Geopolitica
Stati del Golfo esortano gli Stati Uniti a non attaccare l’Iran: conseguenze disastrose per il mercato del petrolio
I principali Paesi arabi del Golfo stanno esercitando pressioni private sugli Stati Uniti affinché rinuncino a qualsiasi attacco militare contro l’Iran, avvertendo che un’azione del genere potrebbe scatenare una grave instabilità regionale e turbare gravemente il mercato petrolifero mondiale. Lo riporta il Wall Street Journal.
L’Arabia Saudita, l’Oman e il Qatar stanno guidando questa iniziativa diplomatica riservata, cercando di influenzare l’amministrazione Trump mentre valuta opzioni militari contro Teheran, in un contesto di diffuse proteste antigovernative in Iran. La campagna di lobbying è scattata dopo che la Casa Bianca avrebbe invitato gli alleati regionali a prepararsi a una possibile azione statunitense.
Nelle comunicazioni private, i Paesi del Golfo hanno sottolineato che un tentativo di rovesciare il regime iraniano comporterebbe conseguenze serie per i mercati del petrolio. La principale preoccupazione riguarda un possibile blocco dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo cruciale tra Iran e Oman attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale.
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«Non nutrono alcun affetto per il regime iraniano, in nessuna forma o aspetto, ma provano anche una grande avversione per l’instabilità», ha dichiarato al WSJ l’ex ambasciatore statunitense in Arabia Saudita Michael Ratney.
I leader del Golfo temono inoltre che la caduta del governo attuale possa trasferire il potere al più radicale Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i pasdaran) o sfociare in un caos nazionale generalizzato. Secondo le fonti, i funzionari sauditi hanno assicurato a Teheran che non parteciperanno a eventuali scontri tra Stati Uniti e Iran e non autorizzeranno l’uso del loro spazio aereo per attacchi aerei americani.
Sebbene Trump non abbia ancora preso una decisione definitiva, ha pubblicato sui social media che «AIUTI IN ARRIVO» per i manifestanti iraniani, incoraggiandoli a impossessarsi delle istituzioni statali.
Nel frattempo, Teheran ha chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di «condannare incondizionatamente» le minacce americane di ricorso alla forza, accusando Washington e Israele di aver fomentato i disordini.
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Immagine di Ali Rostami via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
Storico russo scompare in Israele: Mosca protesta
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Geopolitica
L’Iran dice che l’Ucraina deve pagare per l’attacco mortale alla nave
L’Ucraina è tenuta a indennizzare l’Iran per il devastante attacco contro una delle sue navi mercantili nel Mar Caspio, dal momento che Kiev non è riuscita a persuadere Teheran circa la natura involontaria dell’azione, secondo quanto dichiarato dal ministero degli Esteri iraniano.
La nave è stata colpita da un attacco ucraino il mese scorso, che ha causato la morte di un marinaio. Teheran ha condannato l’episodio definendolo «sconsiderato». In un primo momento Kiev ha giustificato le proprie azioni, sostenendo che l’Iran «non ha il diritto di fingere di essere una vittima», ma in seguito ha qualificato l’attacco come un errore e ha precisato di non aver inteso provocare un’escalation con Teheran.
Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha dichiarato lunedì che Teheran ha preso in esame la versione dei fatti presentata da Kiev sull’attacco, ma non ritiene la questione conclusa.
«Abbiamo ascoltato le loro dichiarazioni, ma, vista l’ammissione da parte di alti funzionari ucraini che un simile attacco ha avuto luogo, devono certamente risarcirci», ha dichiarato Baghaei in una conferenza stampa, precisando che, qualora Kiev non provveda al risarcimento, Teheran gestirà la questione autonomamente.
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Dopo l’attacco, il presidente ucraino ha espresso apprezzamento per i «risultati molto positivi» degli attacchi contro le navi che, a suo dire, trasportavano materiale militare. Ha affermato che l’Ucraina non intende aprire un «nuovo fronte» con l’Iran, ma ha accusato quest’ultimo di attaccare il proprio Paese fornendo alla Russia i droni Shahed e la relativa tecnologia.
L’ambasciatore ucraino in Israele ha inoltre dichiarato che la nave, denominata Anna, trasportava componenti per droni e missili. Teheran ha ribattuto che la nave e il suo carico erano interamente civili.
Nel 2022 l’Iran ha dichiarato di aver consegnato alla Russia un «piccolo numero» di droni kamikaze Shahed-136, specificando però che le consegne erano avvenute mesi prima dell’intensificarsi del conflitto in Ucraina. Mosca ha sempre sostenuto che i suoi droni Geran-2, considerati basati sul progetto iraniano, siano prodotti a livello nazionale.
Kiev ha cercato attivamente di inserirsi nel conflitto mediorientale originato dall’attacco israelo-americano contro l’Iran all’inizio di quest’anno. La leadership ucraina ha dichiarato di aver concluso accordi con gli stati del Golfo per la fornitura di specialisti e tecnologie finalizzate a contrastare i droni iraniani, e di sperare di ottenere in cambio ulteriori sistemi di difesa aerea e munizioni.
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Immagine di : Mehr News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0
Geopolitica
Trump chiede un risarcimento all’Iran
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