasso avvenne anche a livello di Intelligence e si manifestò nel superamento da parte dell’OSS-CIA americana sulla SOE britannica nell’arco dello svolgimento dei fatti di guerra. Come spiega Tommaso Piffer nel suo articolo «Office of Strategic Service versus Special Operation Executive» la nascita delle due organizzazioni avvenne in due momenti diversi: prima il SOE, ramo cadetto l’OSS.   L’agenzia dei servizi segreti britannici Special Operations Executive (SOE) divenne la soluzione di Winston Churchill (1874-1965) alle necessità militari impellenti che vennero a formarsi con l’invasione nazista del continente europeo. Chiamata anche «The Baker Street Irregulars» («gli irregolari di Baker Street»), «Churchill’s Ministry of Ungentlemanly Warfare» («il ministero dei diversamente gentiluomini di Churchill») oppure anche «Churchill Secret Army» o l’armata segreta di Churchill, si prese in carico di eseguire tutte quelle operazioni sporche necessarie per contrastare l’avanzata nazista.    Tre dipartimenti distinti voluti espressamente da Churchill vennero dati alla luce nel 1938, occupandosi rispettivamente di propaganda, sabotaggio e guerra irregolare, ricerca e pianificazione, infine vennero fusi in un unico corpo nel luglio del 1940. La nuova agenzia controllava all’incirca 13 mila persone ed era stata posta sotto la responsabilità diretta del Minister of Economic Warfare, il ministero della guerra economica. Il momento che diede il via alla creazione ufficiale della nuova agenzia fu l’occupazione della Francia da parte della Germania nazista.    Inizialmente Churchill aveva posto la SOE sotto la responsabilità di Hugh Dalton (1887-1962), l’ideologia di sinistra di Dalton lo aveva portato a concentrarsi nello svolgere attività di sabotaggio di obiettivi industriali e militari, nel fomentare disordini sindacali, scioperi e rivolte, in diffondere propaganda e nell’organizzare attività terroristiche. Venne in seguito sostituito con il brigadiere Colin Gubbins, il quale dopo aver dimostrato le sue capacità nella Guerra d’Indipendenza irlandese, da direttore dell’addestramento e delle operazioni continuò la sua scalata fino ad assumersi la totale responsabilità dell’agenzia.    I fondamentali obiettivi che decretarono la nascita della SOE furono il sabotare le azioni militari dell’asse e di pari importanza la creazione di eserciti segreti che avrebbero dovuto sollevarsi al momento opportuno. Nell’idea generale inglese, la formazione di questi eserciti nascosti sarebbero stati necessari per sconfiggere l’asse nel momento in cui le truppe alleate avrebbero iniziato a recuperare terreno nelle nazioni europee occupate dal nazifascismo. Questa operazione fu l’inizio di quella struttura che successivamente verrà chiamata Stay Behind con lo scopo di continuare la battaglia sostituendo il bersaglio nazista con il mondo sovietico. 

Sostieni Renovatio 21

Fondamentale fu il ruolo del SOE nel riuscire a procurare valuta forte internazionale durante gli anni di guerra. Senza l’apporto costante di nuova linfa vitale procurata nel mercato nero, la banca d’Inghilterra non sarebbe stata in grado di supportare le operazioni di guerra come poi accadde. Lord Selborne, ministro dell’economia di guerra nel 1942, dichiarò che la SOE era la più grande macchina di recupero di valuta estera nei mercati neri d’Europa e Asia, raggiungendo numeri di oltre un milione e settecentomila sterline.   L’Office of Strategic Service (OSS) venne invece creato due anni dopo nel 1942 e immediatamente iniziò la relazione tra i due apparati suddividendone le sfere d’influenza. La SOE si tenne per se la maggioranza dell’Europa inclusi i Balcani mentre l’OSS ottenne la responsabilità per la Cina, l’area del Pacifico e il Nord Africa. Gli accordi riflettevano le rispettive posizioni di forza nel momento degli accordi sullo scacchiere internazionale.    La SOE aveva ormai due anni di esperienza nel campo della resistenza europea e aveva già promosso importanti relazioni con il mondo Polacco e Greco. L’OSS invece era visto come l’ultimo arrivato e nei primi mesi della sua nascita aveva cercato di attingere il più possibile dall’esperienza pregressa dei loro colleghi. Come spesso capita tra cugini, la collaborazione portò alla luce una ovvia rivalità tra anglo-americani e il rapporto tra le due agenzie nel mediterraneo non fu mai di quelli facili.    L’incredibile successo inglese di riuscire leggere i messaggi cifrati dei tedeschi costruì un enorme vantaggio per l’intelligence alleata che viveva quotidianamente dell’invio dei messaggi tradotti. Ogni giorno si assisteva all’invasione degli uffici del SOE e dell’OSS di cable provenienti dai messaggi criptati nazisti. Nonostante contenessero nomi propri cifrati e i luoghi venissero chiamati con nomi di fantasia, gli agenti degli uffici anglo americani assorbivano da questa mole di lavoro una forma di relazione col nemico che aiutava a tenere sempre alto il livello di guardia.    Fu l’ambito balcanico però a rivelarsi il primo vero campo aperto di disputa. Il generale William «Wild Bill» Donovan (1883-1959) avanzò la possibilità di estendere l’influenza dell’OSS sui Balcani questionando la superiorità del SOE. Scavalcando il dialogo tra le parti costituì un ufficio al Cairo, ottenendo, a quanto pare, il diritto a poter esercitare nell’area balcanica. I britannici mantennero il controllo sulle comunicazioni e sui codici. Qualche mese dopo i britannici cambiarono il loro appoggio dal generale Dragoljub «Draža» Mihailović, capo delle formazioni militari Cetniche, con il capo del movimento partigiano comunista Josip Broz Tito.   I britannici mantennero il potere di fatto sull’area e terminarono la luna di miele della coppia bianco-rosso-blu, rimuovendo, come ebbe a scrivere Jay Jakub in Spies and Saboteurs,ogni vestigia di ingenuità dell’OSS.   Nel momento in cui si aprì il fronte italiano con l’armistizio dell’8 settembre, entrambe le agenzie posero un ufficio in terra italiana. Mentre la SOE prese sede a Bari, l’agenzia americana scelse di posizionarsi a Caserta. La gestione dei rapporti tra i due apparati di Intelligence divenne riconosciuto da allora in avanti come il peggior esempio di collaborazione tra due entità governative. I due enti si ritrovarono in competizione su qualsiasi occasione creando non pochi problemi in una situazione, secondo l’autore, di relativa facile lettura.    Con i problemi nati tra le agenzie, lo sviluppo della guerra sentenziò la totale separazione tra le due agenzie e infine il sorpasso degli americani ai danni degli inglesi in termini di numero di missioni e forniture inviate sul campo ai partigiani. L’inversione dei ruoli manifestatosi in Italia, divenne indicativo di un cambio della guardia nel mondo delle operazioni clandestine dal quale ne derivarono importanti conseguenze a livello di supporto verso i movimenti di resistenza e di attività a livello mondiale.    Marco Dolcetta Capuzzo

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Storia

Attivisti filo-palestinesi chiedonodi protestare a Buchenwald

Pubblicato

il

Da

Secondo quanto riferito dai media locali, gruppi filo-palestinesi stanno preparando una protesta contro la gestione del memoriale dedicato alle vittime del campo di concentramento nazista di Buchenwald, in Germania.

 

I promotori della campagna online «Kefiah a Buchenwald» hanno accusato i responsabili del sito commemorativo di diffondere «propaganda israeliana» e di offrire «sostegno ideologico al genocidio in corso in Palestina».

 

Gli attivisti stanno organizzando una manifestazione pubblica nei pressi del luogo, vicino alla città tedesca di Weimar, in programma per aprile, in concomitanza con le commemorazioni per l’81° anniversario della liberazione del campo da parte delle forze armate statunitensi.

 

Inoltre, gli attivisti hanno espresso critiche nei confronti del divieto di indossare la kefiah e altri simboli palestinesi all’interno del sito, nonché per l’esclusione dalle iniziative ospitate dal complesso commemorativo di persone critiche nei confronti di Israele.

Sostieni Renovatio 21

Rikola-Gunnar Luettgenau, portavoce della Fondazione memoriali di Buchenwald e Mittelbau-Dora, ha condannato la campagna definendola «una strumentalizzazione del tutto inappropriata della commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo per scopi politici».

 

I gruppi che «celebrano e glorificano» l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e che negano il diritto di Israele a esistere «non hanno posto qui», ha dichiarato sabato Luettgenau.

 

Nel 2025, un tribunale tedesco ha stabilito che il memoriale ha il diritto di vietare l’ingresso a chi indossa la kefiah, motivando la decisione con il fatto che tale simbolo avrebbe «messo a repentaglio il senso di sicurezza di molti ebrei, soprattutto in questo luogo».

 

Tra il 1937 e il 1945, nel campo di Buchenwaldo furono internati circa 278.000 prigionieri, dei quali 56.000 persero la vita. La cattiva fama di Buchenwaldo è inoltre collegata a numerosi dettagli che circolarono ampiamente già prima della conclusione della guerra, tra i quali gli esperimenti medici condotti sui prigionieri, la presenza tra gli internati della principessa italiana Mafalda di Savoia, gli episodi relativi a Ilse Koch, nota come «la strega di Buchenwald», rendendolo uno dei luoghi più inquietanti e terrificanti della Germania nazista.

 

Il lager nei pressi di Weimer fu a lungo il più noto campo di concentramento tedesco – come si sente in Accattone (1961)di Pasolini, con il protagonista Franco Citti che risponde «che è, Buchenwald?» quando gli dicono che dovrebbe lavorare – per poi essere spodestato nell’immaginario collettivo da Auschwitz, divenuto simbolo ultimo dei lager nazisti e installando nell’opinione pubblica la cifra ebraica dello sterminio. I lager non contenevano solo giudei, e i racconti dei cattolici nei lager, come quelli contenuti nel libro Christus im Dachau piano si stinsero sotto i colpi di opere sulla shoah che culminarono con la pellicola hollywoodiana Schindler’s list (1993).

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di H.Helmlechner via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Continua a leggere

Intelligence

L’Italia come «terra bruciata»: dalla guerra di Angleton e Borghese a Gladio

Pubblicato

il

Da

L’operazione Sunrise avrebbe dovuto consistere nel concludere una pace separata tra Stati Uniti e Germania in modo da poter traslocare le truppe naziste operative in Italia verso il fronte orientale.   Allen Dulles, secondo in capo all’OSS, (1893-1969) si spese personalmente per portare a termine il progetto utilizzando i suoi contatti, in particolar modo, con il generale delle SS Karl Wolff (1900-1984). Nel momento in cui Iosif Stalin (1878-1953) si rese conto della manovra sotterranea portata avanti dai suoi alleati bloccò tutto accusando Roosevelt di tradimento.    L’operazione non diede seguito immediato anche per via della richiesta inamovibile di resa incondizionata, contribuì però ad accendere le luci sull’uscita d’emergenza posta sopra la porta tagliafuoco del conflitto mondiale. Prima che fosse istituito il sistema di fuga dell’Europa dei nazisti (le famose ratlines) però, tra i britannici e gli statunitensi, incalzava una visione in cui i tedeschi si sarebbero ritirati in una difesa ad oltranza tra le valli alpine austriache, un’occasione per spingere in una possibile estenuante palude militare i sovietici, allora alleati ma futuri avversari nella Guerra Fredda. Tutto questo sarebbe scaturito dopo aver distrutto le industrie, le infrastrutture e i porti del Nord Italia, strategia chiamata scorched earth o «terra bruciata».   I vertici militari alleati non volendo permettere che questa previsione si potesse realizzare, posero le basi per una contro azione che venne denominata piano Ivy. Fare dell’Italia «terra bruciata» avrebbe significato aprire a una deflagrante diffusione del comunismo in una nazione già ad elevatissimo rischio dal punto di vista alleato. Per portare a termine il piano si convenne di riorganizzare la rete di controspionaggio italiana dando l’incarico di gestire il ramo italiano dell’X-2 (il controspionaggio dell’OSS) dell’ufficio di via Sicilia a Roma al giovanissimo ma promettente James Jesus Angleton (1917-1987). 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il padre di Angleton, Hugh, prima della guerra era stato presidente della Camera di Commercio Americana in Italia e proprietario della filiale di Milano della National Cash Register Company. James Hugh Angleton (1889-1973), visse con il figlio in Italia per alcuni anni prima della guerra ed ebbe modo di sviluppare vaste conoscenze ai più alti livelli della società italiana. Angleton senior, lui stesso membro dell’OSS durante la guerra, dichiaratamente favorevole ai governi autoritari di Hitler e Mussolini, trasmise la sua visione politica al figlio e sicuramente molti dei suoi contatti. Il giovane James Jesus, quando si trasferì nell’ufficio del controspionaggio americano a Roma, conosceva già bene l’Italia e concorse senza dubbio a plasmarne la futura architettura.    Una delle sue operazioni più importanti fu quella denominata Salty, nome in codice per il capitano di fregata Carlo Resio che divenne il suo contatto privilegiato con la sezione dei servizi segreti della Regia Marina italiana. Infatti, immediatamente dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i servizi italiani si riorganizzarono con i superstiti nel servizio informazioni clandestino (SIC) diretto dall’ammiraglio Francesco Maugeri (1898-1978), con Resio che fungeva da Capo di Stato Maggiore.    L’agente americano aveva tra i suoi contatti anche Valerio Junio Borghese (1906-1974), comandante in capo della Decima Flottiglia MAS e membro di una famiglia della cosiddetta nobiltà nera, quella rimasta fedele alla chiesa in seguito al Risorgimento. In seguito all’armistizio, Borghese e i suoi uomini mantennero una posizione il più possibile autonoma nell’intricato panorama che si veniva delineando e riuscirono a guadagnarsi uno spazio di manovra con l’accordo firmato nel settembre ‘43 con la Kriegsmarine   L’attuazione del piano Ivy divenne l’apice della collaborazione tra la X-2 di Angleton e il SIS di Resio. Grazie alle risorse del SIS riuscirono a penetrare l’organizzazione di Borghese nel nord Italia tracciandone la rete messa in piedi. Parallelamente vennero estesi i contatti con più organizzazioni partigiane possibili e con la Pubblica Sicurezza a Roma.    Il capitano Antonio Marceglia, agente per la SIS, ricorda nella relazione stilata in seguito alla sua missione nell’Italia occupata nelle ultime settimane di guerra come la priorità fosse quella di convincere Borghese a salvaguardare la Venezia-Giulia dall’avanzata degli slavi di Tito. Il lungo e pericoloso viaggio del tenente per raggiungere Borghese però si risolse in un nulla di fatto. La volontà di non aizzare i tedeschi con azioni fuori dal normale perimetro e la ricerca di un modo per sopravvivere ai partigiani con l’avvicinarsi della fine della guerra portarono il principe a percorrere giocoforza la strada verso Angleton.    Lo stesso Angleton racconta in una rara intervista concessa a Epoca nel 1976. Dopo gli avanzamenti nella negoziazione separata della resa tra Dulles e i rappresentanti delle forze armate tedesche in Italia Wolff e Eugen Dollmann (1900-1985), grazie anche alla cooperazione del barone Parrilli, arrivò il momento per Angleton di svolgere il suo compito. L’americano e Resio si recarono segretamente a Milano in una villa fatta preparare per l’occasione. Non appena Borghese arrivò venne nascosto in soffitta. Sempre secondo l’intervista, al piano di sotto contemporaneamente si teneva una cena con un collega inglese appena tornato dalle discussioni sull’armistizio con il generale delle forze armate tedesche in Italia Heinrich von Vietinghoff (1887-1952).    Dopo aver appreso che il piano degli alleati fosse quello di lasciare Borghese nelle mani dei partigiani e quindi inviarlo a morte certa per fucilazione, Angleton decise di portarlo con se. Il giorno successivo vestito con un uniforme americana, attraversarono l’Italia con la loro jeep e lo consegnarono al capo di stato maggiore della Marina Raffaele De Courten (1888-1978) perché sostenesse il processo. Dopodichè Angleton dichiara nell’intervista di non averlo mai più incontrato.    Altre fonti invece raccontano di come gli accordi per l’estensione del loro impegno non più a difesa delle infrastrutture italiane ma contro i Sovietici continuarono anche oltre la fine del conflitto. Molti della Decima vennero inquadrati nelle fila dell’organizzazione Stay Behind e concorsero a formare una parte fondamentale dell’operazione Gladio, non solo in Italia. Questo esercito nascosto manipolò le sorti politiche italiane per decenni grazie alla sua forza economica e copertura politica. 

Aiuta Renovatio 21

Come ci racconta Paul L. Williams in Operation Gladio, Allen Dulles, nonostante alcuni dettagli come l’obiettivo dei mille anni del Reich e l’idea di übermenschen e untermenschen, rimaneva un sostenitore del nazismo, almeno in termini oppositivi al nolscevismo. In fin dei conti, dalla sua visuale, i nazisti erano cristiani, avevano un senso hegeliano della storia, condividevano uno stesso retaggio storico e soprattutto basavano l’economia sulla proprietà privata. Dall’altra parte vedeva i sovietici vedeva come dei senza Dio, con la missione di sovvertire il mondo e di far collassare il capitalismo, con l’obiettivo finale di raggiungere uno Stato senza Stato, basato sulla proprietà comune.    Con la conferenza di Yalta i peggiori incubi di Dulles cominciarono a prendere forma delineando una futura guerra con l’Unione Sovietica. Appena terminata la conferenza, Dulles portò Reinhard Gehlen (1902-1979), ex capo dell’Intelligence nazista e futuro responsabile di quella tedesca dell’Ovest, BND, a Fort Hunt per cominciare a pianificare l’immediato dopo guerra.   Proprio come per Borghese e i soldati della Decima MAS, Gehlen e i suoi uomini, soprannominati i werewolf (i «lupi mannaro»), sarebbero stati convertiti in gladiatori, i primi componenti della strategia Stay behind, gestita dalla NATO, di controllo e difesa dei confini europei.    Marco Dolcetta Capuzzo

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata
Continua a leggere

Più popolari