Connettiti con Renovato 21

Cina

Si prepara la guerra nucleare per Taiwan

Pubblicato

il

 

Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Le reazioni ufficiali al Patto Australia-Regno Unito-Stati Uniti (AUKUS) vertono unicamente sulla risoluzione del contratto di fornitura di armamenti fra Australia e Francia. Ma per quanto disastrose siano, le ripercussioni sui cantieri navali sono solamente il portato collaterale di un rovesciamento di alleanze in vista di una guerra contro la Cina.

 

 

 

L’annuncio del Patto Australia-Regno Unito-Stati Uniti (A-UK-US) (1) ha provocato un terremoto nella regione dell’Indo-Pacifico.

 

Non v’è dubbio: Washington si prepara a uno scontro a lungo termine con la Cina.

 

Fin a ora il dispiegamento occidentale, finalizzato a contenere politicamente e militarmente la Cina, aveva coinvolto Stati Uniti e Regno Unito, nonché Francia e Germania. Oggi invece gli europei sono messi da parte. Domani la zona sarà controllata dai Quad+ (Stati Uniti, Regno Unito, Australia, India e Giappone). Washington prepara una guerra entro uno o due decenni.

 

Non v’è dubbio: Washington si prepara a uno scontro a lungo termine con la Cina.  Washington prepara una guerra entro uno o due decenni

Se Francia e Germania non sono state consultate − e neppure avvisate prima del pubblico annuncio del mutamento di strategia − altri Paesi, come l’Indonesia, sono stati invece avvertiti. Il dispositivo dovrebbe andare in scena la prossima settimana, a Washington.

 

Se è logico che Londra e Washington si appoggino a Canberra piuttosto che a Parigi − visto che l’Australia è membro dei Cinque Occhi, cui la Francia è solo associata − la discesa in campo del Giappone, e soprattutto dell’India, mette fine a un lungo periodo d’incertezza.

 

Più sconcertante il ruolo assegnato alla Germania, che potrebbe unirsi ai Cinque Occhi (2), ma non entrare nei Quad; ossia entrare nel sistema di spionaggio delle telecomunicazioni, ma non partecipare all’azione militare.

 

 

Alleanze stravolte

La nuova situazione costringe tutte le alleanze a riposizionarsi.

 

L’A-NZ-US, alleanza fra Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti, non funziona più dal 1985 ed è stata definitivamente archiviata dopo che la Nuova Zelanda ha adottato una politica di disarmo nucleare e, conseguentemente, rifiutato l’ingresso nei propri porti a navi con armi nucleari o a propulsione nucleare.

 

Siccome gli Stati Uniti si sono rifiutati di svelare questi «dettagli» sulle proprie navi, nei porti neozelandesi non sono più entrate navi da guerra USA. Anche i futuri sottomarini australiani ne saranno banditi.

 

Per il momento l’Unione Europea non ha reagito. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen − che proprio il giorno dell’annuncio dell’AUKUS pronunciava il discorso sullo stato dell’Unione (3) − è rimasta impietrita: mentre parlava della nuova strategia europea nella zona dell’Indo-Pacifico, gl’inglesi della Brexit le giocavano un tiro mancino: non solo l’Unione Europea non è una potenza militare, addirittura i Paesi membri che lo sono non avranno più voce in capitolo.

 

Non solo l’Unione Europea non è una potenza militare, addirittura i Paesi membri che lo sono non avranno più voce in capitolo

La NATO è ammutolita: ambiva estendersi nella regione dell’Indo-Pacifico e ora le è chiaro che non sarà della partita.

 

Nemmeno l’ASEAN ha reagito, ma l’Indonesia, ove ha sede il segretariato generale, ha già manifestato la propria delusione.

 

Come l’ANZUS e la UE, anche l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico era stata concepita durante la guerra fredda per contenere il blocco comunista, ma in seguito ha cambiato natura. A differenza della UE − diventata una burocrazia sovranazionale − per l’influenza dei Paesi non allineati, l’ASEAN aspira a formare una vasta zona di libero-scambio che includa la Cina. Numerosi intellettuali indonesiani hanno immediatamente denunciato che l’AUKUS significa affossamento delle speranze di pace.

 

Cina e Russia, i principali nemici degli anglosassoni, non hanno ancora reagito. Diversamente dagli occidentali, questi Paesi non annunciano intenzioni, comunicano decisioni già prese e messe in atto.

 

Parlando soltanto a proprio nome, la Cina s’è indignata della mentalità anglosassone che vuole formare alleanze più vaste e potenti possibili, senza tenere conto delle peculiarità dei Paesi coinvolti.

 

La NATO è ammutolita: ambiva estendersi nella regione dell’Indo-Pacifico e ora le è chiaro che non sarà della partita.

Non si tratta di furbizia mediatica: i cinesi mettono tutti i Paesi sullo stesso piano, ciascuno con le proprie peculiarità. Per esempio, quando il presidente Xi ha incontrato i dirigenti europei, ha passato più tempo a Monaco che in alcuni Paesi dell’Unione Europea.

 

Facendo seguire alle parole i fatti, l’indomani dell’annuncio della costituzione dell’AUKUS la Cina ha depositato una richiesta ufficiale di adesione all’Accordo Globale e Progressivo di Partenariato Trans-Pacifico (CPTPP), ossia all’organizzazione nata dal progetto del presidente Obama di partenariato trans-Pacifico. La concomitanza dei due fatti è ufficialmente fortuita. Di fatto però Beijing è aperta a scambi economici senza distinguo, Washington invece propone la guerra.

 

 

Lo spettro nucleare

Fino a ora, e probabilmente tuttora, gli Stati Uniti ritengono che possedere navi a propulsione nucleare apra rapidamente la via alla costruzione di bombe atomiche. Per questa ragione hanno offerto la tecnologia di propulsione nucleare solo all’alleato britannico.

 

Costruire sottomarini a propulsione nucleare prelude all’accesso dell’Australia al club delle potenze atomiche

Di conseguenza − checché ne dicano gli australiani − costruire sottomarini a propulsione nucleare prelude all’accesso dell’Australia al club delle potenze atomiche. La guerra contro la Cina sarà una guerra nucleare (4).

 

Sotto questo aspetto, l’ingresso del Giappone nei Quad dopo Hiroshima e Nagasaki è un ardimento.

 

Fin qui solo i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite disponevano di sottomarini a propulsione nucleare. Ora l’India è il sesto Paese e l’Australia dovrebbe diventare il settimo.

 

Siccome gli Stati Uniti non possono più fare i loro discorsi sulle tecnologie nucleari a doppio uso, non possono nemmeno più affermare che le ricerche nucleari iraniane sono a scopo militare. Questo dovrebbe aprire la porta a una cooperazione esplicita tra Washington e Teheran, immediatamente anticipata da Israele (5).

 

 

Il declassamento degli Europei

Chi più di ogni altro fa le spese di questa nuova architettura è la Francia, che perde il proprio statuto di potenza globale, benché mantenga il seggio di membro permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

 

L’arretramento di Parigi era prevedibile sin dal 2009, quando la Francia mise le proprie forze armate sotto il comando statunitense, in seno al Comando Integrato della NATO.

 

Siccome gli Stati Uniti non possono più fare i loro discorsi sulle tecnologie nucleari a doppio uso, non possono nemmeno più affermare che le ricerche nucleari iraniane sono a scopo militare

Non sono più in grado di proteggere l’intero territorio francese, ma spediscono soldati a difendere gli interessi USA in Africa. Infatti, gli Stati Uniti non sono ancora riusciti a dispiegare l’AfriCom sul continente nero, sicché utilizzano truppe terrestri francesi inquadrate dal loro sistema di controllo aereo.

 

Parigi ha reagito… annullando una serata di gala dell’ambasciata francese negli Stati Uniti.

 

Nelle ore precedenti l’annuncio dell’AUKUS, il Quai d’Orsay (ministero degli Esteri, ndt) ha chiesto spiegazioni urgenti al dipartimento di Stato statunitense; alla fine, è giunto alla conclusione che l’Australia gli avesse deliberatamente nascosto il disegno i cui istigatori erano gli Stati Uniti.

 

Parigi ha perciò richiamato i propri ambasciatori di Canberra e Washington.

 

Chi più di ogni altro fa le spese di questa nuova architettura è la Francia, che perde il proprio statuto di potenza globale, benché mantenga il seggio di membro permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La Francia ha deciso di reagire all’annullamento da parte degli australiani del contrato del secolo. L’accordo di 90 miliardi di dollari è però poca cosa rispetto a quanto c’è in gioco e alle perdite reali.

 

Parigi è rimasta ancor più sbalordita perché credeva di aver stabilito una relazione privilegiata con Londra: erano in corso negoziati segreti per lo spostamento della base dei sottomarini britannici a propulsione nucleare (Trident) in Francia, in caso di secessione della Scozia (6).

 

La Francia può consolarsi constatando che il suo declassamento avviene in un contesto di regressione generale di tutti i Paesi europei.

 

Il fatto che la Germania possa eventualmente uscirne meno malconcia è di secondaria importanza: dalla seconda guerra mondiale, Berlino è autorizzata a essere potenza economica ma non potenza politica globale.

 

La Francia non è soltanto un territorio europeo. È anche una costellazione di territori sparsi ovunque nel mondo, che la dota del secondo dominio marittimo mondiale, dopo gli Stati Uniti. Nella regione dell’Indo-Pacifico possiede i dipartimenti della Réunion e della Mayotte, Collettività della Nuova Caledonia e della Polinesia francese, del Territorio di Wallis e Futuna, delle Terre Australi e Antartiche Francesi (TAAF). Luoghi in cui risiedono 1,6 milioni di cittadini francesi.

 

La Francia ha deciso di reagire all’annullamento da parte degli australiani del contrato del secolo. L’accordo di 90 miliardi di dollari è però poca cosa rispetto a quanto c’è in gioco e alle perdite reali.

La Francia è perciò una potenza della regione dell’Indo-Pacifico; a tale titolo s’è offerta di favorirvi gli interessi dei partner dell’Unione Europea, che ha badato a tenere fuori dalla rivalità strategica USA-Cina.

 

La Francia è membro della Commissione dell’Oceano Indiano, partecipa ai vertici dei ministri della Difesa dell’ASEAN, al suo coordinamento di polizia e d’intelligence (ASEANAPOL); dovrebbe anche aderire a breve alla Cooperazione Regionale contro la Pirateria (RECAAP).

 

Sicché la Francia − che assumerà la presidenza del Consiglio Europeo nel primo semestre 2022 − si proponeva di fare dell’uso del proprio radicamento nella regione una delle poste in gioco dell’Unione Europea.

 

 

Taiwan, il pomo della discordia

Tutti sanno che gli isolotti del Pacifico rivendicati dalla Cina non saranno occasione di futura guerra: infatti nessuno degli altri Paesi che li reclama lo auspica e la storia dà ragione a Beijing. Ma Taiwan è questione totalmente diversa.

 

Mao Zedong unificò la Cina sconfiggendo uno dopo l’altro tutti i Signori della guerra che se n’erano spartiti il territorio. Si riprese anche il Tibet, che aveva fatto secessione e si era alleato con Chiang Kai-shek e gli Occidentali. Fallì però con Formosa, dove Chiang si era insediato instaurandovi un regime che si trasformò gradualmente, passando da un’implacabile dittatura a una certa forma di democrazia, Taiwan.

 

La Francia può consolarsi constatando che il suo declassamento avviene in un contesto di regressione generale di tutti i Paesi europei

Il Patto AUKUS sembra concepito per accorrere in aiuto a Taiwan, qualora la Cina tentasse di riprenderla con la forza.

 

Il generale sir James Hockenhull, comandante dell’intelligence militare di Sua Maestà, ha confermato che le forze armate britanniche reclutavano agenti asiatici. L’ex primo ministro, Theresa May, ha tirato un sasso nello stagno chiedendo alla Camera dei Comuni se il Patto preveda l’ingresso in guerra qualora la Cina tentasse di recuperare Taiwan

 

Nel vertice del G7 dello scorso giugno a Carbis Bay il Giappone era riuscito a imporre un sostegno indefettibile a Taiwan. Ma è stato proprio durante questo summit che, dietro le quinte, Joe Biden, Scott Morrison e Boris Johnson hanno suggellato le basi del Patto.

 

Per poter rispondere alla domanda di May bisognerebbe poter leggere per intero il testo dell’AUKUS, compresi gli eventuali annessi segreti. Ma per il momento non si ha in mano nulla, bisogna accontentarsi dei comunicati stampa.

 

Il Patto AUKUS sembra concepito per accorrere in aiuto a Taiwan, qualora la Cina tentasse di riprenderla con la forza

Tutt’al più si sa che l’AUKUS si basa su una cooperazione molto ampia in materia di armamenti.

 

Non si tratta soltanto di dotare di sottomarini a propulsione nucleare l’Australia, ma di fornirle anche missili Tomahawks e Hornet, nonché di farla partecipare alle ricerche sui missili ipersonici, in grado di rivaleggiare con i missili nucleari russi.

 

 

Thierry Meyssan

 

NOTE

(1) «Biden, Morrison & Johnson Announcing the Creation of AUKUS», by Boris Johnson, Joseph R. Biden Jr., Scott Morrison, Voltaire Network, 15 settembre 2021.

(2) «I Cinque Occhi diventeranno Nove Occhi», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 6 settembre 2021.

(3 «Discours 2021 sur l’état de l’Union européenne» di Ursula von der Leyen, Réseau Voltaire, 15 settembre 2021.

(4) «Joe Biden apprendista stregone nucleare», di Manlio Dinucci, Il Manifesto (Italia) , Rete Voltaire, 21 settembre 2021.

(5) «Israele riconosce la validità della diplomazia USA nei confronti dell’Iran», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 15 settembre 2021.

(6) «UK draws up plan to shift Trident subs abroad if Scotland secedes», Sebastain Payne & Hellen Warren, Financial Times, 2 settembre, 2021.

 

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

 

La traduzione italiana del libro è disponibile in versione cartacea.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Continua a leggere

Cina

Pechino respinge le accuse di Trump di interferenze elettorali

Pubblicato

il

Da

La Cina ha respinto l’affermazione del presidente statunitense Donald Trump secondo cui Pechino avrebbe orchestrato il furto di 220 milioni di schede elettorali americane per interferire nelle elezioni del 2020. Le dichiarazioni esplosive di Trump sono giunte alla vigilia della visita a Washington del presidente cinese Xi Jinping, prevista per la fine di settembre, e nel contesto di una tregua commerciale provvisoria tra i due Paesi.

 

In un discorso alla nazione trasmesso in prima serata giovedì, Trump ha accusato i servizi segreti cinesi di aver acquisito illegalmente 220 milioni di file di elettori contenenti nomi, indirizzi, numeri di telefono e affiliazioni politiche, affermando che Pechino ha incaricato un’unità specifica di sfruttare tali dati.

 

Il presidente americano definito la presunta violazione «un incubo senza precedenti per la sicurezza elettorale» e la «più grande violazione» dei dati elettorali nella storia degli Stati Uniti.

 

Il presidente ha anche sostenuto che le agenzie di Intelligence statunitensi avrebbero rilevato la presunta raccolta di dati da parte della Cina nel 2020, ma l’avrebbero intenzionalmente nascosta a lui e al Congresso. Non ha tuttavia annunciato alcun piano di ritorsione contro Pechino.

 

Liu Chang, portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, ha respinto le accuse, dichiarando: «La Cina non ha mai interferito e non interferirà mai nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti».

Sostieni Renovatio 21

Secondo il New York Times, gli sforzi della Cina per raccogliere dati sugli elettori sono «ampiamente noti da anni». Le informazioni sugli elettori, in molti casi, possono essere scaricate o acquistate gratuitamente, ha affermato il giornale, aggiungendo che il possesso di tali dati potrebbe fornire informazioni sugli elettori americani, ma non consentirebbe di per sé a nessuno di manipolare i voti.

 

I dati declassificati dalla Casa Bianca contengono anche una serie di promemoria del funzionario di alto livello dell’Intelligence informatica Chris Porter, il quale sosteneva che la Cina avesse intrapreso «almeno alcune iniziative esplorative di basso livello» per minare le possibilità di Trump contro l’allora candidato democratico Joe Biden. Nonostante ciò, Porter concordava con la conclusione generale dell’intelligence secondo cui «non vi erano informazioni che suggerissero un tentativo da parte della Cina di interferire con i processi elettorali».

 

La clamorosa accusa di Trump arriva poche settimane prima della visita a Washington del presidente cinese Xi Jinping, prevista intorno al 24 settembre. Secondo il South China Morning Post, Pechino invierà la prossima settimana a Washington il viceministro degli Esteri Ma Zhaoxu per contribuire a preparare il terreno per il viaggio.

 

L’agenzia Reuters ha avvertito che le accuse di Trump potrebbero incrinare i rapporti tra Stati Uniti e Cina e destabilizzare la fragile tregua commerciale. Denis Simon del Quincy Institute, un think tank di Washington, ha dichiarato al South China Morning Post che il discorso era significativo perché elevava la presunta interferenza cinese nelle elezioni a «una narrazione centrale per la sicurezza nazionale», aggiungendo tuttavia che sebbene le osservazioni di Trump possano gettare dubbi sulla visita di Xi, «una retorica aspra non impedisce automaticamente la diplomazia del vertice», e la questione chiave è se «i due governi possano continuare a compartimentalizzare, mantenendo i canali di negoziazione e allo stesso tempo accusandosi reciprocamente di minacce alla sicurezza sempre più gravi».

 

Trump si è recato in Cina a maggio, ma i colloqui di alto livello con Xi non hanno portato a una svolta sul fronte commerciale. La Cina si è impegnata ad aumentare gli acquisti di soia statunitense e ad acquistare 200 aerei Boeing, anche se il numero effettivo si è rivelato molto inferiore alle aspettative.

 

Trump ha anche affermato di aver discusso con Xi della vendita di armi a Taiwano. La sua amministrazione ha poi dichiarato che le spedizioni verso l’isola, che Pechino considera territorio sovrano, erano state sospese.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 era emerso che il presidente Biden aveva venduto 1 milione di barili dalla riserva di petrolio strategica USA all’azienda cinese in cui ha investito suo figlio Hunter.

 

Ora alcuni osservatori sostengono che, con la guerra iraniana, ad essere colpito gravemente è proprio l’approvigionamento del petrolio da parte della Cina – e quindi sarebbe Pechino, e non Teheran, il vero fine della guerra scatenata da Trump.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

Continua a leggere

Cina

Trump accusa la Cina di «interferenze elettorali» nel voto 2020

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pronunciato un discorso serale alla Casa Bianca dedicato alla sicurezza elettorale, annunciando il rilascio di documenti di intelligence declassificati che illustrano nel dettaglio presunte vulnerabilità nel sistema di voto.   «Ogni americano merita di sapere che quando esprime il proprio voto, questo verrà conteggiato correttamente», ha dichiarato Trump, sostenendo che il sistema attuale «è catastroficamente inadeguato» e risulta pericolosamente esposto agli attacchi informatici.   Trump ha accusato la Cina di aver compiuto «la più grande violazione di dati elettorali della storia», affermando che Pechino ha ottenuto informazioni su 220 milioni di elettori statunitensi, compresi nomi, indirizzi, numeri di telefono e preferenze politiche.

Sostieni Renovatio 21

Il presidente statunitense ha inoltre sostenuto che i operatori del Deep State all’interno delle agenzie di intelligence statunitensi «hanno lavorato attivamente per sopprimere e minimizzare le informazioni sulla portata delle sinistre interferenze cinesi nelle elezioni».   «Le agenzie di spionaggio statunitensi hanno iniziato a venire a conoscenza della violazione dei registri elettorali nel 2020», ha affermato Trump, accusando i funzionari di aver occultato la presunta violazione sia al presidente sia al pubblico.   La Casa Bianca ha reso disponibili quattro pacchetti di documenti scaricabili in coincidenza con il discorso presidenziale. Il primo include valutazioni dell’intelligence e altri rapporti datati tra gennaio 2020 e giugno 2026, che, secondo l’amministrazione, dimostrano «che gli avversari degli Stati Uniti, tra cui almeno Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, nonché gruppi non statali, hanno la capacità di compromettere le infrastrutture elettorali statunitensi».   La documentazione individua come particolarmente vulnerabili i database centralizzati di registrazione degli elettori, i registri elettorali elettronici e i siti web ufficiali delle elezioni. Cita inoltre informazioni di intelligence su un presunto complotto venezuelano per alterare digitalmente i risultati elettorali durante le elezioni del 2020 in quel paese.   La seconda serie di documenti riguarda la presunta acquisizione e lo sfruttamento da parte della Cina delle informazioni sugli elettori americani. La Casa Bianca sostiene che i dati di decine di milioni di elettori in 18 stati sono stati acquistati, rubati e hackerati, e che Pechino ha incaricato un’unità specializzata di utilizzarli.   Tuttavia, le informazioni relative alla registrazione degli elettori sono spesso pubbliche o reperibili commercialmente in molti stati, e il semplice possesso di tali dati non dimostra di per sé che le schede o i conteggi dei voti siano stati modificati.   Il terzo comunicato riguarda un’indagine sulla registrazione degli elettori a Muskegon, nel Michigan. La Casa Bianca afferma che gli incaricati hanno ammesso di aver firmato moduli a nome di altre persone, di aver presentato registrazioni per individui fittizi e di aver ricevuto buoni regalo in base al numero di domande raccolte.   Trump ha dichiarato che al direttore dell’FBI Kash Patel è stato ordinato di assicurare che il caso venga indagato a fondo e che eventuali reati sospetti siano deferiti alla magistratura.

Aiuta Renovatio 21

Il documento conclusivo cita una revisione del Dipartimento per la Sicurezza Interna che avrebbe individuato circa 278.000 non cittadini iscritti nelle liste elettorali federali.   La Casa Bianca non ha precisato quanti di essi, se ve ne sono stati, abbiano effettivamente votato, e non ha sostenuto che i risultati elettorali statunitensi siano stati alterati durante le elezioni del 2020.   I Biden avevano diversi interessi con la Cina, con un libro – Red-Handed: How American Elites Get Rich Helping China Win – che sostiene che avrebbero guadagnato diecine di milioni di dollari da personaggi «con legami diretti con gli apparati cinesi di spionaggio». Vi sarebbero, secondo alcuni, affari diretti con il giro del presidente cinese Xi Jinpingo. Secondo certuni dissidenti cinesi che hanno lanciato accuse prima delle elezioni 2020, l’uomo del Delaware sarebbe stato un pupazzo di Pechino.   Sull’origine del capitale del fondo internazionale di Hunter Biden fece un’ammissione un professore pechinese ad una conferenza pubblica appena dopo le elezioni 2020.     «Ora vediamo che Biden è stato eletto. L’élite tradizionale, l’élite politica, l’establishment sono molto vicini a Wall Street, giusto? Trump ha detto che il figlio di Biden ha una sorta di fondo globale. Lo avete sentito? Chi lo ha aiutato a mettere in piedi il fondo?» dice Di Dongsheng, un professore all’Università Renmin di Pechino, nel discorso finito in TV.   Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 era emerso che il presidente Biden aveva venduto 1 milione di barili dalla riserva di petrolio strategica USA all’azienda cinese in cui ha investito suo figlio Hunter.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr 
Continua a leggere

Cervello

La Cina batte Neuralink di Musk nella commercializzazione di impianti cerebrali

Pubblicato

il

Da

Chirurghi cinesi hanno impiantato un’interfaccia cervello-computer in un paziente con mobilità ridotta della mano, in quella che viene indicata come la prima procedura commerciale al mondo che impiega un dispositivo non invasivo approvato di questo genere.

 

L’operazione è stata eseguita lunedì in un ospedale di Sciangai. Il paziente aveva riportato una lesione al midollo spinale in un incidente stradale dieci anni prima e, nonostante anni di riabilitazione, conservava una funzionalità limitata alla mano.

 

Durante l’intervento, un impianto delle dimensioni di una moneta è stato collocato sulla superficie del cervello del paziente. Il dispositivo è progettato per rilevare i segnali cerebrali e trasmetterli a un computer, che li converte in comandi per un guanto robotico.

 

Secondo quanto dichiarato dai funzionari, l’operazione si è svolta senza complicazioni e il paziente si sta riprendendo, con parametri vitali stabili. Hanno precisato che l’impianto ha catturato con successo segnali cerebrali stabili e di alta qualità.

Sostieni Renovatio 21

L’impianto, denominato NEO, è stato sviluppato dalla startup cinese Neuracle e approvato dall’ente regolatore medico cinese a marzo, permettendogli di superare la fase di sperimentazione clinica e di essere impiegato commercialmente negli ospedali.

 

Questo risultato ha consentito a Neuracle di precedere Neuralink, l’azienda di Elon Musk, nella gara alla commercializzazione di interfacce cervello-computer impiantabili. Sebbene anche Neuralink abbia impiantato chip in esseri umani e sostenga di avere 21 persone coinvolte in sperimentazioni cliniche in tutto il mondo, non ha ancora ottenuto l’approvazione commerciale completa negli Stati Uniti.

 

L’approccio di NEO si distingue da quello di Neuralink ed è concepito per essere non invasivo, poiché il dispositivo viene posizionato sulla superficie del cervello senza penetrarlo, con l’obiettivo di aiutare i pazienti a recuperare la funzionalità degli arti.

 

Il chip di Musk, al contrario, utilizza fili sottilissimi inseriti direttamente nel tessuto cerebrale grazie all’ausilio di un robot chirurgico. Anche il primo prodotto di Neuralink, Telepathy, è destinato a permettere alle persone paralizzate di controllare computer, telefoni e altri dispositivi con il pensiero.

 

Anche altre aziende hanno esplorato soluzioni meno invasive. Synchron, una startup statunitense, ha realizzato un impianto inserito attraverso una vena anziché tramite un intervento chirurgico a cranio aperto, mentre Meta sta sviluppando sistemi di intelligenza artificiale capaci di tradurre in testo le scansioni cerebrali non invasive.

 

Per il momento, l’impiego principale delle interfacce cervello-computer resta in ambito medico, in particolare per pazienti affetti da paralisi, lesioni del midollo spinale e gravi patologie neurologiche. Tuttavia, Musk ha previsto che tali chip finiranno per sostituire gli smartphone. I ricercatori del settore hanno inoltre discusso di possibili applicazioni future nell’elettronica di consumo, nella robotica e nel potenziamento umano.

 

Come riportato da Renovatio 21, Elone sostiene che gli impianti cerebrali neuralinki «aumenteranno drasticamente le capacità umane». L’anno scorso era emerso che un primo paziente neuralinko utilizzava il chip al cervello per imparare nuove lingue.

 

Due anni fa Musk disse che il primo paziente Neuralink era giunto a controllare il mouse del computer con i pensieri.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli anni scorsi, in concomitanza con la partenza degli esperimenti sugli esseri umani approvati dall’ente regolatorio americano FDA, era emerso che alle scimmie su cui era stato sperimentato l’impianto erano successe «cose terribili», cosa che Musk ha poi negato.

Aiuta Renovatio 21

Neuralink, che aveva iniziato con impianti di microchip cerebrali sui suini, non è la prima azienda ad avviare sperimentazioni umane con un’interfaccia cervello-computer. Nel 2022, la società tecnologica con sede a New York Synchron, finanziata dai miliardari Bill Gates e Jeff Bezos, ha già impiantato il suo primo dispositivo per la lettura della mente in un paziente statunitense in una sperimentazione clinica.

 

Vi sono altri casi simili di impianti cerebrali che tentano di aiutare pazienti in condizioni estremamente critiche come quello portato avanti dagli scienziati della Stanford University, che consente ad un uomo con le mani paralizzate di poter «digitare» fino a 90 caratteri al minuto, semplicemente pensando alle parole.

Anche un colosso digitale come Facebook era interessato alla tecnologia del pensiero degli individui.

 

Chip cerebrali sono stati utilizzati per comandare piante carnivore. Pochi mesi fa è emerso che gli scienziati sono riusciti a far giocare sempre a Pong anche delle cellule cerebrali in vitro.

 

La trasformazione cibernetica della vita umana è uno dei punto focali del transumanismo, predicato sia da entusiasti della Silicon Valley più o meno innocui che da vertici planetari come il Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos, che immagina un mondo dove in aeroporto saranno fatte «scansioni cerebrali» per evitare che il passeggero nutra idee pericolose. «Una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» dice Klaus Schwab.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Più popolari